lunedì 10 novembre 2014

Di genitori (o Di cosa ho scoperto a Parigi 2 )


A Parigi ho visto bambini (anche non tanto piccoli) portati dalle madri con le fasce e sguardi teneramente innamorati, madri che allattano in metropolitana senza alcuno scrupolo, famiglie con non meno di tre bambini e, nei giardini, genitori intenti a giocare coi loro figli.
Ho visto un mondo a misura di bambino, dove, anche nelle periferie, ci sono giardini con zone attrezzate e grandi spazi dove possono fare sport.

Ma ho visto anche altro.

Io sono una madre apprensiva.
Quando i miei figli erano più piccoli e più imprevedibili, li tenevo per il polso cosi strettamente che quasi mi facevo male io e facevo loro male. Mai li ho lasciati soli per strada, anche se sul marciapiede, mai ho permesso loro di arrampicarsi sugli alberi o sui lampioni e MAI E POI MAI li ho lasciati liberi sulla banchina di una stazione.
Il primo giorno a Parigi ho gettato un urlo vedendo una bambinetta di non più di 3 anni avvicinarsi pericolosamente al binario. Il padre e la madre, intenti a coccolarsi, non guardavano né lei né il suo fratellino, un poco più grande.
« Un caso » direte.
Secondo giorno: uscita della Metro, folla da sera del dì di festa...e bimbetto a camminare da solo mentre i genitori, 2 o 3 metri indietro, chiacchieravano amabilmente.
« L’eccezione che conferma la regola »
Terzo giorno : Montmartre, un mare di gente in piazza e nei vicoli…e bambini soli a fermarsi nei negozi mentre i genitori guardavano altro …
  e potrei continuare.

Visto che la serenità olimpica è caratteristica della quasi totalità dei genitori visti qui, ho concluso che la sbagliata sono io che ho vissuto con ansia ogni uscita, gita, viaggio, passeggiata…sempre mammachiocciacoipulcinisottoleali.

E mi sono interrogata: ma non è che forse qui i bambini sono meglio educati all’autonomia?

Non è che forse con il nostro (o il mio) eccessivo senso di protezione  contribuiamo ad educare « bamboccioni » ?

Che ne pensate ? E voi che mamme siete ?





13 commenti:

  1. Io non sono sicuramente paranoica, ma molto molto attenta. Io non abbasso mai la guardia, non lo perdo mai di vista un secondo, neppure in posti conosciuti. Ma con quello che senti e vedi oggi? Per carità, già la sfiga ti arriva addosso, quando meno te l'aspetti, figuriamoci se le spalanco pure le braccia.
    Ecco, in tutto questo, cerco di essere poco rompiscatole e poco noiosa. Non so se ci riesco, mio figlio è ancora piccolo e non mi ha ancora mandata al diavolo. Ti saprò dire ....

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  2. Da non mamma, e insegnante, ma soprattutto da fortunata ex-bambina educata in una famiglia non solo italica, dico: ma lasciateli andare! Certo che l'autonomia si guadagna anche così! ;-)

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  3. Non sono mamma ma sono stata figlia e adesso provo un senso di malessere fisico quando vedo questi bambini sorvegliati a vista che nemmeno i peggiori criminali. E quindi la mia risposta è SI', in Francia e nel resto del pianeta i bambini sono abituati all'autonomia, da noi si è persa l'abitudine in tal senso... quando? Forse dagli anni 90? Prima le scene che hai visto a Parigi si vedevano anche da noi.
    E di sicuro non è un problema soltanto tuo: l'atteggiamento corrente è che il bambino è un sorvegliato speciale cui mai va consentito, non dico di correre un rischio, ma di farsi due passi in minima autonomia.
    Che, certo, oggi succede di tutto. E PRIMA NO?

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  4. Ho sempre ammirato le famiglie da te descritte,ma sarà che ho solo un figlio o che sono figlia di una madre apprensiva...certo è che non sarei capace di comportarmi allo stesso modo !!!
    buona settimana

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  5. @ tutte:
    Credo che ci dobbiamo intendere su cosa intendiamo per autonomia. Io ho cercato di educare i miei figli all’indipendenza e alla responsabilità fin da piccoli, attirandomi in questo modo anche le critiche furiose della genitrice (che mi accusava di “abbandonarli a sé stessi-sic!- e di non essere per questo una buona madre).
    Il mio primogenito mangiava da solo a 18 mesi ( pasticciando, ovvio, e costringendomi a fare una fatica doppia per ripulire tutto!), e così anche gli altri. Hanno sempre deciso da sé sulla scelta di amici (certo, io vigilo da lontano), di percorsi scolastici e persino di abbigliamento, come tante volte ho ironicamente raccontato nel mio blog, Li accompagno a distanza nella loro fatica di crescere, soprattutto i due adolescenti, cercando di non trasmettere a loro l’ansia che mi attanaglia quando escono coi loro amici o, peggio, partono senza di me…però l’autonomia è una cosa e la temerarietà è un’altra. Certo, ora che il Cucciolo ha quasi 8 anni e conosce bene i pericoli della strada, non ho bisogno di stritolargli il polso, anzi è lui che da solo mi dà la mano quando dobbiamo attraversare, ma non lo avrei ritenuto in grado a 3 anni di capire che non bisogna avvicinarsi al binario. E ancora oggi non lo lascio solo in mezzo alla folla.

    Giustamente Murasaki dice che prima noi eravamo meno apprensivi nei riguardi dei bambini. Io stessa ricordo benissimo che ad 8 anni andavo a pagare le bollette alla Posta, perché mio padre lavorava fuori e mia madre aveva mia sorella in fasce, mentre ora io non mi sognerei di mandare il Cucciolo! Forse la mole eccessiva di informazioni su brutali fatti di cronaca ha eccessivamente ingigantito le nostre paure.

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  6. Dico anche io la mia (da non-mamma, ma accanita osservatrice del genere umano): forse distrarsi completamente quando si hanno i bimbi sulla banchina è da irresponsabili, ma anche steitolare i polsi non mi sembra la strada migliore. Lasciarli liberi mentre li si sorveglia, magari? Più in generale: la mamme italiane SONO troppo apprensive, non solo x quanto riguarda eventuali pericoli (giustificati dal "con quello che si sente oggi..") ma anche x quanto riguarda la salute (e qui mi pare che rispetto ai decenni scorsi dovremmo stare più tranquill)i. Che bisogno c'è di tutte quelle maglie di lana? E perchè non lasciarli sporcare in pace mentre giocano?

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  7. Premesso che non abito in una grande città ma in un piccolo centro, quindi un po' più a misura di bambino, io non sono mai stata una mamma apprensiva. Anche nel modo di vestire le creature in modo alquanto leggero (senza cappello anche in inverno, con le testine pelate) mi differenzio un po' dalle classiche mamme italiane. Tanto che, non essendo nata nella cittadina in cui vivo, le donne del posto pensavano che fossi straniera. =)
    Dani

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  8. Non sono mamma e magari un giorno mi comporterò diversamente da come dico ora, però, ora come ora mi sento di dire che non lascerei mai un bimbo solo sulla banchina di una stazione!

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  9. Secondo me bisogna non bisogna essere genitori ossessivi, ma vigili sì. Ma come si fa a lasciare un bambino solo vicino a un binario? E' da irresponsabili!

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  10. Non sono mamma e quindi non posso giudicare...
    Ma ricordo che a 7 anni andavo da sola a trovare la mia zia che viveva in un altro quartiere e a 10 anni andavo al market vicino casa per comprare le cose a mia mamma, andavo da sola al catechismo; non credo che oggi ci siano bambini di tale età in grado di fare queste cose in completa autonomia. Rimangono piccoli fino alle medie ed oltre.

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  11. @ Iole e Dani: sull'eccesso di maglie/maglioni/cappelli e cappotti...sono dolorosamente d'accordo. Non vi dico gli errori fatti col primo figlio per seguire le indicazioni della genitrice! Poi, però, crescendo, sono cambiata...un po'.
    @ Luisa: appunto! ...e benvenuta!
    @ Rosa: se non l'avessi visto non ci crederei. Ti immagini l'urlo da mamma sicula?
    @ Assia: vale quanto detto sopra: prima c'era una maggiore fiducia nel mondo circostante. Oggi, secondo l'Amato Bene, non dovrei permettere a mia fiiglia sedicenne di andare dai miei...a 100 m da casa, considerate le facce che si vedono in giro.

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  12. Io non so se fossimo meno apprensivi, prima, so che io sono stata prima bambina e poi adolescente a Milano tra anni settanta e ottanta, che a sette anni andavo a fare le commissioni da sola, a Milano, abitando in zona stazione e a 11 tornavo da scuola, da sola, facendomi 3 fermati di metro. E che ero invidiata, per questa e altre amenità, da TUTTI i miei amici. Ma, ripeto, io ho avuto una educazione anche anglosassone, e dunque non strettamente italiana.

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    1. Se tutti i tuoi amici ti invidiavano allora tu eri l'eccezione, non la regola e quindi in parte confermi
      l'apprensività dei genitori
      italici...

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