venerdì 11 maggio 2018

Dei libri dell'anno 62: Stoner

Ci sono libri che ti entrano dentro e che sai benissimo, arrivata all'ultima pagina, che ci staranno per sempre. Stoner è uno di questi. 


Il racconto della vita di questo oscuro e apparentemente insignificante insegnante ti avviluppa in una rete e non ti permette di staccarti.
Non c'è molto da dire: la vicenda non presenta niente di "interessante".
C'è un giovane, figlio di poveri contadini, che va all'università, ufficialmente per studiare agraria, ma poi, ad una lezione, ha una folgorazione, quasi un'epifania divina, e la sua vita cambierà direzione: studierà letteratura e diventerà insegnante. Scoppia la Prima Guerra Mondiale, ma lui, a differenza di altri coetanei, non parte. La sua esistenza scorre nei binari di una grigia quotidianità. Si innamora, si sposa, ma il suo matrimonio fin dall'inizio si rivela fallimentare; ha una figlia che cresce praticamente da solo, visto che la moglie è spesso malata e fondamentalmente anaffettiva. Non fa nulla per modificare il suo ménage familiare, anche quando la moglie lo estromette dal suo letto, dal suo studio e comincia ad allontanare inesorabilmente da lui la figlia. Al lavoro, pur essendo stimato professionalmente, non fa carriera e, anzi, la sua correttezza lo rende vittima del mobbing furioso da parte di un collega. Eppure, in mezzo a tanto grigiore, vive un momento assolutamente perfetto, quando si innamora, ricambiato, di una giovane donna con cui vivrà un'intensa storia d'amore e di passione. 
Il romanzo ci fa conoscere tutta la vita di Stoner, fino alla sua morte, già, peraltro, annunciata all'inizio, ma non ci dà alcuna risposta: perché Stoner sopporta tanti colpi senza reagire? Perché non riesce a dare una svolta alla sua vita? Perché consente che la sua intera esistenza si svolga in uno spazio così ristretto, senza il desiderio di partire, di conoscere altro, di seguire il suo amore? 
E poi siamo noi a chiederci: ma cosa c'è in questo uomo, in questo libro, che ce lo rende così vicino? Tutte le sue "avversità" dovrebbero renderlo un personaggio fantozziano, e invece lo rendono un eroe, un eroe che realizza la sua virtù nella grigia quotidianità, nella sua fedeltà alla famiglia, al lavoro, allo studio, alla verità. Spostando l'attenzione, ci rendiamo conto che, nell'apparente fallimento, Stoner è una roccia (nomen omen, decisamente): per tutta la vita fa il lavoro che ama, a prescindere dalle gratificazioni economiche o di prestigio sociale, conosce l'amore vero (e non è cosa da tutti), resta attaccato alle sue radici. La sua "passività" ci turba, soprattutto per quanto riguarda il suo rapporto con la figlia, ma non concordiamo con l'amaro bilancio che lui, morente, fa della sua esistenza. E in effetti le pagine finali del romanzo, quelle in cui morte e vita si incontrano nel passaggio del gruppo di studenti sotto le finestre di Stoner morente, ci fanno comprendere che niente è perduto e tutto ha un senso. 
A me, vecchia lettrice di tanti libri, ha ricordato la conclusione di un libro ben diverso per contenuti, ideologia, finalità, il Diario di un curato di campagna di Bernanos, in cui un altro morente afferma: "Tutto è Grazia", anche ciò che apparentemente è male. 
In Stoner manca del tutto la visione provvidenziale di Bernanos, ma anche per lui vale il principio che tutto ha un senso e la vita, quale che sia, significa qualcosa. E dovrebbe valere anche per noi.

per il Venerdì del libro, dopo taaaaanto tempo


4 commenti:

  1. la tua recensione, molto bella peraltro, mi ha colpito ed incuriosito...
    grazie Dolcezze..
    :*

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  2. Mmmm mi segno il titolo per un futuro, ora non sarebbe una lettura adatta al mio stato d'animo, ma la tua recensione (soprattutto la considerazione sul finale del libro) mi hanno molto colpita e incuriosita! :)

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  3. Sicuramente un libro che incuriosisce cara Dolcezze!
    Grazie per la recensione e buona festa della mamma.
    Un abbraccio
    Maria

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  4. Bellissima recensione. Concordo con te su tutto. Il finale è straziante e il suo bilancio troppo severo. Non so perché questo personaggio, un vinto secondo la visione di Verga, riesca a suscitare una tale ammirazione. Eppure la sua vita, costellata di fallimenti , il peggiore dei quali è quello come padre, è, come dici tu, ricca di significato e vale per quello che è stata. Comunque.

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