Di riflessioni del cactus 23


In un angolo del balcone di Dolcezze c'è il cimitero delle piante morte, quelle seccate per morte naturale e quelle uccise da innaffiature assenti o eccessive. I vasi sono tutti ammonticchiati, perché Dolcezze ha sempre grandi progetti di recupero, ma poi non ha il tempo di realizzarli; così finisce che si accumulano in ordine sparso e poi (in genere alla fine della scuola) in una mattina di furioso decluttering, finiscono in discarica.

Qualche settimana fa Dolcezze è uscita ad annaffiare le piante, ha volto lo sguardo distrattamente all'angolo della vergogna e ha notato dei rami verdi che spuntavano da sotto un vaso. Per un attimo ha creduto che si fosse rinnovato il miracolo, poi si è resa conto che era impossibile. Ha sollevato il vaso e ha scoperto che i bulbi dei narcisi dell'anno scorso erano germogliati. Alcuni steli erano bianchi, perché erano stati schiacciati dal vasi e non avevano preso luce, ma in un paio di giorni si sono raddrizzati e hanno preso colore. Nel giro di un paio di settimane sono fioriti.


Quei bulbi erano rimasti lì, abbandonati, senza cure. Se Dolcezze avesse avuto un po' di tempo, forse sarebbero finiti nell'umido mesi fa, perché non sembrava proprio che in quel vaso ci fosse vita. E invece...

A volte come genitori e insegnanti pensiamo di aver fallito. Pensiamo che il nostro messaggio non passi, che i nostri consigli vengano ignorati, che le nostre richieste siano disattese, sommerse da una montagna di carichi a volte volontari, altre obbligati. E invece i semi piantati fioriscono, forse in un angolo nascosto, forse nascosti da responsabilità pressanti, ma fioriscono e la loro bellezza ci sorprende.

Impariamo a saper aspettare.


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