venerdì 4 dicembre 2015

Dei libri dell'anno 46: L'ultimo arrivato


Il pregio del romanzo che propongo oggi per il  venerdì del libro è che, pur essendo una storia che  parla di eventi abbastanza vicini nel tempo, sembra presentare un mondo lontanissimo e, pur sembrando lontanissima nelle forme e nei contenuti, è in realtà vicinissima, mutatis mutandis.
E' la storia di Ninetto, un bambino che vive in un paesino della Sicilia nella miseria più nera (e siamo alla fine degli anni '50!), ma con amici fedeli e un maestro, meravigliosa figura di educatore, consapevole del valore quasi "salvifico" della cultura. Quando la madre diventa invalida per un ictus e il padre, debolissimo, non riesce a garantirgli un futuro, parte per il Nord con un vicino, in cerca di fortuna. E ha solo 9 anni. Il Continente è per lui una realtà mitica, il paese di Bengodi, ma quando arriva trova una situazione ben diversa, dove il lavoro minorile è sfruttato e dove gli "ultimi arrivati" vivono in  "alveari" degradati e privi di verde, condividendo le case con sconosciuti. Ninetto, però, ce la fa: lavora, lotta, combatte e ama. A 15 anni entra in fabbrica e si sposa, cominciando una nuova fase della sua vita, in quella catena di montaggio che è realtà abbrutente e disumanizzante, al punto da non meritare tante pagine. Ha una figlia, ma il rapporto è difficile, fino al tragico finale (se vogliamo...la parte più incomprensibile del romanzo).
C'è poi l'esperienza del carcere, che lo spinge a raccontare, a tirar fuori quanto sepolto da ritmi di lavoro massacranti per dare alla sua famiglia il meglio, e c'è il ritorno alla vita, in un mondo che, nel giro di 10 anni, è diventato altro, un mondo in cui agli immigrati meridionali si sono sostituiti gli stranieri, spinti dalle stesse motivazioni, prima fra tutte la fame.
La fame è alla base del viaggio di Ninetto, la fame spinge le masse di profughi e di rifugiati che vanno ad occupare le stesse case fatiscenti, rese ancora più tristi e degradate dagli anni e dall'incuria, in una sorta di circolarità in cui tutto finisce com'era cominciato, in quell'"alveare" in cui Ninetto porta la sua nipotina mentre le racconta la sua storia.

A dire il vero, avevo pensato di non parlare di questo libro, dopo che Blogger aveva pensato bene di far sparire la recensione che avevo già scritto, ma poi ho cambiato idea. E' una bella storia, che merita di essere letta, anche per conoscere una realtà che tende ad essere misconosciuta e mentre mi perdevo nella storia di Ninetto, partito bambino, da solo, pensavo ai tanti bambini che tanto spesso sbarcano sulle nostre coste,  con le sue stesse paure e le sue stesse speranze. 
Buona lettura.

2 commenti:

  1. Su questo romanzo ho letto sia recensioni positive che clamorose stroncature.
    La tua recensione è bellissima però il libro mi sembra davvero troppo triste.E io in questo momento non ce la faccio.
    Me lo segno per momenti migliori.

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  2. Tristissimo .... ricorda vagamente Le ceneri di Angela.... me lo metto in disgusto, si sa mai che in un momento di grande ottimismo voglia tornare alla realtà :-)

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