venerdì 18 agosto 2017

Dei libri dell'anno 57: Quando tutto sarà finito



C’è un ragazzo, Peter, maestro elementare come suo padre e suo nonno, che milita come fante in Russia. Siamo agli inizi dell’invasione e la Germania appare invincibile, ma lui desidera una licenza e l’unica opportunità concessagli è sposarsi per procura con una ragazza sconosciuta, che ha scelto in una sorta di catalogo, perché questo gli consentirà di avere 10 giorni a casa. La ragazza, Katherine, lavora in banca e non sopporta di vivere sotto lo stesso tetto dei suoi genitori, un padre fanatico del Nazismo e una madre molto ambiziosa. A lei il matrimonio, in caso di vedovanza, garantirà la pensione di guerra. Le premesse di questa unione sono pessime, eppure i due imprevedibilmente si innamorano e si promettono amore e fedeltà finché tutto sarà finito. Sembrerebbe, quindi, una storia d’amore, tra l’altro piuttosto stucchevole, in cui si realizza il topos degli amanti separati da peripezie di ogni specie, che poi si ritrovano, finalmente, per il consolatorio happy end.
Niente di tutto ciò.
I due, effettivamente, sono drammaticamente separati. Peter combatte con l’inverno russo, con la fame, i pidocchi, la paura, l’orrore della guerra, la morte dei commilitoni e sopravvive solo nell’attesa di rivedere la sua sposa e il figlioletto nato nel frattempo. La situazione di Katherine è un po’ diversa: grazie ai favori degli amici del padre la condizione sua e della sua famiglia migliora molto: lasciano il loro modesto appartamento per trasferirsi in una splendida casa, hanno pellicce, gioielli, cibo in abbondanza e sono ammessi alle cene più eleganti, ma anche lei vive nell’attesa del ritorno di Peter. 
Ciò che inquieta il lettore è che nessuno si ponga il problema di chi fossero i precedenti proprietari dei beni acquisiti e, anzi, sia ovvio per i protagonisti che le ricchezze degli sporchi Ebrei divengano proprietà dei veri Tedeschi.
Il padre di Katherine è un personaggio veramente brutto: per il proprio tornaconto vende ogni cosa, pure i figli, pronto, alla fine della guerra, a saltare sul carro del vincitore di turno. Terrificante il momento in cui, di fatto, abbandona la figlia nelle mani dei soldatacci russi, senza muovere un dito, così come aveva, di fatto, consegnato alla morte il figlio, approvandone il ritorno al fronte benché malato.
La descrizione della guerra dal punto di vista dei Tedeschi non è cosa nuova, ma è comunque sconvolgente. La scrittrice ci fa sentire il freddo e la fame vissuti dai soldati, ma pure lo scoramento che prende il posto della fiducia incrollabile nella vittoria del Reich e la terribile consapevolezza che i fanti al fronte sono carne da macello.
La tragedia che si abbatte sui due sposi li schiaccia, ma non fa venire meno la loro attesa, per questo il finale è inatteso e spiazzante e ti lascia con l’amaro in bocca: se l’amore non riesce a superare il dolore e a perdonare, allora non c’è molta speranza per il mondo, come per i due Johannes del romanzo, stritolati da una logica perversa di egoismo e interessi personali. 
Con loro, come con Peter e Katherine, muore la speranza e allora tutto è finito, ma veramente finito.

per il venerdì del libro

2 commenti:

  1. Che libro interessante, mi piace già prima ancora di leggerlo. Grazie per la tua bella recensione

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  2. Ho letto il libro e ritrovo nella tua recensione le mie stesse emozioni e il mio stesso scoramento.
    Quello che mi ha impressionato di più è stata la disinvoltura con cui la madre della protagonista si impossessa della casa di una famiglia ebrea,come fosse normale e dovuto.
    Un romanzo veramente doloroso ma che guarda la storia secondo la visione dei tedeschi,convinti di conquistare il mondo fino alla fine,anche quando era chiaro che tutto era perduto.

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