domenica 28 maggio 2017

Di ghirlande "gattose"

Sarà pure un periodo difficile, ma una promessa è una promessa e, siccome Dolcezze si era offerta di creare una ghirlanda per un'amica,  non voleva disattenderla. Il problema è che lei non voleva farla uguale a quella fatta per sé e, oltretutto, desiderava personalizzarla per la destinataria, amante dei gatti. Pensa e ripensa, una sbirciatina su Pinterest ed è partita l'idea

Non una ghirlanda primaverile, ma qualcosa di "sovrastagionale", con due micetti innamorati che si scambiano le coccole davanti ad uno spicchio di luna.


Che ve ne pare?

giovedì 25 maggio 2017

Di #insieme raccontiamo 21: La telefonata

Anche questo mese aderisco all'iniziativa di Patricia Moll, "Insieme raccontiamo", con una nuova storia. Per chi volesse partecipare, le regole del gioco sono qui.



LA TELEFONATA

Stava affettando la cipolla per il ragù. La radio accesa a tenerle compagnia. Canticchiava sottovoce così come era capace, stonata e storpiando le parole inglesi.
Quasi a tradimento, dopo il mitico Elvis e il suo IN THE GHETTO, nell’aria si diffuse la voce roca e potente, inconfondibile, di Louis Armstrong.
Le note e le parole di WHAT A WONDERFUL WORLD entrarono nella cucina e dentro di lei.
Si fermò col coltello a mezz’aria come colpita da un pugno.

Come è bello il mondo… ma era bello davvero?



Se guardava alla sua vita di quel momento c’era poco da stare allegri: il lavoro che non c’era, lui sempre più lontano e poi quella macchia.

Da quando l’avevano chiamata, due giorni prima, non riusciva a pensare ad altro. Certo, quando aveva fatto l’esame era un po’ in apprensione, ma poi la radiologa, informalmente, le aveva detto che era tutto a posto e lei non ci aveva pensato più. Ma quella telefonata (“Signora, dobbiamo ricontrollare…c’è una macchia”) l’aveva turbata. In un attimo aveva visto tutta la sua vita scorrerle davanti…e soprattutto per la prima volta si era resa conto che il più era fatto. Sapeva già cosa l’aspettava: c’era passata sua madre e lei l’aveva accompagnata nel suo calvario. 

Avrebbe voluto viaggiare, ma c’era sempre stato qualcosa ad impedirglielo: i figli piccoli, i genitori anziani, la carriera…e ora, probabilmente, era troppo tardi.
Ti immagini quel famoso viaggio in Bretagna dopo una seduta di chemio? 
Basta, ormai era fatta. Avrebbe dovuto sfruttare meglio il prima: sul poi non poteva più contare. 


In due giorni aveva fatto di tutto per non pensare e in parte c’era riuscita, ma ora che aspettava la telefonata non riusciva a trovare un diversivo: la testa era sempre là. Forse sarebbe stato meglio non sapere…un dolore acuto e poi via, non morire poco a poco, fatti a pezzi, tra sofferenze senza fine.


Se solo avesse avuto un po’ di tempo…

Avrebbe preso i bambini e sarebbe partita, sarebbe andata a ballare, avrebbe comprato quelle scarpe rosse e sarebbe andata al cinema, non avrebbe rimandato a poi

dopo il mutuo,

dopo il lavoro,

quando avrò i soldi,

quando il bambino sarà cresciuto…


DRIIIIIN!


Ci siamo.


“Pronto?
Sì, sono io... Mi dica pure… Falso positivo?…E’ proprio sicuro?”


“What a wonderful world”…
 Sì, è proprio vero. Il mondo è meraviglioso.


“Pronto? Vorrei prenotare un viaggio. In Bretagna…”


 


lunedì 22 maggio 2017

Dell'arte del copiare e delle tecniche moderne



Copiare durante un compito in classe è un'arte affinata da secoli di esperienza studentesca. Da che mondo è mondo è una battaglia difficile, che vede la lotta dell’uno su molti. Grandi eroi, nel corso dei secoli, hanno sacrificato tempo ed energie in questa pugna nobile e spesso titanica perché, come ognun sa, il professore, novello Argo, ha cento occhi e tutto vede. In altri tempi la lotta era oggettivamente impari: il docente era piazzato sulla predella e aveva una visuale perfetta su tutto e tutti. Eliminato quell’ “orrido segno di superiorità” il docente cominciò ad attrezzarsi con comode scarpe da ginnastica che gli consentissero di vagare tra i banchi a verificare che non ci fossero fogliettini molesti. Il prof si giocava la schiena, gli studenti  ci provavano sempre ma, comunque, la preparazione della "fisarmonichina" o la copiatura sulle pagine bianche del dizionario favoriva la memorizzazione dei concetti.
Po sono arrivati i telefonini e lì l’eroismo individuale non conta più. La svolta è stata epocale, come il passaggio dal combattimento all’arma bianca allo sgancio della bomba atomica: a questo punto chiunque ce la può fare ed è solo cambiato il pericolo per l’insegnante che, per quanto attento e vigile, non sempre riesce ad impedire la frode. Dall’avvento del cellulare le tecniche sono variate: in principio ci fu l’aiutino da casa (l’alunno mandava l’argomento del tema o l’inizio della versione ad un complice esterno che rispondeva con le “soluzioni”). Il sistema era lungo e farraginoso: i messaggi potevano contenere solo un determinato numero di caratteri ed era facile essere sgamati fra un sms e l’altro.  I telefonini collegati su internet hanno ovviato a questo problema e l’alunno adesso ci prova. Sempre e comunque. La battaglia quindi si è estesa: il prof non combatte solo in classe, ma anche a casa, dove, con pedantesca pazienza, minuziosamente ricerca in rete la fonte di alcune espressioni particolarmente raffinate o di traduzioni degne di Petrarca.
In classe le tecniche di resistenza prevedono che gli alunni consegnino il telefonino alla cattedra prima di cominciare il compito e lì comincia il bello: il prof si trova davanti a residuati bellici con i quali i suoi figli giocavano 10 anni fa e non ci vuole un’aquila per capire che i fanciulli hanno in tasca il cellulare nuovo, quello ultramoderno, che prepara pure il caffè. Per questo il prof continua a girare fra i banchi, a controllare i dizionari et cetera et cetera…ma oggi si è raggiunta una nuova vetta.

Ultimo compito in classe in Quarta. Dolcezze invita alla consegna dei telefonini che vengono immediatamente riposti sulla cattedra. Rapido controllo: sono tutti, non sembrano neanche tanto vecchi…l’unico problema è che sono messi disordinatamente e occupano tutto il piano. Dolcezze, quindi, li sposta e li mette uno sull’altro finché…TROVA UNA COVER. VUOTA.


“A chi appartiene questa cover?” Silenzio di tomba. “Ho chiesto a chi appartiene. Conviene che il proprietario parli”
Dal primo banco si vede alzare una manina: “E’ mia…”
“E il telefono dov’è?”
Non lo so, forse l’ho dimenticato a casa…”
“O più probabilmente lo ha rubato Arsenio Lupin, o si è smaterializzato per intervento degli alieni ed è finito in un’altra dimensione, oppure lo ha mangiato il cane…”
 
A chi volesse sapere come è finita…Il tentato copiatore era così piccolo, ma così piccolo e così rosso che Dolcezze non è riuscita ad infierire. 

Prima che le sue orecchie tornassero di colore normale c’è voluta un’ora.




mercoledì 17 maggio 2017

Di colloqui con i genitori 5



Ultimo sabato di aprile, Dolcezze aspetta che la focaccia sia cotta quando sente arrivare un messaggio: 
GENITORE  "Professoressa, mi scusi se la disturbo, ma ho bisogno di parlare URGENTEMENTE con lei. So che il ricevimento mensile c'è già stato, ma ho proprio necessità di incontrarla".
Dolcezze, che già da mesi è preoccupata per il comportamento un po' svagato del figlio (il rappresentante sveglio), comincia ad intuire scenari drammatici  e risponde immediatamente:
"Ci vediamo in biblioteca lunedì a seconda ora."

Per tutta la serata e la domenica Dolcezze si interroga sui motivi di questo colloquio e quando finalmente arriva l'ora dell'appuntamento si presenta subito.

"Professoressa, la ringrazio per avermi ricevuto. Mio figlio sta vivendo un momento terribile"
"Lo sospettavo...ha dei comportamenti un po' strani da un po' di tempo...Sta forse male? C'è qualche problema a casa? Non so cosa pensare..."
"No, no, professoressa! Grazie a Dio è tutto a posto"
"E allora?"
"Il ragazzo è molto turbato perché lei, parlando con un collega, gli ha detto che lo aveva sorpreso a copiare. Pensa che lei non si fidi più di lui e non ci dorme la notte"
"... mi scusi...e io cosa dovrei fare? Complimentarmi perché ha copiato?"
"No, ma magari dirgli che non ci pensa più..."
 
(e questo è il motivo per cui aveva bisogno di parlare URGENTEMENTE con Dolcezze. Per la serie talis pater, talis filius).

Due giorni fa, ricevimento già concluso: 
"Professoressa, avremmo bisogno di parlarle. Quando ci può ricevere?"
"Ormai il ricevimento è sospeso, ma, se è importante, eccezionalmente ci possiamo vedere all'uscita".

Stavolta Dolcezze immagina la discussione: quando i genitori si muovono in coppia è per impetrare la grazia o per cercare di limitare i danni. Il ragazzo, tra l'altro, ha qualche difficoltà in più materie, Dolcezze è il coordinatore della classe e quindi l'ipotesi risulta quasi certa.

"Buongiorno, professoressa, e prima di tutto grazie per averci ricevuto comunque. Lei è sempre molto gentile (ecco, ci siamo...tentativo di captatio benevolentiae). Siamo qui per avere qualche chiarimento. Abbiamo visto che il ragazzo ha avuto 6...Come mai?"
"Perché evidentemente meritava 6, signora. Aveva studiato, ma la sua preparazione era appena sufficiente: non potevo certo dargli di più"
"No, no, professoressa! Ci ha frainteso! Noi non volevamo di più. Ci chiedevamo com'è che avesse avuto la sufficienza, visto che non è mai andato oltre il 4!"
"..."

Dolcezze credeva di avere visto (e sentito) tutto. Evidentemente non è così.


domenica 14 maggio 2017

Di mamme e di auguri

La mamma è quella che ti indica la strada ...


...e, standoti dietro, ti sorregge perché tu non cada.


Auguri a tutte le mamme
e più di tutte alla mia che, nonostante tutto, 
non molla.