venerdì 18 settembre 2015

Dei libri dell'anno 42: La casa di tutte le guerre



Non so se vi ho mai parlato dell’Amica Lettrice, la spacciatrice di libri da cui mi rifornisco abitualmente, quella che non sbaglia quasi mai a scegliere un libro e legge montagne di romanzi. 
A lei devo la scoperta di autori sconosciuti.

Con lei, ben prima di conoscere voi lettori che vi confrontate con me nel web, scambiavo opinioni, giudizi, critiche , sperimentando la bellezza di una lettura da diversi punti di vista, proprio perché i libri parlano in modo diverso a ciascuno di noi.

Difficilmente ci siamo trovate in disaccordo su qualcosa (a parte HP che si è sempre rifiutata di leggere e L’eleganza del riccio, da lei odiato e che, invece, pur con qualche distinguo, a me è piaciuto molto).

A lei devo la gran parte dei libri letti quest’estate (anche perché lei è una lettrice vorace) e soffro perché anche lei si sta convertendo all’e-book…e lo scambio diverrà impossibile.

Perché questa lunga premessa? Perché il libro di cui parlo oggi per il venerdì del libro mi è stato passato con queste parole: “E’ un libro delicatissimo, ti piacerà”.

Penso che questa aggettivazione sia perfetta e l’Amica Lettrice, conoscendomi, non ha sbagliato nel consigliarmelo.


E’ l’ennesima storia di donne: due bambine, una fedele governante, una nonna, zie e prozie, ed è la storia di un’estate, quella del ’67, che sarebbe l’estate dei capelloni, della musica di Caterina Caselli e di Patty Pravo, ma che per Silvia, che vive a Bologna, è l’estate della ricerca, della scoperta e della “maturazione”. Non possiamo certo definirlo un romanzo di formazione, ma certo la bambina viziatella, unico rampollo di un’importante famiglia di “feudatari” romagnoli, nel corso del romanzo cresce e assume un ruolo diverso.

Silvia ha 10 anni e mezzo, è alta 1.38 m, ha tagliato i capelli a caschetto e vuole fare l’indossatrice. Finita la scuola parte per il paese, per trascorrere l’estate con la Nonna, una signora inglese molto elegante e raffinata, che vive in un’enorme casa con parco annesso (da cui non esce quasi mai) in compagnia della Bea, la vecchia e fedele governante. Nella villa la vita segue ritmi lenti e ripetitivi, come i “ricevimenti pomeridiani” della Nonna,  in compagnia dei “matusa” rinsecchiti, compagni di una vita.

Qui Silvia è la principessa del palazzo, gioca coi suoi amichetti, fra cui ha già scelto il suo futuro sposo, riflette sul dramma della sua bassa statura e si terrorizza al pensiero di somigliare alla zia Prospera, la strega bigotta che è costretta dalla buona educazione ad omaggiare e baciare.

Nel tranquillo equilibrio irrompe una strana bambina, Lisa, con la quale Silvia ha uno scontro che la vede perdente, e che poi diventa la destinataria del suo progetto “salvifico”. Lisa infatti è orfana, ha un padre ubriacone e comunista, vive di pubblica carità e, nonostante la sua bellezza, è sporca e sboccata nel linguaggio. Per questo Silvia la deve salvare.
Il suo piano funziona: le due bambine diventano amiche e condividono parte dei pomeriggi estive nascoste in una zona del parco, l’una al di qua, l’altra al di là del cancello, mentre parallelamente Silvia conduce un’indagine all’interno della grande casa, che le consentirà di giungere alla verità nascosta da anni.
La casa, ricca di piani e di stanze e con un’intrigante soffitta è, infatti, la custode di un segreto che Silvia riuscirà a svelare anche con l’auto della zia Maggie, l’eccentrica prozia inglese, pittrice talentuosa e gran chiacchierona.
Lo scioglimento è troppo rapido, e per me questo è il limite del romanzo, che pure è di piacevolissima lettura. L’utilizzo continuo del punto di vista della bambina fa sì che noi non ci interroghiamo sulle incongruenze della storia, ma prendiamo per buono tutto quello che ci viene raccontato. Molto bella la descrizione della Nonna, i cui atteggiamenti nella prima parte ci sembrano molto british, ma che poi scopriamo nascondere un dolore profondo.

Chi legge questo blog da un po’ conosce le mie estati da bambina e sa quanto io abbia amato e ami la GrandeCasa. Questo mi ha molto condizionato nella lettura del romanzo, in cui, in gran parte, mi sono riconosciuta. 
Le merende in giardino, gli amici dell’estate, le cantine e le soffitte da esplorare… era il mio mondo e anch’io ero l’unica bambina principessa del castello. Facile, quindi, il processo identificativo, anche se gli anni erano diversi e dalle mie parti non c’erano scheletri negli armadi. 
Il fatto poi che i bambini non fossero a conoscenza di fatti tanto importanti che li riguardavano mi ha fatto riflettere. 
In quegli anni (ma anche in quelli della mia infanzia) il mondo dei piccoli e quello dei grandi erano rigidamente separati, almeno all'interno delle famiglie più attente. I pettegolezzi (o peggio i racconti scabrosi) non arrivavano ai bambini che vivevano nel loro mondo ovattato e "protetto". Oggi, invece, spesso ai piccoli non è risparmiato nulla: in televisione, di fatto,  non esistono più fasce protette e il genitore non riesce spesso ad evitare che le brutte storie arrivino ai bimbi.
E forse questo ci dovrebbe far pensare.


7 commenti:

  1. È vero, ai piccoli di oggi non è risparmiato nulla... che crudeltà, è tutta colpa degli adulti che si rifiutano categoricamente di arrendersi al tempo che passa su di loro...

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  2. Ehi, se continui così, tu diventerai la mia "suggeritrice di libri" preferita!!! Adoro le tue proposte, non so quando ma intanto aggiungo nella mia bacheca pinterest tra i libri da leggere :-)

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  3. Bellissima recensione.
    Io ho finito di leggere un libro di cui hai parlato tempo fa,"La ballata di Iza".
    Inutile dire che mi ha stregato,la Szabó è una fuoriclasse.Ogni romanzo di questa scrittrice non abbastanza conosciuta mi commuove e coinvolge sempre più.
    E ricordo che anche tu ne eri rimasta dolorosamente colpita.
    Questo mi ispira,lo leggerò

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  4. Sembra molto, molto interessante.
    Messo in lista ^__^

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  5. @ Assia: se pensi a tutto quello che passa dai telegiornali...
    @Flavia:grazie! Mi piace questo ruolo, ma anche quello di "suggerita" ;-)
    @Solsido: sono felice che tu abbia accolto il mio suggerimento. Fra i libri della Szabò è quello che mi ha colpito di più, forse perché la storia mi è dolorosamente familiare. Concordo sul tuo giudizio sulla scrittrice, ancora troppo poco conosciuta
    @ Murasaki: leggilo, leggilo...e poi dimmi che te ne pare. Io penso che il mio giudizio sia in parte motivato dalla mia condivisione di esperienze con la protagonista

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  6. Hai proprio ragione cara Dolcezze!
    I bambini dovrebbero vivere nel loro mondo di favola e non essere catapultati nel mondo adulto. Anche io ho dei ricordi splendidi della mia infanzia. Ma erano altri tempi, purtroppo!
    Grazie per la segnalazione del libro.
    Un abbraccio Maria

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  7. I libro mi incuriosisce. La tua considerazione finale mi ha fatto l'effetto di un pugno in faccia.
    In effetti, mi vergogno a dirlo, ma non ci ho mai pensato a questa sottile differenza ta la nostra infanzia e quella dei nostri figli.
    Meglio noi prima? Meglio loro ora?
    Sai che non lo so...

    Però mi hai messo una bella pulciona nell'orecchio !
    Bacio <3

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