Della poesia e di altre riflessioni




Da giorni la prof. Dolcezze riflette su un problema, che la interroga e la sta mettendo in crisi: cosa puo dire oggi la poesia a questi ragazzi troppo "veloci" per concentrarsi e tanto lenti per comprendere?

Tutto è partito dalla spiegazione delle ottave relative alla morte di Clorinda della Gerusalemme liberata. Nelle sua ormai pluridecennale esperienza di insegnamento la prof Dolcezze ha avuto a che fare con tantissimi studenti. A moltissimi di loro ha spiegato Tasso: i primi affrontavano il testo con maggiori competenze: la scuola elementare e la scuola media avevano fornito gli strumenti di decodifica del testo. Certo, c'erano parole astruse, ma per quello bastavano le note e l'insegnante. Via via la preparazione linguistica di base è andata scemando, il lessico si è ridotto e a Dolcezze, qualche anno fa, un alunno chiese se doveva "tradurre" Petrarca. Nonostante ciò la poesia, spiegata e commentata, alla seconda lettura suscitava emozioni. Dolcezze può testimoniare di aver visto occhi lucidi dopo la lettura di A sé stesso o del Canto notturno di Leopardi. O della morte di Clorinda, appunto. Tancredi che, dopo aver gioito delle ferite mortali del nemico, gli toglie l'elmo, riconosce la donna amata, si sente mancare, ma raccoglie tutte le sue forze per donarle la vita eterna dopo averle tolto quella terrena, è particolarmente toccante e Tasso riesce a scuotere anche gli animi più duri. 

Dolcezze ha pensato questo fino a qualche giorno fa, quando la lettura e la spiegazione sono passate senza alcuna reazione.

Calma piatta. Silenzio assoluto.  

Dapprima Dolcezze ha dato la colpa all'ultima ora: fare Tasso dopo aver "sopportato" 5 ore di lezione può essere complicato.  Poi ha messo in discussione sé stessa: forse non è stata efficace? Forse non è  riuscita a comunicare?  E allora ha ripreso l'argomento il giorno dopo, chiedendo direttamente cosa avessero provato, se il testo li aveva colpiti, cosa ne avessero pensato. "Prof, è troppo difficile". "Cosa è  difficile?" "Non si capisce niente, si deve rileggere tre volte...""E poi abbiamo tutti sensibilità diverse, prof. Se lei si emoziona, per me è  una cretinata. E per giunta inutile."

La poesia è inutile, la letteratura è inutile, il latino è  inutile. Quando siamo arrivati a questo punto? E come?

Nel 1975, all'Accademia di Svezia che lo insigniva del Nobel per la letteratura, Eugenio Montale pronunciò un discorso bellissimo, intitolato:"È ancora possibile la poesia?"

Qui, tra le tante riflessioni, Montale evidenziava che la poesia "è un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo" e che è "una malattia assolutamente endemica e incurabile". Intendeva dire che esiste da sempre e per sempre, ma forse era troppo ottimista.

La poesia è  inutile ed è difficile.  

Tanto nella nostra vita è inutile e difficile. In realtà le cose inutili sono spesso quelle che ci danno più gioia: un oggetto che ci fa piacere avere sotto gli occhi, la centesima borsa che fai e che sai già che non indosserai mai, un'ora a guardare gli aquiloni: nessuna utilità economica o pratica, ma un piacere dolce e  silenzioso. 

E poi la poesia è difficile. Certo non è sempre immediata, certo richiede attenzione, tempo, cura.  Ormai anche mangiare una bistecca è impegnativo ed è molto più semplice ingurgitare hamburger, che non devi far la fatica di masticare troppo. A breve arriveremo a tornare agli omogeneizzati, spalmati sul pane, per evitare ogni sforzo. 

Abbiamo i denti apposta per masticare, come il nostro cervello è  fatto per elaborare concetti complessi e risolvere problemi, eppure preferiamo la pappa pronta. 

L'IA non ha aiutato, anzi. Una nuova Via brevis si è aggiunta a tutte le altre: "riassumimi in breve la morte di Clorinda" e in 40/50 parole hai tutte le informazioni necessarie, peggio del peggiore Bignami che c'era ai tempi di Dolcezze. Ma lì il Bignami serviva, a volte, a ripassare, qui l'IA fa il lavoro di riassunto e, quindi, non si conosce per nulla il punto di partenza. 

La poesia, col suo lessico dotto, non aiuta, la soglia dell'attenzione bassissima influisce, la velocità di altre forme di comunicazione dà il colpo di grazia. 

E quindi, è ancora possibile la poesia o è arrivato il momento per Dolcezze di andare in pensione?

Commenti