venerdì 3 luglio 2015

Dei libri dell'anno 35: Alkamar

Il libro che propongo oggi per il venerdì del libro è un brutto libro.
No, no...non un libro brutto, ma un libro che sarebbe stato meglio non leggere e che, invece, si deve leggere. 
Non è un romanzo, non è un saggio, non è un'inchiesta, ma la memoria dolorosa di una pagina oscura della nostra storia. In


si racconta (con un'alternanza tra la narrazione in prima persona e il freddo resoconto dei fatti) la terribile vicenda di Giuseppe Gullotta, arrestato quando aveva 18 anni per l'omicidio di due carabinieri della stazione di Alcamo marina (Alkamar, appunto), torturato, costretto a confessare quanto mai aveva commesso, incarcerato e processato innumerevoli volte, per venire assolto dopo 22 anni.
Se non fosse una drammatica storia vera, sarebbe un giallo molto ben congegnato, anche se nessun investigatore arriva a scoprire il reale colpevole. 
E’ una storia tragicamente kafkiana, perché un ragazzo di 18 anni, onesto e senza grilli per la testa o frequentazioni pericolose, si trova coinvolto suo malgrado in una storia più grande di lui e dai contorni ancora molto oscuri.

Ciò che colpisce in questo libro non è però la tragica vicenda, ma il modo in cui Gullotta ne parla: nel raccontare di questo Stato che gli ha rubato la giovinezza e i  sogni, tenendolo in carcere per 22  anni e giudicandolo un assassino spietato, egli non usa mai parole forti (che, tra l'altro, sarebbero pure giustificate), né esprime pesanti giudizi contro i suoi accusatori. 
Fatte le debite differenze, sembra di rileggere "Le mie prigioni" di Silvio Pellico (le ricorda ancora qualcuno?), dove la crudeltà del sistema carcerario austriaco era "amplificata" dalla "serenità" con cui Pellico ne parlava.
Questa impressione è stata confermata dall'incontro con Gullotta, che, con la sua semplicità, ha parlato più di quello che la vita gli ha dato che di quello che lo Stato gli ha tolto. 
Alla domanda di un ragazzo su come avesse potuto sopportare tutto questo, la sua risposta è stata: "Sapevo di essere innocente. Dovevano capirlo, prima o poi".
La forza della Verità.

3 commenti:

  1. Grazie di questo prezioso consiglio, è veramente sconvolgente pensare a tutto ciò che la vita riserva tra i 18 anni e i 40 questa persona non potrà mai provarlo e senza averne alcuna colpa.
    Sicuramente è una persona che può insegnarci molto.

    Ciao
    Flavia

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  2. Conoscevo questa storia, sconvolgente...

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  3. Conoscevo la storia, ma non il libro. Il fatto che ci siano voluto 22 anni per arrivare alla verità, la dice lunga sul sistema giustizia in Italia e sulle preoccupazioni dei nostri politici ed i loro pasticci legislativi.
    È' un tasto dolente per me, che ogni giorno combatto con riforme e riformine idiote che hanno a che fare solo con interessi economici e non con giustizia e verità.
    Lo leggerò senz'altro!

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