lunedì 7 luglio 2014

Di nomi e segni

Questo post nasce da una discussione  con Iole che mi ha spinto ad una riflessione. Lei contesta l'uso, a suo dire eccessivo, di nomignoli/pseudonimi/diminuitivi   adoperati al posto dei nomi di figli, mariti, colleghi e quant'altro nel mondoblog. Dal momento che sono una di quelle che ne fanno uso, volevo spiegare perché non penso che nel mio caso  si tratti solo di un vezzo.
La prima motivazione è sicuramente la privacy.  
Questo mio blog  nasce come spazio privato in cui non solo mostro i miei mirabili manufatti (e qui sicuramente una buona dose di esibizionismo e di sano autocompiacimento c'è), ma anche parlo e straparlo di pensieri, paure, sensazioni e problemi. Ora immaginate se la mia Capa, informata da qualche anima pia, leggesse cosa penso della sua direzione, delle sue "innovazioni" o quant'altro. 
Come ho già detto da qualche altra parte, solo POCHISSIME persone del mio mondo reale sanno di questo mio spazio virtuale,  proprio perché voglio garantire la mia libertà espressiva. Iole sottolinea come qualcuno, che mi conosce già, potrebbe facilmente riconoscermi in una prof più o meno creativa, con tre figli dell'età dei miei e, aggiungo io, con una passione viscerale per la lettura. Certo, è possibile...ma mi pare anche molto improbabile e, comunque, a meno di non voler fare indagini poliziesche, sommando tutti gli indizi, ricercando tutte le prove disseminate qua e là, non si avrebbe la certezza assoluta, che, invece, deriverebbe dall'aggiunta dei nomi reali. Anche perché il mio nome non è comune e il nome della Stella è pressocché unico.
Questo è il motivo per cui non intervengo nei blog dove appare il mio nome (per questo Mammavvocato non mi trovi mai fra i tuoi commentatori!) .
A questo punto mi potreste dire :"Ma nessuno ti obbliga a scrivere qui cose che non vorresti che altri sapessero che proprio tu hai detto"  
E' vero, e, infatti, non mi pare di aver mai scritto cose che non sarei pronta a dire a viso aperto...ma ciò non toglie che qui io voglia sentirmi libera di parlare senza troppi freni.
E andiamo  al motivo principale.
Il nome è importante.  Spesso nasce prima di noi e i genitori dedicano tempo ed energie (e a volte anche sane litigate) alla sua scelta. In essa entrano valori affettivi, tradizioni familiari, esperienze di vita e significati religiosi e politici. Quando a scegliere dovevo essere io, ho dato importanza a tanti elementi, senza fermarmi al semplice "suono" (Nomen Omen!).
Nelle  tradizioni di alcune tribù il VERO nome degli individui non viene mai svelato, perché potrebbe essere usato male dai nemici. E' chiaro che questo è un caso estremo, ma comunque non mi piace molto l'idea che i miei figli entrino con il loro nome in questo mondo virtuale che è il mio blog. 
E' come se l'anonimato, in qualche modo, li proteggesse e li tutelasse. 
E' come se volessi trattenere solo per me la loro reale essenza. 
E' lo stesso motivo per cui  qui e nei social network non  pubblico foto né mie, né dei miei figli, né dei miei amici, mentre altri lo fanno allegramente e tranquillamente. Non giudico chi lo fa, ma per conto mio preferisco fare così.
E poi, motivo non secondario, gli pseudonimi dei miei figli, come già detto a Iole, sono nati ben prima del blog e qui sono direttamente "transitati", proprio per le motivazioni dette. 

Voi cosa ne pensate?

8 commenti:

  1. Per quanto mi riguarda, non parlo molto spesso dei miei figli e di mio marito nel mio blog. Quando lo faccio uso i loro veri nomi. Comunque rispetto e comprendo la tua posizione.
    Un abbraccio,
    Rosa

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    1. Veramente anche io non avevo "programmato" di far partecipare la mia tribù ai miei deliri...è che a volte c'entrano "d'ufficio"...ed effettivamente io li chiamo spesso coi nomi che uso nel blog

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  2. premessa: io naturalmente non parlavo di te, ma di quella che mi sembra essere la moda imperante del momento, cioè usare pseudonimi o vezzeggiativi per i propri amici/familiari e spesso anche per se stessi.

    l'eccesso di privacy posso capirlo. non lo condivido, per una serie di evidenti motivi, ma posso capirlo.
    per esempio, anche io tengo il blog fondamentalmente separato dalla vita offline, però, nel momento in cui ho scelto di aprirlo, così come di frequentare forum e social, ho anche messo un po' in conto che contaminazioni tra i due ambienti siano possibili e magari inevitabili.

    detto questo, ti ripeto: al di là del tuo caso, è sicuramente una moda, e se tu puoi aver scelto soprannomi che utilizzate anche in famiglia, scommetto due cicche che la stragrande maggioranza del web se li crea apposta per il proprio spazio virtuale.
    e sai una cosa? trasudano autocompiacimento.. un po' come se una si dicesse "ah ah che persona buffa e ironica sono a chiamare mio figlio 'nano di mezzo'" e un po' come se pensasse "di giuseppe ce n'è tanti, ma se parliamo del nano di mezzo tutto il mondo deve per forza sapere che si tratta di me..".

    (p.s. un giorno farò un post sul concetto di "non mi piace la cosa X, ma non la giudico.." :P )

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    1. Veramente pensavo ( e speravo) che non ti riferissi a me, ma pensavo che l'argomento, comunque, richiedesse una riflessione più ampia. Comunque, in certi casi tu hai decisamente ragione, ma si vede anche da altro, e non solo dai nomi!

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  3. Per quanto mi riguarda io non condivido neanche la smania di disquisire di qualunque cosa sui blog,lo trovo sintomatico o di narcisismo o di una solitudine non riconosciuta.
    Io,dopo il primo entusiasmo,ora partecipo poco e niente,leggo le minchiate di certe pseudo intellettuali ma non mi sfiora l'idea di intervenire.
    Sui nomi d'arte,per così dire,ritengo che ognuno debba esercitare il proprio diritto alla libertà anche se in effetti detesto chi chiama i propri figli 'nano",non mi piace proprio.
    Certo che mio marito mi farebbe interdire se raccontassi cose di famiglia usando nomi e foto quindi approvo la scelta di Dolcezze

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    1. Mamma mia, devi esserti imbattuta in blog terribili! Lieta che continui a leggere me! Da riflettere sulla tua considerazione sulla "solitudine non riconosciuta" alla base di alcuni blog. Ci mediterò

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  4. Mi spiace che il mio blog non consenta commenti anonimi. Non è voluto, e" solo frutto di google+ e non ho le competenze tecniche per rimediare. Comunque, sono onorata di saperti tra le mie lettrici.
    Io ho fatto una scelta anonima per motivi simili ai tuoi e chiamo mio figlio"nano" solo perché non ho trovato di meglio . Il suo nome e' più unico che raro e mentre potrei anche non avere problemi a svelare la mia identità, credo che non sia mio diritto svelare quella di mio figlio. la privacy che voglio proteggere e' la mia per motivi professionali, la sua per motivo personali.
    Sicuramente c'è narcisismo e voglia di contatto, nello scrivere su un blog, ma meno che nel postare foto e commenti assurdi su Facebook e Twitter e ancor meno che nello spettegolare con persone reali tutto il giorno. Sul blog, anonimo, io non creo danno a nessuno e non offendo nessuno, almeno.

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  5. Sottoscrivo in pieno la tua posizione. Io ho fatto la stessa cosa.
    Il mio blog è partito con un obiettivo preciso: mettere ordine nei miei numerosi hobbies. Quindi che io mi chiami A o B, in fin dei conti, conta poco. Mi piaceva l'idea della condivisione.
    Mio figlio è chiamato Pripi, perché questo è uno dei tanto assurdi nomignoli, non fissi, che si sono succeduti nel tempo. Visto che è stato il primo, ho usato quello.
    Anche Squitty è un mio soprannome reale.
    Per il resto mai e poi mai pubblicherei foto di mio figlio. Ho pubblicato parti di mani che lavorano, giocano, creano. Al massimo ho messo delle foto di schiena.
    Sono pienamente d'accordo con Mamma Avvocato: io posso svelare la mia identità (e su Fb ci sono con il mio nome reale), ma non certo quella di mio figlio. Non credo stia a me decidere, sta a me proteggerlo.
    Mi sono iscritta a Fb per curiosità, ho aperto la pagina Google+ e Twitter per il blog, anche se in verità non le uso mai.
    Con Fb ho un rapporto conflittuale. Mi piacciono le possibilità che ci sono: di condividere idee in gruppi tematici (cucito, ricamo, viaggi ....) detesto il mettere in mostra ogni singolo evento della tua vita, personalmente mi pare una cretinata. Al di là del tempo che si spreca, ma a che pro??? Comincio comunque a stancarmi anche dei gruppi. Come nel mondo reale il concetto di rispetto è abbastanza vago, la gente si scanna per delle cretinate (pure se parlano del modo diverso in cui ripongono i panni negli armadi).
    Sto pensando di fare un passo indietro ed eliminare tutto.
    Tanto non ho ambizioni di diventare una mega blogger.

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