venerdì 21 luglio 2017

Dei libri dell'anno 55: Un animo d’inverno


E’ la mattina di Natale e Holly si sveglia tardi, con una brutta sensazione: qualcosa di brutto ha seguito lei e il marito dalla Russia quando, 15 anni prima, hanno portato con sé la loro splendida, bellissima figlia, Tatiana. Non ha, però, molto tempo per concentrarsi su questo problema, perché deve ancora preparare il pranzo e il marito deve correre in aeroporto per prendere gli anziani genitori, arrivati per trascorrere insieme il Natale. Comincia così una giornata surreale, in cui, a causa di un’incredibile tormenta di neve, nessuno degli invitati può raggiungere la casa e Holly resta sola con una Tatiana stranissima, che si cambia continuamente d’abito e ha continui sbalzi di umore. In un’atmosfera rarefatta per il chiarore della neve, Holly ricorda a sprazzi le circostanze dell’adozione, la fatiscenza dell’orfanotrofio, l’orrore di una stanza chiusa e, contemporaneamente, la bellezza dei 15 anni vissuti con la figlia e il proprio dramma familiare.
Il tutto con una lentezza esasperante. Il lettore ha l’impressione di essere come Holly prigioniero della casa sepolta dalla neve e con Holly sobbalza allo squillo del telefono o davanti al pranzo vorace di Tatiana. I dialoghi sono scarni, l’azione è tutta cerebrale e non si fa altro che aspettare che arrivi qualcuno, che si capisca cosa vuole Tatiana, che si aprano i regali e, finalmente, finisca tutto.
Confesso che per i 4/5 del libro mi sono chiesta che offesa avessi arrecato all’Amica Lettrice perché mi consigliasse la lettura di questo romanzo. Troppo lento, angosciante, ripetitivo (l’orfanotrofio viene evocato una decina di volte , aggiungendo ogni volta un nuovo tassello e alla stessa maniera le vicende della madre e delle sorelle di Holly vengono presentate a pezzetti e poi continuamente ripetute), ma via via, in un crescendo quasi inconsapevole, la tensione raggiunge un culmine inatteso e imprevedibile, in cui ogni stranezza trova la propria spiegazione, la matassa si dipana e si comprende che l’autrice è stata bravissima a depistarti fin dall’inizio.
Il colpo di scena finale giustifica quindi la lettura di questo romanzo che definire thriller psicologico è un po’ azzardato, ma che comunque convince.

2 commenti:

  1. Confermo,avendo letto il libro,la lentezza di cui parli e la sensazione di claustrofobia che aleggia in tutto il romanzo.
    Però è una storia che non si dimentica perché ancora oggi ricordo perfettamente le continue apparizioni di Tatiana e i racconti dell'orfanotrofio,le telefonate e soprattutto il finale,spiazzante e doloroso.
    Non è facile,considerando la mole di libri che leggo.
    Di alcuni non ricordo neanche il titolo.

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  2. Lo leggerò, la tua recensione mi ha incuriosita, così come il colpo di scena finale. Buona domenica

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