giovedì 29 settembre 2016

Delle cronache di Villa Arzilla 16






Filemone se n’è andato dolcemente, nel sonno, con la mano nella mano della sua Bauci che, nonostante le rassicurazioni dell’infermiere (che le aveva detto che la situazione era stazionaria), non aveva voluto stendersi perché sentiva che qualcosa non andava. Adesso lei si confronta con la quotidianità e lo cerca sulla poltrona, in attesa di incontrarlo di nuovo. 


Intanto Villa Arzilla è in fermento: un altro brutto colpo, dopo quello della Zia Romana, ma anche tanta saggia consapevolezza.


Genitrice: “Io devo venire ai funerali di Filemone”

Dolcezze: “Non se ne parla. Non ti puoi muovere…Bauci capirà. “

G: “Io ci vado. “

D: “E io non ti ci porto”

G: “Ti pare che mi spavento a chiamare un taxi?”

D: “…”


Con grande fatica Dolcezze imbarca la Genitrice (sì, ha vinto lei. Vi immaginate se fosse arrivata in taxi?) e, con altrettanto grande fatica, la fa scendere dalla macchina e la accompagna in chiesa, col suo vezzoso bastone. 


G: “Ah, pensa…il Nipote quando si è laureato aveva detto che era felice di avere ancora quattro nonni in vita…e già ne ha perso uno…Vediamo chi è il prossimo…”

D: “Ma che dici?!? Due degli altri tre siete tu e il Genitore!”

G: “E allora? Tutti dobbiamo morire!”

D: “…”

domenica 25 settembre 2016

Di Filemone e Bauci*

 
Giove e Mercurio ospitati da Filemone e Bauci, olio su tela di Johann Carl Loth, 1659 circa, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Era il '43, c'era la guerra, i bombardamenti, le corse al rifugio antiaereo...e lì, finalmente, dopo tanti sguardi dalla strada alla finestra, si erano parlati. Lei aveva 9 anni, lui 12. 
Era il tempo in cui una promessa era per sempre, in cui ci si poteva aspettare, per anni, prima di "coronare il sogno d'amore". Una vita insieme, giorno dopo giorno, fino ad arrivare alla simbiosi perfetta della frase iniziata da uno e completata dall'altra, lei che parlava del marito perfetto, lui della moglie inarrivabile, pur nelle normali problematiche di ogni coppia. 
Lei brontolava per le sue sigarette, lui contestava la sua caponata non fritta...ma il tutto con lo sguardo tenero di chi litiga per gioco.
Ora lui è moribondo in un letto di ospedale e lei sta accanto a lui, giorno e notte, e non vuole che nessuno le dia il cambio,  perché non lo può lasciare: "Io starò qui finché c'è lui. Se muoio meglio: lo seguirò pure oltre la vita". Lui non parla più, l'unica parola è "...ina...", in un sussurro, mentre le tende la mano, che lei accoglie nella sua e stringe dolcemente, come 73 anni fa. 

Dolcezze in quella stanza si è commossa, senza dire nulla, e senza dire nulla ha fatto il viaggio di ritorno verso casa, con l'Amato Bene altrettanto silenzioso. Poi, però, lui ha parlato: "Quando starò per morire, tu mi stringerai la mano, vero?"


* http://www.antiqvitas.it/doc/doc.ovid.Met8.htm

venerdì 23 settembre 2016

Dei libri dell'anno 48 : Nessuno sa di noi

Al libro che propongo oggi per il venerdì del libro occorre avvicinarsi in punta di piedi, perché è una lettura non facile.



Pietro e Luce,una coppia in attesa del primo figlio, tanto desiderato, scoprono che è affetto da una gravissima patologia e si trovano davanti alla scelta più difficile: decidere se portare comunque a termine la gravidanza, mettendo al mondo un bambino destinato a soffrire molto prima della fine, o ricorrere all'aborto terapeutico, laddove è consentito anche oltre i termini prescritti in Italia. Luce è quasi trascinata dagli eventi ed è incapace di opporsi ad una volontà che non le lascia spazio, ma poi, quando tutto è compiuto, si trova totalmente svuotata, morta. Inutili i tentativi di farle riprendere la sua vita. Tutto è fermo, chiuso come la stanza del bambino, coi mobili ancora impacchettati e il calendario fermo a Dicembre.
Il lettore vive con Luce il suo dolore, la sua angoscia, il suo male di vivere, anche grazie ad uno stile freddo e distaccato, che quasi fa provare il gelo dell'anima di questa madre non madre. Come lei noi non comprendiamo i sentimenti di Pietro, con lei sopportiamo il peso di giornate senza senso e ci accostiamo, attraverso il forum che lei frequenta, al dramma di tante madri mancate, che hanno scelto (o subito) il dolore lacerante dell'aborto.

Il libro propone tante domande , ma non offre risposte: è lecito impedire ad un bambino di nascere? Chi può dire cos'è o cosa non è vita? Fino a che punto la scienza può arrivare? Cosa è consentito e cosa no? Ma, soprattutto, come si può superare un dolore così grande, anche quando la scelta è apparentemente obbligata?
L'aborto è una lacerazione grandissima per una donna, anche quando non è voluto e il dolore di Luce è il dolore di ogni madre che ha vissuto la perdita di un figlio non nato. Per questo la accompagniamo nel suo difficile cammino di rinascita e attraversiamo con lei tutte le tappe dell'elaborazione del suo lutto, fino alla lenta rinascita, che apre alla speranza.

Confesso di aver cominciato la lettura prevenuta: l'Amica Lettrice, da sempre mio referente privilegiato, non me ne aveva parlato bene e io non ero rimasta particolarmente colpita da "Se chiudo gli occhi", libro della stessa autrice letto quest'inverno...e invece la storia mi ha preso e coinvolto. 

Certo non è una lettura facile, specie per chi ha ferite ancora aperte, ma è un ottimo punto di partenza per una riflessione più ampia, senza facili giudizi e pregiudizi, perché dinanzi a questi drammi bisogna solo inchinarsi e tacere. 

domenica 18 settembre 2016

Di solitudini, fallimenti e nuovi inizi

foto dal web
E così te ne sei andata, hai cambiato scuola e dovrai ricominciare tutto da capo. 

La notizia mi è arrivata due giorni dopo l'inizio delle lezioni, visto che la rimodulazione della mia cattedra non mi aveva ancora fatto entrare nella tua classe. Mi hai chiamato tu e sei venuta a trovarmi all'uscita da scuola :" Voglio salutare solo lei, prof".  E giù lacrime a fiumi. "Ma perché te ne vai?" Risponde il padre: "Fondamentalmente per lei, prof. Ha saputo che non ci sarebbe più stata, se non per pochissimo, e non ce l'ha fatta". 

La tua classe non era stata benevola con te: tu eri Hermione, ma nessun Harry e nessun Ron ti sono diventati amici, anzi, Harry e Ron hanno fatto di tutto per escluderti, per puntualizzare ogni tuo errore e ogni tua inadempienza. I tuoi compagni erano troppo bambini per te, che vivevi già realtà da adulta, dovendo gestire una famiglia e un fratellino visto che la "buona scuola" aveva mandato al confine tua madre. Che ne potevano sapere loro delle tue letture, della profondità del tuo sentire, della ricchezza delle tue potenzialità? Loro vedevano solo un carattere spigoloso, due occhi sfuggenti, l'impossibilità del cinema il pomeriggio (come potevi lasciare tuo fratello?) e la risposta sempre pronta. Da parte tua, d'altronde, non c'era nessun desiderio di farti amare. Con la rigidità tipica dell'adolescente non cedevi di un passo dalle tue posizioni, anche quando , riflettendo, ti rendevi conto di avere sbagliato. 
Anche fra i colleghi solo pochi ti avevano capito. PalloneGonfiato non faceva altro che ripetere: "Hermione è un problema, un vero problema!" e l'Inglese: "Non sa dire una parola, non traduce!" . "Ma come? Hermione legge HP in lingua originale". "Con me non apre bocca!". Qualcuno dei colleghi non aveva notato nulla, frecciatine, battutine...nulla. Solo una si era confrontata con me, avevamo insieme contattato lo psicologo, avevamo cercato di dipanare questa matassa sempre più ingarbugliata. Poi la scuola è finita, nella speranza che l'estate facesse crescere qualcuno e che la cosa si risolvesse da sé. E invece il cambio di cattedra ha fatto saltare l'equilibrio: "Prof, quando lei mi guardava io capivo che lei mi capiva. Adesso come potrei fare?" 

No, non mi sento inorgoglita, no, non mi sento brava...mi sento parte di un sistema che ha fallito. 
L'allievo "difficile" ci sta, è normale, fisiologico. Quello che non va bene è che la scuola lo veda solo come un problema che faccia dire: "Hai saputo, Hermione se n'è andata...meno male!", quello che non va bene è che non si riesca a vedere aldilà di occhi bassi e di spigolosità, quello che non va bene è che si tolleri (o, peggio, ci si renda complici) di atti di bullismo piccoli, apparentemente insignificanti, ma che fanno tanto male a chi si trova in una condizione di fragilità.

E, perdonatemi, il dolore di questa vicenda mi ha tolto l'entusiasmo per questo inizio di anno scolastico, caratterizzato da novità di ogni specie e da una cattedra che metterà a dura prova i superpoteri di Wonder-Dolcezze.

mercoledì 14 settembre 2016

Di cadeaux per la Stella: cupcake e coni gelato di feltro

Questo è stato un anno festaiolo per casa Dolcezze. Si è cominciato col suo compleanno (corredato da cadeaux), si è continuato con la Prima Comunione del Cucciolo, con corteo di bomboniere al seguito (anche quiqui ) e ora si è arrivati ai 18 anni della Stella. 
Potevano mancare, anche qui, gli Apophoreta? Ovviamente no.
Dopo lunghe e travagliate riflessioni ("questo non mi piace, questo è poco originale, questo è troppo complicato") la scelta è caduta su portachiavi di feltro a forma di cupcake (passione della Stella) e di cono gelato.
La preparazione è stata lunga perché non si poteva usare la big shot e si è  dovuto tagliare tutto a mano, dopo aver creato le dime. 
I prototipi erano più elaborati, con particolari ricamati e varie cuciture... 



poi si è semplificato il lavoro (tipo catena di montaggio) e,

 
ESATTAMENTE LA SERA PRIMA, la laboriosa impresa è stata portata a termine.


Grande è stata la soddisfazione della festeggiata, degli invitati e, modestamente, dell'autrice, che ha potuto impiegare una gran parte di nastri, bottoni e stoffe che occupano il suo craft-closet. 

Ovviamente non c'era un portachiavi uguale all'altro (70!!!).
...la bellezza dell'handmade!



Con questo post coloratissimo partecipo a



domenica 11 settembre 2016

Delle cronache di Villa Arzilla 15



I preparativi per i 18 anni della Stella hanno comportato un enorme dispendio di tempo e di energie (oltre allo stress e ai soldi) e lo stress, ovviamente, ha contagiato la Genitrice che, esattamente alla vigilia, quando Dolcezze era in preda all’ansia più nera per gli ultimi particolari e gli inevitabili imprevisti, ha pensato di star male…e male sul serio! Gocce, pillole, telefonate al medico…panico assoluto, con Dolcezze che si divideva fra scuola, organizzazione turni di assistenza, acquisto candeline, accompagnamento Erede dalla collega per studiare,  spesa (perché si deve pur mangiare) e il terrore che la situazione non rientrasse.  E il problema c’è stato sul serio, con tanta paura. Dopo l’ennesima telefonata al medico, Dolcezze decide di dormire con la Genitrice, che intanto si disperava per non poter partecipare ai festeggiamenti dell’unica nipote femmina.
La nottata passa relativamente tranquilla, ma Dolcezze certamente non dorme. Quando, al mattino, si alza, trova la Genitrice in cucina, intenta a far colazione:
DOLCEZZE: “Ma sei già alzata?”
GENITRICE: “Certo! Ci dobbiamo sbrigare!”
D: “Per cosa?”
G: “Devi accompagnarmi dal parrucchiere!”
D: “Ma, scusa, non stai male?”
G: “Certo, ma se peggioro non mi vorrai portare all’ospedale coi capelli così in disordine!”
D: “…”

(Per la cronaca…la Genitrice ha partecipato alla festa, ha conversato amabilmente, contemplato i nipoti e  soprattutto la festeggiata, ha commentato ogni cosa. Il mattino dopo, mentre Dolcezze stentava a riprendersi dalla fatica, lei, tanto per mantenersi occupata, ha preparato qualche bottiglia di conserva di pomodoro.)

mercoledì 7 settembre 2016

Dei 18 anni: alla Stella


Sei stata concepita, nella mia mente, prima che nella mia carne, quando, liceale, lessi :
"Ho una bella bambina, che assomiglia ai fiori d'oro, 
Cleis amatissima. Non la cambierei
con la Lidia intera, né con l'amata..."
  (Saffo, Fr LXII)
Lì ti ho immaginata, in quella visione di bellezza e di luminosità e poi, quando sei nata, con nella testa i segni della tua lunga lotta per venire alla luce, io mi sono immediatamente e perdutamente innamorata di te.
Avevo una bambina, eri la mia bambina, ma in te non riconoscevo nessun aspetto di noi, non nel volto, non negli occhi…solo quella meravigliosa carnagione diafana che ricordava tua nonna. 
Eri lunga lunga, magra magra…niente in comune col tuo bellissimo fratellone, angioletto biondo pieno di riccioli. E io soffrivo quando, dalle battutine, capivo che ti giudicavano bruttina.
Giorno dopo giorno, tutti ci interrogavamo su a chi somigliassi. Io avevo quasi paura di stringerti, avevo timore di ingelosire ulteriormente tuo fratello, che già non mangiava più. Ti allattavo e ti posavo nella culla o tra le braccia accoglienti di Papà e dei Nonni, ma ti coccolavo di nascosto, quando lui non c’era, e ti spupazzavo come volevo.
Poi sei cresciuta, il tuo corpo lungo si è riempito e ti sei mostrata in tutto il tuo splendore, non con quella bellezza immediata e quasi sfrontata di tuo fratello, ma con quella che si scorge guardando con attenzione, ammirando i colori delicati, gli occhi chiari e ammalianti, i capelli ambrati e le lunghe gambe.
Sei cresciuta in mezzo ai maschi, e con loro hai imparato presto a relazionarti. Meno ti incontri con le femmine, troppo superficiali e problematiche, mentre tu sei un libro aperto. Delle donne tu hai la dolcezza e l’istinto materno, ma non le finzioni e le astuzie.
Per questo sei inconsapevole del tuo fascino e non ti piaci, mentre la tua non è solo la bellezza delle forme perfette, ma è quella che viene da dentro e che ti rende amata ovunque.
Dicono che mi somigli, ma io nel tuo aspetto non riconosco niente di me (tu sei così bella!). Tu hai di mio la tenacia, l’impegno, la voglia di fare, la generosità. Hai di mio l’essere madre, di tuo fratello e di tutti i gattini perduti che trovi sul tuo cammino e che a te si rivolgono con fiducia. Sei amica, confidente e, come diceva mia Nonna di me, Refugium peccatorum e Consolatrix afflictorum.
Sei troppo sensibile, però, e questa è la tua debolezza. 
Non sempre (quasi mai) ottieni riconoscenza per quello che fai e che sei e allora soffri per l’incomprensione e l’ingiustizia, piangi se sei ferita.
Sei troppo buona, per questo è facile ferirti, ma non posso, per paura, chiederti di essere diversa: sarebbe snaturare il tuo essere, pieno d’amore per tutti.
Continua il tuo cammino con la stessa energia. 
Sii forte: non ti fare scoraggiare dalle difficoltà, dai tradimenti, dalle paure. Non consentire a nessuno di spegnere la luce che è in te.
Sii forte: non permettere a nessuno, neanche a chi ami, di limitare la tua libertà. Realizza e vivi la tua autonomia, lotta per ottenere ciò che vuoi, coltiva i tuoi sogni.
Sii forte: abbi piena consapevolezza della tua dignità di donna. Non cedere mai, nemmeno (e soprattutto) per amore, a chi ti vuole far credere che non vali.
Tu vali, tu sei grande e non devi essere lo zerbino di nessuno. Non rinunciare a te stessa, mai.
Continua a riempire di gioia la nostra casa e la vita di coloro che incontri.
Vai avanti, col sole anche di notte.
Noi ti accompagneremo, ma siamo pronti a farci da parte, quando tu penserai di poter andare da sola e ci saremo quando vorrai tornare. 

Auguri, Stella.

Con amore infinito
Mamma