martedì 26 novembre 2019

Della madre (del Sud) dello studente fuorisede

foto presa dal web
(post ad alto livello di generalizzazioni, ma suffragato da testimonianze dirette)


La madre dello studente fuori sede vive sdoppiata: con il corpo continua a fare tutto ciò che ha sempre fatto, ma con la mente pensa a come aiutare il figlio che è lontano. Se cucina, prepara sempre una porzione in più (da sistemare in vaso e sterilizzare), se fa acquisti, prende la felpa/la maglia/i guanti che potrebbero servire a lui, se va a fare la spesa compra i suoi alimenti preferiti, possibilmente in barattoli di vetro che possa riciclare per le conserve da inviargli.

Al mattino controlla il meteo della città del figlio prima ancora di aprire le finestre della sua stanza,  la sera guarda le previsioni del tempo, in maniera da avvisarlo in anticipo. Non gli telefona per non essere invadente, ma guarda il cellulare tremila volte per controllare che ci sia il segnale. Esamina con attenzione il calendario per verificare se c'è un ponte, una festività, una celeste congiuntura che le consenta di prendere un qualsiasi mezzo di trasporto per raggiungerlo e se la trova...parte, anche se c'è sciopero, se il treno viene soppresso e se perde la coincidenza. Parte con una valigiona, piena di ogni bene di Dio, anche se non ce la fa neanche a trascinarla, e se è troppo pesante si fa aiutare da qualche anima pia. Se proprio non può partire prepara il "pacco", il dono più atteso, e, insieme al cibo, aggiunge sempre qualcos'altro, fosse pure un paio di calzettoni. Ora che arriva Natale, non può permettere che lui non abbia un po' dell'atmosfera festiva di casa e aggiunge al pacco presepe e alberello (piccini picciò, va bene, ma sempre un segno).



A casa sferruzza sciarpe e maglioni, se va da lui, occupa il tempo a cucinargli piatti che poi congelerà. Sì, lo sa che in questo modo non lo renderà mai autonomo, ma che ci può fare? Lei è così e...lui pure. Lui, che in genere gestisce bene i propri spazi, se sa che la mamma è in marcia , le farà trovare camicie da stirare e magliette da lavare. Poi la abbraccerà, ma non troppo, perché se no il mito di "noiuominiduri" potrebbe averne un danno, ma di tanto in tanto si avvicina di soppiatto, per strusciarsi un po'. La madre dello studente fuorisede lo guarda di sottecchi e lo vede cresciuto, più uomo, più deciso, e si compiace per questo. Vorrebbe spupazzarselo, ma non può e si trattiene poco a casa sua, perché non vuole occupare i suoi spazi, il suo mondo in cui lei entra, ormai, in maniera diversa e in punta di piedi. 
E poi torna a casa e il gioco ricomincia, in un loop senza fine.

7 commenti:

  1. È proprio così che ci si sente e che ci si comporta, anche con i figli che sono usciti di casa per fare la propria vita e che magari abitano nella stessa città. Ciao Dolcezze.
    sinforosa

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  2. Il gioco delle parti 😉... ricordo un caro amico, peraltro perfettamente autonomo, che facendo la borsa per tornare a casa a Natale disse, molto serio "Le porto un po' di roba da lavare, così mia madre è più contenta"
    Sgranai gli occhioni, ma qualcosa mi indusse a sospettare che potesse non avere del tutto torto (per la cronaca, era altoatesino)

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  3. Comunque tra i miei rimpianti c'è il fatto che mia madre fosse incapace di rilassarsi a casa mia, che era un porto di mare un po' arruffato ma molto ospitale. Ma lei continuava a cercare di tendermi il bucato o di stirarmi i vestiti mentre io soffrivo molto perché non riusciva a sedersi semplicemente in cucina con una tazza di tisana a chiacchierare con me. Non riusciva a sentirsi "ospite" - e nemmeno padrona di casa, cosa che tutto sommato avrei preferito. E non accettò mai di provare a lavorarci su.

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  4. E viva queste mamme che amano così tanti i figli e li viziano anche un po’. 😉
    Per ora le mie sono ancora a casa ma ...
    Un abbraccio
    Maria

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  5. Sono sicura che, se capitasse a me, farei anche di peggio.

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