mercoledì 23 novembre 2016

Di Lessico famigliare 3

Bastiano, il mezzadro, era tornato nella Grande Casa. Lo aveva accolto il padrone dai grandi baffi, che non poteva essere preso in giro nei conti, perché conosceva le piante una ad una e girava spesso a dorso di mulo per controllare e verificare. Era un buon padrone, che dava a ciascuno il suo, ma non poteva essere ingannato (aveva stivali sporchi di fango e pantaloni di fustagno, perché non disdegnava di andare a lavorare coi coloni e i mezzadri. Era capace di salire sugli alberi e potare le viti e gli ulivi perché "chi striglia il suo cavallo non si chiama mai garzone" e mandava pure i suoi figli in estate a lavorare nei campi coi braccianti perché "chi non sa fare non sa comandare").

Il mezzadro, quindi, era arrivato e aveva cominciato a raccontare, commentare, rendicontare.
Gnà Maria aveva portato il vino, come sempre: due bicchieri e un fiasco.
"Vossia, non c'è bisognu, lassassi perdiri"
"Nenti, Bastianu, nenti"
E Bastiano beve il primo, il secondo , il terzo bicchiere...
Gnà Maria si preoccupa: a pancia vuota, tutto quel vino...prende un vassoio coi biscotti di casa e lo avvicina al mezzadro.
"Vossia, lassassi perdiri" e intanto prendeva i biscotti a pugni e se ne riempiva la bocca e le tasche.

In casa Dolcezze l'espressione è diventata proverbiale per indicare chi, in maniera affettata, finge di non voler accettare un dono di cui invece approfitta bellamente.

1 commento:

  1. Che bello quando certe espressioni diventano d casa!
    Come va Villa Arzilla?
    Un abbraccio
    Maria

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