Dei ricoveri al tempo del Covid (e Delle cronache di Villa Arzilla 64)

foto dal web

Rompersi una gamba e finire all'ospedale non è mai un'esperienza piacevole, ma farlo al tempo del Covid è una tragedia. Intanto non puoi essere accompagnato da nessuno né al Pronto Soccorso né in reparto e quindi ti trovi solo con i tuoi problemi. Se in aggiunta sei pure sordo e, quindi, impossibilitato ad usare il telefono, sei totalmente isolato dal mondo. Ora che, finalmente, la Zia è tornata a casa e ha cominciato la fisioterapia, Dolcezze può raccontare i fatti. 

Tutto comincia, come già raccontato, la mattina dell'esame della Stella, che preludeva ad una mattina di shopping selvaggio. Ovviamente si rimanda tutto e Dolcezze vola all'ospedale, dove subito arriva la Zia, accompagnata con l'ambulanza. Dopo un velocissimo saluto, la Zia viene fagocitata dal Pronto Soccorso, SENZA CHE SIA POSSIBILE ACCOMPAGNARLA, TENERLE LA MANO, CONFRONTARSI COI MEDICI (ricordo che la Zia è totalmente sorda). Dolcezze non solo non può accedere al reparto, ma non può neanche sostare seduta in sala d'attesa, ma deve aspettare FUORI, SOTTO IL SOLE, a meno che non voglia allontanarsi. Ogni ora Dolcezze disturba l'infermiere, ma le uniche informazioni sono solo che ha il femore rotto (lo sapevamo già) e dovrà essere ricoverata in Ortopedia per l'intervento. "Ma le avete dato da mangiare? Da bere?" "Non si preoccupi, non morirà per questo" "E no, morirà, perché è un'ottantenne sorda e confusa, oltre che dolorante" "Appena andrà in reparto la faranno mangiare, non si preoccupi". Peccato che andrà finalmente in reparto alle 18 (al Pronto Soccorso dalle 11).  
A questo punto finisce il noto perché, per 5 giorni, nonostante tutte le rassicurazioni, i contatti con medici ed infermieri sono stati sporadici (per intenderci, Dolcezze ha potuto vedere la Zia quando è uscita dalla sala operatoria solo perché, conoscendo solo la data dell'intervento, si è piazzata prima dietro la porta del reparto e, poi, della sala operatoria). 
Intanto, in reparto, gli infermieri hanno deciso che la Zia era una vecchia rimbambita e malata (mentre, grazie a Dio, a parte la sordità, gode di ottima salute) e hanno cominciato ad alimentarla a pastina e omogeneizzati. Ma questo Dolcezze ha potuto saperlo solo dopo le dimissioni, quando la Zia, con notevole ironia, ha concluso: "Mi davano gli omogeneizzati, ma io glielo avevo detto: con la gamba sto male, ma lo stomaco buono ce l'ho".

Commenti

  1. ma povera zia! meno male che ora è a casa!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì. La ripresa però stavolta è più complessa

      Elimina
  2. Quando sento queste storie mi sale la rabbia, com’è possibile così
    poca attenzione alle persone?
    Mi fa piacere che la zia sia a casa. Ciao Dolcezze.
    sinforosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Murasaki sotto dà un quadro perfetto e “informato”. Io comprendo perfettamente le necessità di sicurezza, ma ci vorrebbe un po’ di elasticità.

      Elimina
  3. La regola che al Pronto Soccorso non si mangia e non si beve finché il medico non ha dato il suo parere ha un senso; questo senso però si perde assai all'orizzonte con i tempi biblici di attesa che ci sono a volte, perché magari il femore rotto passa in seconda e terza linea rispetto ad altri pazienti; a quel punto tocca rimettersi al buon senso e all'organizzazione del reparto - non sempre ottimale.
    Di fatto, tenere una persona anziana per ore senza bere NON E' una pratica innocua, perché il rischio della disidratazione è spesso dietro l'angolo, e il Pronto Soccorso pullulava (in tempi pre-Covid) di parenti che tirano il medico per la giacca invocando qualche sorso d'acqua.
    Altro problema: non è che il personale non ti sta a sentire, è che è frammentato. Per due anni ho passato una discreta fetta della mia vita a ripetere in lungo e in largo chi ero e che sintomi avevo, anche sei o sette volte lo stesso giorno, e mi viene davvero da pensare che qualcosa andrebbe fatto per ottimizzare il tempo delle comunicazioni. Mal di poco con me, che ero sì debole e debilitata ma perfettamente in grado di parlare, di sentire e all'occorrenza perfino di mostrare irritazione. Ma ho passato abbastanza tempo in corsia con gli anziani per sapere che senza parenti al seguito un anziano è davvero disarmato.
    Conseguenze DAVVERO gravi di solito non ci sono. Disagio parecchio, e sarebbe il caso che chi organizza i protocolli ricordasse che proprio gli anziani sono coloro che danno più soldi al SSN perché pagano le tasse da più anni, e dunque meriterebbero un riguardo da clienti di lusso ^__^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perfetta disamina, con vista dall’interno. Ripeto, ci vuole elasticità: per dire, durante il drammatico ricovero dell’Erede, il medico ha fatto entrare sia me che mio marito, a turni, perché ha capito che tutti e tre saremmo morti lì altrimenti. Ci vuole apertura, appunto.

      Elimina
    2. cavolo, cosa è successo all'Erede? mi sa che mi son distratta.....
      spero ora sia tutto ok!

      Elimina
    3. Non me la sono sentita di parlarne nel blog. Ora è tutto risolto, ma abbiamo vissuto ore terribili.

      Elimina
    4. meno male che è tutto risolto!! ti abbraccio!!

      Elimina
  4. E dimenticavo: rallegramenti alla Zia, e pure a te per lo scampato pericolo!

    RispondiElimina
  5. lo stomaco funziona quasi sempre bene!
    Buona convalescenza alla zia.
    Barbara

    RispondiElimina
  6. per me è stato un incubo con mia mamma e mi rimarrà sempre questa cosa. Tua zia non è affatto rimbambita, è proprio grande :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credimi, di tutto ciò è quello che mi turba. Ogni figlio ha il diritto di tenere per mano il genitore sofferente

      Elimina
  7. Inconcepibile ed allucinante. Non ho parole.

    RispondiElimina

Posta un commento