venerdì 6 febbraio 2015

Dei libri dell'anno 30: Cuore primitivo

Da mesi ho il blocco del lettore: una montagna di libri sul comodino e nessuna voglia di aprirli (e per una che ha sempre un libro in mano, in borsa o in macchina e che rimescola il risotto leggendo è cosa preoccupante). Mi sono posta molte domande sul perché e alla fine mi son data una risposta: c'era un libro che mi bloccava, un libro che dovevo leggere, ma che non mi attirava per niente. Bene, finalmente l'ho finito e il mio giudizio iniziale non è cambiato, anzi. Per questo più che un consiglio, oggi vi propongo uno sconsiglio. 
Tutto parte dalla proposta di una libreria cittadina per l'Incontro con l'autore. Si tratta di un'attività portata avanti a scuola da anni e che ha costituito nel tempo un'esperienza apprezzabile. Tra l'altro i libri consigliati sono sempre stati validi e, quindi, la commissione addetta ha accolto la proposta a scatola chiusa. 
Mai scelta fu più sbagliata. Il romanzo risulta banale nella trama (il solito triangolo amoroso), cerebrale nelle riflessioni, risibile per la forma (usa più onomatopee di Pascoli e una  terminologia "tecnica" inconcepibile). 
I personaggi, poi, sono per certi versi stereotipati, per altri inverosimili.
Craig è il tipico inglese , algido e distaccato, che contesta le "abitudini "italiane e non si adatta al luogo, alla gente e al clima. E' un antropologo, un tempo abituato all'azione, ma ora pantofolaio autore di talk show, che  non riesce a staccare dai suoi studi e dalle sue riflessioni e che analizza con freddezza e in maniera scientifica ogni cosa, che si tratti dell'invito di una vecchia vicina o della crisi del suo matrimonio. 
Ivo, il "delinquente", tatuato, col codino e le braccia muscolose (e  macchina e moto enormi)  e Mara, la giovane scultrice che ha rinunciato alla maternità e tira fuori dal tufo gatte sinuose, sembrano due adolescenti con gli ormoni in subbuglio. 
Non aiuta l'insistere sul "cuore primitivo" che fa sì che la passione vinca la ragione, il buon senso e la stabilità economica, oltre che affettiva.  
Possiamo anche capire che dopo sette anni un matrimonio possa avere un momento di stanca (anche qui lo stereotipo della "crisi del settimo anno"!), ma francamente non riesco a capire il legame che si crea fra i due. 
L'autore mi scuserà, ma penso seriamente di aver perso il mio tempo. 
Per assurdo, le pagine letterariamente e stilisticamente più rilevanti (almeno per me) sono quelle in cui viene descritta una violenza folle e inaccettabile e quindi moralmente improponibile, soprattutto in questi tempi in cui assistiamo ad atti di atrocità medievali che sembrano farci ripiombare in un passato che speravamo ormai morto e sepolto.

Ah, dimenticavo...il libro che vi sconsiglio è 



e questo è il mio contributo al venerdì del libro.



14 commenti:

  1. Anche a me è capitato di sconsigliare delle letture. Credo che gli autori debbano essere pronti anche a delle recensioni negative...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema è che certe volte i libri che a te non piacciono vengono celebrati da pubblico e critica e tu ti chiedi se sei tu ad essere ipercritica o il mondo a seguire le mode...

      Elimina
  2. Con De Carlo ho fatto tre tentativi tre (anche rapidi, visto che alla fine scrive sempre romanzi piuttosto corti) e non sono mai assolutamente riuscita a capire cosa c'era da trovarci. Non ho difficoltà a capire che non ti sia piaciuto, sono convintissima che non piacerebbe nemmeno a me qualora per malasorte fossi costretta a leggerlo ma... che ne è della buona vecchia e cara abitudine di saltare le pagine o andare subito al finale quando un libro non ti ispira? ^__^
    (Vabbé, io non faccio testo perché vado quasi subito al finale anche se il libro mi ispira parecchio)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già tu gli hai dato fiducia per leggere tre libri! Io penso che la chiudo qui.
      Sul saltare le pagine...lo faccio difficilmente. Diciamo che do una chance allo scrittore: e se le pagine saltate fossero quelle che rivalutano il romanzo?

      Elimina
  3. Mai letto niente di questo autore. Grazie per lo sconsiglio. ..
    Anche io sto attraversando un periodo in cui la compagnia della lettura è molto sporadica ma leggo "al bisogno"...
    un abbraccio e buon we ♡♡♡

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ...che bello il "bisogno" della lettura! Ma ne deve valere la pena!

      Elimina
  4. mia personale opinione su de carlo: un buon libro (due di due.. ma sarà uscito che ero alle medie), più decine e decine (e decineeeee) di noiosissime variazioni sul tema. al terzo/quarto tentativo di ritrovare nelle sue pagine quel qualcosa che mi era piaciuto, ho desistito: troppa insulsaggine.. ed ero ancora adolescente, eh!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo tanta volte lo scrittore, individuato un filone commercialmente valido, insiste ad oltranza, ma , ovviamente, la carica iniziale va via via scemando. Io desisto con lui da subito, senza ulteriori tentativi (e mi sa che quando lo incontro glielo dico)

      Elimina
  5. A me Andrea De Carlo non piace, però conosco un sacco di gente a cui piace, sono gusti. Ammiro molto il fatto che tu hai continuato a leggerlo fino alla fine, io abbandono senza pietà quando non mi piace un libro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sul saltare le pagine vale quando detto sopra a Murasaki. Ho l'impressione, comunque, di essere una delle poche persone che non abbandonano un libro cominciato. A me, in altri tempi, è successo solo due volte, ma uno dei due lo riprenderò prima o poi.

      Elimina
  6. Arcodamore è l'unico romanzo di De Carlo che ho letto spinta da un mio pseudofidanzato più di vent'anni fa.Non mi piacque affatto,lo trovai banale e scialbo,privo di pathos.Non ho più comprato niente di questo autore e la tua recensione mi conferma quella vecchia intuizione.
    Sui libri consigliati a scuola avrei tanto da dire ,soprattutto sull'opportunità di scegliere un testo senza pensare a chi dovrà leggerlo,uno per tutti inchiesta su Maria di quel simpaticone di Augias per il ginnasio...

    RispondiElimina
  7. De Carlo non mi piace. Sostanzialmente, mai. Per questo il tuo sconsiglio arriva quasi come una conferma. E capisco quella sensazione di dovere, tremenda, che tappa la voglia di lettura. Io invece sono in un periodo di lettura onnivora e abbastanza costante: leggo soprattutto in treno, ma con una media di un paio a settimana - alcune cose rilassanti, ma spesso, invece, spesse e buone. Speriamo duri!

    RispondiElimina
  8. @ Solsido: Questo è il primo anno in cui la scelta dei libri da leggere non è stata collegiale...e ho il dubbio che ci sia fatti condizionare dai librai. Hai ragione quando dici che ci vorrebbe un po' più di attenzione quando si consiglia un libro a dei ragazzi
    @ povna: buon per te! Nei due anni in cui ho viaggiato in treno anch'io ho letto tantissimo...letteratura russa, soprattutto. Non ho più goduto di tanta serenità di lettura.

    RispondiElimina