domenica 18 settembre 2016

Di solitudini, fallimenti e nuovi inizi

foto dal web
E così te ne sei andata, hai cambiato scuola e dovrai ricominciare tutto da capo. 

La notizia mi è arrivata due giorni dopo l'inizio delle lezioni, visto che la rimodulazione della mia cattedra non mi aveva ancora fatto entrare nella tua classe. Mi hai chiamato tu e sei venuta a trovarmi all'uscita da scuola :" Voglio salutare solo lei, prof".  E giù lacrime a fiumi. "Ma perché te ne vai?" Risponde il padre: "Fondamentalmente per lei, prof. Ha saputo che non ci sarebbe più stata, se non per pochissimo, e non ce l'ha fatta". 

La tua classe non era stata benevola con te: tu eri Hermione, ma nessun Harry e nessun Ron ti sono diventati amici, anzi, Harry e Ron hanno fatto di tutto per escluderti, per puntualizzare ogni tuo errore e ogni tua inadempienza. I tuoi compagni erano troppo bambini per te, che vivevi già realtà da adulta, dovendo gestire una famiglia e un fratellino visto che la "buona scuola" aveva mandato al confine tua madre. Che ne potevano sapere loro delle tue letture, della profondità del tuo sentire, della ricchezza delle tue potenzialità? Loro vedevano solo un carattere spigoloso, due occhi sfuggenti, l'impossibilità del cinema il pomeriggio (come potevi lasciare tuo fratello?) e la risposta sempre pronta. Da parte tua, d'altronde, non c'era nessun desiderio di farti amare. Con la rigidità tipica dell'adolescente non cedevi di un passo dalle tue posizioni, anche quando , riflettendo, ti rendevi conto di avere sbagliato. 
Anche fra i colleghi solo pochi ti avevano capito. PalloneGonfiato non faceva altro che ripetere: "Hermione è un problema, un vero problema!" e l'Inglese: "Non sa dire una parola, non traduce!" . "Ma come? Hermione legge HP in lingua originale". "Con me non apre bocca!". Qualcuno dei colleghi non aveva notato nulla, frecciatine, battutine...nulla. Solo una si era confrontata con me, avevamo insieme contattato lo psicologo, avevamo cercato di dipanare questa matassa sempre più ingarbugliata. Poi la scuola è finita, nella speranza che l'estate facesse crescere qualcuno e che la cosa si risolvesse da sé. E invece il cambio di cattedra ha fatto saltare l'equilibrio: "Prof, quando lei mi guardava io capivo che lei mi capiva. Adesso come potrei fare?" 

No, non mi sento inorgoglita, no, non mi sento brava...mi sento parte di un sistema che ha fallito. 
L'allievo "difficile" ci sta, è normale, fisiologico. Quello che non va bene è che la scuola lo veda solo come un problema che faccia dire: "Hai saputo, Hermione se n'è andata...meno male!", quello che non va bene è che non si riesca a vedere aldilà di occhi bassi e di spigolosità, quello che non va bene è che si tolleri (o, peggio, ci si renda complici) di atti di bullismo piccoli, apparentemente insignificanti, ma che fanno tanto male a chi si trova in una condizione di fragilità.

E, perdonatemi, il dolore di questa vicenda mi ha tolto l'entusiasmo per questo inizio di anno scolastico, caratterizzato da novità di ogni specie e da una cattedra che metterà a dura prova i superpoteri di Wonder-Dolcezze.

8 commenti:

  1. Hai assolutamente ragione, e si poteva fare di più - ma non TANTO di più, temo, salvo metterla tra i BES e lavorare con lo psicologo. Ma... quanto tempo ci vuole, in una scuola normale, per mettere le mani su uno psicologo o uno di quei cenbtri specializzati negli interventi in classe? E quanti soldi? Che trafila si deve seguire? Hanno inventato (o meglio: dato un nome) i BES, che sono di per sé un calderone dove ogni elemento della zuppa richiede un trattamento a parte, poi hanno accennato molto vagamente a un centro di riferimento territoriale cui fare capo . almeno mi pare che ci abbiano assegnato un centro territoriale - e lì siamo rimasti, lasciandoci a gestire la cosa con le armi del buon senso e dell'empatia. Per carità, il buon senso è una gran cosa e l'empatia ci è di grande aiuto, ma qualche adulto benintenzionato che va a tastoni, ostacolato dai suoi pregiudizi e dal suo vissuto personale, non è esattamente l'aiuto di cui un giovinetto in difficoltà necessita, e spesso si rischia di fare più male che bene e perciò si finisce per non fare nulla o quasi. Quando, finalmente e con comodo, un insegnante o un gruppo di insegnanti benintenzionati si accorgono che c'è qualcosa che non va l'aiuto non serve dio lì a tre o sei mesi, dopo la delibera di questo e quell'altro ente scolastico e non, serve la mattina dopo o meglio ancora due giorni fa. L'insegnante di inglese non deve essere un prodigio di sensibilità, ma quella era, e se con lei Hermione non apriva bocca (che, ho scoperto, a scuola si chiama mutismo selettivo e un tempo potevi avere anche il sostegno per quello - il che non sarebbe necessariamente stato un grande aiuto, se il docente di sostegno non sapeva cosa fare in quel caso) pur avendo una porta così importante qual è un Libro Preferito per entrare in contatto con lei, qualcosa doveva essere andato molto male tra loro, ma non è detto che la responsabilità fosse tutta dell'insegnante, che alla fine non si è fatta da sola, anche se poteva magari cercare di andare più a fondo alla questione. Solo che, per molto tempo, non ha nemmeno capito che c'era, una questione.
    Un nuovo ambiente umano potrebbe fare la differenza. Qualche rimostranza al prossimo consiglio di classe anche, per i ragazzi che verranno dopo. Ma il vero problema qui mi sembrano i meccanismi esterni, come è successo a noi per la Terza Disastrosa: da noi il Consiglio, sinceramente, è stato piuttosto partecipe, ma ci siamo dovuti arrangiare. Con risultati a mala pena misurabili con un microscopio elettronico.
    Per "meccanismi esterni" non intendo le famiglie che fanno resistenza o cose del genere - che possono essere ostacoli, sì, ma che fanno parte del pacchetto; parlo proprio della capacità della scuola di avere un aiuto professionale invece di andare a tastoni.

    Coraggio, mi rendo conto che il rospo è davvero difficilissimo da ingoiare.

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    1. Come al solito, hai centrato perfettamente il problema, da donna di scuola quale sei. L'anno scorso della faccenda non si era accorto nessuno e quando in Consiglio io ne avevo parlato tutti erano caduti dal pero. Il Coordinatore aveva sentenziato: "Cose da ragazzi, si risolveranno".Quando , col passare delle settimane la situazione appariva ancora più ingarbugliata, solo una collega mi aveva sostenuto nel chiamare lo psicologo, ma in maniera informale. Lo psicologo presente a scuola (sì, abbiamo uno psicologo "fisso")si era reso disponibile ma, visto che volevamo evitare la trafila burocratica che tu conosci bene, ha dovuto rispettare gli appuntamenti già presi precedentemente e , senza l'autorizzazione della famiglia, non si poteva agire sulla minore, ma solo sulla classe. E intanto eravamo a maggio.

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    2. "Cose da ragazzi"... difficile trovar parole.

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  2. Tristezza infinita. Fui Hermione anche io in un certo modo... Ma sono stata una Hermione fortunata per vari aspetti: non l'avrei mai data vinta a quelli che mi avevano etichettato, ed ho creduto molto a chi aveva fede in me... Non rifarei le superiori neppure per tutto l'oro del mondo.
    E mi dispiace per questi sentimenti tristi di inizio anno. Non li meriti... <3

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    1. Se io fossi rimasta, forse (e dico forse) si sarebbe sentita più forte e più protetta. La Pollyanna che è in me confida che in un ambiente diverso Hermione possa esprimersi al meglio, ma non posso non chiedermi se avremmo potuto fare di più

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  3. Che tristezza Dolcezze, per forza ti è già passato l'entusiasmo!

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  4. che bella persona che sei, Dolcezze!!! fortunati i tuoi alunni....
    :*

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  5. E' una sconfitta del sistema scolastico non di un singolo docente, un sistema che non trova il tempo di fermarsi a riflettere e capire.................... Una vera, triste sconfitta........

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