venerdì 31 marzo 2017

Di #insieme raccontiamo 19: Quegli occhi

Partecipo appena in tempo (spero!) a #insieme raccontiamo 19,  l'iniziativa di Patrizia  di cui qui trovate tutte le regole.



QUEGLI OCCHI




Il loro era stato un incontro casuale. Una di quelle occasioni che si verificano una volta sola nella vita.
Il destino aveva fatto tutto da solo. Si erano incrociati e quegli occhi lo avevano ammaliato. Era come se lo avessero invitato a pensare. Quasi a rimestare nel suo passato. E ora...

…non riusciva a non guardarla e restava fermo e immobile.

Lei stava lì, seduta nella poltrona, a guardare dalla finestra il paesaggio sempre uguale: la casa di fronte, chiusa e diroccata, con l’erba che cresceva nelle crepe dell’intonaco e uno straccio che penzolava, appeso ad una molletta sbiadita.
Nessuna parola, solo un respiro pesante e ripetuto.
Il silenzio.
Da quando il male si era preso metà del suo corpo e la sua voce, lei aveva smesso di comunicare ma non di pensare, e i suoi pensieri, come nuvole veloci, scorrevano nei suoi occhi, senza fermarsi mai.
E quegli occhi parlavano.
Parlavano di grano maturo e di corse nei campi, di libri letti e di amori incontrati, di figli partiti e di nipoti quasi sconosciuti.
E lui rivide in lei il nonno taciturno da cui, bambino, non era più andato, perché gli faceva pena vederlo soffrire.
Capì, allora, che quel lavoro che gli era stato offerto lì, quel giorno, non era un evento casuale, ma l’occasione che la vita gli concedeva per recuperare.

Le prese la mano.
Lei lo guardò e gli sorrise.
Adesso c’era anche lui nei suoi occhi.

 




mercoledì 29 marzo 2017

Di interrogazioni e di uccellini



Il Cucciolo sta attraversando una fase strana. Non è che non  voglia andare a scuola, ma ogni mattina fa un po' di storie, poi quando torna non vuole studiare se non con Dolcezze, vorrebbe sempre giocare e si lamenta se viene invitato a lavorare. Anche a scuola c'è stato un piccolo momento di defaillance e lui è uscito molto avvilito.

"Mamma, l'interrogazione di scienze non è andata molto bene"
"Come mai? Forse non avevi studiato abbastanza: ti ricordi che ti avevo chiesto di ripetere ancora e tu non hai voluto? Devi impegnarti di più"
"Ma io studio, studio..."
"Sì, ma in questo periodo sei un po' distratto. Del resto anche l'altro giorno hai avuto problemi in matematica..."
"E A TE CHI L'HA DETTO?"
"Eh...l' uccellino!."
"Non può essere: gli uccellini non parlano! Chi è stato? La maestra? La Principessa del piano di sopra?"
"Nessuno di loro. C'è un uccellino che informa le mamme, dovresti saperlo..."
"Sì, sì, lo so...ma appena lo acchiappo questo uccellino ...LO SPENNO!"

domenica 26 marzo 2017

Di ghirlande primaverili 4

Ricordate la prima ghirlanda primaverile fatta da Dolcezze? Le era cara, vuoi perché era carina e colorata, vuoi perché, nonostante le imprecisioni di taglio, era il suo primo lavoro, prodotto così, in una mattina di relax e poi...la prima non si scorda mai. Ogni anno, da allora, ha fatto bella mostra di sé sulla porta di casa Dolcezze, con la breve interruzione del periodo pasquale (che richiede ghirlanda apposita, ih ih ih!) finché, all'improvviso, un pomeriggio si è volatilizzata.
I lettori più antichi di questo blog ricorderanno lo strano caso dello zerbino scomparso e questa seconda sparizione ha turbato non poco Dolcezze, che prima ha temuto che ci fosse un ladro appassionato di casa sua e poi si è consolata pensando che evidentemente il suo gusto è molto apprezzato. 
Passata però l'estate e poi l'autunno e l'inverno, ora, in attesa della Pasqua, cosa mettere dietro la porta? 
Bisognava preparare una nuova ghirlanda primaverile... ed eccola qua (ci sarà qualche vantaggio nell'essere stati a casa, no?)


La foto, al solito, non rende bene i colori, ma l'effetto dal vivo è veramente carino.

(...e speriamo che questa ghirlanda non piaccia troppo al misterioso ladro del palazzo!)

mercoledì 22 marzo 2017

Di mini poncho (e di lane invecchiate)

Tanti anni fa una signora regalò a Dolcezze un chilo di pura lana grossa perché facesse un maglione. Siccome era un'incosciente anche a 18 anni, si cimentò in un cardigan con le maniche a raglan che però, una volta finito, si rivelò corto e stretto. Già allora era Penelope (e aveva scucito un sacco di volte), ma era meno paziente di ora: mollò tutto e questa lana rimase nascosta in un armadio della Genitrice, da cui riemerse 4/5 anni fa. A quel punto lo portò al paesello dalla zia che ne tirò fuori una bella cappa.
Nella sua ultima visita, la zia restituì la lana rimasta, circa 500 grammi e, a questo punto è sorto il problema: cosa farne? Visto che in questo inverno Dolcezze è stata contagiata dalla "maglite acuta", ha pensato di farne un poncho per sua figlia, ma non volevo niente di troppo impegnativo, per cui ha fatto un giro su Pinterest e ha trovato questo
Ha apportato qualche modifica (anche perché la quantità di lana era limitata) e questo è il risultato:


Si tratta di un rettangolo con due piccoli bordi a grana di riso, che racchiudono una lavorazione a maglia rasata rovescio con una grossa treccia per tutta la lunghezza. A chiudere un grosso bottone che ha fatto con la stessa lana, lavorando all'uncinetto attorno alla fustella del tappo di una bottiglia di plastica (ricordate? Aveva utilizzato questa tecnica anche qua).
Non solo il vino migliora invecchiando, forse ...

Che ve ne pare?

domenica 19 marzo 2017

Di gruppi WhatsApp: la classe 2

Da perfetta rompi, Dolcezze anche se in malattia interagisce con le classi, perché la spada di Damocle della maturità e della fine dell'anno penzola sempre più pericolosamente sulla sua testa. E come fare? Ovviamente attraverso il famigerati  famosi gruppi WA. 

PREMESSA: Alla collega supplente Dolcezze ha fatto arrivare non solo tutti i libri, ma anche la copia del prezioso fogliettino nel quale lei, la grande pianificatrice, aveva programmato le attività da svolgersi nel mese di marzo poi rivelatosi foriero di forzato riposo. A seguire il dialogo coi fanciulli:

 (ovviamente poi vedo ...il T9 è implacabile)



 (e ancora la stordita Dolcezze non aveva capito la mirabile ironia)


 (adesso finalmente ha capito)


A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi come e perché Dolcezze abbia potuto sopportare cotale  scherno da parte dei suoi alunni...La risposta è nei messaggi del mattino, al primo arrivo della supplente e quindi alla notizia dell'assenza non brevissima: 


Come arrabbiarsi con ragazzi così?

giovedì 16 marzo 2017

Dell'ossimoro (e Di lessico famigliare 4)


Anni Decenni fa un amico di Dolcezze, universitario fuori sede, venne operato di tonsille. La madre, per motivi di salute, non potè andare ad assisterlo (e comunque non ne aveva gran bisogno, visto che era grande e grosso!). Ovviamente, però, la genitrice era in profonda apprensione per il suo rampollo che, come è comprensibile, non era in condizione di parlare. Allora gli telefonò ed esordì con: "Gioia di mamma, non parlare! Come stai?" 
Da allora l'espressione "Non parlare! Come stai?" è stata utilizzata in casa Dolcezze per esprimere l'assurdità di alcune affermazioni, di cui  gli autori sono totalmente inconsapevoli.
A questo ha pensato Dolcezze in questi giorni di convalescenza, quando sia il chirurgo che il medico di base le hanno dato le regole di comportamento: "Deve stare a riposo e camminare".
Ora si può capire: "Deve camminare, ma piano e senza stancarsi" oppure "Deve stare a riposo, finché non è tutto a posto" "Non deve stare in piedi, né seduta, ma muoversi per attivare la circolazione"...ma "Deve stare a riposo e camminare"  Dolcezze non la capisce proprio. 
E allora ha deciso che la prossima volta che a scuola dovrà spiegare cos'è l'ossimoro, invece dell' Eros dolceamaro e della lucida follia utilizzerà "Non parlare! Come stai?" e "Deve stare a riposo e camminare".

martedì 14 marzo 2017

Della mamma rompi (e in malattia)

 
foto dal web

Ogni mamma è una mamma rompi, chi più, chi meno. Anche quella che era una ragazza con una normale cura della propria stanza e delle proprie cose, anche quella intrinsecamente distratta e non geneticamente ordinata, all'improvviso, divenuta madre, si trasforma in Miss Ordine e Precisione (ovviamente sul lavoro degli altri).
La mamma rompi non chiede, ORDINA, non consiglia, CRITICA.  Contesta il modo in cui si rifanno i letti, si piega la biancheria, si ripongono le borse e le sacche. Impreca contro il dentifricio lasciato aperto, il cestino del bagno stracolmo, l'asciugamano appallottolato; lamenta il disordine della stanza, le scarpe puzzolenti, i calzini spaiati, il telefono sempre in mano...e chi più ne ha più ne metta.
E questa è una condizione più o meno  "fisiologica".

Ma ora immaginate che tale madre si trovi, per motivi vari, in casa in condizione di parziale immobilità e di riposo. Allora per tutti è finita:
lei, che in genere nel logorio della vita moderna non mostra particolare attenzione alla polvere nell'angolino della mensola, diventa all'improvviso una biologa con l'occhio al microscopio: nulla sfugge al suo rigido controllo.
Se il padre malato in casa è una piaga e un cadavere che vegeta a letto o sul divano, la mamma rompi è invece in piena attività. Al mattino dà disposizioni per la spesa, convoca le truppe e attribuisce le mansioni, telefona al supermercato,  controlla il sostituto al lavoro, lavora da casa, dirige le operazioni  e rompe su tutto. Anche se le è stato prescritto riposo, va a mescolare il sugo e stende la biancheria e, se proprio non si può muovere, indica con precisione assoluta il da farsi e impreca se non viene ubbidita.

Partono allora le campagne di solidarietà (no, non con lei, col marito e figli) e arrivano i rinforzi: amici, parenti, vicini cercano di occuparle il tempo per impedirle di rompere oltre, ma, purtroppo per tutti, restano tempi morti, riempiti, come detto, da ordini, critiche e proteste.  

Per la salute (mentale) di tutti, pregate che si rimetta presto.

domenica 12 marzo 2017

Di collane di lana "infinite"

Quando ho letto la proposta del Linky party di Daniela di Decoriciclo per questo mese (Infinito), ho cominciato a scervellarmi, ma non so perché l'unica cosa che mi veniva in mente era l'infinito amore materno, filiale...e mi sembrava un po' troppo sdolcinato. Sarò pure Dolcezze, ma qui la glicemia sarebbe andata a mille! Per questo ho lasciato perdere: del resto l'ispirazione non può essere forzata, almeno per me...quando arriva arriva! Ma quando stasera ho indossato la mia collana di lana ho capito che la risposta era proprio lì.


Questa collana, infatti, è "infinita": si tratta di una luuuunghissima catenella, fatta con gli avanzi di lana di una Infinity Scarf (di nuovo l'infinito!), chiusa in cerchio dopo aver inserito delle palline di legno. Poi basta sistemare i fili, spostando ad hoc le palline, fissare con qualche punto e poi coprire la cucitura con un rettangolino lavorato a maglia bassa.
Il lavoro è molto facile, ma arricchisce molto i maglioni semplici e, tra l'altro, ha anche il merito di tenere al caldo il collo...e quando si ha una certa età non è una cosa da poco!

venerdì 10 marzo 2017

Dei libri dell'anno 52: Il pranzo di Mosè

Questo consiglio è stato scritto quest'estate, quando ho letto il libro, ed ero convinta di averlo già pubblicato. Evidentemente l'Alzheimer incombe sul serio. Lo propongo comunque, come proposta "stagionata", ma sempre piacevole.



Il libro che propongo oggi per il venerdì del libro è apparentemente lieve. Si parla di cucina, di ricette, di ricordi che appartengono a Simonetta Agnello Hornby, ma che sono tanto vicini anche a me. L’autrice, raccontando delle estati della sua infanzia nella sua casa di campagna a Mosè, ci mette a parte di usi e costumi della sua famiglia, ma, contemporaneamente ci introduce in un mondo di odori e di sapori che ti avvolgono e ti conquistano.
Il libro è “anomalo”, diviso in tre parti, una di introduzione generale, una di menù, una di ricette genuine quindi, tecnicamente, non appartiene ad un genere ben preciso, ma per me ha avuto una grande forza evocativa, perché anch’io ho la mia personale Mosè, anch’io ricordo i campieri che arrivavano coi muli carichi di ogni bene, il sapore dei fiori di zucca, le pere di tutte le razze, spesso “abitate”, proprio perché prive di anticrittogamici, il latte appena munto, i cesti di uva bianca, nera, corniola, fragola, piccola, grossa, dura e molle,  le zucchine grandi, piene di semi che poi andavano scavate, le bietole cariche di terra, la cicoria amara, i tennerumi e tutto ciò che gli zii e i campieri portavano ogni giorno e scaricavano dalle bisacce dei muli, sempre cariche di ogni ben di Dio.
Se chiudo gli occhi li vedo ancora, come percepisco gli odori, come risento il belato delle capre, il nitrito dei cavalli, il coccodè delle galline e quasi tocco con mano la ruvida compattezza del panno delle bisacce.
Ho già parlato tante volte degli odori e dei sapori della mia infanzia…e questo libro, per certi versi, potrei averlo scritto io. 

Lettura consigliata per chi ama le tradizioni e vuole entrare meglio in contatto con la cucina siciliana.