giovedì 27 agosto 2015

Dei libri dell'anno 40: Marta nella corrente




Delicatissimo il libro che vi propongo(in anticipo) per il venerdì del libro.


Ancora una volta in quest’estate è una storia al femminile, ma stavolta la protagonista è una bambina, Marta.
La storia parte in maniera drammatica: due poliziotti alla porta comunicano ad un vecchio, inaridito da anni di solitudine e di abbandono, la morte della figlia e l’esistenza di una nipote; l’attenzione si sposta poi su una bambina che attende e su una psicologa alle prese con un bambino difficile, con quell’alternanza di piani narrativi che è tipica di tanta letteratura contemporanea.
Le storie proseguono parallele e si intrecciano, com’è inevitabile, con continui passaggi tra passato e presente. 
Conosciamo così il dramma del Nonno, figura che inizialmente sembra quasi anaffettiva e che, invece, sarà in grado di riversare sulla piccola, con tanta pazienza, tutto l’amore che ha accumulato per anni.
Viviamo l’esperienza drammatica di Emma, la dottoressa che, dopo anni in cui ha cercato di rimuovere il suo doloroso passato ignorandolo, si trova costretta a farci i conti, perché, se vuoi aiutare veramente qualcuno, prima di tutto devi essere “risolta” tu, come direbbe la povna.
E poi incontriamo Marta, una figura tenerissima, che mi ha ricordato tanto Sofia, anche se le due bambine sono tanto diverse.
Marta ha sette anni. Ma è cresciuta troppo in fretta, figlia di una “Regina”, troppo fragile e facile ad essere ammaliata dal “Re-mago” che la rende cieca. Per lui ha abbandonato l’”Alfiere” che la proteggeva e ha sradicato il “Pedone” da quella che era l’unica famiglia che conosceva. Marta non vuole accettare la morte della madre e si chiude in un silenzio totale, che grida tutta la sua disperazione. Solo l’amore, quello del Nonno, quello della rumorosa famiglia affidataria, quello della dottoressa, la riporteranno alla serenità, le impediranno di soccombere al senso di colpa e le consentiranno di ricostruire la sua vita e la sua dimensione familiare.
Mirabile è la descrizione della famiglia affidataria, semplice e generosa, che non vuole insegnare nulla ma solo accogliere, condividendo tutto l’amore che c’è. Qui non ci sono divieti, ma solo alcune semplici regole: i bambini giocano, gridano, sporcano, si picchiano pure, ma poi tutto viene rimesso a posto, come in una scacchiera in cui ogni pezzo ha il suo posto e ognuno concorre al bene degli altri.
Tormentata è Emma, che ha consacrato la sua esistenza a “riordinare” quella dei bambini e che, grazie a Marta, riesce a ricomporre il puzzle della sua vita, quasi a ribadire che non ci si può salvare da soli.
Insomma, libro bello, scritto benissimo, con continui rimandi alla letteratura della Resistenza e della Shoah (Emma aveva partecipato, trascinata dalla sua grande amica, alla guerra partigiana e, dichiaratasi ebrea, era finita ad Auschwitz), in cui ogni parola è pesata e l’uso dei tempi verbali è magistrale. 

E per essere un’opera prima non è poco.

venerdì 21 agosto 2015

Dei libri dell'anno 39: L'attesa





WOW! 
Questa è stata la mia reazione arrivata all’ultima pagina (anzi, all’ultimo rigo) del libro che consiglio oggi per il venerdì del libro, un giallo particolare e coinvolgente, in cui, come detto anche nella copertina “niente è come sembra”. E’ un giallo particolare, però, anche perché la vicenda è strettamente connessa alla maternità, anzi alle varie fasi della maternità.
La storia è narrata dal punto di vista di tre donne, per le quali l’essere madre è un sogno, o un bisogno, o una difficoltà. C’è chi attende un figlio e affronta con gioia e timore le trasformazioni del corpo, c’è chi ha vissuto la delusione della gravidanza non compiuta e di quella neanche iniziata e c’è chi si trova ad affrontare il difficile confronto con una figlia divenuta donna e pronta a spiccare il volo. E ci sono anche altre forme di maternità, diverse, ma altrettanto forti e problematiche.
La vicenda “gialla”, incentrata sulla strana serie di omicidi o tentati omicidi che coinvolgono donne sul punto di partorire, è ben costruita e l’autrice riesce a mantenere desta l’attenzione, col continuo alternarsi della focalizzazione. La Hayes è anche molto brava a seminare falsi indizi, “distrattori” che conducono il lettore a trarre conclusioni sbagliate. Una delle sue trappole, da sgamata lettrice di gialli, l’ho subito disinnescata, ma vi confesso che al colpo di scena finale non ero proprio preparata!
Ovviamente non posso dare altre indicazioni sulla trama (se no che giallo è?), ma vi consiglio caldamente di leggerlo se andate in cerca di un giallo intrigante e non convenzionale da leggere negli ultimi scampoli di ferie.

martedì 18 agosto 2015

Di borse di fettuccia 3 (e 4 e 5)




Nel periodo di creatività matta e disperatissima che l'ha colta nell'ultimo periodo dell'anno scolastico (perché ognuno reagisce allo stress a modo suo) e in questo mese al mare, Dolcezze ha continuato la produzione industriale di borse di fettuccia.
Di quest'ultima è particolarmente fiera, perché la trova molto particolare e, a suo modo, elegante. Si tratta di un bauletto a punto canestro con una rifinizione a punto pelliccia. I manici, corti, sono a spighetta rumena.


Questa è, invece, una pochette, sempre a punto canestro (lo trova un punto semplice ma d'effetto, che dà anche la giusta "consistenza" alla borsa) rifinita con alcuni giri a maglia bassissima.


L'ultima (per ora) è, invece, una borsa la cui particolarità è data dall'alternarsi di fasce di punto canestro e maglia bassa (prendendo il filo dietro...si ignora il nome proprio di questo punto) e dalla tracolla per metà a spighetta rumena e per metà a catena.



E la chiusura? 



Il bottone è creato con alcuni anelli della catena dentro i quali è stata inserita della fettuccia. 

Che ve ne pare?

sabato 15 agosto 2015

Di alberi di Natale ferragostani


Ok, il caldo mi ha dato alla testa. 
 
Che io non ami alla follia l'estate è ormai cosa nota. 
Che al solleone delle settimane passate io preferisca i rigori invernali è risaputo.
Che io ami il Natale è di dominio pubblico...

ciò che non tutti sanno è, invece, che per me il Ferragosto (per tutti simbolo delle ferie estive) è come l'Epifania...tutte le ferie si porta via. 
Sarà che fra una settimana devo tornare a scuola, sarà che le giornate cominciano ad accorciarsi sensibilmente...per me, arrivati ad oggi, l'Estate finisce.  
Certo, ci sarà ancora qualche bagno a mare, qualche pomeriggio a poltrire, qualche uscita serale...ma le vacanze sono finite. 

Per questo non vi dovrebbe stupire che la mia mente sia già proiettata verso l'inverno e che persino gli elementi estivi per eccellenza mi volgano al Natale. 


Le pietre, le conchiglie e i pezzettini di vetro accumulati dal Cucciolo e dai cugini sotto l'ombrellone mi hanno immediatamente richiamato l'idea dell'albero di Natale. 
Niente di che...ma arricchirà la mia collezione (ve l'ho mai detto che colleziono alberi di Natale, fatti con materiali e tecniche diverse?)

Intanto a tutti voi buon Ferragosto. Riposate, non mangiate troppo e, se avete troppo caldo, pensate al Natale come me!

mercoledì 12 agosto 2015

Di case chiuse




No, no! Questo blog non ha preso una piega scabrosa e pruriginosa…Le case chiuse di cui si parla non sono albergo di donnine allegre e luogo d’incontro di maschi più o meno giovani…
La casa chiusa di cui si parla E’ CASA DOLCEZZE.

Passetto indietro: finiti gli esami propri e dell’Erede, esaurite le pastoie burocratiche da fine anno, Dolcezze con truppe al seguito si è trasferita nel buen retiro.
L’Amato Bene, la data delle cui ferie è più gelosamente custodita del “quinto” segreto di Fatima (il “quarto” è l’assegnazione delle classi, di nomina regio-dirigenziale) è rimasto in sede.

“Non è che mi distruggi casa, vero?”
“Ma se ci starò solo per dormire! Lo sai che mangerò da mia madre”
“Guarda, io ho sistemato tutto, la casa è a posto, è tutto pulito e in ordine. C’è solo da passare la cera sui pavimenti e lavare le tende, ma di questo mi occuperò al mio rientro. Mi raccomando!”
“Agli ordini, generale Dolcezze!”

E così Dolcezze è partita, con la coscienza tranquilla della casalingaquasiperfetta.
Finalmente l’Amato Bene arriva, comunicando che la situazione domestica è assolutamente sotto controllo:
“Ho chiuso la casa. E’ tutto a posto, come l’hai lasciato. Del resto -te l’avevo detto- sono tornato solo per dormire”.

Qualche giorno dopo Dolcezze deve riaccompagnare a casa i genitori e coglie l’occasione per un sopralluogo nella propria dimora e trova, nell’ordine:
-la valigia della Stella, ancora piena, all’ingresso;
-due buste piene di cancelleria, comprate in trasferta e mandate a casa, abbandonate su una cassapanca;
-il tavolo da pranzo ingombro dei libri mandati a casa perché già letti;
-il lavandino ingombro di bicchieri e cucchiaini;
-il frigo vuoto e nessuna bottiglia d’acqua;
-una busta piena della biancheria dell’A.B., lavata e stirata dalla Suocera…
…e, in un crescendo rossiniano…
-IL LETTO SFATTO con le lenzuola di venti giorni prima.
Stendiamo una trapunta sulle briciole (ma non mangiava dalla mamma?).

Ora, Dolcezze è una casalingamoltoimperfetta, ma non transige su due cose:
non si esce di casa se il letto non è rifatto
il lavandino deve essere vuoto.

Bene, se avete sentito, ovunque viviate, delle urla beluine e vi siete chiesti quale crimine si stava compiendo…
ORA LO SAPETE.