venerdì 26 febbraio 2016

Di libri importanti e di prime volte



Nei miei 16 anni Il nome della rosa fu il libro delle prime volte:

la prima volta in cui contesi un libro della biblioteca del liceo alla mia Compagnadiscuola: ce lo giocammo, letteralmente, perché era un libro molto ricercato e facevamo la spola per accaparrarcelo, non appena riconsegnato. Finì che lo presi io, ma lo lessi talmente in fretta che glielo passai brevi manu, senza restituirlo prima. Erano altri tempi: si attendevano le edizioni economiche per comprare un libro e la biblioteca diventava tappa obbligata se volevi leggere un romanzo famoso prima possibile;
la prima volta che esercitai il diritto di saltare le pagine: c'erano parti noiosissime per la sedicenne che ero e la ripartizione in capitoli con brevi sunti mi permise di evitare tutte quelle sezioni che parlavano di eresie che conoscevo poco per concentrarmi sul giallo;
la prima volta che feci mattina per finire un libro: sarebbe successo tante, tante altre volte, ma quella fu epica, con la Nonna Devota che di tanto in tanto mi chiamava: "Ma che fai, non dormi? Spegni che è tardi" e che poi, al mattino, mi confessò che lei, per non disturbare il Nonno, si nascondeva a leggere di notte in bagno;
la prima volta che mi confrontai con un romanzo in cui era protagonista anche la Storia (I promessi sposi studiati al ginnasio non fanno testo...erano un compito di scuola) e che scoprii che il Medio Evo poteva essere uno studio interessante.

L'ho riletto dieci anni dopo, quando finalmente lo comprai. Ero impegnata nella campagna calabra e mi accompagnò durante un viaggio. La diversa maturità e, soprattutto, gli studi fatti mi consentirono di leggerlo per intero e di apprezzarlo in maniera più consapevole, scoprendone la reale bellezza, i significati nascosti, le problematiche sottese...
L'ho ripreso in questi giorni, quasi come un tributo dovuto.

Ora che anche quest'altro grande vecchio se n'è andato, siamo tutti un po' più poveri, ma sempre ricchi di quanto la letteratura ci dona. E Guglielmo da Baskerville che cerca di salvare i libri in fiamme diventa l'emblema della civiltà che vuole sopravvivere all'oscurantismo e alla paura.  
E forse mai come oggi è necessario ricordarlo.

(e con questo libro che non ha bisogno di recensioni torno oggi, dopo una lunga assenza, al venerdì del libro)

6 commenti:

  1. Che bel ricordo hai scritto ^__^
    Io ho la primissima edizione, mi precipitai a comprarlo appena uscì - all'epoca ero già una medievista in erba, al primo anno di università, e non vedevo l'ora di leggermi una storia ambientata in un monastero. Anche per me è stato un libro molto importante.

    RispondiElimina
  2. Io lo trovai in casa,, lo lessi velocemente e con modalità simili alle tue. Ho ripensato a questa lettura in questi giorni, ma non so se mi piacerebbe riprenderlo in mano ora, forse non lo gusterei come allora e preferisco conservarne il ricordo così come è, legato alla spensieratezza di quei giorni.

    RispondiElimina
  3. Questo libro mi ricorda sempre un fatto accaduto anni fa: mio figlio liceale aveva avuto il compito di leggerlo durante le vacanze estive e di fare una tesina....ebbene all'inizio dell' anno scolastico nulla era stato fatto e così, mossa a compassione(cuore di mamma!!!), per la prima e UNICA volta in vita mia, lo aiutai (in estate il libro lo aveva letteralmente divorato la sottoscritta) e praticamente feci io ciò che doveva fare lui. Il voto ottenuto mi gratificò tanto, ma decisi allora che il mio "lazzarone" non avrebbe più campato di rendita!!!
    Adriana

    RispondiElimina
  4. Letto su consiglio di una mia alunna quasi coetanea circa trent'anni fa.
    Affascinata dall'ambientazione storica,il medioevo l'ho amato profondamente al liceo,meno dall'intrigo del romanzo.
    Forse dovrei rileggerlo oggi.

    RispondiElimina
  5. @ tutte: quanti ricordi abbiamo tirato fuori! Evidentemente questo è stato un libro importante per tutte noi...e questa è la grandezza della letteratura.

    RispondiElimina