giovedì 8 ottobre 2015

Di quelli che tornano

A volte ritornano.

Te li trovi davanti quando meno te lo aspetti, nel bel mezzo di una lezione, mentre sei alla lavagna e dai le spalle alla porta aperta, e una voce ti dice: " Ma lo ha detto anche a loro il proverbio della Nonna?" E a quel punto, senza neanche girarti, rispondi: "Ovvio, quello e pure tutti gli altri!" E partono gli abbracci, come di vecchi compagni di strada, e ti trovi a giustificarti davanti ai Primini che guardano curiosi e perplessi quello scambio di battute che segue un codice che ancora non è loro: "E' uno che è uscito 10 anni fa, oggi è giornalista" oppure "La mia alunna bravissima, quella che diventerà famosa", oppure "Questa è quella per il cui compito dì maturità mi son commossa". E i grandi allora parlano ai piccoli, raccontano aneddoti o danno informazioni e diventa una festa e quando vanno via continui a parlare di loro, di quello che erano e di quello che sono diventati e torni a casa più leggera, con una scorta di gioia per i giorni tristi.

E a volte tornano anche gli altri, quelli che ti hanno fatto penare, quelli con i quali ti sei scontrato, che hai rimproverato, che hai minacciato...quelli che non ti aspetti.
E' quello che è successo in questo mese. Alla spicciolata, a scuola, con i messaggini su whatsapp, con l'appostamento al semaforo, sono tornati. 
In tanti.
"Prof, non sono entrata." "Ce la farai al prossimo bando."
"Prof, è tosta." "Lo so, ma ce la farai."
"Prof, volevo dirle una cosa. Come ogni anno c'è stata sotto casa mia quella manifestazione...e allora ho pensato a quello che diceva lei, che dobbiamo essere curiosi, soprattutto delle nostre tradizioni, del nostro passato, e sono andata  a documentarmi. Adesso so chi raffigurano quelle statue".

E poi arriva quella che ti ha contestato per cinque anni, che ti accusava di essere troppo severa, di chiedere troppo da loro, quella che non capiva perché tu pretendevi la linearità del pensiero e dell'esposizione, non ti accontentavi mai e dicevi che dovevano puntare in alto:
"Prof, volevo dirle che aveva ragione lei. Vedo la differenza con i miei colleghi: io penso e parlo in maniera diversa".
E ti viene da piangere, di gioia, e non perché ti ha dato ragione, ma perché è tornata a dirtelo, perché ha capito che riconoscere di avere sbagliato è segno di maturità e non di debolezza, perché quello che è stato seminato non è andato perduto e prima o poi fiorirà.

E allora capisci che, nonostante la buona scuola, i presidi sceriffi, la burocrazia avvilente, è proprio lì che vuoi stare. 

13 commenti:

  1. Meraviglia di post!!! Bello bello bello!
    Sii orgogliosa e soddisfatta di te stessa, perchè a quanto pare semini alla grande e benissimo!
    Graaaaande!!! Complimenti!
    Vai avanti così!

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  2. Bellissimo. Una scorta per i giorni bui... Oggi collegio docenti, agghiacciante. Ma Piccolo Giovanni e Soldino sono passati al test di Architettura. Che cosa conta, ancora? :-)

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  3. Che dire?? Complimenti ,che belle soddisfazioni!!!

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  4. Stavolta mi hai commosso veramente.
    Io non sono mai tornata a salutare i professori del liceo,ma me li porto dentro ancora oggi per tutto quello che mi hanno dato.

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  5. Bellissimo post... Io amo proprio le mie insegnanti più severe, le più esigenti... Mi hanno insegnato a vivere...

    Maira

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  6. ma lo sai che mi hai messo i brividi...??? :)

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  7. E' un piacere leggere il tuo blog :) queste si che sono soddisfazioni!!!
    buon fine settimana!!

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  8. Questi sono post da leggere: fanno bene al cuore, grazie!!
    Un caro saluto
    Carmen

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  9. @ tutte: grazie. Grazie di avermi ascoltato, grazie di aver compreso i miei sentimenti, grazie di esservi emozionate con me.

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  10. E' bellissimo vederli tornare, capire che non ci hanno dimenticati. Lo dico sempre io: niente di quello che seminiamo va perduto, anche se all'inizio non sembra.
    Un bacione,
    Rosa

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  11. Meraviglioso post! È una professione nobile quella tua. Tutti ci portiamo dietro pezzi dei nostri insegnanti, tutti siamo un pó anche "loro"... Gli insegnanti migliori, ci si augura.
    E tu devi essere una GRANDE insegnante! Mi ci gioco tutto... :))

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  12. Io sono felice di aver incrociato, al mercato, la prof più severa di tutte, proprio il giorno dopo aver superato un esame universitario nella sua materia. E di averla potuta ringraziare perché io, dal liceo linguistico, spiegavo la chimica ai miei colleghi. O, ancora, la risata con cui ho accolto l'urlo del prof di filosofia, sempre nello stesso periodo, che mi diceva " come mai non sei in classe?" (Mai bigiato in vita mia) " perché ho finito..." E si. Voi seminate, gli studenti germogliano, magari in ritardo, ma grazie a voi.

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