venerdì 4 settembre 2015

Dei libri dell'anno 41: Romanzo per signora (e Delle cronache di Villa Arzilla 8)


Consueta visita a Villa Arzilla 2:
“Zia 2, non ti preoccupare per il pranzo: porto tutto io. Voi preparate il sugo per la pasta”
“La pasta? Giornata di festa? No, facciamo le lasagne”
“Ma, Zia, non vale la pena!”
“No, no…anzi…ti dispiace farle tu quando arrivi, ché Zia 1 si confonde? Io preparo tutto, poi le fai tu.”
“Tranquilla! “
Arriviamo a Villa Arzilla 2: cucina immacolata.
“Zia, dobbiamo fare le lasagne?”
“Sì, sì. Ti porto tutto”.
“Ma la besciamella l’hai fatta?”
“Miiii! M’a scuddai!” (1)
“Non c’è problema, la facciamo subito. Avete del burro?”
“No!”
“Non importa. La facciamo con l’olio Avete una frusta?”
“No”.
“Ok. Latte e farina” (e 2 forchette).
Mentre preparo le famose lasagne Zia 1 comincia ad accendere la brace per la salsiccia.
“Ancora è presto: sono le 11!”
“U tempu ci voli”(2)
“Ancora è presto! O si brucia o poi è fredda! Soffoca la brace! “
“No. S’àva cociri”(3)
Zia 1 si allontana e Zia 2 prontamente soffoca la brace.
Torna Zia 1, risveglia la brace, mette la salsiccia e se ne va (non è dato sapere dove).
Dolcezze, che intanto è alle prese con ben tre tipi di lasagne (gluten free per l’Amato Bene, senza formaggio per Zia 2 e normali) si accorge appena in tempo della salsiccia sulla brace e accorre a salvarla.
Rientra Zia 2 e sbraitando soffoca la brace.
Torna Zia 1 e riattizza la brace.
Dolcezze salva nuovamente la salsiccia abbandonata, anche con l’intervento dell’Amato Bene accorso in aiuto.
Ritorna Zia 1 a bucherellare la salsiccia.
Ritorna Zia 2 ad imprecare.
Zia 1:” E  bbasta! Avìa arrivare a ‘st’età pì fammi cumannari ì tia? Iò à sacciu fari à sosizza. Tu chi nni sai?” (4)
All’autorevolezza della sorella maggiore finalmente Zia 2 cede.
Per la cronaca: la salsiccia a puntate era ottima, cotta perfettamente all’interno e non secca all’esterno.
“U vidi c’avìa ragiuni iò?”(5)

Di anziani che non mollano parla anche il libro che vi consiglio oggi per il venerdì del libro

E’ la storia di due coppie di anziani che, per distrarre un loro amico, rimasto da poco vedovo, decidono di portarlo in vacanza in Costa Azzurra. Già la descrizione del viaggio è esilarante, con scene che evocano Il sorpasso e Amici miei.  
Profonde e molto vere le riflessioni sulla vecchiaia che vengono presentate dal protagonista, io narrante della storia che analizza impietosamente sé stesso e gli altri e ci dà un quadro preciso e disincantato dell’evoluzione dei rapporti d’amore e di amicizia, delle piccinerie della provincia, dell’inesorabile avanzare del tempo e delle malattie che l’accompagnano. 
Sono tutti acciaccati i simpatici vecchietti, ma nessuno molla e alcuni loro comportamenti sembrano più quelli di adolescenti in vacanza che di settantenni che dovrebbero pensare all’ultimo viaggio. I cinque vivono avventure che sarebbero comiche se non nascondessero tanto dolore. Meravigliosa è la scena della ricerca del pusher per l’hashish (usato “esclusivamente per fini terapeutici”) e suscita il riso la confessione sulla biancheria intima, ma drammatica è la descrizione dei momenti di “assenza” nel pur lucidissimo protagonista.
Nel romanzo si parla anche di molto altro. C’è un’attenta riflessione sul mondo dell’editoria italiana (il protagonista ha diretto per anni una casa editrice e ha scoperto autori significativi), sulla rarità dei nuovi talenti, sulla difficoltà per uno scrittore di successo di rimanere sulla cresta dell’onda. Ci sono continui rimandi ad autori italiani e stranieri più o meno famosi, la scrittura è molto curata e l’inserzione di molte parti in dialetto sembra ribadire la presenza di un mondo antico e piccolo-borghese, nonostante i portafogli ben forniti e i conti in banca a cinque zeri. Non mancano rimandi alla realtà contemporanea dei figli ancora mantenuti dai genitori, in una società che non riconosce appieno il merito e favorisce chi ha i soldi, anche se non le capacità.
Comunque, dal mio punto di vista, la parte più riuscita è proprio quella relativa ai cinque “irriducibili”. 
Sarà che le mie due Ville Arzille mi presentano continui spunti di riflessioni (e vi garantisco che ve ne riservo solo alcuni!), ma la scena finale dei figli che, divenuti genitori dei loro genitori, arrivano a riprenderseli e a riportarli a casa, nell’apparente comicità, mi ha commosso.



(1) Accidenti! Me ne sono dimenticata! 
(2)Il tempo ci vuole 
(3) No, si deve cuocere
(4)E basta!Dovevo arrivare a questa età per farmi comandare da te! IO so fare la salsiccia, tu che ne sai?
(5) Lo vedi che avevo ragione io?

7 commenti:

  1. Che belle le avventure di Villa Arzilla!!! Quanto al libro sembra molto interessante... Inutile promettere che lo leggerò, so benissimo che non lo farò mai... :/

    Maira

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  2. Intanto,la besciamella con l'olio non si può sentire.
    Sulla testa dura degli ultra-ottantenni potrei scrivere un trattato avendone sottomano sei.
    Il libro di cui parli l'ho letto l'anno scorso e ricordo che mi piacque molto.
    Non condivido la tua perplessità sull'entusiasmo di questi vecchi.Ti assicuro che i settantenni hanno più vitalità di noi perché vivono con pienezza ogni occasione,e in più tante preoccupazioni sono ormai dietro di loro.Certo la salute è sempre la grande incognita ma se si sta bene gli anziani se la godono eccome.
    Convengo che il momento in cui il figlio arriva per riportare a casa quel mattacchione di suo padre è assolutamente esilarante.

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  3. Grazie per la segnalazione, lo avevo visto ma avevo deciso che non mi interessava, invece la tua descrizione mi sta facendo cambiare idea.
    Su Villa Arzilla, molto divertente il siparietto, e bravissima tu ad aggiustarti sempre con quel che c'è.

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  4. @ Maira: Mai dire mai! ;-)
    @ Solsido: Tutto si può sopportare...anche la besciamella con l'olio!
    Non sarò certo io a non condividere la vitalità degli anziani, ma, converrai, che questi arzilli vecchietti esagerano un po'...
    @ E' un libro particolare. Penso che a te piacerà anche l'analisi sull'editoria e la letteratura. Poi fammi sapere.

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  5. Il libro mi è del tutto nuovo... Fortissimo il tuo racconto.. con tanto di traduzione!

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  6. Il libro l'ho messo tra quelli da leggere... ma il tuo racconto di villa arzilla mi ha fatto morir dal ridere.
    Io ci sono cresciuta tre mesi all'anno con gli zii che facevano questo teatrino. Mio padre è originario di Nizza (di Sicilia ovviamente) e le mie vacanza di bimba era lì con nonni e zii. Forse perché il dialetto è quello che conosco bene, ma mi sembra di essere lì con voi... nella mia casa di bambina.

    Grazie per questi bei ricordi.
    Un abbraccio
    Flavia

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  7. @Stefania: la traduzione èintuitiva, ma un po' di chiarezza non guasta...non trovi? ;-)
    @ Flavia: è bello ritrovare i ricordi...anche per me quello è il mondo dell'infanzia. Un bacio

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