domenica 15 luglio 2018

Di borse di fettuccia 9

Estate: tempo di sole e di mare, di colori da contrapporre al grigiore di questo lunghissimo inverno. Ho tirato fuori una borsa fatta un paio di anni fa e mai indossata, perché mi sembrava troppo frivola. Ora sarà, come dice la Genitrice, che "ho perso il sentimento"*, sarà che ho bisogno di tirarmi su, sarà che ho comprato una casacca che ci sta a pennello, l'ho messa in esercizio.


Se guardate bene è il prototipo del modello della borsa blu che ho fatto qualche mese fa , anche se è un po' più piccola e si restringe in alto.

Che dite, ricorda l'estate?

* "perdere il sentimento" vuol dire "perdere la ragione/impazzire"


E con questo post "che più giallo non ce n'è", partecipo al progetto del mese di Ispirazioni & co.






mercoledì 11 luglio 2018

Di fiocchi nascita (e Delle cronache di Villa Arzilla 29)

La vena creativa di Dolcezze languiva un po'. Troppa la stanchezza, troppi i pensieri, troppe le ansie. Ci voleva una cosa bella per ricominciare e finalmente è arrivata: un nuovo cuginetto, figlio di un suo figlioccio di Battesimo...e Dolcezze è ripartita! Tanti i progetti, ma uno solo quello finora portato a termine.
L'idea parte da qui, ma poi è stata abbondantemente rimaneggiata traendo ispirazione qua e là da Pinterest e il risultato è questo:




La costruzione è stata laboriosa, la cervicale di Dolcezze ne ha risentito parecchio e di questo ha parlato con la Genitrice:
"Sono alle prese con il fiocco nascita di Baby M: mi fa male il collo! Mi risulta difficile assemblarlo: ho cambiato il progetto già quattro volte perché qualcosa ancora non mi convince"
"Tu che hai queste idee: chi ti porta a metterti in questi rotoli scarsi*? Se poi non gli piace? Tanto lavoro per niente!"
"Ma perché non gli dovrebbe piacere? Lo abbiamo progettato insieme!"
"Ma i fiocchi nascita non dovrebbero essere coi tulle?"
"Ma che dici? Non ricordi quelli che ho fatto io per i miei figli? Io quelli li avevo ricamati a punto croce!"
"Mah! Queste cose moderne non mi convincono!"
"Scusa, ma come fai a dirlo se non l'hai neanche visto?"
"Lo immagino"
"Come incoraggi tu, Genitrice, nessuno!"

Dolcezze va avanti, conclude e, stranamente, è molto soddisfatta. 
"Ma è bellissimo, Dolcezze! Pare uscito da un negozio...(Dolcezze gongola) ora, però, bisogna vedere se gli piace (Dolcezze tracolla).

Secondo voi piacerà ai giovani genitori?


P.S.: Trova la differenza fra la foto 1 e la foto 2, (frutto di due diverse edizioni) ed esprimi il tuo parere. Quale ti piace di più?

P.S.2:*"Mettersi in rotoli scarsi" vuol dire porsi volontariamente in una condizione di difficoltà e/o pericolo

venerdì 6 luglio 2018

Dei libri dell anno 63: Gli aquiloni

La memoria può veramente portare alla morte o serve a rimanere vivi? La follia è una via di fuga o un modo per combattere? Si può resistere al nemico solo con le armi o anche con l'arte? L'amore può superare ogni cosa o vive solo di assenza?
A queste domande (e a molte altre) risponde Romain Gary in questo romanzo bellissimo, che è difficile anche definire: è un romanzo di formazione, un romanzo d'amore, un romanzo storico sulla Resistenza francese, ma è contemporaneamente una riflessione sull'uomo e la vita.



Il titolo prende il nome dagli aquiloni costruiti dal tutore del protagonista, Ambroise Fleury, un postino che è tornato pacifista dalle Grande Guerra e con le sue creazioni vuole riportare la bellezza e lanciare messaggi positivi. Tutti lo credono pazzo, anzi, credono pazza tutta la sua famiglia, caratterizzata da una memoria prodigiosa. Questa caratterizza anche Ludo, che vive con Ambroise dalla morte dei suoi genitori e che si sorprende sempre di fronte alla bellezza degli aquiloni che si innalzano nell'azzurro, perché sono nati per volare in alto ("Quando è a terra un aquilone ha bisogno di molta amicizia; a livello del suolo perde forma e vita, e si rattrista facilmente. Gli ci vuole altezza, spazio libero e molto cielo attorno per sbocciare in tutta la sua bellezza"). Il loro volo è reale e simbolico, perché porta in alto anche chi li conduce ("a volte mi sembrava che fosse l'aquilone a tenere Ambroise Fleury all'altro capo del filo")  e ricorda che occorre sognare, ma contemporaneamente essere consapevoli che quando i sogni toccano terra possono farsi male (e fare male).
La vita di Ludo, ancora bambino, cambia quando incontra per caso una fanciulla bionda, Lila, di cui si innamora follemente, al punto da aspettarne per anni il ritorno; questo amore condizionerà la sua esistenza quando la grande Storia li separerà. 
La guerra tirerà fuori il meglio e il peggio di tutti: Ludo, riformato perché "pazzo", collaborerà attivamente con la Resistenza, così come la signora Julie Espinoza, anziana ebrea tenutaria di un bordello, capace di trasformarsi per sopravvivere, ma fornita di un gran cuore, come la Madame Rosa de La vita davanti a sé. E poi c'è chi resiste a modo suo, come il famoso cuoco Marcellin Duprat, che difende le sue tre stelle Michelin continuando a cucinare anche sotto i bombardamenti che accompagnano lo sbarco in Normandia. Tutto ciò appare follia, ma in realtà è capacità di immaginare l'oltre ("non vale la pena di vivere nulla che non sia un'opera d'immaginazione, sennò il mare sarebbe soltanto acqua salata").
Non voglio aggiungere altro della trama, per non rovinare la lettura, ma non posso tralasciare un aspetto. Di fronte all'orrore perpetrato dai nazisti, Ludo dolorosamente nota:"I nazisti erano umani. E ciò che di umano c'era in loro era la loro disumanità...non erano dei mostri. Ed è proprio questo a essere mostruoso". E poi la riflessione amara (e quasi terenziana) : "Di bianco e nero ne abbiamo fin sopra i capelli. L'unica cosa umana è il grigio" , che ricorda che ogni giudizio, dinanzi alla storia, deve essere sospeso.
Comunque l'aspetto più importante del romanzo è la speranza, quella che non è concessa a chi è solo ("Per la speranza bisogna essere in due"), che nasce dalla follia ("per continuare a credere e sperare bisogna essere matti") e che deriva dall'amore ("ero di nuovo sicuro della nostra sopravvivenza e del nostro futuro, perché sapevo amare").

Lo consiglio caldamente e con questo libro ritorno, dopo tanto tempo, al Venerdì del libro.








martedì 3 luglio 2018

Di piatti estivi: torta di fagiolini (e di ricordi d'esame)

La Stella è sotto esami e, soprattutto, è sotto stress. L'equilibrio familiare è fortemente compromesso, anche perché, a differenza dell'Erede, la signorina deve condividere con l'universo mondo i suoi dubbi e i suoi drammi. Fortunatamente la presenza della Collega stempera le tensioni familiari: ogni giorno, da più di un mese, infatti, le due studentesse si vedono all'alba e studiano e ripetono fino al tramonto, adeguatamente rifocillate dalle rispettive genitrici che, a giorni alterni, si occupano dei loro pasti. 
Questo ha riportato alla memoria di Dolcezze un'aria d'altro luogo e d'altro mese e d'altra vita, altri esami e altre madri. 
Quando Dolcezze si preparava con la Compagnadiscuola per l'esame di maturità (e poi per quelli universitari) faceva esattamente la stessa cosa: ogni giorno le due stakanoviste affrontavano pagine e pagine di traduzioni e ripetevano ad oltranza, sospendendo solo per Capitol (a casa della Compagnadiscuola) o per Sentieri (da Dolcezze). Le due genitrici si ingegnavano a preparare i pranzetti più appetitosi, quasi gareggiassero tra loro, e il risultato fu che tutte le studentesse sotto esami dimagrivano...e le nostre due ingrassavano. 
Fra i piatti che Dolcezze ricorda con particolare trasporto (oltre al più spettacolare pollo fritto che la storia ricordi), c'era una torta di fagiolini, che oggi lei ha riproposto e che ora offre anche a voi, anche perché è possibile prepararla con anticipo, prima di andare al mare, ed è buona da mangiare fredda.


Intanto si devono bollire 500 gr di fagiolini (ovviamente spuntati e privati degli eventuali fili), poi si tagliano a pezzetti insieme a wurstel (una confezione piccola, da 4) e formaggio a pasta filata (una bella fetta, circa 200 gr), mescolando tutto insieme. 
Qui comincia il bello: bisogna ungere abbondantemente una padella antiaderente e cospargerla con una bella spolverata di pangrattato (per noi gluten free), poi versare sopra il composto, livellando bene. A questo punto mettere prima sul fornello a fuoco vivace, poi diminuire via via l'intensità, scuotendo bene. Cospargere la superficie di pangrattato, rigirare come per una frittata e ripetere l'operazione per 2/3 volte. 
Impiattare...e gustare!

venerdì 29 giugno 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 28


Dolcezze: "Genitrice, sono andata al cimitero. Ho due notizie, una buona e una cattiva...quale vuoi che ti dica?"
Genitrice: "Partiamo fa quella buona. Allora?"
D.: "Finalmente il marmista  ha sistemato tutto: c'è la foto del Genitore, ed è pure venuta bene. Ora sono tranquilla."
G.: "Bene. E la cattiva?"
D.:"Ehm...non so come dirtelo...Il marmista ha fatto un errore..."
G: "Che errore?"
D.:"Ti ricordi che gli avevamo dato la foto dove tu e il Genitore eravate insieme ?"
G.:"Sì. Hanno detto che non si poteva mettere quella perché non sono ammesse foto di coppia."
D.:"Ecco, esattamente. Il marmista però ha frainteso. Invece di estrapolare quella del Genitore...le ha stampate entrambe..."
G.:"Aspetta...vorresti dire che sulla tomba non ha messo solo la foto del Genitore ma anche la mia?"
D.:"Esatto."
G.:"E non è coperta?"
D.:"No, ma ora provvederemo..."
G.:"Quindi chi passa pensa che sono morta anch'io..."
D.:"Non credo proprio. Nella lapide non c'è la data di morte!"
G.:"Ma cu passa currennu...* E vabbè, sai che ti dico? Mi llungau 'a vita! ** E ci siamo portati avanti col lavoro. Un pensiero in meno quando sarò morta!
D.: "..."
G.: "Ma nel frattempo copri la mia foto, che non c'è fretta!"



*Ma chi passa di corsa...(cioè senza prestare particolare attenzione)
**Mi ha allungato la vita

lunedì 25 giugno 2018

Di considerazioni politiche (?)


Negli USA è stato democraticamente eletto un signore tinto e col riporto che, fra le tante idee geniali, per evitare l'immigrazione clandestina, dispone la separazione dei figli dalle madri e li chiude in gabbia.
In Russia è stato democraticamente eletto un signore dagli occhi di ghiaccio, ex spia del KGB, estremamente abile nel far tacere i suoi oppositori.
In Italia è stato democraticamente eletto un signore barbuto e poco elegante che, dopo aver di fatto fagocitato i suoi alleati,  ha bloccato in mezzo al mare navi cariche di disperati per far capire chi comanda, ritenendo, forse, che si tratti di crocieristi in vacanza.
Nella mia città è stato democraticamente eletto un signore che, dopo aver insultato in ogni modo i suoi concorrenti, ha promesso di trasformare il palazzo del Comune in un casinò e di creare un tram sospeso, smantellando quello già esistente.

I casi sono due: o il sistema democratico comincia a difettare, oppure chi va al voto ama i macho che fanno la voce grossa, trascurano le buone maniere, ignorano i più elementari diritti (che non siano i loro) e non conoscono il significato e le conseguenze delle parole che pronunciano.

Sic stantibus rebus, forse è opportuno emigrare.
Su Marte.

venerdì 22 giugno 2018

Di solitudine (e prove d'esame)

Automat, E. Hopper


C’è da riflettere sulle prove di italiano della maturità di quest’anno e non sulle tracce (peraltro a me piaciute abbastanza), ma sulla tipologia preferita dagli alunni, quella sulla solitudine.
Certo, non si tratta di una sorpresa assoluta: l’adolescente è ontologicamente solo, anche se vive in gruppo e non sembra manifestare particolari disagi.
L’adolescente è solo nell’interrogare il suo corpo che cambia, nel vivere i suoi sentimenti contrastanti, nello scoprire l’altra metà del cielo, nel perdersi nella contemplazione di un progetto, di un ideale. L’adolescente è solo nelle sue paure, nei suoi sogni e nei suoi bisogni, nonostante sembri perfettamente inserito nella famiglia, nel gruppo classe e nella comitiva di amici, nonostante, spesso, non se ne renda conto nemmeno lui. In questi giorni ho letto critiche su questa traccia, che è stata definita bellissima, ma inadatta ai ragazzi. 
Non ho la presunzione di avere ragione, ma credo, per esperienza diretta, che la solitudine si impari a conoscerla proprio da adolescenti e che, semmai, si impari a conviverci (e ad amarla) da adulti.
L’adolescente ha verso di essa un atteggiamento duplice: da una parte la fugge, preso da quell’horror vacui che lo spinge a riempire ogni spazio buco del proprio tempo, dall’altro la ricerca, chiudendosi nella sua stanza ed escludendo il mondo.
Tra l’altro la solitudine è una risorsa. Per tirare in ballo Seneca, è il momento privilegiato dell’incontro con sé stessi, della progettazione, dell’analisi e dell’autoanalisi, del silenzio.
E questo è l’aspetto buono. Meno buono è quello dell’isolamento, che mi pare il più diffuso oggi, anche (o forse proprio a causa) dei telefonini e dei social. Non dico certamente nulla di nuovo quando noto che i ragazzi di oggi sono più soli di quanto lo fossimo noi, anche se sono costantemente “connessi”.
Da ragazza io mi sentivo sola. Pensavo che nessuno mi capisse e non parlavo molto di me, pur essendo una ragazza aperta e, a detta di tutti, solare ed estroversa. Spesso mi capitava di cercare la solitudine, proprio per ritrovarmi con me stessa, ma se volevo stare con gli altri mi bastava fare una telefonata, fissare un appuntamento, uscire o ricevere qualcuno. Oggi, per assurdo, è tutto più difficile: non sempre ad un contatto telefonico (o sui social) segue un incontro diretto. Perfino le storie d’amore nascono e muoiono in “contumacia”. E l’adolescente è solo in famiglia, con gli amici, a scuola. Per questo il tema della solitudine mi pare fin troppo adatto ai maturandi.

Che poi per noi adulti la solitudine sia a volte una realtà desiderata (e per gli anziani un incubo temuto) è una certezza, ma forse ne parlerò un’altra volta.