giovedì 6 dicembre 2018

Di astensioni obbligatorie, di attese e di legislatori illuminati


C’era una volta un tempo in cui le donne andavano in pensione 5 anni prima degli uomini perché, implicitamente, si riconosceva che loro lavoravano il doppio, in casa e fuori. Oltretutto, la loro quiescenza era veramente simbolica, in quanto continuavano il loro servizio svolgendo un ruolo importantissimo per la nazione: aiutavano figlie e nuore lavoratrici a crescere i loro bambini fino al raggiungimento dell’età della scuola materna (vista la cronica carenza di asili nido) e curavano gli anziani genitori.
Poi si notò che le donne avevano un’aspettativa di vita superiore agli uomini e quindi avrebbero gravato di più sul sistema pensionistico nazionale: niente più privilegi e innalzamento dell’età della quiescenza, in barba a tutte le considerazioni sopra esposte (e questo è il motivo per cui oggi una donna con famiglia lavora non solo il doppio, ma anche il triplo, il quadruplo…dipende).
C’era una volta anche l’astensione obbligatoria in caso di gravidanza: 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo la donna godeva di un periodo di riposo. Poi una legge illuminata propose di ridurre il periodo di astensione pre-parto ad un mese, per consentire alla madre un periodo maggiore di cura del figlio neonato. L’idea era buona, peccato che la madre arrivasse al parto un po’ più stanca, specie se non aveva la "fortuna" di svolgere un lavoro d’ufficio, ma doveva portarsi a spasso 12 chili (nella migliore delle ipotesi) e stare in piedi con due caviglie da elefante tutto il giorno. 
Oggi l’ancora più illuminata proposta di legge consente di restare al lavoro sino al parto. Certo, è una scelta libera, ma immaginate la “libertà” di una lavoratrice privata alla quale già il datore di lavoro “fa il favore” di non licenziarla nonostante la gravidanza…

Il periodo dell’attesa dovrebbe servire proprio a questo: a concentrarsi su chi sta per arrivare e prepararsi fisicamente e psicologicamente all’incontro con il proprio figlio. Immaginate cosa vorrà dire portarsi fin dentro la sala parto fatture, compiti e relazioni complesse coi colleghi.  
Ma tutto è fatto per favorire la madre lavoratrice, ovvio, che, non appena avrà scodellato il pupetto, chiuderà la porta al lavoro per riprenderlo 5 mesi dopo.

Proprio per favorire tutto ciò, consiglio ai nostri illuminatissimi governanti, attentissimi alle esigenze della donna, dei bambini e della famiglia, di promuovere la presenza di computer in sala travaglio (o di attrezzare sale travaglio nel retrobottega dei negozi o delle banche o di qualsiasi altro luogo di lavoro), perché fino alla fase espulsiva (in cui, ahimè, c’è bisogno di concentrazione assoluta), tra una doglia e l’altra, la partoriente possa continuare serenamente le sue attività lavorative.

Tutto per il bene del bambino e della madre, ovviamente.


Questo è il 500° post di Dolcezze di mamma, blog nato per gioco poco più di 5 anni fa. E' strano che, per puro caso, parli proprio di mamme.

martedì 4 dicembre 2018

Di lenzuola ricamate (e di Vincenzina)

Vincenzina aveva vent'anni e una bimba che dormiva nella culla di legno che dondolava col piede. Stava ricamando un lenzuolo perché " 'a figghia 'nte fasci, 'a robba 'nte casci"*. Non sapeva che quella figlia non l'avrebbe vista crescere, perché "'na cosa di fimmini"** se la sarebbe portata via prima che la figlia andasse sposa.
Era bella e capace, troppo, per questo sua madre l'aveva data presto in sposa, anche perché il padre era morto e c'era bisogno di un uomo in casa, visto che il fratello era lontano. 
Lei quel marito non lo voleva: era troppo vecchio per lei, ma il matrimonio era stato combinato dalle madri e c'era stato poco da fare. Ci avrebbero guadagnato entrambi: lui una bella moglie, lei tante terre al sole e la grande casa. Ma non c'era amore. Nemmeno la nascita della bambina aveva cambiato le cose: lui partiva la mattina per la campagna e tornava al tramonto: parlava poco e comandava tanto. Lei amava i libri e la bellezza, lui, tornato a casa, voleva solo mangiare e dormire.
Vincenzina era una sposa perfetta: curava la casa e la figlia, gli preparava il pranzo nel camillino, tesseva e ricamava, ma era triste. Eppure non se ne accorgeva nessuno: era sempre sorridente, disponibile, offriva parole di consiglio e conforto a tutta la strada e ci si rivolgeva a lei prima di un acquisto o per valutare una stoffa.  
Poi il marito morì, all'improvviso, ed ora era finalmente libera. Scelse lo sposo che voleva, vedeva crescere serena la figlia, era finalmente tranquilla...ma il destino aveva deciso diversamente. 
C'era qualcosa che non andava, ma lei era troppo pudica per farsi visitare da un medico. Quando finalmente si decise era ormai troppo tardi: se ne andò presto, ma il corredo della figlia era pronto e quando questa andò sposa le consumò quelle lenzuola che la madre aveva tessuto e ricamato per lei. 
Erano bei ricami augurali: Sogni d'oro, Concordia, Pace...e poi quello con su scritto Buon Riposo.

Quando Dolcezze lo ha visto era ormai una pezza, salvata dalla Zia che aveva trasformato in straccetti ciò che restava del lenzuolo, ma il ricamo no...c'era troppo amore dietro e lo aveva voluto salvare. Ne aveva poi riprodotto il disegno e glielo aveva dato "Nel caso lo volessi ricamare per la Stella".
E Dolcezze questo ha fatto: la Zia le aveva tagliato la stoffa e ha fatto l'orlo a giorno, poi lei lo ha disegnato e, dopo anni, lo ha finalmente finito. Non ha rispettato i punti e i colori (originariamente era ricamato in bianco e celeste), ma ha cercato di riprodurne lo spirito. 
La foto è pessima e non rende per nulla la delicatezza del ricamo, ma Dolcezze ve la mostra lo stesso, anche e soprattutto per ricordare Vincenzina che era ben più brava di lei.



*la figlia in fasce, il corredo nella cassapanca
** una malattia da donne

giovedì 22 novembre 2018

Di trovaforbici e di swap

Sull'Isola Creativa è stato tempo di swap! Stavolta il tema era "Dove sono le mie forbici?" e , diciamo, il percorso era praticamente fissato: bisognava preparare un trovaforbici, ma siccome noi isolane (non nel senso di siciliane, perché il nostro Forum accoglie preziosissime creative del "continente") ognuna si è sbizzarrita con tanta originalità che non c'è un lavoro simile ad un altro per tecniche e stile (e non ci siamo messe d'accordo, eh!)
Io ho preparato per la mia abbinata Clara un trovaforbici e un portaforbici ricamati a broderie suisse. 




a cui ho aggiunto una zucchetta puntaspilli, dei bottoni e del nastrino adatti alle decorazioni natalizie e alcuni piccoli gadget di legno.

Io ho ricevuto da Dani delle autentiche meraviglie:


un originale custodia all'uncinetto e un trovaforbici delizioso e



a parte la cioccolata, attentato alla mia già precaria linea, vi prego di apprezzare i ferma cavo, DELIZIOSI e inattesi...oltre che già abbondantemente in esercizio.

Se volete  vedere i lavori delle altre partecipanti, date un'occhiata qui.

lunedì 19 novembre 2018

Di cose che non vorresti mai sentire 6

Lunedì. Dolcezze entra in Quinta e comincia a spiegare. Dopo un po' si ricorda che aveva incaricato il rappresentante (sì, c'è ancora lui...errare humanum, perseverare diabolicum) di raccogliere del materiale da distribuire ai compagni:
"Rappresentante, hai portato quei fogli?"
"Oh, prof! Mi scusi...è che stamattina sono un po' ritardato e mi sono dimenticato..."
Il compagno di banco: "Solo stamattina?"


giovedì 15 novembre 2018

Di 4 stagioni...e di riflessioni


Quest’anno sull’Isola Creativa è stato organizzato un SAL molto intrigante, il cui banner troneggia da mesi ormai a sinistra della schermata del blog, che ha come tema le 4 stagioni.




Per chi non lo sapesse il SAL è un lavoro di gruppo…individuale (scusate l’ossimoro): si divide il progetto in tappe che si eseguono autonomamente, condividendo con gli altri partecipanti i propri progressi. In genere si sceglie un lavoro unico per tutti, stavolta, invece, c’era pure libertà di scelta e, quindi, ognuno ha deciso da sé il ricamo da eseguire. Dani mi ha fatto dono di uno schema delizioso e, soprattutto, veloce, e quindi ho ultimato l’”impresa” ben prima della scadenza, anche se le mille attività mi hanno finora impedito di incorniciarlo degnamente.



Per ogni stagione c’è un disegno specifico, ovviamente, ma un uccellino stilizzato si rincorre nei vari quadri e solo nell’estate manca l’albero, sostituito dai girasoli. 




Era da tanto che non mi impegnavo in un ricamo a punto croce che non fosse decorativo di qualcosa di “utile”: da un po’, infatti, complice il limitatissimo tempo a disposizione da dedicare ai miei hobbies, mi sono concentrata solo su lavori funzionali ad un obiettivo di provata utilità, che fosse uno scialle o un lenzuolo per il corredo della Stella o un regalo per qualcuno. Questo ricamo, invece, mi ha fatto ricordare la bellezza di un lavoro “inutile”, che forse servirà solo ad affollare le pareti della mia già affollatissima cucina, ma a me ha dato piacere nel ricamarlo e ha la sua ragione di esistere in sé stesso.
Tempo perso, direbbe la Genitrice, come è tempo perso contemplare un tramonto, passeggiare nei boschi o rimanere fermi a guardare il proprio figlio che dorme.
In una società che dà valore solo a ciò che “serve” e dà guadagno, riscoprire la Bellezza fine a sé stessa forse è fuori moda, ma dà gioia.

lunedì 12 novembre 2018

Del colpo di stato

foto vera di dramma vero tratta dal web

L'anno scorso in Prima erano stati eletti rappresentanti due ragazzi deliziosi: Matematico e Bionda. Per tutto l'anno avevano lavorato bene: scrupolosi, attenti,  diplomatici quanto basta...nulla da dire,  insomma.  Quest'anno la loro riconferma era scontata, almeno per Dolcezze, notoriamente distratta.
Qualche settimana fa erano previste le elezioni,  precedute dall'assemblea di classe, presieduta da Dolcezze. E qui...la grande sorpresa: alla lavagna, insieme ai due candidati previsti,  compaiono altri 2 nomi: Interventista e Timidone.  
"Prof, noi vorremmo parlare."  
"Ma certo!  Dite pure!" 
"Vorremmo parlare alla classe." 
"In che senso?"
"Abbiamo pensato che è meglio se presentiamo il nostro programma, come alle elezioni, quelle importanti"
Dolcezze sorride: forse veramente sta passando la forza della democrazia. "Prego, fate pure". 
Comincia Timidone: "Vorrei innanzitutto ringraziare tutti voi per il bellissimo anno trascorso insieme l'anno scorso.  Siete compagni di scuola e amici meravigliosi ai quali io voglio offrire il mio impegno. So che è un incarico di responsabilità, ma so anche che riuscirò a raggiungere i miei obiettivi. Audaces fortuna iuvat, e io sono audace!"
Interventista: "Sicuramente Timidone è audace, ma io so parlare bene con i professori. Se mi chiederete di giustificare la classe, IO lo farò. Nessuno più di me è capace di difendere e proporre. Io farò sostituire la lavagna di ardesia con una magnetica, io riuscirò a far riparare la maniglia della porta, io sarò capace di far diminuire i compiti per casa, perché IO sono bravo e capace, non come...Ok, basta così, sapete bene cosa intendo"
Matematico: "Ragazzi, non sapevo che si dovesse parlare...non ho molto da dire...voi mi conoscete..." 
Bionda è assente, quindi non può fare il suo discorso.
Si procede al voto: Interventista 15, Timidone 4, Matematico 0, Bionda 1(la compagna di banco è nei secoli fedele). 
Matematico, attonito, guarda la lavagna e pure Dolcezze è molto colpita. Ovviamente non può commentare, ma si chiede come sia possibile che uno sbruffone abbia stravinto e il candidato perfetto non abbia avuto neanche un voto (figurati se mai avrebbe votato per sé stesso. Questione di etica). Poi però riflette: cosa offriva Matematico? Onestà e correttezza. Cosa offriva Interventista? Panem et circenses. Per non parlare poi di Timidone e della sua captatio benevolentiae. Mancava solo che si offrissero merendine e panini e poi la riproduzione in piccolo delle "elezioni importanti" sarebbe stata completa.

Oggi Dolcezze ha ascoltato dal corridoio una discussione:
"Ma non avevi detto che avremmo avuto la lavagna magnetica? Io sono allergica al gesso, non possimo continuare così!"
"Ehm, sono andato dalla segretaria, ma ha detto che al momento mancano i soldi, perché ne avevano già comprate per altre classi." 
"E poi dovevi dire alla prof di ridurre gli esercizi..."
"Non vorrete che me la renda nemica subito! Datemi il tempo..." 
"Ma ti eri impegnato! Ti abbiamo votato per questo!"

Si parva licet componere magnis...

giovedì 8 novembre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 35

continua da qui



La giornata di visite mediche di Dolcezze e Genitrice inizia alle 7.00:
"A che punto sei, Dolcezze? Io sono pronta"
"Ehm...l'appuntamento è per le 9.00. Devo prima sistemare il bambino. Ti passo a prendere alle 8.00"
"Così tardi? Va beeeeneeee"
Esattamente mezz'ora dopo:
"Io comincio ad uscire, sai che perdo tempo a fare le scale"
"VA BENE".
Alle 8.00 le due allegre pulzelle sono già per strada. Arrivati in ospedale: 
"Forse sarebbe il caso prendere una sedia a rotelle, se no ti stanchi troppo. Vado a cercarne una."
Così Dolcezze comincia un tour per i gironi infernali dell'ospedale, mandata da Erode a Pilato finché raggiunge lo sportello deputato. Consegna la carta di identità a caparra, prende una sedia che sicuramente ha visto il boom economico e comincia la risalita. Peccato che le ruote siano inceppate e difficili da controllare e Dolcezze debba fare una fatica allucinante per non azzoppare i malcapitati che le vengono incontro.
Arriva finalmente all'ascensore, grondando sudore come se avesse corso i cento metri, pigia il pulsante  del piano dove ha lasciato la Genitrice e, quando si aprono le porte, se la trova davanti comodamente sistemata su una SEDIA A ROTELLE.
"Ma come hai fatto? A me non l'avevano voluta dare al piano e mi hanno mandato all'ufficio preposto...e a te sì?"
"Eh, cara Dolcezze, io ho le gambe che non funzionano, ma il resto va benissimo!"
E siccome al danno si è aggiunta la beffa, Dolcezze riprende la sua odissea per restituire la sedia "vintage" e recuperare il suo documento, mentre la Genitrice intrattiene conversazione con tutti i suoi compagni in sala d'attesa. 

Alla fine della giostra Genitrice ha lasciato un po' del suo sangue e recuperato l'ennesima richiesta di visita con un nuovo specialista. In dieci giorni ha incontrato: reumatologo, ortopedico, ematologo, neurologo, nefrologo. 
Manca solo lo psichiatra. 

Per Dolcezze.