domenica 17 febbraio 2019

Del re che non fa corna (e Di lessico famigliare 13)


Se c'è qualcosa che Dolcezze non sopporta è avere alunni "ruminanti", anzi, al momento della presentazione nelle varie classi, la prima regola imposta è proprio questa: "Niente chewingum nelle mie ore!" Se per caso un alunno se ne dimentica, nel momento in cui Dolcezze se ne accorge, basta un suo sguardo perché il malcapitato vada sua sponte al cestino.

Orbene, immaginate che in mezzo a cotanta severità, un giorno Dolcezze entri ruminando in classe e non se ne accorga, perché intenta a controllare il registro elettronico, ma ad un certo punto, sollevato lo sguardo, noti un certo movimento. 
"Si può sapere qual è il problema? Perché vi state dimenando così?" 
Silenzio di tomba. Poi Interventista: 
"Prof, lei sta ruminando!"
E siccome dura lex, sed lex, la prof va immediatamente al cestino.  
"Scusate, ragazzi, stavolta mi sono distratta io e, siccome c'è una regola, la rispetto, però (e qui ride sotto  i baffi) sappiate che, come diceva mia Nonna: "Il re non fa corna"
Risatina generale, ma nessuno conosceva il modo di dire, che significa che chi comanda è al di sopra della legge ed è libero da ogni vincolo. 

Secondo quanto diceva la Nonna, una donna che avesse avuto rapporti con il re non rendeva "cornuto" il marito, quasi che tale relazione non fosse sbagliata, visto il potere (o per meglio dire, la prepotenza) del sovrano. Cioè il marito non poteva rivalersi sul re, in quanto ciò che per gli altri era colpa, per lui era diritto. 
Inutile sottolineare quale modello di società preveda un tale modo di dire: una società in cui il potente di turno può fare quello che vuole senza incorrere nel giudizio del popolo. 
Inutile sottolineare che anche oggi, troppo spesso, "il re non fa corna".

Anche dalle vostre parti si usa questo modo di dire? 

martedì 12 febbraio 2019

Dei ragazzi di oggi

dal web

Da quando, nel secolo scorso, Dolcezze ha cominciato ad insegnare, i suoi malcapitati alunni di seconda hanno sempre avuto come regalo di Natale la lettura del Gattopardo. Per essere sicura che non ricorressero a qualche “aiutino”, ai poveracci Dolcezze consegnava anche un luuuungo questionario, nel quale erano richieste risposte talmente specifiche e dettagliate da imporre un’attentissima lettura. Al rientro dalle vacanze la visione del film di Visconti e successivo confronto fra il linguaggio letterario e quello cinematografico completava il lavoro. Dolcezze non negava che fosse un’impresa impegnativa (del resto lei stessa, ottima lettrice, aveva nella sua adolescenza abbandonato per ben due volte il sacro tomo); i ragazzi storcevano un po’ il muso, ma poi riconoscevano che ne era valsa la pena.
Col passare degli anni, l’ammorbidimento dovuto alla vecchiaia e al riconoscimento che, oggettivamente, forse il lavoro era eccessivo, Dolcezze aveva eliminato le domande, richiedendo solo una scheda-libro commentata. Permanevano film e dibattito.
Un anno, però, un alunno si era addormentato durante la visione della pellicola e gli altri avevano amabilmente sonnecchiato. Un paio, particolarmente audaci, erano persino stati beccati mentre armeggiavano col telefonino. A quel punto Dolcezze aveva deciso che, se volevano, avrebbero potuto vedere il film a casa e le ore di scuola sarebbero state più utilmente impiegate a fare grammatica. Il libro, però, come una roccia inamovibile, vecchio baluardo della letteratura, resisteva.
Quest’anno qualche timido segnale avrebbe dovuto far capire a Dolcezze che qualcosa era cambiato: il libro di lettura di novembre era La luna e i falò ed è stato l’inizio della fine. “Prof, questo libro è orribile!” “Prof, non sono riuscita a finirlo!” “Prof, non ce la faccio a leggerlo, mi addormento…” E via di questo passo.
Riflessione comune, discussione e lettura di pagine scelte in classe, commento sui singoli personaggi e Pavese passò.

Tomasi di Lampedusa no.

Durante le vacanze di Natale, di tanto in tanto, nel gruppo WA della classe apparivano scene di ragazzi schiacciati dalle montagne, stramazzati sui libri, moribondi sui letti…ma Dolcezze faceva orecchio da mercante. Al rientro Interventista, ormai rappresentanteprima ancora di dire “Bentrovata, prof, buon anno”, ha cominciato la giaculatoria “A nome della classe, volevo dirle che non siamo riusciti a leggere Il Gattopardo”. E giù tutta una serie di lamentazioni, da parte di TUTTI i ragazzi, anche dei lettori più convinti.  E la lingua è troppo difficile, e bisogna prendere il vocabolario una parola su tre, e le descrizioni sono troppo lunghe, e è troppo pesante, e ci sono capitoli che non c’entrano nulla con la storia, e gli sbalzi temporali sono eccessivi…Ed è stato inutile ogni espediente usato per appassionarli, e pure il tempo aggiuntivo fornito: il Gattopardo non è passato. Eppure la Seconda è una classe diligente e studiosa, che ha ancora il sacro terrore rispetto per Dolcezze: se non ce l’hanno fatta, non ce l’hanno fatta. 
E questo ha suscitato in Dolcezze una riflessione:
quando nel secolo scorso lei era una studentessa e il suo temibile professore del ginnasio lasciava 2 (due!) versioni e 10 (dieci!) di ripetizione ognigiornotuttiigiorni, lei e i suoi compagni le traducevano e le ripassavano, obtorto collo sì, ma le traducevano e le ripassavano. Quando la lettura obbligata (e non consigliata) era Mastro-don Gesualdo, che lettura tanto leggera non è, lei e i suoi compagni leggevano. Se poi non capivano i vocaboli, prendevano il vocabolario e chiosavano il testo. E non mollavano. Per loro le difficoltà erano sfide, per questi ragazzi montagne insuperabili.
A Dolcezze è venuta davanti l’immagine di adolescenti che mangiano omogeneizzati invece che bistecche, perché masticare è troppo faticoso. Vede la stessa cosa nel Cucciolo: studia, sì, ma alla prima difficoltà molla e chiede aiuto, a differenza dei fratelli che lavoravano con diligenza , nonostante i problemi. Qui il Genitore avrebbe detto: “Generazione di pastafrolla! O tempora , o mores!”
Di qui a poco, probabilmente, l’unica lettura sarà Topolino o Geronimo Stilton. Del resto già anche Manzoni per loro scrive in arabo…


N.B. Dolcezze è stata tentata di scrivere un post di risposta alle geniali affermazioni del Ministro dell' Istruzione, poi ha pensato che non meritassero il suo tempo, visto che si commentano da sole. Non può, però, non esprimere il suo profondo disgusto per tanta becera superficialità.

martedì 5 febbraio 2019

Di papere di scuola (post semiserio)


C'è una cosa che Dolcezze ha notato in questi ultimi anni di scuola: la difficoltà sempre maggiore da parte dei ragazzi di imparare nomi di personaggi illustri o, ancora peggio, termini non di uso corrente, che spessissimo vengono storpiati in maniera folle. Dolcezze ha cercato di darsi una spiegazione, dopo l'ennesimo Settimo Sèvero (sic!) e dopo i tetrachi: i ragazzi non prestano attenzione a quello che leggono. Se trovano una parola strana non si curano di esaminarla, di memorizzarla, di controllarne l'accento sul vocabolario. Si limitano a darle un'occhiata, ad averne un'infarinatura, e basta. Il tutto nella logica della velocità e, quindi,  della superficialità. E ciò spesso produce risultati decisamente esilaranti.

Quinta, interrogazione su Petronio: "Fra i modelli ispiratori del Satyricon possiamo individuare la FABULA MALESIA..." "Cosa? E che c'entra Petronio con Sandokan?"

Terza, compito di latino: "Prof, come si scrive escamotage?" Dolcezze dà l'indicazione. Il compagno: "Ma che motivo c'è di usare il francese? "" Ehm, mi sembrava banale scrivere magheggio" "Magheggio? Forse maneggio?" "E no, prof.! Quello non è dove si va a cavalcare?"

Niente, comunque, è paragonabile a questo capolavoro di Timidone, Seconda:
"I Vespri Siciliani prendono il nome da una preghiera della Chiesa, i vespri. Essi consistono nella recita, a volte cantata, della SODOMIA..."
"Di cosa?" (e intanto risolini diffusi dei compagni) "E , tra l'altro, non capisco neanche cosa volevi dire! E poi sai cosa significa sodomia?"
"Veramente no..."
"E perché  usi termini che non conosci?"
(per la cronaca, il termine corretto era SALMODIA ).

La dura vita della prof...

sabato 2 febbraio 2019

Delle cronache di Villa Arzilla 38 (e Di lessico famigliare 12)


Ennesima visita di controllo per una delle tante parti meccaniche che rendono la Genitrice una donna bionica. Il medico fa le domande di rito:

"Signora, si chiama?"
"Genitrice"
"Anni?"
"Lei quanti me ne dà?"
"..."

Dopo questa piacevole boutade iniziale, si va avanti con la visita. 

Il medico:"Tutto regolare, grazie a Dio, signora. Ci rivediamo il 13 giugno"
A quel punto Dolcezze: "O mamma! Rischio di avere scrutini quel giorno!"
Genitrice: "A 'cu campa!* Non ti bagnare prima del tempo! Per giugno potrei anche essere morta!"
"..."

(e auguri alla Genitrice, che oggi, nonostante tutti gli acciacchi, spegne 87 candeline!)



*"Per chi sarà vivo", cioè "sempre se sarò viva"

lunedì 28 gennaio 2019

Di colloqui con i genitori 8


PREMESSA: qualche giorno fa Dolcezze, correggendo le verifiche di letteratura, aveva individuato tre compiti praticamente uguali e, dopo l'arrabbiatura per essere stata nuovamente gabbata nonostante la sua poliziesca attenzione, si era prodotta in una raffinata lezione di filologia con successivo iper-mega-cazziatone ai tre colpevoli. Non si era, quindi sorpresa nel vedere, in cima alle prenotazioni per l'incontro con i docenti i nomi dei genitori degli alunni incriminati, né si era sorpresa quando si erano presentati insieme, genitori ed alunni.

Dolcezze:"Buonasera, Genitore 1, mi aspettavo una sua visita: l'accaduto è veramente grave".
Genitore 1: "Professoressa, che le devo dire? Mio figlio è un cretino." (e giù uno scappellotto)
Alunno 1: "..."
G1: "E mi ha detto che ha pure negato (secondo scappellotto). E' un cretino al cubo!

Ci manca poco che Dolcezze debba difendere il malcapitato rampollo.   

D: "Signora, sono veramente dispiaciuta, intanto per il gesto e poi per la reazione: non è possibile insistere quando l'insegnante dimostra, carte alla mano, che c'è stato un plagio. E per giunta da Wikipedia! E che diamine! Ma pensano che io non sappia rintracciare l'originale in rete?"             
Alunno 2: "Prof, le ho detto che non ho usato il telefonino e lo confermo."
Genitrice 2: "Ma forse, professoressa,  aveva letto qualcosa il giorno prima e aveva fissato i concetti, oppure aveva ripetuto coi compagni..."
D: "Signora, nessuno ha citato le tematiche che ha sviluppato lui. E poi ascolti:...(e legge la forbitissima ed elegantissima risposta che il fanciullo aveva dato, ricca di sublimi metafore e vocaboli inusitati).
La madre si gira: "Ma questa non è farina del tuo sacco!"
Dolcezze annuisce, il ragazzo cala la testa. 
A2: "Ma le giuro: non avevo il telefonino e non ho preso da Wikipedia, parola d'onore"
G2: "E allora come hai fatto? Ormai è inutile mentire: è evidente che non è opera tua"
E a questo punto Dolcezze ha un'intuizione: 
D: "Signora, tecnicamente suo figlio sta dicendo la verità."
G2: "Cosa intende, prof.ssa?"
D: "Lui non ha usato il cellulare, perché aveva con sé un fogliettino copiato da ...Scuola.net, che riprendeva Wikipedia."

E a questo punto il ragazzo scoppia a ridere, la mamma scoppia a ridere e la prof. Holmes scoppia a ridere: il ragazzo non mente!
Ma quanta pazienza, quanta pazienza...

giovedì 24 gennaio 2019

Di Achille, di fiumi e di mari



Nel XXI libro dell’Iliade incontriamo Achille che, furioso per la morte di Patroclo, fa strage di Troiani. E’ talmente carico di odio e risentimento che non è in grado di avere pietà, neanche per Licaone, uno sfortunato figlio di Priamo, che si getta ai suoi piedi implorando misericordia. Anzi, gli grida contro: “Giaci laggiù con i pesci, che tranquilli ti leccheranno il sangue dalla ferita. E non ti piangerà tua madre, disteso sul letto di morte, ma ti porterà via lo Scamandro vorticoso fino alla vasta distesa del mare, e con un salto balzerà fuori dalla schiuma di un’onda scura un pesce che roderà il bianco grasso del corpo di Licaone (vv 120-127).
Non ha però fatto i conti con il fiume che non ne può più di ricevere corpi e sangue e lo supplica perché,  se gli è stato dato dagli dei il potere di sterminare i Troiani, almeno si allontani e vada a combattere altrove: ”Le mie correnti amabili sono piene di morti, non posso ormai più versare l’acque nel mare divino, tanto son zeppo di morti: e tu massacri funesto; ma vattene e smetti: mi fai orrore, capo d’eserciti” (vv.218-221).
Achille, che non ha paura di niente e di nessuno, ovviamente proclama che non si sposterà di un millimetro e a questo punto il fiume gonfia le sue acque, spinge fuori i cadaveri innumerevoli uccisi da Achille, che “erano a mucchi fra l’onde” e si lancia contro il Pelide, che, per quanto sia Piè veloce, non riesce quasi a sfuggirgli e si salva solo per l’intervento delle divinità amiche.

So che non c’entra niente, ma il sentire di venti con punte di 120 km/h e di onde alte fino a 8 metri mi ha fatto pensare che forse anche i mari, e non solo i fiumi, possono essere stanchi di accogliere morti e vorrebbero tornare ad essere strade e non cimiteri.

martedì 22 gennaio 2019

Di regali "riciclati"

Ultimo (forse) post "natalizio" (o, per meglio dire, post-natalizio, visto che gennaio è già molto avanti...)

A parte le decorazioni che vi ha già mostrato, Dolcezze quest'anno ha fatto molto poco: fra gli impegni scolastici e Villa Arzilla è arrivata al Natale stremata e quasi inconsapevole, ma qualche regalino lo aveva preparato mesi fa e ora che sono stati consegnati ve li può far vedere.
Si tratta  di un regalo che è anche un lavoro di recupero creativo. 
Da due bocce di Nutella, arricchite da corda, pizzi e fiori e rami fustellati, sono venute fuori due portamestoli da cucina, vagamente shabby, e molto apprezzate dalle destinatarie ( e pure da Dolcezze, a dire il vero). 




Che ve ne pare?