martedì 30 ottobre 2018

Di tragiche (!) riflessioni

Quando hai cominciato ad insegnare i tuoi alunni erano praticamente tuoi coetanei: tu avevi 22 anni e loro 18/19. Ti portavano il caffè e le pizzette, ti offrivano il passaggio in macchina alla stazione e ti corteggiavano un pochino. I loro genitori potevano essere i tuoi.

Gli anni sono passati e i genitori degli alunni ti hanno raggiunto: avevate più o meno la stessa età e i ragazzi, da un punto di vista "tecnico" avrebbero potuto essere anche tuoi figli.

Poi, in un battito di ciglia, i genitori sono diventati giovani, sempre più giovani...e meno male che c'è il Cucciolo ad impegnarti con compiti e sport, altrimenti cominceresti a pensare agli alunni come possibili nipoti. 

" ...ἀλλὰ πὰν τόλματον".*

Quando, però, il tuo collega cade e arriva un supplente giovane e barbuto, che somiglia tanto all'Erede...e tu realizzi che ti potrebbe essere figlio...
ALLORA E' VERAMENTE FINITA! 

*ma tutto si può sopportare (Saffo)

venerdì 26 ottobre 2018

Di giornate no


Si comincia con un compito in Seconda.
Due tracce, una “impegnata” sul femminicidio, una “soft”, su un film/serie tv che ci ha lasciato dei valori sui quali riflettere.
"Prof, ma io questi compiti non li so fare! Non seguo i telegiornali…"
"Grave! Fai l’altro, allora!"
"Ma io non so, non ricordo…anzi, aspetti…ho visto Coco: va bene?"
"Certo, anzi, è proprio un bel film"
"Ehm…non è che mi potrebbe ricordare i nomi del protagonista, della nonna, del nonno, del falso nonno…"

Si prosegue con un compito in Quarta.
"Ragazzi, è il nostro primo compito insieme,  fissiamo le regole che valgono per tutti: 
-cellulare sul banco, dove posso vederlo
-niente fogli/pizzini/appunti
-libri nello zaino e banco sgombro
-si scrive solo con la penna perché ciò che trovo scritto a matita non lo correggo
-se becco qualcuno a copiare in classe il voto del compito è 1, se lo scopro a casa è 2, visto che riconosco il merito quando lo vedo (risatina dei ragazzi). Tutto chiaro?"
Si comincia. Dopo 5 minuti Dolcezze vede un movimento sospetto. 
"Che fai, Sportivo?"
 "Nulla!" 
"Tira fuori la mano!" 
TUM! 
"Cos’è caduto a terra?"
"Ehm, il mio cellulare…" 
"Vorrai dire il tuo secondo cellulare, vero?"
"Sì, prof, ma non ho scritto nulla, giuro!" 
"Solo perché non ne hai avuto il tempo!"
Fine dell’ora: 
"Mancano 5 minuti. Controllate e consegnate!" 
"Prof, mi dia altri cinque minuti, per favore…devo finire di copiare”
"Non ti preoccupare, consegna la brutta" 
"Non posso…ho scritto a matita…"
E a questo punto
i capelli di Dolcezze cominciano a trasformarsi in serpenti.

Comunicazione dalla Dirigenza: 
"Dolcezze, lunedì devi tenerti a disposizione per la III ora"
"Perché?"
"Devi recuperare l’ora che non hai effettuato questa settimana"
"Ma io non ho preso nessun permesso..."
"Sì, ma hai fatto un'ora in meno" 
"Scusami, ma se IO ho fatto un’ora in meno è perché TU hai commesso un errore nel mio orario (che, tra l’altro, ti ho fatto notare io), non perché io l’ho chiesto."
"E sì, in teoria hai ragione, però…si configura un danno erariale…"
"DANNO ERARIALE? La mia ora non lavorata per colpa tua? E tutte quelle che faccio in più? Quelle costituiscono DANNO PERSONALE, allora?"

Bene, la trasformazione adesso è completa.



lunedì 22 ottobre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 33


La ZiaGiovane (ormai ottantenne) telefona alla Genitrice, ma becca Dolcezze:
“Ciao, Zia! Che bello sentirti! Come va?
"Preoccupata! La Nipote archeologa è partita perché deve tenere una relazione ad un congresso internazionale e sono spaventatissima" 
"E perché? Dovresti essere contenta! E' un incarico di prestigio, in fondo rappresenta la sua università..."
"Sì, lo so, ma io ho paura perché è la prima volta che viaggia totalmente da sola!"
"Ma dai! Tranquilla! Dov'è andata?"
"In Pennsylvania"
"Ah, certo, è lontano…allora ti preoccupi perché il viaggio è lungo!”
“No, non è tanto lontano…”
“Insomma, oggettivamente non è che l’America sia tanto vicina…”
“L’America? E che c’entra l’America?”
“Hai detto Pennsylvania…”
“Sì, sì, il paese di Dracula!”
“Ahhhh! La Transilvania, allora!
“E io che ho detto, scusa!”
"..."





giovedì 18 ottobre 2018

Di 50 scatole

dal web


I piumoni e le coperte
I vestiti, i maglioni, le scarpe e gli stivali
Le lenzuola e gli asciugamani
Le pentole e i piatti…

Cosa posso prendere in 2 ore? Cosa può entrare in 50 scatole?

Le foto, i libri, il computer, il televisore
Il vestito da sposa
Il servizio buono
Il lenzuolo della nonna
I giocattoli dei bambini

La mia vita non può entrare in 50 scatole. Da giorni mi chiedo cosa fare, cosa prendere, cosa lasciare, in 2 ore. E non ci riesco. Penso che alla fine nella fretta afferrerò qualcosa di inutile: il pelapatate, il pigiama vecchio, delle scarpe scomode, ma non potrò portare con me le risate, i pianti, gli scarabocchi sui muri e le tacche sulla porta per misurare la crescita dei bambini. 
Non potrò portare con me la vista dalla finestra, sempre uguale (eppure diversa) da anni, la vaschetta del bagnetto e la culla dei bambini ormai cresciuti, le chiacchiere con la vicina di pianerottolo e le litigate col vecchietto che abita sopra. 
Non potrò portare con me la poltrona dove concludevo la mia giornata, con accanto il plaid e la lampada, le teglie a cuore per le torte di anniversario, la collezione di Topolino e la macchina da cucire della mamma.

Forse così è peggio che per un terremoto: lì crolla tutto, lì perdi tutto. Qui sei tu a dover scegliere, selezionare, scartare, e senza la possibilità di tornare indietro. 
Una cosa presa, una lasciata...
Forse così è meglio: almeno puoi prendere qualcosa attorno alla quale ricostruire il tuo nido.
Una cosa presa, una lasciata...

Sicuramente è altro ciò che conta: l’essere vivi e insieme, il futuro altro, diverso, nuovo…ma sempre futuro.
Sicuramente ogni giorno sarà un altro giorno.
Sicuramente ripartiremo, ma lo strazio di oggi ci segnerà per sempre.
Una cosa presa, una lasciata…

(con nel cuore gli sfollati di Genova)

lunedì 15 ottobre 2018

Di lessico famigliare 10


Appeso ad un gancio nel bagno c’è l’accappatoio dell’Amato Bene:
“Mamma, ma questo accappatoio è un po’ scolorito, non trovi?”
“Decisamente! Considera che lo usa da quando ci siamo sposati: l’ho lavato e rilavato…il colore è un po’ andato, ma la spugna è perfetta. L’accappatoio che papà ha al mare, pur di ottima qualità, non ha la stessa capacità di assorbenza …per questo lui non lo vuole sostituire. “
“Ma com’è possibile? Ventitré anni ed è ancora nuovo…”
“Ai tempi era costato carissimo. Sai, come diceva il Nonno: “O caru cattaci, o mercatu pensaci” *
E così, per contrapposizione, Dolcezze ha ricordato un altro vecchio modo di dire di famiglia: “Picca santi, picca paternostri”**, con il quale si intendeva che ciò che costa poco vale poco.
Così, infatti, diceva il Genitore ogniqualvolta un acquisto economico si rivelava di mediocre qualità. “Non puoi pensare che una cosa che costa poco sia resistente: se vuoi la qualità devi pagarla. E, tra l’altro, quello che spendi in più lo recuperi con la durata del prodotto: la qualità si paga, ma…paga.”

Dolcezze ha fatto delle ricerche, ma non ha trovato questa espressione attestata da nessun’altra parte. Qualcuno la conosce? E’ presente in qualche altro dialetto? Le piacerebbe saperlo…Certi momenti pensa che qualche suo antenato avesse una fervida immaginazione e “inventasse” modi di dire…

*Compra subito ciò che trovi a caro prezzo, rifletti bene prima di comprare ciò che è economico

**L'espressione letteralmente significa che se ci sono pochi santi in chiesa ci sono poche preghiere (e quindi poche offerte).




mercoledì 10 ottobre 2018

Di cose che non vorresti mai vedere 2

Verifica su Manzoni, per chiudere col programma dell'anno scorso e cominciare Leopardi: Dolcezze corregge, corregge...e poi si imbatte in questa pagina


come "forse"?  Forse ci sono opere manzoniane più importanti dei Promessi Sposi?
E si ricorda di quando un altro alunno aveva scritto in un compito "secondo il mio modesto parere, Leopardi ha una visione pessimistica dell'esistenza umana" ed era stato rinominato La Palice.
Mentre sorride  (e medita filosoficamente sul fatto che i ragazzi sono spesso talmente insicuri da non riuscire ad affermare, a voce forte e chiara, quanto conoscono) si trova davanti un altro compito:


Ecco chi, invece, esprime con limpida chiarezza le sue conoscenze...

giovedì 4 ottobre 2018

Di marmellata* di peperoncini piccanti



*sì, marmellata si dice solo di quella di arance, ma chissenefrega!


Dolcezze per ora è presa dalla casalinghitudine e si è data alle conserve. Ha rifatto la marmellata delle prugne del suo albero, l'ha fatta pure con le albicocche, ma ora è tutta protesa ai regali di Natale. Sa che le confetture da mangiare coi formaggi sono sempre un regalo gradito, per cui, dopo la marmellata di cipolle, ne ha sperimentato una di pere e, soprattutto, ha pensato bene di provarne una di peperoncini piccanti. L'anno scorso aveva provato una ricetta trovata in rete, ma, ovviamente, non la trova più  e, comunque, le era sembrata trooooppo piccante, anche se era stata apprezzata dai pochi eletti che l'avevano assaggiata (ne aveva fatto solo un vasetto).
Quest'anno ha fatto una sintesi di quelle della sua bacheca di Pinterest ed è venuta fuori questa ricetta, che le sembra riuscita:

gr. 700 di peperoni rossi
gr.150 di peperoncini piccanti (rossi, ovviamente)
gr.400 di zucchero
ml 30 di aceto bianco 
1 pizzico di sale.

Pulire bene i peperoni e i peperoncini, eliminando semi e filamenti (indossare i guanti, se non si vuole rimanere con le mani "piccanti" per un bel po'), poi tagliarli a pezzetti e metterli nella pentola con gli altri ingredienti e portare a cottura. Alla fine frullare a piacere con un frullatore ad immersione e invasare, seguendo le solite regole (certo, se avete il Bimby, fate prima).

Il risultato è veramente buono, anche se Dolcezze pensa di aumentare un po' la dose di aceto la prossima volta, per far sentire meglio la nota agrodolce.

Buon appetito!

martedì 2 ottobre 2018

Di chi cresce e si innamora (o forse si innamora perché cresce)


foto dal web
Dolcezze avrebbe dovuto parlare della sua cattedra scombinata, delle sue QUATTRO classi, della sua meravigliosa Quinta al suo ultimo primo giorno di scuola (accompagnato da maglietta celebrativa), della sua bellissima Seconda, in cui i maschi hanno cominciato a crescere, della Quarta, perduta per due anni e ora ritrovata, della Terza ancora sconosciuta, ma non ne ha avuto il tempo. Qui si pedala, si corre e anche il blog, ovviamente, langue...ma questo dialogo col Cucciolo non può non raccontarvelo.

"Mamma, ma tu lo sai che io sono nella pubertà?"
"Chi te lo ha detto?"
"La supplente, oggi. Ci ha detto che i maschi dai 12 ai 18 anni sono nella pubertà, le femmine, invece, dai 10 ai 16 anni. Io a gennaio ne compio 12, quindi..."
"Giusto, stai crescendo...vedi come sei diventato alto?"
"E sì. Ehm, mamma...posso dirti anche un'altra cosa?"
"Certo!"
"Mi sono fidanzato."
"Con chi? E lei lo sa?"
"Con C. Le ho scritto un biglietto e gliel'ho messo nello zaino."
"E lei che ti ha detto?"
"Niente."
"Ma l'hai firmato?"
"No di certo!"
"E come pensi che possa capire che sei tu?"
"Mah, non lo so...lei vede che io scrivo sempre."
"Ehm...ma così forse non capisce..."
"Non ti preoccupare."

Qualche ora dopo

"Mamma, per quella cosa...ha risposto"
"Ha capito che eri tu? E cosa ha risposto?"
"Non lo so se ha capito, ma comunque ha scritto nello stato di WA che non le piace nessuno della classe"
"Ah...e sei dispiaciuto?"
(scrollatina di spalle) "No, no...ne troverò un'altra. Mamma, mi prepari una torta?"