sabato 28 marzo 2020

Della scuola ai tempi del coronavirus 2

foto dal web
Grandi discussioni via WA, via Weschool, via Skype coi singoli consigli di classe. Priorità assoluta rimodulare la programmazione, trovare il modo di coinvolgere gli alunni, definire forme e tempi di valutazione (?), documenti di singoli che comunicano metodologie didattiche, scambio di materiali,  condivisione link...la scuola è in fermento e, modestia a parte, credo stia reagendo benissimo alla situazione di crisi. 
Andando al particulare, Dolcezze sta lavorando con una certa costanza con tutte le classi, ma con la Prima in particolare. Ogni giorno, tutti i giorni (fine settimana escluso) li intrattiene per un paio d'ore con videolezioni...E FA SCUOLA,  ma scuola sul serio, perché, nonostante le limitazioni,  c'è un bel confronto su tutto e si sta riuscendo ad andare avanti, lentamente,  ma con continuità. Si stanno potenziando forme di didattica alternative, lavori di gruppo, progetti dinamici che mirano non solo all'acquisizione di conoscenze ma anche a mantenere viva le coesione del gruppo classe che (Dolcezze l'ha saputo da  una mamma) ogni sera si riunisce per fare due chiacchiere e confrontarsi sulla giornata,  di studio e no. 
In tutto ciò, logica e disposizioni superiori invitano a non sovraccaricare i ragazzi,  già sufficientemente prostrati, con un eccesso di videolezioni, videoconferenze e compiti e quindi anche Dolcezze ha pensato di ridurre la sua ingombrante presenza:
"Come procede? Preferite rallentare con le videolezioni? Se volete ci vediamo un giorno sì e uno no, così avete più tempo per approfondire. "
Silenzio di tomba in una chat in genere piuttosto ciarliera...
"Allora? Nessuna risposta? "
Interviene Wiki, che neanche il Coronavirus riesce a zittire: "Noi preferiremmo di no, prof"
"Cioè,  fatemi capire...Volete continuare a vedermi tutti i giorni? "
"Sì, prof. Così abbiamo lo stimolo per continuare a studiare, altrimenti rimandiamo e poi rimaniamo indietro. "

Con ragazzi così non pensate che #celafaremo veramente?

mercoledì 25 marzo 2020

Delle follie della quarantena

Il momento è difficile e siamo tutti sotto pressione. La convivenza h 24, le restrizioni,  la mancanza della scuola, del lavoro, delle normali uscite si fanno sentire.  Siamo più che consapevoli della necessità di tutto questo e tutti siamo più che disponibili a rispettare le regole, ma il continuo martellamento via radio/televisione/social sulle norme di igiene da applicare con rigore comincia a suscitare qualche paranoia. Quanto segue è l'autentica trascrizione di quanto avvenuto un paio di giorni fa.
Mattina di videolezione con tutte e tre le classi: alla fine della giostra mi ritrovo con un mal di testa furioso e voglio solo spaparanzarmi sul divano dieci minuti prima di pranzo. Prendo il telefonino e trovo questo messaggio della vicina della Genitrice.

Mortificatissima, anche perché dalla seconda foto si vede che il cortile è pieno d'acqua,  rispondo alla signora


e contemporaneamente telefono alla Genitrice:
"Ma a cosa hai combinato? Mi ha chiamato la vicina  e mi ha detto che hai steso la coperta gocciolante! Tu che sei sempre così attenta!"
La Genitrice casca letteralmente dal pero: "La coperta?  Gocciolante? Ma io l'ho solo stesa a prendere aria. So che la badante ha lavato la sua biancheria..." Chiama la badante che confessa il suo crimine: ha lavato due mutande,  le ha strizzate bene, però,  e poi le ha stese. 
"Ma se nel cortile c'è un lago!" 
"Non siamo state noi!"
Telefono immediatamente alla vicina: 
"Mi perdoni,signora...ma mia madre non ha steso nulla di gocciolante.  La badante ha steso due mutande,  strizzate ovviamente, e non riesco a capire da dove venga tutta quell'acqua del cortile..."  
"No...lì ho lavato io con acqua e candeggina,  visto che erano cadute delle goccioline..." 
"Cioè,  mi faccia capire, dalle due mutande della badante sono cadute sotto alcune goccioline d'acqua e lei mi ha chiamato?"
"E sì, signora,  di questi tempi occorre stare attenti.  Lo sa che il virus si trasmette attraverso le goccioline d'acqua?"

Onestamente non so quanto del nostro cervello sopravviverà al coronavirus... 

domenica 22 marzo 2020

Della quarantena


La Quaresima ha superato la sua metà e comincia la lenta discesa verso la Pasqua.  Quando ė cominciata nessuno di noi avrebbe mai immaginato che potesse essere così impegnativa, che avrebbe aggiunto alle rinunce e ai propositi di ognuno quelle ben più gravose imposte a tutti da un morbo imprevisto e imprevedibile: l’astinenza dai baci e dagli abbracci, dagli incontri e dagli amici, dalle visite a genitori e parenti anziani, dalle piccole gioie e dolori di quella quotidianità che non è mai sembrata così bella, persino dalla Messa. Sembra una crudeltà guardare il cielo terso e il volo degli uccelli, liberi loro di andare dove vogliono e di godere della bellezza del mondo. Noi stiamo a casa, per il bene nostro e altrui, e insieme al lavoro scolastico decuplicato (per insegnanti e alunni) abbiamo tempo per pensare, per riflettere su quanto era bello avere degli orari (invece di galleggiare in un limbo indistinto in cui i ragazzi si alzano tardi per occupare il tempo), in cui le ore di lezione erano anche ore di amicizia e di scambio che nessuna piattaforma digitale può sostituire, in cui al supermercato potevi permetterti due chiacchiere col salumiere o il fruttivendolo.  Rivalutiamo il rapporto coi colleghi, lo scambio di esperienze che a quattr’occhi ė più efficace, rimpiangiamo le corse per accompagnare e prendere figli a scuola, i pranzi inventati al momento, i lavori di casa incastrati fra un appuntamento col dentista e la lezione di inglese. Tutta la nostra faticosa quotidianità, vista dagli spazi dilatati della quarantena, appare per quello che ė sempre stata: vita bella, arricchente, piena di opportunità e di potenzialità.  Quando tutto questo finirà (perché finirà, lo sappiamo) non saremo più gli stessi e se ognuno ironizza su quale sarà la prima cosa che farà (il parrucchiere, l’estetista o, più probabilmente, il dietologo e l’avvocato divorzista), in realtà tutti sappiamo che la prima cosa che faremo sarà abbracciarci di nuovo.
E che si tratti solo di avere pazienza me lo ricorda il ramo di Pasqua, che sto continuando ad arricchire tutte le sere di un nuovo segno.
Il mercoledì delle Ceneri mi era sembrato un modo originale e creativo per aspettare la Pasqua, ora è diventato un segno forte di speranza, immagine della bellezza che ci aspetta,  della vita che rinasce, della vittoria sulla morte della Vita, in cui noi crediamo. Ieri  ho ricevuto un messaggio bellissimo,  commento della storia su Ig: "Ė bello che qualcosa ricordi che ogni giorno ė diverso dall'altro". Sì, perché questo ė il rischio di questi giorni di quarantena: viverli come un un'interminabile giornata della marmotta, da riempire di cibo e serie TV,  sprecando comunque la propria vita che, quarantena o meno, deve essere vissuta bene. 
Io non ho molto spazio per la noia: fra le videolezioni,  la correzione degli elaborati,  i compiti del NonpiuCucciolo,  la cucina aperta h24, ho meno tempo di prima e tutti i miei progetti di riordino straordinario della casa sono miseramente falliti, vista la contemporanea presenza della tribù che, per motivi di studio o lavoro, occupa tutte le stanze della magione che, per quanto comoda, non ė una villa con 12 stanze. 
Sgomitiamo un po', ma non è nulla in confronto a quello che sta succedendo altrove e sono sicura che tutti siamo ben consapevoli che le nostre restrizioni sono fondamentali per il bene di tutti. 

Oggi ė la domenica Laetare, che ci ricorda che la Pasqua si avvicina: sia un auspicio per intravedere la fine di questo terribile tunnel.

giovedì 19 marzo 2020

Dei piatti della tradizione di Casa Dolcezze: Pidoni



Già tante volte Dolcezze ha raccontato in questo blog quanto lei tenga a perpetuare le tradizioni culinarie della sua famiglia e già tante volte vi ha propinato proposto le ricette tramandate soprattutto dalla Nonna, ma solo ora si è resa conto che non vi ha mai presentato una ricetta che è proprio tipica della sua città, anche se indirettamente ve ne aveva già parlato.
Il rustico per eccellenza di Messina non è l’arancino (diffuso in tutta la Sicilia), ma il pidone, che altro non è che un panzerotto ripieno di scarola (indivia riccia), pomodorini, acciughe e formaggio filante. Questo, ovviamente, nelle linee generali, perché poi ogni rosticceria (ed ogni famiglia) si caratterizza con specifiche diversità e già Dolcezze segue una ricetta diversa da quella della Nonna e della Suocera.

A casa Dolcezze i pidoni, che comunque si mangiano tutto l’anno, erano “obbligati” in tre giorni: la vigilia di Natale e il Mercoledì delle Ceneri (probabilmente perché cibo “magro”) e poi il giorno di San Giuseppe. Dolcezze ha abolito la tradizione di inizio Quaresima (bel modo di digiunare con una prelibatezza!), ma ha mantenuto gli altri giorni, e questo anche quando aveva i bambini piccoli, perché dalla Nonna la consegna era passata direttamente a lei, saltando la Genitrice, non particolarmente versata nella cucina. Per questo li ha preparati anche quest’anno, nonostante la festa sia un po’ sottotono, e adesso vi propone la sua ricetta, con consiglio di provarla e di godere di tanta bontà.

Partiamo con la pasta: la Nonna usava pasta di pane lievitata, la Suocera pasta di pane, con aggiunto nell’impasto dell’olio, Dolcezze usa invece un impasto che garantisce un’ottima riuscita anche quando non si ha voglia di friggere e si preferisce cuocere i pidoni al forno. Ma bando alle ciance!

Ingredienti
Per la pasta:
gr. 500 farina (meglio 250 farina 00 e 250 semola)
gr 60 burro (o 50 di strutto)
2 uova
ml 200 di latte
½ cucchiaio sale
½ cubetto lievito
½ cucchiaio zucchero
Per il ripieno:
Scarola
Pomodorini
Formaggio (tuma e pepato fresco, oppure formaggio a pasta filata…ma non è la stessa cosa!)
Acciughe salate.
Pepe, sale e olio evo.

Dopo aver lavato e asciugato la scarola e i pomodori, occorre tagliarli a pezzetti separatamente, mettendo i pomodori in un colino a perdere l'acqua di vegetazione. Tagliare anche il formaggio a piccoli pezzi. In una grande ciotola mettere la scarola e i pomodori e condire con abbondante olio, sale e pepe.
Procedere all'impasto e tagliarlo a pezzetti grossi circa un pugno (non ė necessario far lievitare la pasta), stenderli in una sfoglia sottile, farcirli con le verdure e il formaggio e aggiungere qualche pezzetto di acciuga, quindi chiudere la sfoglia a mezzaluna pizzicottando bene i bordi. A questo punto o cuocerli in forno, spennellandoli con dell'olio evo, oppure friggerli in abbondante olio bollente. 
La ricetta, ovviamente, prevede la frittura (e la pasta di Nonna e Suocera la impone), ma con questo impasto il risultato è ottimo anche al forno.

A questo punto...buon appetito!

lunedì 16 marzo 2020

Di "mantelle della nonna"

Se, stile Pollyanna, vogliamo trovare un lato positivo in questi tempi duri, la permanenza a casa concede un po' più di tempo libero e le creative tutte ne stanno approfittando. Tra l'altro le attività manuali aiutano a distogliere la mente dai cattivi pensieri e ci rendono più positivi, quindi nei tempi lasciati liberi dalle videolezioni, dai compiti del NonpiuCucciolo e dalla cucina,  sono riuscita a portare a termine questo impegnativo lavoro, cominciato qualche mese fa.
È un lavoro che per me ha un significato importante e per questo sono molto felice di averlo completato: nasce infatti dal desiderio di riprodurre una bellissima mantella fatta chissà quando dalla Zia e ritrovata in un armadio nella Grande Casa, in condizioni pessime e pronta per essere buttata. Quando però l'ho presa, mi ė sembrato di sentire l'odore della Zia e  quando l'ho aperta ho visto quant'era bella. Il recupero era impossibile: troppo lisa e già abbondantemente rammendata. Ho deciso allora di riprodurla e, appena trovata la lana a Bologna,  ho cominciato.  So lavorare all'uncinetto,  ma non sono bravissima  a copiare. Ho provato, però,  confidando di essere aiutata da lassù, ho scucito e rifatto e finalmente in questi giorni  ho finito.
Ecco la mantella

Il colore non è  rosso, ma é un bel bordeaux, qui potete vedere un particolare. 


Indubbiamente non ė perfetta.  Forse avrei dovuto usare un filato più sottile, ma io la trovo bella, soprattutto per quello che rappresenta per me: il caldo abbraccio di chi ho amato e mi ha amato e da cui ho imparato tanto. 

sabato 14 marzo 2020

Delle Cronache di Villa Arzilla 48 (in quarantena)


Tempi duri per tutti, soprattutto per gli anziani.  
Anche a casa Dolcezze la quarantena ha provocato tanti sconvolgimenti: la necessità di tenere al sicuro Villa Arzilla ha costretto all'isolamento gli zii, con cui si comunica solo per telefono,  e la Genitrice. Per escludere ogni contatto con chi per lavoro ha incontrato gente che veniva da ogni dove (compreso l'Erede, rientrato ben prima della  chiusura, ma comunque chiuso nella sua stanza), la Genitrice ha tagliato i ponti con l'esterno, ha spedito a casa la badante ("quando torna a casa vede tanta gente, chissà quanti virus mi porta") e ha accettato di buonissimo grado la compagnia della Stella, offertasi volontaria, nella speranza di evitare la quarantena familiare imposta dal rientro del fratello. Che poi le cose siano andate come sappiamo non era previsto, e quindi in isolamento imposto è finita pure lei, pazienza. Il bello è che, ovviamente, ė escluso ogni contatto anche col fidanzatino e questa è un'autentica tragedia per i due. Siccome, però,  omnia vincit amor,  il Giovine ha trovato il sistema per vedere l'Amata, senza correre e far correre rischi e senza disubbidire alle regole.  È quindi andato a fare la spesa ed è tornato a casa facendo un giro lungo. Arrivato sotto casa della Genitrice, Romeo ha chiamato la sua Giulietta, che si è  affacciata al balcone e, dietro sua richiesta, gli ha lanciato la treccia  un cestino. Dentro lui ha riposto dei panini al burro per lei e una focaccina con patate "per la Nonna. È molto morbida".
Quando la Stella ha portato in casa il tutto e ha riferito le parole del Giovine, la Genitrice ha ringraziato, ma poi ha aggiunto: "Ma che pensa che sono una vecchia sdentata e con la dentiera?  Diglielo che ho i miei denti, io!

mercoledì 11 marzo 2020

Della scuola ai tempi del coronavirus

Nella chat dei docenti: "Ma come attiviamo le class room?" "Quale piattaforma conviene?" "Che aveva detto il formatore al corso l'anno scorso?" "Non riesco ad accedere..." "Non riconosce la password!"  "Ma cosa devono inserire i ragazzi da Argo?" "E cosa dobbiamo inserire noi su Argo?" "Ma quali sono le disposizioni?" "Dobbiamo mettere le assenze?" "E come dobbiamo fare le verifiche?"
E così ogni giorno, tutti i giorni da giovedì scorso.  Con la SantaCollega in servizio permanente effettivo h24 per risolvere i problemi di ognuno. Perché, sì, corsi di aggiornamento o no, non eravamo pronti a lavorare esclusivamente a distanza: la class room è tanto carina e condividere materiali è cosa buona e giusta, ma nessuno era veramente preparato. 

Nella chat di classe: "Ragazzi,  alle 9.30 tutti puntuali al computer con i libri, che cominciamo con le videoconferenze. La piattaforma che ho scelto ci consente di vederci e di interagire,  quindi ci proviamo" 
Ed eccoli qui, tutti e 20, pronti a questa nuova esperienza. È il primo giorno: tutti ordinati, pettinati, compostamente seduti alla scrivania, 
son pronti alla morte, Dolcezze chiamò. 
Peccato che, non appena vedono Dolcezze e lei vede loro, cominciano a ridere, perché l'esperienza è nuova per tutti e pure la prof è un po' imbranata.  Eppure dopo un po' tutti si calmano, cominciano a prendere appunti, intervengono opportunamente e, allo scadere del tempo, sono tutti un po' delusi. 
"Prof, ma abbiamo finito? E ora che facciamo? " "
Avete tanto da fare!" 
"Sì, ma non è lo stesso...la scuola è meglio..." 
Nei giorni successivi sono tutti un po' più  sfatti. C'è chi si presenta in pigiama tuta, chi sbadiglia senza pudore, chi arriva in vestaglia. 
Oggi Piccolo ė sdraiato sulla scrivania, il Bello parla, ma non si vede:
"Bello, dove sei?" 
" Qui, qui...mi sto vestendo,  prof, ero in pigiama". 
E Dolcezze, mentre spiega, mentre dà uno sguardo alle venti facce, trova chi fa colazione, chi riceve fette biscottate, chi pilucca uva passa da un maritozzo. Il Puffo è spettinato e con gli occhi pesti. 
"Ma insomma...si può sapere cosa c'è stamattina?" 
"Prof...è presto! Non è che domani possiamo incontrarci alle 11?"
"No, ci vediamo al solito orario"
"Ehm, non possiamo fare un'eccezione? " 
"Ma perché? Cosa cambia?"
"Cambia, cambia...dormiamo di più "
"Pigroni!"
"No, non è questo"
Interviene  Wiki: "Prof, se dormiamo di più la mattina passa prima. Ci manca la scuola".
E altre 19 teste annuiscono. 
"Prof, meno male che la vediamo. Ci sentiamo soli. Almeno con lei che ci parla al solito ci sembra che tutto sia normale e che tutto andrà  bene. Ė vero che andrà  bene, vero?"

Dolcezze avrebbe voluto fare un post divertente su questo tempo difficile, raccontando della Genitrice che i primi giorni disquisiva della "giovinezza" delle vittime, della nuova organizzazione degli spazi di casa, del fatto che dopo la quarantena avremo una quarantina di chili in più, visto quanto si cucina e si mangia...ma non c'è riuscita: troppa paura, troppa inquietudine  e tanto rispetto per i tanti, troppi morti. 
Aspettiamo e preghiamo. L'albero di Pasqua che si arricchisce ogni giorno di una nuova decorazione e i fiori che sbocciano  nei vasi lasciano sperare che tutto questo finirà.  Andrà tutto bene.