venerdì 11 ottobre 2019

Di lane e di scialli all'uncinetto


Qualche settimana fa Rosa, la mitica superproffa dell'Isola Creativa, ha proposto un cal: si trattava di lavorare insieme uno scialle all'uncinetto, il Marina wrap. Figuratevi se Dolcezze non si tuffava: coi ferri ha qualche difficoltà in più, anche perché, sicuramente per l'errata postura che assume sferruzzando, le parte il mal di schiena. Con l'uncinetto va decisamente meglio e quindi ha aderito immediatamente alla proposta. 
Il problema era trovare la lana adatta. Sempre Rosa, che deve aver giornate di 48 ore (se no non si spiegherebbe tutto quello che fa), aveva individuato online una bellissima lana con effetto degradé, ovviamente irreperibile qui, ai confini dell'Impero. L'unica opzione era quella di ordinarla, ma tutti gli accidenti del periodo, uniti al trasferimento dell'Erede, avevano costretto Dolcezze a rimandare, anche perché il colore scelto da lei, un bordeaux dolcemente degradante verso il grigio, non era disponibile sul sito. Poi l'Erede è partito e Dolcezze lo ha accompagnato e, mentre oziosamente passeggiava per le vie di Bologna, cercando di trovare la strada più breve per tornare a casa...in una vetrina LO VEDE! IL SUO GOMITOLONE! Entrare nel negozio e comprare è stato un tutt'uno, ma insieme a quello, ovviamente, ha fatto incetta di una bellissima lana con la quale conta di riprodurre una bellissima mantella fatta dalla Zia 1 e ormai troppo consumata.
A quel punto bisognava solo partire: le Isolane si sono messe d'impegno e in pochissimo tempo hanno "prodotto". Tutte hanno operato delle modifiche al progetto originario (e se no che creative sarebbero?) e gli scialli sono tutti bellissimi. Il mio è questo 

La foto è decisamente orribile...i colori si vedono meglio qua.



Dolcezze è soddisfattissima e spera di riuscire a farsi mandare dall'Erede un altro gomitolone, che può sempre servire.
Se volete dare un'occhiata agli scialli delle altre isolane, andate qua.

mercoledì 9 ottobre 2019

Di riflessioni del cactus 3


La Stapelia è fiorita. Dolcezze ogni giorno controllava il bocciolo, che però non dava segni di voler sbocciare e temeva che il miracolo si sarebbe compiuto quando lei era già in città e, quindi, non avrebbe potuto goderne la bellezza. E poi, all'improvviso, nel giro di un'ora, un petalo alla volta il fiore si è dispiegato e si è mostrato in tutto il suo splendore...inquietante.


Una stella, ma non convenzionale, e per giunta puzzolente, che si è riempita immediatamente di moscerini. Decisamente un fiore che non ti aspetti.
Eppure tutto ha un senso. Perché ciò che è strano, diverso da come ce lo aspettavamo, ci inquieta? Forse perché non è comune, omologato, imprigionato nei canoni di bellezza tradizionali? E se la sua diversità fosse invece funzionale ad uno scopo? E quel cattivo odore non serve forse ad attirare gli insetti e a favorire l'impollinazione? Eppure non è gradevole all'olfatto dell'uomo...

A volte ciò che accade non è quello che immaginiamo, sogniamo desideriamo. La vita ci sorprende (e a volte ci travolge) con eventi imprevedibili e inaspettati. Ma chi ci dice che non siano comunque validi e arricchenti? Chi ci dice che esiste una sola bellezza e non bellezze diverse? E anche ciò che in prima battuta è sgradevole può rivelare potenzialità nascoste, come il cattivo odore della stapelia. 
Fortunati noi se riusciamo ad andare oltre l'ovvio e il normale e riusciamo a cogliere la bellezza dell'inatteso e del sorprendente.

martedì 1 ottobre 2019

Di zucche di lana e dell'autunno che non c'è

Oggi è il primo ottobre e con oggi sono...ehm...tanti anni che Dolcezze è entrata nella scuola. Era una tipica giornata autunnale, pioveva a dirotto e la remigina si era presentata in classe (in ritardo, lo ricorda bene) indossando un meraviglioso impermeabile rosso con mantellina, con cappellino modello Sherlock Holmes. Perché era il primo ottobre, accidenti, e ad ottobre era già autunno. E le temperature erano più fresche. E non si sudava, in classe e fuori.
Oggi, vuoi per colpa del riscaldamento globale, vuoi per chissà cos'altro, dalle parti di Dolcezze si veleggiava sui 30°...e , cavolo, se si soffre il caldo! Specie se sei a scuola DAL 12 SETTEMBRE, quando la temperatura era di 34°/35° e sei costretto a stare 6 ore in classe, con il sole che picchia e la sonnolenza che ti prende. 
Dolcezze e i suoi alunni (veramente TUTTI I DOCENTI E GLI ALUNNI SICILIANI) sopportano stoicamente le temperature tropicali, ma si chiedono perché i saggi governanti non si rendano conto che a determinate latitudini il calendario e l'orario scolastico dovrebbero essere un pelino più flessibili. 

E mentre stoicamente si sventola, Dolcezze compie i dovuti riti propiziatori per la pioggia e, nella speranza che serva a qualcosa, prepara zucche, riciclando i bei pantaloni di lana del Cucciolo bambino e le arricchisce con un rametto di cannella, che così profumano anche. 

Queste zucche arricchiranno un altro angolo della casa, insieme alle altre, nella speranza che, finalmente, l'estate lasci il passo all'autunno, anche perché Dolcezze ha appena ultimato con le amiche dell'Isola Creativa un bellissimo scialle (che vi mostrerà a breve) e che vorrebbe finalmente indossare.

sabato 28 settembre 2019

Di primi giorni di scuola e di auguri (in ritardo)



Abbiamo cominciato già da giorni, ma Villa Arzilla perennemente in attività, unita al trasferimento dell’Erede, ha impedito a Dolcezze di parlare del suo inizio di scuola. E pure ne ha di cose da raccontare…
Primo giorno: Dolcezze esce di casa con una sensazione strana, che non riesce a identificare. Sarà la curiosità per la Prima, nella quale, per fortunata congiuntura, quest’anno sarà Papa, Vescovo e Cardinale, sarà il fatto che c’è troppo caldo, sarà che le sembra che quest’estate proprio non ci sia stata, sarà che per la prima volta, vista la coincidenza degli inizi, non ha potuto accompagnare il Cucciolo, sarà che la Genitrice non è in forma… ma le pare di essere priva dell’entusiasmo che la caratterizza ogni anno alla partenza. Ma Dolcezze è grande ormai e sa che, anche se non ce l’hai, l’entusiasmo te lo devi fare venire e va.
Entra nel plesso, comincia a girare per trovare la sua aula, perché ancora sul sito non c’è la disposizione delle classi, e mentre si dirige verso la sua Terza, li vede. Sono lì, davanti alla porta, il comitato di accoglienza: la Pasionaria, il Filosofo, il Segretario, l’Americana, il Veneziano, il Marciatore e Muchu. Mancano solo quelli che sono già partiti per le università del continente.
“Pensava che l’avremmo lasciata sola, oggi?”
E allora Dolcezze capisce: il suo inconscio temeva questo anno senza la sua Quinta e le rendeva difficile iniziare.
“Come andiamo? Quando cominciate?”
“A giorni. E lei, prof, come sta?" "Ha già dato un’occhiata ai primini?" "Ma noi eravamo così piccoli?"  "Le abbiamo preparato la strada!"
E finalmente li vede i nuovi, piccoli e timorosi, e i vecchi, grandi e proiettati verso il futuro e già, in un ideale scambio di consegne, riconosce gesti, sguardi, atteggiamenti.

“Buongiorno, ragazzi, sono la prof. Dolcezze. E voi?”

Coraggio, si riparte e buon anno, in ritardo, a tutti.

mercoledì 25 settembre 2019

Dell’abominevole caso dell’Educazione Civica


Il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca nel precedente governo ne ha combinate più di Carlo in Francia. L’anno scorso, a scuola già iniziata, ha partorito la riforma dell’Esame di Stato e ha, di punto in bianco, modificato prove scritte e prove orali. Dopo anni di martellamento su saggi brevi e articoli di giornale, dopo che i ragazzi da secoli organizzavano e pianificavano percorsi, dall’oggi al domani si sono trovati davanti a nuove forme di analisi e di colloquio. Poco male perché, globalmente, le prove erano persino più semplici, molto male perché è sparito il tema di storia, certamente poco frequentato negli ultimi anni, ma fondamentale  come segno dell’importanza della disciplina.
Poi il ministro, richiesto su come potenziare la scuola del Sud, con gli occhietti iniettati di sangue del leghista convinto, aveva detto che la soluzione era che gli insegnanti del Sud si mettessero a lavorare (visto che, evidentemente, secondo lui in classe leggevano il giornale o facevano l’uncinetto)
Poi, a conclusione di un percorso accompagnato da varie altre amenità, sotto il sole di agosto, che evidentemente quest’anno è stato particolarmente forte, ha pensato bene di introdurre nelle scuole l’Educazione Civica, con 33 ore settimanali, specifico voto in pagella, A DECORRERE DAL 5/9/2019.
Domanda: ma cosa c’è di nuovo? Lo studio della Costituzione, della bandiera e dell’inno, le varie educazioni (alla cittadinanza digitale, ambientale, legalità, rispetto dell’ambiente, protezione civile, sviluppo sostenibile et cetera) SI FANNO GIA’. In ogni curriculo che si rispetti, in ogni disciplina, i tanto bistrattati docenti fannulloni LO FANNO GIA’. Ma veramente il Miur pensa che debba essere imposto per decreto l’impegno per l’ambiente o la lotta contro le mafie?
Problema: ma come si può pensare di introdurre IN ORARIO una disciplina aggiuntiva che, per sua stessa natura è necessariamente trasversale? E fare ciò in 15 giorni?
Ed ecco che le singole scuole si sono attivate con i programmi più fantasiosi: chi proponeva di togliere un’ora curricolare a geostoria (al biennio) e a storia (al triennio), per il famoso principio che per aumentare occorre ridurre quello che si fa già; chi proponeva di ritagliare un’ora rosicchiando 15 minuti alle varie materie, per fare un ottimo spezzatino di cittadinanza: il tutto, ovviamente, a rotta di collo, con una pianificazione improvvisata e raffazzonata perché la normativa, che pure ribadiva per ogni dove la trasversalità della disciplina, ne obbligava la presenza in orario per 33 ore nell’anno. 
Grande caos generale, finché, fortunatamente, il Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, ha bloccato la legge, anche se non in via definitiva.


Ora Dolcezze, vecchia prof che ha la presunzione di dire che questa disciplina l’ha sempre insegnata ogni giorno (quale che fosse la specifica materia in orario), che ha sempre fatto studiare l’Inno nazionale e la Costituzione e che ha anche la presunzione di dire che ogni docente, nelle sue ore, sempre e da sempre educa alla salute, alla cittadinanza, al rispetto dell’altro etc etc, non può non continuare a pensare che chi governa la scuola non la conosce per nulla e spera che la nuova Dirigenza conosca qualcosa di più del mondo che dovrà amministrare e avrà più rispetto per chi coscienziosamente e silenziosamente ci lavora.

sabato 21 settembre 2019

Di nuove dinamiche

Foto estiva. Le conserve fatte per ora sono rigidamente monoporzione

L’Erede è partito. Dolcezze non intende ulteriormente tediarvi con le sue paturnie materne, ma vuole rendervi partecipi delle nuove dinamiche familiari:

il Cucciolo, unico galletto rimasto nel pollaio, cerca di acquisire il ruolo di maschio Alfa bis. Prova ad incarnare le caratteristiche del fratello, ne ha occupato la scrivania, la poltrona e il posto a tavola. Prova pure ad alzare la voce, ma dalla gola escono solo suoni striduli, per la sua (e nostra) disperazione;
la Stella ha occupato lo spazio-letto dell’Erede, per poter godere della sua televisione e delle serie tv;
l’Amato Bene, quello duro e puro, chiama il figlio millemila volte al giorno e organizza partenze di due giorni, pur di vedere il suo rampollo, lui che ha sempre considerato il week end spazio assoluto di riposo e boicottato (quasi) ogni proposta vacanziera della consorte vagabonda;
Dolcezze, una volta realizzato che l’Erede si trova bene, mangia, studia e dorme ed è sereno, si è tranquillizzata, anche perché, stranamente, comunica con lui più quando è nel profondo nord che quando è a casa. L’unico problema, percepibile a chi la conosce bene, è che è in preda ad una frenesia incontenibile, superiore al solito, e cucina, prepara conserve, boccioni, marmellate, tutti da spedire, ovviamente, e non sono mai abbastanza.
Praticamente, come dice la Stella, riempie vuoti per riempire il Vuoto.
Per ora va così, ed è per questo che Dolcezze per ora latita dal suo e dagli altrui blog.
Abbiate pazienza: prima o poi, Villa Arzilla permettendo, tutto ritornerà alla normalità.

sabato 14 settembre 2019

Della danza delle donne

dal web
Le ho viste danzare.
Donne africane, con tutte le sfumature del nero, vestite in parte con abiti occidentali, in parte con stoffe colorate e turbanti. Erano un gruppo, forse spaurite, certamente reduci da un viaggio dell’orrore, quello che vediamo tutti i giorni in tv (anche se c’è qualcuno che si ostina a credere che si possa affrontare un’esperienza del genere, col rischio poi di affogare in mare, solo per il desiderio di arrivare in Europa e non per quello di sfuggire ad una morte certa).
Le ho viste danzare, sopravvissute ai campi libici, alle violenze, ai barconi, al suono di una musica che sentivano solo loro, con un ritmo che era insieme disperazione e speranza, in un ordine perfetto, come se tutte conoscessero i passi, imparati da tempo.  E all’improvviso anche alcune ragazze bianche si sono avvicinate e si sono unite a loro, e poi due signore anziane e certamente non agili nei movimenti, poi alcune bambine hanno cominciato a seguire la forza ipnotica di quel canto muto. 
Poi l’ho sentito anch’io, ed era il canto delle donne di ogni tempo e di ogni luogo, schiacciate, oppresse, ma sempre in grado di rialzarsi, per sé e per i propri figli, perché sono le donne che portano la vita, e la vita non può essere chiusa, perché straborda da ogni parte, là dove c’è una donna in grado di sentire il suo canto.