martedì 18 giugno 2019

Di Quinte da ringraziare


Ci siamo. 
Domani comincerete gli esami, darete il massimo, vi emozionerete, vi arrabbierete, piangerete, riderete...e partirete, ognuno per la sua strada. Abbiamo cominciato insieme, abbiamo camminato insieme, siamo cresciuti insieme, eppure
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio."(E. Montale)
E proprio oggi, alla vigilia di tutto, voglio ringraziarvi, uno per uno, per quello che siete stati, che siete e che sarete e, siccome sono una prof originale, invece ti tirare in ballo i miei eccellentissimi insegnamenti, ricorderò quello che ho imparato da voi.

Grazie a te, mio Cardiologo (che in realtà farai l'ingegnere), per avermi insegnato che l'impegno paga e che col duro lavoro si arriva alla meta.
Grazie a te, mio Segretario, presenza taciturna e fedele, che mi hai insegnato che dietro il silenzio e la timidezza si nasconde tanta ricchezza.
Grazie a te, Americana, per avermi insegnato la schiettezza e la sincerità ("Prof, questa parte non la conosco perché non l'ho studiata. Mi scusi: recupererò")
Grazie a te, Manzoni, per avermi insegnato che si possono scrivere bene 8 pagine, se si conosce approfonditamente l'argomento.
Grazie a te, Casanova, che mi hai insegnato che l'amore è "german di giovinezza" e che ad esso si possono sacrificare tranquillamente anche le ore di studio.
Grazie a te, Houdini, che mi hai insegnato come all'improvviso si possa scomparire dal proprio banco (anche se involontariamente).
Grazie a te, Diesel, che mi hai insegnato che ognuno ha i suoi tempi e  bisogna sempre sperare in una fioritura, che in te è stata lenta, ma copiosa.
Grazie a te, Veneziano, che mi hai insegnato che si può venire su bene, nonostante una madre troppo presente.
Grazie a te, Marciatore, che mi hai insegnato che ciò che conta nella vita è la forza di volontà, che ci fa vincere tutte le nostre battaglie.
Grazie a te, Sofista, che mi hai insegnato l'abilità di trasformare il discorso ingiusto nel discorso giusto (come te nessuno!).
Grazie a te, Russo, che mi hai insegnato a difendere l'indifendibile, se lo ritieni giusto e vero.
Grazie a te, Comico, che mi hai insegnato l'ironia e la capacità di sorridere di tutto.
Grazie a te, Vagabondo, che mi hai insegnato che di troppo riposo non è mai morto nessuno.
Grazie a te, Filosofo, che mi hai insegnato la serietà e l'impegno, la completezza e la cura.
Grazie a te, Muchu, che mi hai insegnato l'arte dell'ultimo banco, ma anche quella dello studio intelligente.
Grazie a te, Ballerina, che mi hai insegnato il senso di responsabilità, come si cresce e si matura.
Grazie a te, Economista, che mi hai insegnato la forza del ragionamento e la capacità di difendere le proprie idee.
Grazie a te, Pasionaria, che mi hai insegnato che i ratti sono solo topi e che nei bagni della scuola deve esserci un armadio magico in cui sparire.
Grazie a te, Castore, che mi hai insegnato che si può copiare da Wikipedia senza usare dal telefonino.
Grazie a te, Polluce, che sei arrivato piccolo piccolo e mi hai insegnato a ridere degli strafalcioni e delle spiritosaggini.

Grazie a tutti voi, che, quando siete arrivati, eravate tanti e ora siete una classe di amici e complici. Grazie a voi, che tra di voi mi chiamate mamma e che io nel mio cuore considero figli.
Grazie a voi, che siete la più bella classe che ho mai avuto (anche se ne porto nel cuore tante), forse perché vi ho cresciuti e, forse, mi assomigliate un pochettino.
Grazie a voi e forza! Avete ali forti e potete volare lontano, ma poi tornate qui, arricchite la vostra terra della vostra bellezza e della vostra cultura. 
Contribuite a rendere più bello e più grande il nostro  mondo, 
virtute duce, comite fortuna.

sabato 15 giugno 2019

Degli insegnanti allo scrutinio

Gli scrutini sono un rito annuale e riservato, con pratiche da setta segreta e rigide norme, ma Dolcezze spera di non violarne nessuna presentando qui le diverse tipologie di prof .

Il distratto: non ha caricato i voti, non trova i suoi scartafacci, non collega nomi e volti e, nel dubbio, dà la sufficienza a tutti.
Il frustrato: soffre di un gigantesco complesso di inferiorità, dà valutazioni bassissime agli alunni che gli stanno antipatici e non è disponibile, neanche sotto tortura, a modificare un suo voto, nonostante gli venga ricordato che è solo una proposta che deve essere ratificata dal Consiglio di classe.
Il taumaturgo: per tutto l'anno ha lamentato il disimpegno degli alunni, la loro mancanza di educazione e di studio e poi le sue valutazioni sono tutte superiori al 7. Quando si dice il miracolo.
Il perfettino: ha tutto in ordine, non ha bisogno di guardare le carte perché ricorda tutto alla perfezione, conosce ogni singolo articolo della normativa e per lui il voto pari o inferiore allo 0.50 si arrotonda per difetto, anche se gli consigliano il contrario.
Il rompipalle: inserisce i voti con i decimali, poi li arrotonda per difetto, poi, dopo che si è concluso tutto, le medie sono state controllate e si sta per concludere ogni operazione, ha un momento di rinsavimento e dichiara di avere sbagliato, pretendendo (e ottenendo) di correggere al rialzo tutti i voti. Tempo perso: almeno 30 minuti.
Il manto della misericordia: giustifica tutti, comprende tutti, difende l'indifendibile, ricorda al consiglio tutti i drammi vissuti nell'anno dallo studente sfaticato e con un mirabile coup de théatre riesce a salvargli il collo.
Il sospettoso: immagina inganni, accordi e raccomandazioni e, nella sua furia savonaroliana contro ogni forma di corruzione, si oppone ad ogni variazione di voto, ancorché ben motivata e favorevole all'alunno.
Lo scrupoloso: per giorni esamina, rivede, controlla le sue medie, compara scritti e orali, confronta alunni e classi, non mangia, non dorme, ha le coliche e arriva allo scrutinio peggio che ad un esame.
La carogna: ritiene di aver subito un torto durante l'anno, da un alunno o da un collega, e arriva col coltello fra i denti per fargliela pagare. Dà un po' fastidio, fa un po' di scena, minaccia di abbandonare la seduta e di far rinviare ad altra data lo scrutinio e a volte lo fa davvero, ma difficilmente riesce nel suo intento. 

Alla fine della giostra, comunque, tutto questo ambaradan trova un ordine e il Consiglio di Classe unicuique suum tribuit, ma spesso a costo di sciarre epiche e di minacce di rottura di amicizie decennali. Miracolosamente, però, stampato il tabellone e apposte le firme, ogni contrarietà si dissolve e tutti i prof tornano alla normalità. Tutta colpa dello stress.

QUESTO E' UN POST IRONICO: I COLLEGHI NON SI SENTANO OFFESI E I GENITORI NON SI PREOCCUPINO. Di fatto in ogni scrutinio si cerca sempre e comunque il bene del ragazzo, di ogni singolo ragazzo, ma perdonate Dolcezze che, dopo aver assistito ad autentici miracoli (non per niente era la festa di sant'Antonio), e aver visto questa vignetta


ha deciso che doveva riderci sopra.


mercoledì 12 giugno 2019

Di trasformazioni e adattamenti

No, no, niente post filosofico! Stavolta le trasformazioni di cui si parla sono molto pratiche e Dolcezze vuole condividere l’idea con voi.

Il tutto parte dalla tragedia dell’adolescente in shopping: arrivata a casa la povera madre esasperata e devastata si rende drammaticamente conto che la camicia, provata SEPARATAMENTE rispetto ai pantaloni, non ci si sposa poi benissimo. Proporre al Cucciolo una nuova uscita? Ricominciare con “Spogliati /vestiti/prova questo/prova quello” MAI! La proverbiale pazienza di Dolcezze è ormai morta e sepolta…E allora la “genialata”: un attacco di creatività vero e proprio che, secondo Dolcezze, ha messo una pezza (in senso proprio e figurato) all’errore da shopping devastante.
Il pomeriggio di acquisti aveva prodotto un paio di pantaloni rossi, una camicia celeste e un paio di scarpe blu con riporti rossi. L'Amica Lettrice , interpellata per consiglio, aveva chiesto se, per caso, la camicia presentasse dei richiami ai pantaloni, che, però, ovviamente non c'erano.


Come trasformare i due pezzi spaiati in un completo? Dolcezze guarda il nastrino di grosgrain rosso che ha comprato per le bomboniere dell’imminente laurea dell’Erede e, all’improvviso, ha la visione della soluzione: lo aggiungerà al taschino e alla bottoniera della camicia e così la farà passare da anonima (ancorché carinissima) camicia celeste a casacca coordinata ai pantaloni. 



Detto fatto: il risultato è molto gradevole e ha ottenuto i complimenti di parenti e amici. 
Per questa volta è andata bene.

venerdì 7 giugno 2019

Dell'adolescente maschio in shopping



dal Web
Quando è nato questo blog, Dolcezze parlava spesso di adolescenti, al punto di avere creato una rubrica quasi settimanale. Del resto, in casa ne aveva due, che sommati a quelli di scuola, le fornivano materiale a gogò. Poi gli adolescenti di casa erano cresciuti, la situazione era diventata più normale e Dolcezze si era illusa di esserne fuori (perché, alla fin fine, gli alunni li vedi solo per mezza giornata!) e il Cucciolo era ancora piccolo. Bene: il Cucciolo è cresciuto e già manifesta segni inequivocabili di adolescenzitudine.
Il quasi-adolescente si prepara alla Cresima. Anche a non voler fare progetti faraonici, occorre comprargli qualcosa di nuovo e lì, in un terribile pomeriggio, è comparso lui, l'adolescente maschio in shopping.

L'adolescente maschio che deve andare a fare shopping innanzi tutto rimanda, pospone, procrastina, rinvia, differisce, si rifiuta di uscire, ma, contemporaneamente intima alla madre di non comprargli nulla lei, visto che deve scegliere lui cosa indossare. Nell'incombere del giorno dell'evento, la madre furibonda lo prende per le orecchie e lo trascina in un negozio. Qui la tragedia, già iniziata prima di uscire, si consuma: intanto l'adolescente non vuole provare nulla. Costretto, prova UN SOLO PAIO DI PANTALONI e dice che vanno bene ("Ma come? Si vede chiaramente che ti vanno stretti!" "Sì, sì...ma vanno bene così"). Al rifiuto della madre e al suo obbligo di provarne altri si assiste a scene degne di Vittorio Gassman: l'adolescente impreca, piange, si dispera, sbuffa, maledice l'evento, promette che non uscirà mai più e che d'ora in poi delegherà, implora pietà e infine prova i nuovi pantaloni, dopo aver creato una palla indistinta con quelli precedenti. La madre comincia a perdere il controllo, si contiene e, non appena individuato un paio appena passabili, corre alla cassa e fugge via. Peccato, però, che non bastino solo dei pantaloni, ma che si richieda obbligatoriamente almeno una camicia: nuova tragedia. La madre neanche ci pensa a proporre una giacca: del resto l'adolescente ha un'idea tutta sua dell'eleganza, e lei ha esaurito la sua scorta di pazienza. Arrivati alle scarpe, la genitrice si rivolge direttamente all'Altissimo. Se è fortunata, l'adolescente ha le idee chiare e si va direttamente nel negozio giusto, altrimenti..."Queste sono scarpe da bambino/queste non mi piacciono/voglio le Adidas, le Nike, le Converse" e chi più ne ha più ne metta.
La povera madre, non appena trova quelle su cui si può trovare un minimo di compromesso, acquista e fugge, pregando che questa fase passi presto. 

Poi ricorda, però, che il maschio in shopping è una tragedia a qualsiasi età...e si dispera. 
Pensatela, pensatela...



(Per chi volesse conoscere l'adolescente femmina in shopping, qui e qui)

martedì 4 giugno 2019

Di copertine per neonati

Grande festa in casa Dolcezze! C'è un bimbo in arrivo! 



Certo, c'è un piccolo problema: Dolcezze diventerà prozia...e non era ancora pronta, ma considerato che Cognata , che ha la sua stessa età, diventerà nonna si conforta un po' e si è imbarcata nella fattura della sua prima copertina. 
Prima ha curiosato su Pinterest, poi ha disturbato le amiche dell'Isola Creativa, poi ha comprato la lana (avorio, secondo richiesta) e infine, finalmente, ha deciso. 
E' venuta fuori questa copertina,


che non sarà perfetta, ma globalmente le piace. Il punto lo ha preso qui, il bordo, invece, lo ha rielaborato lei da uno schema visto in rete. 



Il problema è nato nel momento di scegliere il nastrino: tortora, avorio



o verde Tiffany? 



Dolcezze ha aperto un sondaggio e la bilancia tendeva per il verde. Poi, però, lei ha cambiato idea e lo ha messo avorio, riservandosi di consegnare quello verde alla nipote, perché decida direttamente lei.
Voi cosa ne pensate? Si accettano ulteriori pareri. 

venerdì 31 maggio 2019

Dei libri dell'anno 66: Jezabel


In un'aula di tribunale affollata entra, imputata per omicidio, una donna famosa per la sua bellezza e la sua vita straordinaria. Si leva un brusio diffuso: tutti, uomini e donne vogliono vederla bene e ascoltarla. Lei però non dice nulla, se non confessare l'omicidio di un giovane, suo presunto amante. Dinanzi alle accuse, gravi e infamanti, lei tace. Non risponde quando le viene chiesta l'età, non commenta, né reagisce dinanzi alle testimonianze, che la inchiodano come donna amorale, che, novella Jezabel, frequenta le case di tolleranza. Ma la sua bellezza sembra sfiorire giorno per giorno e la donna che arriva alla fine del processo e alla condanna appare molto più anziana di prima. 
A questo punto, a processo concluso, l'azione si sposta a tanti anni prima, quando la protagonista, Gladys, è una bellissima sedicenne che, per la prima volta, diventa consapevole del suo straordinario fascino e del potere che ha sugli uomini. Qui parte la sua storia, il racconto dei suoi matrimoni, della figlia, della vita di svaghi, feste e balli, in quella fin de siècle che cambierà l'Europa. Gladys è signora e vittima della sua bellezza, che cura meticolosamente, e della sua giovinezza, che considera l'unica felicità al mondo. Lo scopo della sua vita è il piacere e il controllo degli uomini che le cadono ai piedi e che lei domina con il suo inesauribile potere. Ma, anche se la natura è benigna con lei e non le lascia addosso i segni del tempo, questo corre inesorabilmente e la figlia, che lei si ostina a considerare bambina, diventa una donna che vuole amare. Questo la devasta: non può diventare la madre di una sposa, la suocera di un giovane e, peggio, la nonna di un nipote. Per questo ruba la felicità della figlia e annulla il suo stesso essere madre. E intanto c'è la guerra, che capovolge il mondo e, per fermare il tempo, non basta alterare i propri documenti di nascita e far sparire le foto della figlia. Gladys non accetta di invecchiare, perché non può accettare di non essere più desiderabile, ricercata, adorata. Rifiuterà persino il matrimonio con l'uomo che ama, perché dovrebbe produrre i documenti e confessare la sua vera età e sprofonderà ogni giorno di più in una folle (e inutile) gelosia, fino al tragico finale.

Terribile figura di donna egoista e narcisista, autoreferenziale e priva di ogni remora morale, incapace di accettare la vecchiaia che, come Mimnermo, considera il peggiore dei mali; personaggio terribilmente attuale, se guardiamo a figure contemporanee rese mostruose da una chirurgia finalizzata a fermare il tempo o, quanto meno, a ritardarne il più possibile l'inevitabile incedere, indimenticabile figura di madre-non madre, pare ispirata alla stessa genitrice dell'autrice. Il tutto raccontato con lo stile raffinato della Nemirovski, che non mi stancherò mai di ammirare.

per il Venerdì del libro, dopo tanto, tanto tempo...

venerdì 24 maggio 2019

Dell'ultima (?) frontiera del copiatore seriale


Ultimo compito di latino: Dolcezze sarebbe pure di buon umore. In fondo è l’ultima tornata: corretti questi abbiamo finito per quest’anno. Comincia il solito rituale: 
“Distanziamo i banchi! Liberate il sottobanco!” 
“Pure le cuffie devo togliere?” 
“Ho detto tutto, pure l’acqua e la merenda!” “Consegnate i cellulari e vi ricordo la regola: chi viene beccato a copiare avrà 1, chi non verrà beccato in classe, ma solo quando correggo avrà 2, perché è stato bravo. Perché, ricordatevelo: potete pure essere bravi, ma io vi sgamo sempre!”
Teste chine, banchi sgombri, penne che corrono sui fogli…
All’improvviso Dolcezze-Falco scorge un piccolo movimento e plana sul malcapitato, che, in maniera maldestra, lascia cadere sulle gambe un piccolo aggeggio.
“Che roba è?” 
“Un orologio” 
“Per farci cosa?” 
“Per guardare l’ora”
Dolcezze, nel dubbio, requisisce e invia la foto alle sue truppe. Risponde la Stella: “E’ un orologio touch, con collegamento ad internet”
Dolcezze ne aveva sentito parlare, ma non ne aveva mai visto uno. Nei suoi trent’anni di carriera ha lottato contro bigliettini, libri tascabili, fotocopie rimpicciolite, fisarmonichine, sms, cellulari e credeva di avere visto tutto ma comincia ad avere l’impressione che il copiatore seriale cammini sempre tre passi davanti a lei e, in tutta onestà, comincia ad essere stufa. 
Di questo passo, fra breve, il prof dovrà procedere ad una perquisizione fisica, se vorrà evitare scopiazzamenti.
Ma, cavolo, noi siamo insegnanti, non poliziotti. Forse sarebbe meglio eliminare i compiti in classe.