giovedì 19 ottobre 2017

Di marmellata di limoni (di recupero)

Questa non è una ricetta normale, ma il modo che Dolcezze ha trovato per utilizzare i limoni usati per il Limoncello, visto che proprio non sopporta lo spreco. Una volta aveva provato a congelare il succo, ma il risultato non era stato buono, anche se comunque lo aveva "riciclato" per mettere a macerare il pollo, ma niente di che. Stavolta ha pensato di fare la marmellata, ma tutte le ricette reperite prevedevano polpa e buccia...e ovviamente lei le bucce non le aveva. Ha pensato che, comunque, tentar non nuoce e, alla peggio, avrebbe perso un po' di zucchero...e ha cominciato.

Ha spellato benissimo i limoni, portando gli spicchi a vivo, poi li ha tagliati a pezzetti e ha tolto i semi (e questa è stata la parte più fastidiosa: c'erano più semi che succo!). Ha poi pesato succo e polpa e ha aggiunto la stessa quantità di zucchero e ha messo tutto nel boccale del Bimby a 100° (ma avrebbe potuto anche mettere in pentola a fuoco vivo). Nel frattempo ha sbucciato un limone (solo la parte gialla), l'ha tagliata a filettini e l'ha fatta bollire per 10 minuti, cambiando l'acqua 3 volte. Quando la marmellata era quasi pronta ha aggiunto le scorsette di limone e ha portato a cottura. Ha riempito i vasetti, li ha capovolti per creare il sottovuoto e poi, tanto per abbondare, li ha sterilizzati, facendoli bollire per 20 minuti.
Non ha foto dei vari passaggi perché non pensava che venisse buona...e invece è ottima, un po' aspra, ma gradevolissima sul pane tostato imburrato e sulle crostate. Questa foto, invece, ve la può far vedere


Non è perfetta, ma non c'è stato il tempo di cercare una migliore inquadratura...ha fatto un volo!


Questo è un post "riciclato", nel senso che Dolcezze l'aveva scritto tempo fa ed era rimasto tra le bozze. Lo pubblica ora perché non ha il tempo di scrivere alcunché (anche se avrebbe tante cose da dire) visto il terzo femore rotto e il badante di Villa Arzilla 2 che ha dato forfait. Pensatela in questi giorni.
 

martedì 10 ottobre 2017

Delle cronache di Villa Arzilla 22

Dolcezze, prima di andare a scuola, passa dalla Genitrice:

Genitrice: "Che carino questo vestito...è nuovo?"
Dolcezze: "No, ce l'ho da un po', ma quest'estate non l'ho messo affatto. Sai, l'anno scorso mi ero accorta che era un po' troppo lungo e questo giugno non l'ho neanche tirato fuori dall'armadio. Stamattina ho deciso di provarlo nuovamente e mi sono accorta che, invece, la lunghezza è giusta. Probabilmente si è accorciato con l'ultimo lavaggio, e ora mi sta bene"
Genitrice: "E' più probabile che l'anno scorso tu fossi più magra e scivolasse di più. Ora ti sei arrotondata e si appoggia sui fianchi, tutto qui".

dal web
Qualcuno ricordi, per favore, a Dolcezze di non passare dalla Genitrice quando è depressa e si vede brutta.

venerdì 6 ottobre 2017

Di torte di pere e cioccolato gluten free

Immaginate delle bellissime e buonissime pere, che però non piacciono alle truppe né all'Amato Bene (e che ormai a Dolcezze escono dalle orecchie) e che sono troppo mature; immaginate un bel vasetto di yogurt naturale fatto in casa (da Dolcezze, of course) e immaginate un pomeriggio di tensioni da compiti per casa del Cucciolo. 
La mamma-prof ha esagerato e deve farsi perdonare. Pensa quindi a fare una torta, ma cerca di accontentare tutti, pure l'intollerante di casa e decide di rimaneggiare un po', ad occhio, la sua ricetta di torta allo yogurt. Il risultato è SPETTACOLARE e per questo condivide la ricetta con voi.


TORTA PERE E CIOCCOLATO GLUTEN FREE

Ingredienti: 
gr 270 zucchero
gr 180 farina di riso
gr 70 fecola di patate
3 uova
gr 30 cacao amaro
1 yogurt naturale
1/2 bicchiere olio di semi di girasole
1 bustina di lievito per dolci
2 grosse pere

Sbucciare le pere e tagliarle a spicchi e poi a fettine e preriscaldare il forno a 180°. Montare le uova con lo zucchero, poi aggiungere via via gli altri ingredienti, concludendo con il lievito. Versare il tutto in una tortiera imburrata e infarinata (o rivestita di carta forno, come ha fatto lei) e sistemare in superficie le fettine di pera. Infornare per 40/50 minuti, sfornare, far raffreddare e ...mangiare la propria fetta velocemente, prima che se la sbafino tutta!



per un'altra torta gluten free qui

lunedì 2 ottobre 2017

Di cose da pazzi




Mattina. Camera dell'Erede.

Erede: "Mamma, devo appendere il poster che mi ha regalato l'Amico per il compleanno"
Dolcezze: "Bisogna comprare le bacchette..."
E.:"No! Che bacchette! Non ci vuole una cornice? E' grande!"
D: "E' un poster. Esistono apposite bacchette di plastica. Dammi le misure e le compro appena passo dalla cartoleria"
E: "Quali misure?"
D: "Secondo te, quali? E' ovvio! Quelle del lato superiore"
E: "Ok, ero distratto! Quante storie!"

Dolcezze va e torna da scuola.

D: "Allora, hai misurato il lato del poster? "
E: "No. Non ho avuto il tempo di accendere il computer"
D: "... il computer? Cosa c'entra il computer?"
E: "Sicuramente la misura è indicata sul sito dove l'Amico ha comprato il poster"
D: "Scherzi? E hai bisogno di Internet per prendere delle misure?
E: "E come dovrei fare altrimenti?"
D: "..."

Tremate: questa è la generazione che guiderà il mondo dopo di noi.

venerdì 29 settembre 2017

Di come ti riciclo i collant

Se ricordate, Dolcezze aveva portato nel Buen Retiro un gomitolone di collant da riciclare. Alla fine della scuola, infatti, in preda ad una frenesia da sgombero, aveva tirato fuori la bustona di collant smagliati ma ancora forse mettibili sotto i pantaloni che da anni ingombrava il suo comodino. Dal momento che di fatto non li aveva mai usati ("Non si sa mai che ti succeda qualcosa per strada! Devi essere sempre in ordine, sotto più che sopra!" cit. Genitrice), aveva deciso di sbarazzarsene, o quanto meno di utilizzarli in altro modo. Su Internet aveva trovato questo tutorial e quindi ha cominciato a tagliare e unire. Alla fine aveva un bel gomitolone che ha lavorato con dei ferri n° 20 (enormi!!!) per fare una sacca portamollette.  

Il corpo della sacca è realizzato a maglia rasata, il manico all'uncinetto a maglia bassa.
Non è bellissima, anzi, la prevalenza di colori scuri la rende un po' triste, ma è funzionale e Dolcezze ha utilizzato il suo materiale riciclato. Ci sono, inoltre, delle imprecisioni: le calze erano di peso diverso e, quindi, la lavorazione non è regolarissima e anche i colori sono un po' sfalzati, ma come primo lavoro, globalmente, è soddisfacente ed è un'idea da sviluppare in maniera più accurata un'altra volta. 

Per questo Dolcezze ve la propone...del resto non tutte le ciambelle riescono col buco e sbagliando s'impara...o no?

martedì 26 settembre 2017

Di traduzioni creative

Dolcezze ha creato un account Instagram e ha scoperto una nuova passione per la fotografia. Niente di che, per carità...non ha certo imparato a fare foto, né ha un buon telefono, ma ha cominciato a pubblicare quello che la colpisce, i libri che legge o le sue "creazioni" e , durante la mezza pennichella postprandiale, va a curiosare nei profili di chi mette il mi piace alle sue foto. Vede così paesaggi mozzafiato, piatti appetitosi con presentazioni da ristorante a cinque stelle, gran copia di libri e altre amene piacevolezze. 
Oggi, però, il suo occhio "professionale" si è posato su un account, con motto in latino:

Nota qualche imprecisione, ma apprezza lo sforzo. Del resto la frase originaria "Ubi Caius ibi Caia"* è bellissima e lei l'ha sempre apprezzata. La ragazza dell'account evidentemente è innamorata e vedere un po' di latino, anche se un pelino storpiato, usato da una persona giovane le dà un po' di speranza per la sopravvivenza dellla lingua di Roma.  
Poi,  per gioco, pigia su "visualizza traduzione"...ed ecco la sorpresa
Dolcezze ha visto molte "traduzioni creative" da parte dei suoi alunni (e anche dei suoi figli), ma questa proprio non l'ha capita.



*Si tratta della formula nuziale romana: "Dove sei tu Caio, lì sono io Caia", che indica la comunione di vita che gli sposi devono costruire

venerdì 22 settembre 2017

Dei libri dell'anno 59: I doni della vita

Quest'estate è stata caratterizzata da letture intense e, tra l'altro, per lo più buone (grazie anche al rifornimento dell'Amica Lettrice), ma fra tutte ne emerge una, un librettino di 218 pagine che è riuscito ad assorbirmi completamente e che mi ha costretto a due giorni di "sedimentazione" una volta ultimato.


E' una storia semplice, che abbraccia i primi 40 anni del XX secolo e ne presenta usanze e costumi, ma che racconta anche le due guerre e il loro corteo di morte e distruzione. L'azione si svolge per lo più in un paese di confine della Francia dominato da alcune famiglie borghesi, che fanno il bello e il cattivo tempo e determinano mode e scelte. Fra tutte emerge la famiglia Hardelot, di cui incontreremo ben 5 generazioni. Il padre padrone, Julien, domina il figlio, gentile e remissivo, e ha già deciso il destino del nipote Pierre. Questi dovrà sposare una ricchissima ereditiera, Simone, insignificante e grassottella, per rimpinguare con la sua dote il patrimonio familiare, nonostante egli ami, riamato, Agnès, che però appartiene ad una famiglia meno benestante e meno ricca. Pierre, però, si ribella e corona il suo sogno d'amore, sopravviverà alla Prima Guerra Mondiale e con fatica costruirà la sua vita. Quando le difficoltà sembreranno superate, verrà la Seconda Guerra a scombinare tutto, a distruggere ogni cosa e a costringerli a ricominciare.

In questo romanzo non c'è alcun colpo di scena, alcuna sorpresa. E' la vita che scorre nella quotidianità, con le normali difficoltà nella relazione padre-figlio, suocera-nuora, madre-figlia e anche quando la grande Storia invade e sconvolge la vita dei protagonisti, tutto sembra svolgersi "naturalmente".
Cosa, allora, rende questo romanzo bellissimo? La descrizione di luoghi e situazioni (mirabile la scena del bagno delle signore con costumi di inizio secolo o il pranzo di fidanzamento) e la presentazione della grandezza, della sublimità, della vita normale, quella che ti offre i suoi doni: ricchezza, amore, riso e pianto.
La vita di Agnès e Pierre non è facile (difficoltà economiche, problemi coi figli, due guerre mondiali nelle quali perdono tutto...) ma è caratterizzata da una grande forza, quella della famiglia, degli affetti e, soprattutto, della speranza contro ogni speranza. Assolutamente consigliato.