venerdì 18 aprile 2014

Dell'adolescente al rientro dalla gita scolastica (e Dei libri dell'anno 11)



L'adolescente che rientra dalla gita scolastica è un rudere che ha un unico desiderio: dormire. Se pure il suo viaggio è corso via liscio senza imprevisti e accidenti (cosa non avvenuta alla Stella, il cui viaggio è stato un'Odissea, in senso proprio e figurato), l'adolescente in questione è comunque stremato (e dimagrito). 
Il suo resoconto, quando c'è, si limita a "tutto bene" oppure "una schifezza". Se gli chiedi cosa ha visto, ti risponderà "Tante cose". Se scendi nel dettaglio "Ma cosa te n'è parso delle Cariatidi?", la risposta sarà "Bello, ho fatto le foto". Le uniche informazioni che riuscirai ad estorcere sono sullo stato dei bagni della nave e sulle stanze d'albergo. Le famose foto, come già previsto qui sono dei selfies con lo sfondo dei monumenti, ma se tu chiedi di che si tratta la risposta è: " Ma come vuoi che mi ricordi, ho visto tante cose!"  e il rammarico non è quello di aver trovato il Museo chiuso...ma di non essere riusciti ad entrare all'Hard Rock. (Ok, lo so, lo so, che ci sono ragazzi che vogliono vedere quante più cose possibile, ma teniamo presente che, soprattutto in determinati ambienti, le mete dei viaggi d'istruzione sono già state visitate con la famiglia e, quindi, l'interesse artistico è ridotto al minimo. Diverso il caso per chi non ha avuto altre opportunità di viaggio e di esperienza).
L'adolescente che rientra dal viaggio d'istruzione porta nuovi amici e rapporti incrinati con i vecchi, perché, è inevitabile, la convivenza forzata, giorno e notte, qualche problema lo crea. In compenso, in genere, si riscopre il rapporto con il docente che, per qualche tempo, appare "normale" (sic!).

L'adolescente che rientra dal viaggio d'istruzione ha perso il ritmo dello studio e avrà bisogno di due giorni per recuperare sonno e compiti e dovrai pure "consolarlo" per la sua stanchezza. 
 
L'adolescente che rientra dalla gita scolastica è più maturo. Ha dovuto imparare a relazionarsi con tutti e a sopravvivere a battutine e scherzi stupidi e ha compreso, più o meno dolorosamente, di dover distinguere fra amici e compagni di scuola. 

Come che sia...a te genitore basta che sia tornato e se pure non hai dormito per tutto il tempo della gita e hai dovuto prendere la valeriana per calmarti...adesso non ti importa nulla.  Giuri solennemente che non lo manderai più...e poi lo spingi ad andare a studiare in estate in Inghilterra.
Alla faccia della coerenza!   

Anche se oggi non c'è molta attinenza,  per il venerdì del libro vi propongo un libro che ho trovato bellissimo e adatto ai ragazzi e, con una lettura opportunamente guidata, anche a bambini. Si tratta di L'isola in via degli uccelli 



di U. Orlef, un ebreo polacco che tra il 1939 e il 1941 ha vissuto nascosto con la madre e il fratellino nel ghetto di Varsavia, prima di essere deportato con loro nel campo di Bergen-Belsen. 
Di questa sua esperienza personale, che, però, è chiaramente romanzata, Orlef parla in questo romanzo il cui protagonista, Alex, è un ragazzino ebreo di 11 anni che, rimasto solo (in qualche modo "naufragato") ricostruisce, in via degli Uccelli, la sua vita in un palazzo diroccato, raccogliendo, fra le macerie delle case vicine, quanto gli serve per sopravvivere, come un nuovo Robinson Crusoe. La sua vita, le sue esperienze, i suoi "atti eroici", vengono raccontati con semplicità, quasi a ricostruire un'apparente normalità, fino al rasserenante finale. 
Da leggere, anche per accostare  i nostri ragazzi a realtà difficili.


16 commenti:

  1. In realtà per la maggioranza dei ragazzi italiani (ricordo che il 70% delle scuole patrie sono professionali e tecnici) la gita è l'unica occasione, o quasi, di esperienza culturale, e la crisi sta mordendo anche in quella fascia sociale che prima riusciva a garantire in proprio ai propri figli una occasione di istruzione viaggiante all'anno. Nella mia esperienza, peraltro, i ragazzi in gita ci tengono a rivedere con più interesse ciò che hanno già visto, perché questo li trasforma in esperti agli occhi dei compagni, quelli che già sanno, sia esso riferito a ponte Vecchio o all'Hard Rock. Una cosa è certa, tornano stremati, ma di solito contenti. E poi le cose della gita stanno lì, carsiche, come l'anello di Tolkien. Per riaffiorare nel tempo della vita e della scuola.

    Bella proposta, questa. Che mi è transitata davanti altre volte ma non ho ancora letto. Grazie, credo che ci penserò per i primini!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io l'ho fatto leggere proprio ai primini ed è stato un buono spunto di riflessione. Quando leggere ti spinge a meditare su te stesso e sul mondo.

      Elimina
  2. Ps. E ovviamente buone vacanze!

    RispondiElimina
  3. Prendo nota di questo titolo,anche perché sono appassionata di libri che trattano la Shoah.Io ho appena finito "A voce alta"che,a proposito,parla dell'amore malato di un adolescente per una donna molto più grande di lui e che,in aggiunta,in passato faceva la sorvegliante in un lager nazista.Un tema forte,una grande storia.
    Riguardo all'adolescente che ritorna dalla gita posso solo dire che,per come sono andate le cose,ringrazio Dio che sia tornato a casa.Certo,avessi avuto fra le mani la signora preside un paio di cosette a modo mio gliele avrei dette.
    Ora mi parte l'altro...e si ricomincia

    RispondiElimina
  4. Oddio, io non so se riuscirò mai a mandare mi figlia in gita...vabbè, mi consolo che mancano ancora una decina di anni.
    Spero che nel frattempo inventino qualcosa di più simile ad un'anestetizzante totale... che la valeriana ho paura che non basterà ;-D
    Molto suggestivo il libro che presenti, prendo nota...alla prossima incursione in libreria lo punterò di sicuro!
    Grazie, a presto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Riuscirai, riuscirai...e, anzi, la incoraggerai...ma a che prezzo!

      Elimina
  5. La gita... a maggio anche i cuccioli di casa andranno. Ma sono piu' piccoli... e sarà di sicuro un'esperienza diversa da quella di studenti adolscente. Quanto al libro, non lo conosco... ma dovrò rimediare. Buone Feste

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per i piccoli è lo stesso. La gita è esperienza di distacco e di autonomia e noi dobbiamo educarli anche a questo

      Elimina
  6. Dimenticavo,anche il mio è tornato dalla gita dimagrito e distrutto,deluso perché tante cose non ha potuto vederle,l'organizzazione ha lasciato molto a desiderare.Sono contenta perché ha dimostrato grande maturità nell'affrontare le innumerevoli difficoltà che questa gita gli ha presentato,si è adattato con grande intelligenza e alla fine posso dire che,comunque,l'esperienza di questa maratona in pullman con qualche breve sosta gli è servita per crescere in autonomia e consapevolezza di sé.
    Ma il prossimo anno guai se mi parla di gita

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho letto il libro di cui parli sopra ma provvederò a procurarmelo. Sui figli in gita...sono più bravi di noi e dobbiamo lasciarli volare lontano dal nido. ..ma che fatica!

      Elimina
  7. Titolo molto interessante.
    Nella tua descrizione rivedo me di rientro dalle gite...per il nano per fortuna c'è ancora tempo ma io ho già paura ora!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'elemento fondamentale è il sonno, ah, ,ah, ah!

      Elimina
  8. I miei monelli sono piccoli, il tempo delle gite e' lontano. Però mi sono messa a ripensare alle mie gite del liceo... ;-)
    Mi segno il titolo perché lo trovo interessante davvero.
    Buone feste pasquali!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È bello che questi post siano "sedute di autoanalisi"! Buona Pasqua anche a te

      Elimina
  9. la tua lettura del mondo degli adolescenti mi fa sempre sbellicare dalla risate, così so cosa mi aspetta, ma mi preoccupa di più ciò che non so che m'aspetta:( e non conoscevo quel libro, grazie:D)

    RispondiElimina
  10. Felice di esserti utile! Grazie perché mi vieni a trovare!

    RispondiElimina