martedì 29 marzo 2016

Dell'adolescente con l'innamorato in gita

(foto dal web, volutamente ironica: questa è l'espressione tragica da me vista in questi giorni)

Già altrove è stata esaminata la tipologia dell'adolescente innamorato  e qui si è parlato dell'adolescente in gita, ma esiste un'altra tipologia di adolescente, che non è ancora stata contemplata: l'adolescente con l'innamorato in gita.
L'adolescente  con l'innamorato/a in gita intanto si dispera di non essere partito con lui/lei. Il bello è che non può accusare nessuno, perché è stata lei/lui a non dare l'adesione al momento opportuno e quando ha cambiato idea non c'era più la disponibilità del posto. 
I giorni precedenti alla partenza sono giorni di grande e cupo dolore: come potrà vivere per una settimana senza l'Amato/a? Cosa farà l'Amato/a in gita senza di lei/lui? Rimarrà fedele o cederà  alle profferte di qualche seduttrice/seduttore da strapazzo? E se la/lo dimenticasse? E se non la/lo pensasse?
E poi, come potranno comunicare? Le telefonate e i messaggi costano un botto... se non c'è il wifi libero come faranno senza i tremila messaggini quotidiani di WA?
Nella settimana precedente alla partenza si concretizzano decine di patologie: si passa dall'esofagite, per  arrivare alla colite e, in un climax ascendente, all'attacco di ansia.
A nulla servono le sagge parole: " Sette giorni passano in un soffio...se è vero amore non si farà trascinare da nessuna/o...vedrai che riuscirà a comunicare in qualche modo." A nulla i proverbi della Nonna: "Quando l'amore vuole trova loco"...nulla: lei/lui lo/la accompagna al pullman tra le lacrime, come se partisse per il fronte.
Seguono ore di febbrile attesa (e, ovviamente, di rigido digiuno), al buio,a letto. Poi finalmente l'Amato/a dà segni di vita e, massimo gaudio, comunica che nell'hotel c'è il wifi libero. L'adolescente esce finalmente  dal suo loculo dalla sua stanza e riprende a mangiare. 
Da questo momento l'intera famiglia è informata in tempo reale della missione estera, vede i piatti consumati, conosce la temperatura reale e percepita e, persino, il tempo impiegato nella doccia. Comincia quindi il countdown del ritorno e ci si prepara all'accoglienza trionfale del guerriero coni festeggiamenti di rito. Ovviamente non mancherà la torta "ricostituente", dopo tanti giorni di cibi stranieri, che, unita alle vettovaglie già sicuramente preparate dalla di lui/lei genitrice, faranno sì che il /la giovane recuperi i chili persi e ne aggiunga di nuovi nel giro di ventiquattr'ore.
Nell'attesa dell'arrivo si allargano i sorrisi e, finalmente si riguadagna la salute: lo stomaco torna a posto e le endorfine fanno il resto. 

Dopo questa settimana di limbo si può tornare a vivere, mentre la Genitrice dell'adolescente suddetto si chiede come, nella sua giovinezza, abbia fatto a vivere separazioni ben diverse senza l'ausilio della tecnologia.

5 commenti:

  1. Sei sempre fortissima cara Dolcezze e sai tratteggiare in modo strepitoso i nostri adolescenti!
    veramente me lo chiedo anche io: ma come siamo sopravvissuti senza tecnologia? ;-)))
    Un abbraccione
    Maria

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  2. Ah ah! Con quintali di gettoni telefonici in tasca e pacchi di carta da lettere con illustrazioni romantiche. :)))

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  3. @ Maria: ti ha già risposto, Rosa!
    @ Rosa: ma tu sai che avevo rimosso dalla mia mente la busta coi gettoni, raccolti parsimoniosamente giorno dopo giorno? E le lettere, poi! Ricordi l'attesa spasmodica del postino, per intercettarlo prima che consegnasse la posta a casa?

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  4. Sempre esilarante la lettura dei tuoi post... sei troppo forte! =)))
    Dani

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  5. Ma soprattutto come facevano i genitori che non potevano monitorare gli spostamenti dei figli!!!Mio padre non si coricava se non prima eravamo tutti a casa,io pretendevo il diritto di vivere senza assillo con le conseguenze che si possono intuire.
    Oggi io al minimo ritardo chiamo al cellulare.
    Peccato che spesso,quasi sempre,non rispondano

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