Dei libri dell'anno 40: Marta nella corrente




Delicatissimo il libro che vi propongo(in anticipo) per il venerdì del libro.


Ancora una volta in quest’estate è una storia al femminile, ma stavolta la protagonista è una bambina, Marta.
La storia parte in maniera drammatica: due poliziotti alla porta comunicano ad un vecchio, inaridito da anni di solitudine e di abbandono, la morte della figlia e l’esistenza di una nipote; l’attenzione si sposta poi su una bambina che attende e su una psicologa alle prese con un bambino difficile, con quell’alternanza di piani narrativi che è tipica di tanta letteratura contemporanea.
Le storie proseguono parallele e si intrecciano, com’è inevitabile, con continui passaggi tra passato e presente. 
Conosciamo così il dramma del Nonno, figura che inizialmente sembra quasi anaffettiva e che, invece, sarà in grado di riversare sulla piccola, con tanta pazienza, tutto l’amore che ha accumulato per anni.
Viviamo l’esperienza drammatica di Emma, la dottoressa che, dopo anni in cui ha cercato di rimuovere il suo doloroso passato ignorandolo, si trova costretta a farci i conti, perché, se vuoi aiutare veramente qualcuno, prima di tutto devi essere “risolta” tu, come direbbe la povna.
E poi incontriamo Marta, una figura tenerissima, che mi ha ricordato tanto Sofia, anche se le due bambine sono tanto diverse.
Marta ha sette anni. Ma è cresciuta troppo in fretta, figlia di una “Regina”, troppo fragile e facile ad essere ammaliata dal “Re-mago” che la rende cieca. Per lui ha abbandonato l’”Alfiere” che la proteggeva e ha sradicato il “Pedone” da quella che era l’unica famiglia che conosceva. Marta non vuole accettare la morte della madre e si chiude in un silenzio totale, che grida tutta la sua disperazione. Solo l’amore, quello del Nonno, quello della rumorosa famiglia affidataria, quello della dottoressa, la riporteranno alla serenità, le impediranno di soccombere al senso di colpa e le consentiranno di ricostruire la sua vita e la sua dimensione familiare.
Mirabile è la descrizione della famiglia affidataria, semplice e generosa, che non vuole insegnare nulla ma solo accogliere, condividendo tutto l’amore che c’è. Qui non ci sono divieti, ma solo alcune semplici regole: i bambini giocano, gridano, sporcano, si picchiano pure, ma poi tutto viene rimesso a posto, come in una scacchiera in cui ogni pezzo ha il suo posto e ognuno concorre al bene degli altri.
Tormentata è Emma, che ha consacrato la sua esistenza a “riordinare” quella dei bambini e che, grazie a Marta, riesce a ricomporre il puzzle della sua vita, quasi a ribadire che non ci si può salvare da soli.
Insomma, libro bello, scritto benissimo, con continui rimandi alla letteratura della Resistenza e della Shoah (Emma aveva partecipato, trascinata dalla sua grande amica, alla guerra partigiana e, dichiaratasi ebrea, era finita ad Auschwitz), in cui ogni parola è pesata e l’uso dei tempi verbali è magistrale. 

E per essere un’opera prima non è poco.

Commenti

  1. Bella recensione.Marta è una bambina che entra nel cuore e la Rausa ha una penna di rara sensibilità nel tratteggiare i pensieri e le paure della piccola.
    Mi ha sorpreso poi la scelta dei tempi,presente per il passato e viceversa.
    Un gran bel romanzo.

    RispondiElimina
  2. Riesci sempre a proporci recensioni interessanti. Grazie. Metto in lista.
    (a datemi un pomeriggio tranquillo, che mi dedico a Dolcezze!!!)

    RispondiElimina
  3. Molto bello il tuo suggerimento, l'ho inserito nella mia lista dei libri da leggere

    Grazie
    Flavia

    RispondiElimina
  4. Mi pare di vedere una serie di spunti interessanti, pur se magari, almeno dalla tua descrizione, con quel senso di troppo pieno, di incapacità di sfrondare, che caratterizza le opere prime. Ci rifletto sopra.

    RispondiElimina
  5. @ Solsido: grazie. Non è un romanzo facile da sintetizzare, ma, certamente, è coinvolgente
    @ Squitty: grazie, anche per l'"eroismo" della tua cavalcata fra i miei post!
    @ Flavia: grazie. Poi fammi sapere che te ne pare
    @ povna: in effetti c'è tanto, ma non mi è sembrato "troppo". La leggerezza della scrittura rende tutto omogeneo.

    RispondiElimina

Posta un commento