venerdì 4 aprile 2014

Dell'adolescente in gita scolastica (e Dei libri dell'anno 9)



L’adolescente che partecipa al viaggio di istruzione organizzato dalla scuola ha delle caratteristiche ben precise e definite. Intanto lui/lei parla di gita, perché lo spirito è questo. E’ irrilevante la destinazione: puoi andare a Praga o a Valguarnera Caropepe, non importa: l’importante è che nell’albergo ci sia la piscina e nello stesso albergo (o nelle immediate vicinanze) ci sia una capiente discoteca. La commissione viaggi di istruzione si affatica a costruire itinerari accattivanti, inserendo quanti più musei, mostre, monumenti…ma è assolutamente inutile: l’interesse unico non è la destinazione, ma il viaggio (che in sé sarebbe pure una bella cosa, se rettamente intesa!) e, soprattutto, le serate (o meglio le nottate).
Già settimane prima della partenza comincia la preparazione della valigia perché, mentre il prof infila nello zaino un paio di scarpe comode di ricambio e due paia di jeans, l’adolescente (soprattutto l’adolescente femmina), si preoccupa in maniera maniacale del proprio guardaroba e non evita di riporre, ben nascoste nel fondo della valigia, un paio di scarpe con tacco 15 e un vestitino scollato (niente sorrisino, ovviamente quest’ultima frase è riferita alle femmine!). Poi, quale che sia la destinazione, l’adolescente evita di portarsi maglioni e felpe pesanti, perché la gita presuppone le magliettine estive e i pantaloni leggeri (ma, cavolo, stai andando a Berlino, non alle Maldive!) e poi, ovviamente, il costume da bagno, perché “non si sa mai”. 
Anche il maschio adolescente si preoccupa del suo guardaroba ma, in previsione delle notti brave, è attento al suo pigiama: “Mamma, per favore, comprami un pigiama dignitoso(cit. Erede).
Il giorno prima della partenza si provvede alle scorte di cibo perché l’adolescente tipo avrà sempre da lamentarsi di quanto gli verrà offerto, anche qualora mangiasse al ristorante del Ritz. E’ vero che il menugitascolastica non è poi il massimo, ma un minimo di adattamento potrebbe pure essere previsto!
Finalmente l’adolescente parte e, a questo punto, per quel che riguarda le comunicazioni con la famiglia, gli adolescenti si differenziano: o appartengono alla categoria “mammatiraccontotuttopurequandovadoinbagno” o a quella “nonmirompetelanimachèsonoingita”. Nell’uno o nell’altro caso il povero genitore sarà esasperato, o perché è troppo informato o perché non lo è per nulla.
Arrivati a destinazione l‘adolescente si lamenterà dell’albergo, della stanza e del bagno, poi si preparerà alla lunga notte. Perché la prima notte non si dorme…e qui parte ogni sorta di strategia per sfuggire al rigido controllo dei prof che, avendo un’età, vorrebbero riposare in pace.
Durante le escursioni e le visite ai musei l’adolescente chiacchiererà, giocherà col telefonino, invierà foto di ogni genere con facebook e wats app e non ascolterà una parola della guida. Al massimo farà bei selfie con lo sfondo dei monumenti.
Tutte la giornate passeranno nell’attesa della notte…e qui non voglio sapere cosa accade, perché ho la figlia in gita…e certe cose è meglio non conoscerle.

E a proposito di viaggi, la mia proposta di oggi per il venerdì del libro è un libro per ragazzi (di tutte le età), Il libro d'oro di Rigoberta Menchù. 
Con una narrazione semplice e piana ci presenta il cammino di una fanciulla, poco più che bambina, Ixkem, che, depositaria di una sapienza antica, gira per i paesi del suo territorio per comunicare a tutti coloro che incontra il messaggio degli antenati fondato sul rispetto e l'amore per tutti i viventi. Da leggere per ricordarsi ciò che è veramente importante e per rivivere un mondo che per noi è ormai lontano, in cui una comunità si riuniva per ascoltare storie e meditare sul proprio essere uomini.


6 commenti:

  1. Mio figlio è partito per la gita e io mi sento tagliata a metà.
    Appartengo evidentemente alla categoria peggiore delle mamme,quelle che,pur non ammettendolo mai,non hanno ancora tagliato il cordone ombelicale.
    Il profilo che hai presentato è perfetto,ma io in questo momento sono "la mamma dell'adolescente in gita".Apparecchio la tavola partendo dal suo posto,sbaglio stanza da letto,e un sms mi rende felice.
    Ovviamente sono la mamma che sostiene che i figli devono farsi la loro vita,che se ne devono andare perché in Italia non ci sono opportunità di lavoro,che bisogna abituarsi alla lontananza...
    Io non vedo l'ora che torni a casa,per me ancora è un cucciolotto.
    Anche se ha i baffi.

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    1. Capisco quello che provi, anche se nel post ho cercato in qualche modo di esorcizzare la mia inquietudine. Invidio le madri più serene e distaccate, che vivono serenamente il distacco. Ma non ti preoccupare: cresceremo anche noi!

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  2. I miei sono ancora piccini per la "gita" ma già quando vanno al "viaggio d'istruzione", come le maestre li hanno abituati a dire, sono piu' eccitati del solito... anche se in fondo sono un po' impauriti... in merito al libro, ne prendo nota, mi è del tutto nuovo.

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    1. I bambini sono sempre un po' turbati quando si tratta si separarsi da noi. Ecco perché dobbiamo essere noi a "lasciarli andare"...ma quant'è dura!
      Il libro è veramente carino e offre spunti innumerevoli di riflessione. E' consigliato a partire dai 12 anni, ma io penso che sia fruibile già prima. Buona lettura!

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  3. Torno ora dalla gita con la mia classe, e mi permetto di rettificare alcuni punti.
    In particolare (e con 12 anni di esperienza come organizzatrice di gite):

    1) Oramai, e da almeno 5-6 anni a questa parte, la preoccupazione dell'adolescente maschio per l'abbigliamento è dodici volte almeno superiore a quella della femmina;

    2) Oltre al cibo, ciò che è indispensabile sono i congegni elettrici, di ogni tipo, dal phon all'I-pad;

    3) Le telefonate a casa sono considerate mediamente parte del pacchetto, tre al giorno, risposte gentili ed educate, pur se standard. Risposte dalle quali si evince che la preoccupazione unica della famiglia italiana per il suo rampollo in gita è sapere se ha mangiato;

    4) Il cibo, a una certa età si mette in valigia, ma con juicio. Assai preferibile l'acquisto di troiai di marchi globalizzati in loco;

    5) (e più importante) Gli insegnanti seri sanno perfettamente che in gita non si riposa, tanto meno in pace, vista l'enorme responsabilità che si è accettato di avere. Per questo quando torniamo quelli che hanno bisogno delle 24 ore di sonno siamo innanzi tutto noi!

    'povna appena tornata da Praga

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    1. Ah, ah, ah! Assolutamente perfetto! Concordo sul fatto che l'insegnante sia consapevole delle notti insonni a cui va incontro e confermo che la prima domanda che pongo a mia figlia è :"Hai mangiato? Cosa hai mangiato? " Del resto sono una madre italica...

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