mercoledì 5 marzo 2014

Dell'Odissea


 
Nel fine settimana carnascialesco la famiglia Dolcezze quasi al completo è andata a Roma per (nell’ordine):
vedere Papa Francesco “dal vivo”,

incontrare dei carissimi amici,

portare  il Cucciolo a vedere i Musei Vaticani,

gironzolare per la città.

Non vi racconto della pioggia, delle gambe doloranti, della quantità di cibo ingurgitata, né posterò foto (anche perché sapete bene quanto sono brava!), ma, invece, vi racconterò della meravigliosa esperienza del viaggio di ritorno. 


Premesso che:

avevamo prenotato un treno del mattino per non arrivare troppo tardi,
avevo preparato una valigia di vettovaglie perché "non si sa mai"
avevo rifornito il Cucciolo di Topolino e Geronimo Stilton,
avevo con me due libri e l'uncinetto...

il nostro viaggio è cominciato alle 9,26 in perfetto orario. 

Dopo una decina di minuti il treno ha cominciato a rallentare, fermarsi, ripartire, rirallentare per poi  fermarsi. Momento di panico: eravamo in aperta campagna. Poi il treno riparte, arriviamo in una stazione e qui ci comunicano che il locomotore è rotto e che dobbiamo aspettare almeno un’ora. Nuova comunicazione: i passeggeri diretti a Napoli possono scendere per imbarcarsi su un altro treno. E noi perché no? Due minuti dopo contr’ordine: dobbiamo scendere tutti per prendere il rapido successivo fino a Napoli, dove troveremo assistenza. Scendiamo, carichi di bagagli e ci portiamo al LONTANISSIMO sottopassaggio, perché, come ogni perfetta Legge di Murphy prevede, il nuovo treno sarebbe arrivato in un altro binario. Ci mettiamo in paziente attesa. Arriva un treno e , quando già alcuni frettolosi erano saliti, veniamo informati che il nostro non è quello. Mentre aspettiamo ancora, l'altoparlante ci informa che il nostro locomotore è stato riparato e il nostro viaggio può proseguire sul treno num.1. Riprendiamo le valige e arranchiamo verso il sottopassaggio. Intanto si è messo a piovere e, ovviamnete, la vettura di Dolcezze è la prima e, quindi, fuori dalla tettoia. Risaliamo inzuppati e arriviamo, finalmente, a Napoli con quasi due ore di ritardo. E qui...evento incredibile, imprevedibile e...inquietante: salgono degli addetti di Trenitalia carichi di "cestini da viaggio". Bellissimo, direte...ma il mio pensiero terribile è stato: ma che vuol dire? Si prospettano ulteriori ritardi? Nel vagone si diffonde la notizia che a Salerno c'è un blocco dei treni. Dolcezze comincia a telefonare a mezzo mondo per avere notizie e scopre che, banalmente, Trenitalia ci vuole compensare per il ritardo accumulato e, ahimé, non recuperabile.
Il viaggio prosegue tra la stanchezza (motivata) del Cucciolo, le lagne della Stella, che realizza di non poter andare alla festa prevista per la sera, i mugugni dell'Amato Bene che, ogni 5 minuti, dichiara:"Treno mai più". 

E il meglio deve ancora venire...

Arriviamo, finalmente,  a Villa S. Giovanni e qui facciamo la scoperta più bella: "Si avvisano i signori viaggiatori che le navi non effettuano servizio passeggeri". Cosa? E noi come arriviamo in Sicilia? A nuoto? 
Veniamo a sapere che potremo traghettare, DOPO ALTRI 90 MINUTI, con un aliscafo, perché della nave successiva non mi sanno dare notizie. E ricomincia l'attesa.
Il Cucciolo è stato grande...ma eravamo esausti. 
Siamo arrivati a casa alle 20.10, dopo 11 ore di viaggio. E c'è pure andata bene!

Ora, io non contesto il ritardo per il guasto (questo può succedere, ovvio!), ma mi pongo una domanda: è normale che abbiano fatto fuori tutte le navi e che anche quelle che ci sono non siano fruibili?
E' normale che, in presenza di un treno che ha già accumulato un ingente ritardo, non si pensi di far attendere l'aliscafo (che abbiamo visto partire mentre entravamo in stazione) qualche minuto, per verificare se c'è su quel treno qualche disgraziato che deve traghettare?

Io sono un'isolana, lieta della propria insularità e assolutamente contraria al Ponte sullo stretto...ma le navi? Io ho viaggiato per due anni dalla Calabria e le navi c'erano. Certo, c'era da attendere, ma non 90 minuti (e questo nei feriali, perché nel fine settimana gli aliscafi non volano!). Ora (in realtà da mesi)  puoi salire sulle navi solo se sei sul treno. E che vuol dire: esistono i treni speciali per siciliani? Vogliono boicottare i nostri spostamenti? Già siamo penalizzati da strade e autostrade "difficili", da una rete ferroviaria spesso a binario unico...e ci togliete pure le navi?

Ulisse, almeno, la zattera ce l'aveva...




3 commenti:

  1. Il buon Carlo Levi aveva visto giusto.Io ogni volta che viaggio in treno noto che all'andata,direzione nord,fila tutto liscio,al ritorno,direzione Sicilia,ti capita di tutto.Il ritardo è l'opzione preferita.Ma io ho trovato aria condizionata rotta,in agosto,bagni sporchi,nel vagone letto,e come ciliegina sulla torta,la piaga delle navi che non coincidono MAI.E quando finalmente ne trovi una assisti a scene stile olocausto.Vecchi che si arrampicano sulle scale ripidissime del traghetto con valigie pesanti,mamme con bambini piccoli e passeggino al seguito,e altre oscenità del genere,e a quel punto ti monta una rabbia che se in quel momento ti proponessero l'annessione al Kazakistan tu accetteresti subito pur di mandare affanculo questa Italia che non ha rispetto per i suoi cittadini.E poi senti parlate di questo Italo che sfreccia veloce sui binari del nord.E noi per andare da Ragusa a Trapani,in treno,ci mettiamo qualcosa come 8,9 ore!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti confesso che la Stella,quando siamo scesi dal treno per cambiare binario e ci siamo avvicinati in fila e carichi di bagagli al sottopassaggio ha fatto la stessa considerazione. Non mi sembrava giusto paragonare la nostra disavventura a tragedie di ben altra portata, però, visivamente, l'esempio è calzante...

      Elimina
  2. Ma Ulisse se la passava ancora bene! Che agonia! Solidarietà piena!
    Grazie di aver partecipato al mio tè. Ti aspetto ancora

    RispondiElimina