Dei libri dell'anno 83: Le braci


La trama è  essenziale, quasi banale: due vecchi amici,  bruscamente divisi a causa di una donna quarantuno anni prima, si incontrano una sera per trovare la verità. Non è neanche una lettura facile: troppo cerebrale, troppo lento...quello che dovrebbe essere un dialogo è solo un lunghissimo monologo. Non c'è azione e, a voler essere precisi, non c'è neanche una risposta alle domande di una vita. 
E allora perché,  una volta cominciato, non puoi lasciare questo libro? Perché la prosa ricca, anche se non ridondante, le descrizioni interminabili di boschi, case e castelli hanno la capacità di proiettarti all'interno della storia.  Ti sembra di essere in quelle stanze e gli occhi che guardano con cura la galleria dei quadri sono i tuoi. Il vecchio generale, mentre aspetta la visita dell'amico,  ricorda la loro infanzia comune e, soprattutto,  la profondità di un'amicizia che, come dirà alla fine, non può finire, nonostante tutto. 
Credo che le pagine di Marai sull'amicizia e sulla forza della musica siano, per così dire, definitive. Lo scorrere della vita, la delusione,  il tradimento sono protagonisti del lungo monologo del generale, e il desiderio di vendetta sembra essere l'unica ragione di vita dell'uno e, in qualche modo dell'altro.  Eppure, all'alba, dopo quella lunga notte di confronto,  appare chiaro che nulla è veramente importante: il tempo ha già messo in ordine ogni cosa, ha risposto a quasi tutte le domande e, in fondo, non c'è bisogno d'altro.  E le braci spente sintetizzano mirabilmente la fine di tutto.

Commenti

  1. è più di un anno che non vado in biblioteca, ora devo cercarne una vicino a casa. Sto rileggendo Poirot che adoro ma avrei voglia di qualcosa di nuovo...grazie per la recensione.
    Barbara

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