venerdì 12 settembre 2014

Dei libri dell'anno 21: Prenditi cura di lei



Ho amato molto il libro che presento oggi per il venerdì del libro, un romanzo delicatissimo e bellissimo, che spinge a riflettere, che scuote la tua tranquillità e ti fa prestare attenzione alle persone che ci amano e che, troppo spesso, diamo per scontate.
Si tratta di "Prenditi cura di lei", della scrittrice coreana Kyung-Sook Shin,

 
una storia ambientata in Oriente, ma universale, per le situazioni e le problematiche che presenta.

La storia comincia nel caos della metropolitana di Seul, dove si perde nella folla un donna di 69 anni, Park Sonyo, che col marito stava andando a trovare il figlio prediletto, per congratularsi della sua promozione. La donna, però, non sale sul treno, sparisce nel nulla, priva di documenti e soldi, confusa in mezzo ad una folla che la avvolge e la fagocita. Da lì comincia la febbrile ricerca da parte della famiglia tutta. 
Il romanzo è suddiviso in quattro parti; soltanto nell'ultima sentiamo parlare la protagonista, mentre nelle prime tre lei è presentata dal punto di vista della figlia scrittrice, del marito e del figlio maggiore. Da questi narratori diversi emerge una figura di donna, di sposa e di madre in cui ognuno di noi può riconoscere la nonna, la madre o la vecchia zia, perché nel dramma di questa donna è racchiusa l'esistenza di molte altre donne, di ogni parte del mondo. 
Park Sonyo è una donna forte, che non sa leggere e scrivere, ma non trascura di ascoltare la lettura dei romanzi scritti dalla figlia. Le viene imposto un marito, che non è certamente un uomo facile, ma con lui ha dei figli e, sposa abbandonata nella giovinezza, non si fa scrupolo di riaccoglierlo, quando torna, vecchio e stanco. E' una madre attenta e disponibile, totalmente dedita alla famiglia e al lavoro, capace di gesti bellissimi per far quadrare il bilancio familiare e aiutare i figli a costruirsi un futuro migliore.
E' lei il perno costitutivo della famiglia, ma la sua presenza è talmente scontata, che nessuno vede i problemi che ha e, addirittura, ci si "dimentica" di lei, come spesso fa il figlio prediletto, troppo preso dalla sua carriera per tornare a casa o chiamarla. 
Park Sonyo sta male, la sua casa non è più perfetta e in ordine, dimentica le cose, sbaglia la strada, ma nessuno se ne accorge, perché la vita di ognuno segue strade diverse e, in fondo, ognuno crede che è tutto a posto, perché la mamma è la roccia, colei che non ha mai chiesto nulla, non ha mai avuto bisogno di nulla, ma ha dato tutto di sé, senza riserve. E, invece, ci sono tante cose che molti non sanno, ma che emergono a poco a poco, dalle ricostruzioni di tutti.
I figli sono schiacciati dal senso di colpa per non aver visto, per non aver capito, ma la ricerca della madre li fa tornare ad essere famiglia, come quella che l’altra figlia con fatica porta avanti nella sua casa col giardino sul cui albero un uccello la osserva e sorride.

E’ un romanzo sulla maternità, sulla gratuità del dono che una madre quotidianamente dà ai suoi figli, sulla forza degli affetti familiari che, anche se distolti per un poco, tornano prepotentemente a galla nei momenti critici.

E’ un romanzo che non lascia indifferenti e invita a non perdere di vista le cose (e, soprattutto, le persone) veramente importanti. E’ l’invito a “prendersi cura” delle persone care finché è possibile, a rispettare le esigenze e i bisogni di tutti, a non trascurare gli affetti, a non rimandare mai un bacio, una carezza, un gesto di tenerezza.




10 commenti:

  1. Bellissimo grazie per questo bel consiglio penso che lo leggerò. Buon week end

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    1. Hai fatto bene! quando lo finisci fammi sapere cosa ne pensi, anche se sono convinta che ti piacerà

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  3. Ho letto questo libro due anni fa e per me resta uno dei più belli,l'ho sistemato accanto agli altri romanzi che ho amato di più.
    Ma è un libro che mi ha fatto soffrire troppo,mi ha tolto il sonno per diverse notti perché ha toccato un nervo scoperto,la malattia di mia madre.
    Nel libro non viene mai menzionata la parola che per me e la mia famiglia ha condannato mia madre:Alzheimer
    Eppure leggendo di questa donna ho ritrovato la sua fragilità,lo smarrimento,il dolore di non poter essere più di aiuto come una volta.L'evoluzione della malattia poi porta ad una totale inconsapevolezza della propria condizione,per fortuna, ma il lento e progressivo incedere del male e' inesorabile e straziante.
    Tu hai colto benissimo il messaggio del romanzo che ci esorta a vedere i piccoli grandi gesti delle madri,sempre pronte a dare senza mai pretendere.
    E ripensando a tante mie mancanze,asprezze mi sono chiesta come i protagonisti se mia madre si sia sentita veramente amata,se in tante occasioni non avessi agito così e invece...ma non per alimentare un senso di colpa che non servirebbe a nessuno tantomeno a mia madre quanto per imparare ad amare e dimostrare il proprio amore senza riserve,ad andare verso l'altro anche se non chiede e ancora,cosa fondamentale che le madri hanno bisogno di tanta tenerezza,di attenzione e di ascolto.
    Quando un libro suscita tante emozioni significa che è un grande libro.
    La tua recensione e' bellissima e dimostra come i sentimenti suscitati in me siano condivisi da te che non vivi il mio strazio ma che in qualità di figlia ti sei messa in discussione.
    Complimenti sinceri.

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    1. Il tuo commento completa il mio post. Io non ho volutamente citato la malattia, anche perché nel romanzo non viene nominata mai, con quel pudore che è tipico della cultura orientale. Anche se non vivo direttamente lo strazio dell'Alzheimer, conosco il dolore di chi lo sperimenta quotidianamente e il senso di vuoto che prende chi, anche se il proprio caro è ancora vivo, giustamente lo sente morto, perché le brillanti intelligenze, le tenerezze e i consigli che per tutta la vita aveva dato ora sono un ricordo. Rimane ciò che si è ricevuto, l'amore di cui si è stati nutriti e la possibilità di accompagnare con tutta la cura possibile chi ha curato noi per tanto tempo.
      Tante volte, quando guardo mio padre, penso: "Meno male che c'è", perché, nonostante l'orrore in cui è precipitato, ancora fa festa quando mi vede, cerca di comunicare con me e mi tira a sé perché lo baci. E questo mi basta.
      Capisco il tuo dolore e so bene che ogni parola è inutile. Gioisci di ogni momento che riesci a condividere con lei e speriamo che il male sia lento, per lasciarti ancora godere della sua presenza, anche se ad intermittenza. Da come tu parli di lei ( e ne hai già parlato in altri commenti), tu l'hai amata, e lei lo sa bene, anche se a volte sembra non accorgersene.
      Grazie della tua testimonianza.

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    2. Grazie a te per le tue parole.

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  4. Tematica delicata e molto attuale... se è trattata con delicatezza, così come mi par di capire, libri come questo sono di certo un aiuto per riflettere...

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    1. ...quando la letteratura si incontra con la vita diventa Bellezza.

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  5. Sembra bellissimo, anche se certamente impegnativo nei sentimenti.

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