venerdì 28 aprile 2017

Di #insieme raccontiamo 20: La casa

Anche questo mese partecipo all'iniziativa di Patricia. Non sono mai stata molto brava a scrivere "a comando" (non per niente mi angosciavano i temi a scuola!), ma mi diverte il condividere con altri uno stesso incipit che poi, però, offre sempre esiti diversi. Il miniracconto di questo mese è questo:


 LA CASA



Porca miseria! Era in ritardo e si era pure persa. Non essere capace a leggere le cartine era grave e non avere il gps era pure peggio.
Da quello che ricordava non doveva attraversare un bosco ma una città. Menomale che ne stava uscendo e forse così avrebbe incontrato qualcuno a cui chiedere informazioni. E magari far benzina… accidenti! Il serbatoio era quasi vuoto. Ma non aveva fatto il pieno prima di partire? Forse l’auto aveva qualche problema o sbagliando strada l’aveva allungata....
E come mai è così buio ?” si chiese.
Lasciata l’oscurità creata da quegli enormi castagni così alti da non lasciarle intravedere il cielo, aveva sperato nel sole e invece…. “Ci mancava ancora il temporale!”
Tuoni e fulmini a raffica e là, nel prato alla sua sinistra… la casa… quella che aveva sognato la notte precedente e quella prima ancora. Da settimane la sognava ormai.
Vecchia, in pietra, con una torretta su un lato… costruita su un terreno incolto a fianco di un fosso pieno di acqua… sotto un cielo nero che illividiva a causa dei lampi violenti come esplosioni nucleari.
E quella finestra a piano terra illuminata...
L’auto inchiodò improvvisamente come se avesse premuto di colpo il freno ma lei non lo aveva nemmeno sfiorato. 
...

“Sì, va bene! Ci manca solo che mi convinca che qualche presenza oscura mi voglia fermare qui! Non sono così stupida da condizionarmi da sola e pensare di essere finita in un horror di quart’ordine!”
Ok, ma che fare intanto? Nei film, quando una fanciulla si ferma in panne arriva subito un aitante giovanotto, ma lì non c’era anima viva…e per giunta quella casa pareva proprio una casa di fantasmi.
Aprì lo sportello e scese dalla macchina. “Accidenti alla pioggia! E dire che avevo messo le scarpe nuove…ecco…andate! E i capelli, poi! “
Prima che arrivasse alla casa era zuppa fino al midollo. Il suo bel tailleur rosa era ormai uno straccio. ”Speriamo che il padrone di casa non sia un tipo molto attento al look, altrimenti non mi farà neppure entrare” -pensò mentre si avvicinava. E a dire la verità, in quel momento il look era l’ultimo dei suoi problemi. Nella sua testa c’era solo il telefono con cui sperava di poter chiamare il suo capo, oltre che il carro attrezzi. Quella doveva essere la serata della sua vita, l’occasione che aveva tanto faticosamente costruito…e si era persa nelle campagne.
Suonò il campanello e sfoderò il suo migliore sorriso: quello non l’aveva mai tradita, non come quella stupida macchina. Per un po’ non sentì nulla, poi, però, si udì il rumore del passetto tirato e la porta si aprì…peccato che dietro non ci fosse nessuno!
“Okay, okay…calma! Non facciamoci suggestionare- si disse- ci sarà un comando a distanza.”
“E’ permesso? C’è nessuno? Ho bisogno di fare una telefonata…”

E a quel punto la vide, SI VIDE.
Non sarebbe più uscita da lì.



Qui tutte le regole per partecipare 




domenica 23 aprile 2017

Di Babbi Natale e fiocchi di neve (Natale in costruzione 11 e 12)

Sì, sì, è vero...Pasqua è appena passata e Dolcezze dovrebbe mostrare uova decorate, conigli e carote, ma, come sapete, non è stato un periodo particolarmente attivo e, quindi, Dolcezze vi mostra gli unici lavori fatti prima che si scatenassero le Furie.
Se ricordate, al progetto del Natale in costruzione organizzato dall'Isola Creativa lo scorso anno mancavano due manufatti, Babbo Natale e il Fiocco di neve. Bene, Dolcezze è lieta di annunciarvi che il lavoro è stato portato a termine e per questo, assolutamente fuori tempo, ve li fa vedere.

Questo è il Babbo Natale (schema, modificato, preso qui)




e questi sono i fiocchi di neve, di cui non trova il link, ma il cui schema aveva preso da Pinterest
 

(foto più penosa del solito, pubblicata solo per dimostrare che il lavoro è stato portato a termine).

Adesso  Dolcezze vorrebbe dedicarsi a lavori più adatti al periodo (sempre se riuscirà a sopravvivere ad interrogazioni, corsi di aggiornamento, compiti   e documenti vari che la tormentano dal suo rientro a scuola), ma non garantisce nulla...

mercoledì 19 aprile 2017

Della mirabile alternanza scuola-lavoro

 
dal web
Fra le luminosissime idee partorite dalle grandi menti dei nostri governanti in relazione alla scuola, una delle più mirabili è stata l'alternanza scuola-lavoro, che coinvolge, obbligatoriamente, gli studenti delle tre ultime classi della scuola superiore. 
L'intenzione è certamente buona: gli allievi, già mentre frequentano la scuola, devono confrontarsi col mondo del lavoro e "fare pratica"; ciò consentirà loro un più agevole inserimento, una volta finiti gli studi , e permetterà, tra l'altro, di verificare le proprie attitudini e i propri interessi. Tutto bello, anzi, bellissimo...peccato che si scontri con oggettive problematiche e difficoltà: se per gli istituti tecnici e professionali è più agevole reperire aziende aperte all'accoglienza delle giovani braccia, questo risulta più complesso per gli studenti liceali, per definizione più dediti all'astrazione che al lavoro manuale. Ciononostante, visto che dura lex è comunque lex, tutte le scuole si son dovute attivare per l'individuazione di siti adatti alla bisogna, con risultati vari (e a volte discutibili). Dopo qualche mese di confusione, comunque,  il progetto di alternanza è partito e ha raggiunto e coinvolto tutti gli interessati.
"E allora perché questo post?"si chiederanno i miei 69 lettori. Il motivo è semplicissimo: l'alternanza richiede TEMPO, ORE, che devono essere adeguatamente quantificate. Queste ore, a meno di non voler impegnare la domenica, devono essere infrasettimanali e, visto che la notte è da dedicarsi al giusto riposo, occupano la mattina e/o il pomeriggio. Dal momento che ancora il dono dell'ubiquità non è stato concesso a tutti, se gli studenti partecipano alle attività di alternanza di mattina non possono seguire le lezioni, se di pomeriggio non possono studiare per il giorno successivo e rimarranno indietro con i compiti. In un caso o nell'altro la regolare programmazione didattica subirà un rallentamento, i ragazzi perderanno il ritmo, il docente, che non si trova mai gli stessi alunni in classe, dovrà ripetere tre volte la stessa spiegazione e... nessuno vivrà felice e contento. 
Possibile che questo scenario, che ogni docente ha avuto immediatamente chiaro davanti agli occhi non appena letta la legge, non sia passato neanche per l'anticamera del cervello al legislatore? Possibilissimo, anche perché, probabilmente, questi, secondo un uso antico e consolidato, della scuola conosce poco o niente (altrimenti non avrebbe queste levate d'ingegno).  Appare chiaro a tutti che l'alternanza scuola-lavoro prevede la presenza di entrambi gli elementi da "alternare", eppure Dolcezze da un mese non vede proprio una classe intera, mai: un giorno mancano 15 alunni, un giorno 8, un giorno 10, un giorno 4...fissare la data di una verifica è diventata una mission impossible, interrogare pura fantascienza, anche vista la presenza di vacanze, ponti, assemblee sindacali  e altre varie amenità. Il tempo-scuola si riduce, ma gli esami, ovviamente, rimangono gli stessi, ai contenuti vengono preferite le competenze (e poi scopriamo che mancano conoscenze fondamentali) e i genitori si lamentano perché "con tutte queste attività il ragazzo si stanca" e chiedono al professore di "non pretendere troppo...in fondo è stato impegnato all'alternanza".
 

domenica 16 aprile 2017

Di auguri di Pasqua




"Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati. E' la festa del terremoto.
La mattina di Pasqua le donne, giunte nell'orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.
Ognuno di noi ha il suo macigno, una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro.
E' il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione del peccato.
Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.
Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo." 
(Don Tonino Bello )

. .e Buona Pasqua a chi passa di qua!

martedì 11 aprile 2017

Di partenze e di ripartenze




La Zia è partita. Ha aspettato che Dolcezze rientrasse al Paese dopo i consigli di classe, ha atteso che lei le prendesse la mano e le accarezzasse la fronte ed è andata via, lasciandola insieme con un senso di vuoto e di pienezza. Nel dolore della separazione c'è stata la gioia della festa, delle campane e della chiesa addobbata di palme, per celebrare anche la sua di entrata a Gerusalemme. 
Ora bisognerà ripartire, riorganizzare Villa Arzilla 2, che manifesta ulteriori segni di cedimento, sostenere Zia 2 e, nel contempo, occuparsi della Sede Centrale. 

E' un periodo complicato e Dolcezze è così prostrata che non riesce proprio ad usare i suoi superpoteri, anzi non sa più fare nulla. 

Abbiate un po' di pazienza, ha bisogno di un po' di tempo per ricominciare. Del resto domenica sarà Pasqua.

mercoledì 5 aprile 2017

Di attese e di (ri)nascite



Il finale per #insieme raccontiamo 19 è nato così, in un’ora di assistenza per il compito in classe. Era venuto fuori con tutta la sua forza emotiva partendo dalla mia esperienza di Villa Arzilla 2. Nella donna che guardava la casa di fronte si nascondeva Zio 2 che sapevo essere stato ricoverato due giorni prima e che mi accingevo ad andare a visitare. La sottile inquietudine che serpeggiava nel mio testo aveva però un’altra natura, anche se io non potevo saperlo. Uscita da scuola è arrivata quella telefonata: “Zia 1 sta male, la stiamo ricoverando”.

Quando sono arrivata lei già non c’era più, anche se respirava ancora. Le ho parlato, l’ho accarezzata, le ho preso la mano, ma lei non mi ha sentito. Per il medico non avrebbe passato la nottata, ma il suo grandissimo cuore ha tenuto e continua a tenere. E doveva essere così perché chi ha amato tanto e dato tanto per 86 anni, ha un cuore forte e allenato per battere ancora, nonostante tutto.

Non so dove è adesso. Il suo corpo è qui, inerte e silenzioso, ma non so se lei c’ è ancora. Domenica ho visto un barlume nei suoi occhi e ho capito che, non so come, lei mi aveva riconosciuto e sapeva che sono qui. Poi se n’è andata di nuovo, e non so se tornerà ancora.

Non è la prima volta che accompagno qualcuno dall’altra parte, che aspetto con lui Sorella Morte, ma stavolta lo vivo da sola: io e lei…e basta, perché l’Amato Bene deve occuparsi degli altri zii e qui al Paese ci siamo solo noi. I ragazzi sono a casa, perché la vita va avanti e, in aggiunta, ci sono i Genitori a cui badare. 
Ciò che mi tormenta è il non poter fare nulla, se non stare qui, con lei, iuxta crucem.

Quant’è difficile morire! E’ un travaglio come nascere: si soffre, si sbuffa, sì …ma nel nascere si è in due: c’è tua madre che spinge per te, che si apre per te.  A morire sei solo. Se sei fortunato hai qualcuno accanto, ma la fatica è solo tua. Tu ti affanni, ti contorci, ti sforzi di passare dal canale buio, ma nessuno ti aiuta…devi farcela da solo. Forse ti sei preparato a questo momento, forse hai accompagnato qualcuno, ma adesso è tutto nuovo e difficile. Chi ci insegna a morire? Anzi, chi ci ha insegnato a vivere?   
Qualcuno ci ha spiegato come usare un cucchiaio, come si allacciano le scarpe, a parlare, a leggere, ma a vivere abbiamo imparato vivendo. 

Così forse è anche per il morire: impareremo solo morendo.