mercoledì 22 marzo 2017

Di mini poncho (e di lane invecchiate)

Tanti anni fa una signora regalò a Dolcezze un chilo di pura lana grossa perché facesse un maglione. Siccome era un'incosciente anche a 18 anni, si cimentò in un cardigan con le maniche a raglan che però, una volta finito, si rivelò corto e stretto. Già allora era Penelope (e aveva scucito un sacco di volte), ma era meno paziente di ora: mollò tutto e questa lana rimase nascosta in un armadio della Genitrice, da cui riemerse 4/5 anni fa. A quel punto lo portò al paesello dalla zia che ne tirò fuori una bella cappa.
Nella sua ultima visita, la zia restituì la lana rimasta, circa 500 grammi e, a questo punto è sorto il problema: cosa farne? Visto che in questo inverno Dolcezze è stata contagiata dalla "maglite acuta", ha pensato di farne un poncho per sua figlia, ma non volevo niente di troppo impegnativo, per cui ha fatto un giro su Pinterest e ha trovato questo
Ha apportato qualche modifica (anche perché la quantità di lana era limitata) e questo è il risultato:


Si tratta di un rettangolo con due piccoli bordi a grana di riso, che racchiudono una lavorazione a maglia rasata rovescio con una grossa treccia per tutta la lunghezza. A chiudere un grosso bottone che ha fatto con la stessa lana, lavorando all'uncinetto attorno alla fustella del tappo di una bottiglia di plastica (ricordate? Aveva utilizzato questa tecnica anche qua).
Non solo il vino migliora invecchiando, forse ...

Che ve ne pare?

domenica 19 marzo 2017

Di gruppi WhatsApp: la classe 2

Da perfetta rompi, Dolcezze anche se in malattia interagisce con le classi, perché la spada di Damocle della maturità e della fine dell'anno penzola sempre più pericolosamente sulla sua testa. E come fare? Ovviamente attraverso il famigerati  famosi gruppi WA. 

PREMESSA: Alla collega supplente Dolcezze ha fatto arrivare non solo tutti i libri, ma anche la copia del prezioso fogliettino nel quale lei, la grande pianificatrice, aveva programmato le attività da svolgersi nel mese di marzo poi rivelatosi foriero di forzato riposo. A seguire il dialogo coi fanciulli:

 (ovviamente poi vedo ...il T9 è implacabile)



 (e ancora la stordita Dolcezze non aveva capito la mirabile ironia)


 (adesso finalmente ha capito)


A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi come e perché Dolcezze abbia potuto sopportare cotale  scherno da parte dei suoi alunni...La risposta è nei messaggi del mattino, al primo arrivo della supplente e quindi alla notizia dell'assenza non brevissima: 


Come arrabbiarsi con ragazzi così?

giovedì 16 marzo 2017

Dell'ossimoro (e Di lessico famigliare 4)


Anni Decenni fa un amico di Dolcezze, universitario fuori sede, venne operato di tonsille. La madre, per motivi di salute, non potè andare ad assisterlo (e comunque non ne aveva gran bisogno, visto che era grande e grosso!). Ovviamente, però, la genitrice era in profonda apprensione per il suo rampollo che, come è comprensibile, non era in condizione di parlare. Allora gli telefonò ed esordì con: "Gioia di mamma, non parlare! Come stai?" 
Da allora l'espressione "Non parlare! Come stai?" è stata utilizzata in casa Dolcezze per esprimere l'assurdità di alcune affermazioni, di cui  gli autori sono totalmente inconsapevoli.
A questo ha pensato Dolcezze in questi giorni di convalescenza, quando sia il chirurgo che il medico di base le hanno dato le regole di comportamento: "Deve stare a riposo e camminare".
Ora si può capire: "Deve camminare, ma piano e senza stancarsi" oppure "Deve stare a riposo, finché non è tutto a posto" "Non deve stare in piedi, né seduta, ma muoversi per attivare la circolazione"...ma "Deve stare a riposo e camminare"  Dolcezze non la capisce proprio. 
E allora ha deciso che la prossima volta che a scuola dovrà spiegare cos'è l'ossimoro, invece dell' Eros dolceamaro e della lucida follia utilizzerà "Non parlare! Come stai?" e "Deve stare a riposo e camminare".

martedì 14 marzo 2017

Della mamma rompi (e in malattia)

 
foto dal web

Ogni mamma è una mamma rompi, chi più, chi meno. Anche quella che era una ragazza con una normale cura della propria stanza e delle proprie cose, anche quella intrinsecamente distratta e non geneticamente ordinata, all'improvviso, divenuta madre, si trasforma in Miss Ordine e Precisione (ovviamente sul lavoro degli altri).
La mamma rompi non chiede, ORDINA, non consiglia, CRITICA.  Contesta il modo in cui si rifanno i letti, si piega la biancheria, si ripongono le borse e le sacche. Impreca contro il dentifricio lasciato aperto, il cestino del bagno stracolmo, l'asciugamano appallottolato; lamenta il disordine della stanza, le scarpe puzzolenti, i calzini spaiati, il telefono sempre in mano...e chi più ne ha più ne metta.
E questa è una condizione più o meno  "fisiologica".

Ma ora immaginate che tale madre si trovi, per motivi vari, in casa in condizione di parziale immobilità e di riposo. Allora per tutti è finita:
lei, che in genere nel logorio della vita moderna non mostra particolare attenzione alla polvere nell'angolino della mensola, diventa all'improvviso una biologa con l'occhio al microscopio: nulla sfugge al suo rigido controllo.
Se il padre malato in casa è una piaga e un cadavere che vegeta a letto o sul divano, la mamma rompi è invece in piena attività. Al mattino dà disposizioni per la spesa, convoca le truppe e attribuisce le mansioni, telefona al supermercato,  controlla il sostituto al lavoro, lavora da casa, dirige le operazioni  e rompe su tutto. Anche se le è stato prescritto riposo, va a mescolare il sugo e stende la biancheria e, se proprio non si può muovere, indica con precisione assoluta il da farsi e impreca se non viene ubbidita.

Partono allora le campagne di solidarietà (no, non con lei, col marito e figli) e arrivano i rinforzi: amici, parenti, vicini cercano di occuparle il tempo per impedirle di rompere oltre, ma, purtroppo per tutti, restano tempi morti, riempiti, come detto, da ordini, critiche e proteste.  

Per la salute (mentale) di tutti, pregate che si rimetta presto.

domenica 12 marzo 2017

Di collane di lana "infinite"

Quando ho letto la proposta del Linky party di Daniela di Decoriciclo per questo mese (Infinito), ho cominciato a scervellarmi, ma non so perché l'unica cosa che mi veniva in mente era l'infinito amore materno, filiale...e mi sembrava un po' troppo sdolcinato. Sarò pure Dolcezze, ma qui la glicemia sarebbe andata a mille! Per questo ho lasciato perdere: del resto l'ispirazione non può essere forzata, almeno per me...quando arriva arriva! Ma quando stasera ho indossato la mia collana di lana ho capito che la risposta era proprio lì.


Questa collana, infatti, è "infinita": si tratta di una luuuunghissima catenella, fatta con gli avanzi di lana di una Infinity Scarf (di nuovo l'infinito!), chiusa in cerchio dopo aver inserito delle palline di legno. Poi basta sistemare i fili, spostando ad hoc le palline, fissare con qualche punto e poi coprire la cucitura con un rettangolino lavorato a maglia bassa.
Il lavoro è molto facile, ma arricchisce molto i maglioni semplici e, tra l'altro, ha anche il merito di tenere al caldo il collo...e quando si ha una certa età non è una cosa da poco!

venerdì 10 marzo 2017

Dei libri dell'anno 52: Il pranzo di Mosè

Questo consiglio è stato scritto quest'estate, quando ho letto il libro, ed ero convinta di averlo già pubblicato. Evidentemente l'Alzheimer incombe sul serio. Lo propongo comunque, come proposta "stagionata", ma sempre piacevole.



Il libro che propongo oggi per il venerdì del libro è apparentemente lieve. Si parla di cucina, di ricette, di ricordi che appartengono a Simonetta Agnello Hornby, ma che sono tanto vicini anche a me. L’autrice, raccontando delle estati della sua infanzia nella sua casa di campagna a Mosè, ci mette a parte di usi e costumi della sua famiglia, ma, contemporaneamente ci introduce in un mondo di odori e di sapori che ti avvolgono e ti conquistano.
Il libro è “anomalo”, diviso in tre parti, una di introduzione generale, una di menù, una di ricette genuine quindi, tecnicamente, non appartiene ad un genere ben preciso, ma per me ha avuto una grande forza evocativa, perché anch’io ho la mia personale Mosè, anch’io ricordo i campieri che arrivavano coi muli carichi di ogni bene, il sapore dei fiori di zucca, le pere di tutte le razze, spesso “abitate”, proprio perché prive di anticrittogamici, il latte appena munto, i cesti di uva bianca, nera, corniola, fragola, piccola, grossa, dura e molle,  le zucchine grandi, piene di semi che poi andavano scavate, le bietole cariche di terra, la cicoria amara, i tennerumi e tutto ciò che gli zii e i campieri portavano ogni giorno e scaricavano dalle bisacce dei muli, sempre cariche di ogni ben di Dio.
Se chiudo gli occhi li vedo ancora, come percepisco gli odori, come risento il belato delle capre, il nitrito dei cavalli, il coccodè delle galline e quasi tocco con mano la ruvida compattezza del panno delle bisacce.
Ho già parlato tante volte degli odori e dei sapori della mia infanzia…e questo libro, per certi versi, potrei averlo scritto io. 

Lettura consigliata per chi ama le tradizioni e vuole entrare meglio in contatto con la cucina siciliana.

mercoledì 8 marzo 2017

Del Natale in costruzione 10: Angelo



Pensavate che Dolcezze avesse abbandonato il progetto del Natale in costruzione? Naaaah…è solo un pelino in ritardo!

Se prendiamo per buono il pupazzo di neve (nonostante le bacchettate della proffa che non lo considera valido), alla conclusione del progetto restano 3 lavori: il fiocco di neve, Babbo Natale e l’angelo. Siccome nell’Isola Creativa si è deciso non solo di portare a termine l’iniziativa, ma anche di riproporla in nuove forme per quest’anno ( qui le informazioni ) Dolcezze, anche grazie al riposo forzato,  si è messa di buona lena e ha prodotto. Ha ripreso un vecchio amore, lo stitchery, e ha preparato, su un modello trovato in rete, ma non più reperibile, questa decorazione. 



Il disegno primitive a Dolcezze piace molto, ma è stato oggetto di critiche feroci da parte di chi l'ha visto. Poi c'è stato chi ha contestato la decorazione natalizia invece che pasquale...Uff! C'è sempre da ridire! 
Ma a voi piace?