sabato 14 dicembre 2013

Dei Natali passati



Natale per noi è sempre stato LA  festa. Ho avuto la fortuna di vivere coi nonni, in una grande famiglia piena di bambini, sparsi per l'Italia che poi si riunivano tutti nelle feste.
Nei miei ricordi di bambina non c'è il disagio della convivenza in quei giorni di tante madri, tanti padri, tanti figli e due nonni, c'è solo la bellezza della confusione, delle tombole e delle giocate a carte, che riempivano serate intere, con rituali vecchi e sempre nuovi. 
Le cartelle "sparate", quando ancora i numeri si segnavano coi fagioli, i " 5 lire e carta" del 7 e 1/2, la zia romana che si alzava e andava a dormire ogni volta che perdeva (per poi tornare dieci minuti dopo e riprendere il giro),  i grandi che giocavano coi piccoli che, proprio per questo, si sentivano grandi a loro volta (" Posso fare il banco?"). E poi la cucina invasa dal fumo del baccalà fritto e la Comare che passava col vassoietto di Sfingi con l'uvetta e l'acciuga. 
Ricordo l'alberello con le palline di vetro, che si rompevano ad ogni urto,  i fili argentati e dorati  e il puntale inclinato da una parte. Rivedo il presepe, i cui personaggi quasi non si riconoscevano tanto erano pieni di borotalco (perché mia nonna faceva "nevicare "ogni mattina), il fiume fatto con lo specchio. Ricordo l'odore del muschio, preso fuori in giardino da papà e sistemato i maniera tale da sembrare un vero prato. 
E poi le letterine si facevano a Gesù Bambino, il protagonista della festa forse oggi un po' dimenticato e confuso fra renne, elfi e signori barbuti in rosso.
E la notte si andava alla Processione del Bambinello e noi bambini dormivamo per tutta la Messa per risvegliarci soltanto al suono delle campane.
E la dimensione familiare. 
A nessuno veniva in mente di sottrarsi a quell'abbraccio collettivo, alle gomitate per entrare in 20 in un tavolo per 12, alle giocate interminabili, ai ricordi di guerra e di altri Natali lontani, con protagonisti morti e sepolti da anni, ma riportati in vita in quel momento di celebrazione della famiglia.
Oggi molti di quei protagonisti non ci sono più e in questi giorni la loro mancanza è più visibile. 
Oggi il Natale è un'altra cosa, ma questo, forse, sarà oggetto di un altro post.

1 commento:

  1. I miei Natali da bambina acclaravano la solitudine della mia famiglia.A tavola eravamo noi tre figli,mia madre,mia nonna,la mia bisnonna e le mie due zie,naturalmente zitelle.Mio padre per un numero imprecisato di anni aveva preso un'altra strada e la sua presenza non era mai sicura.Ricordo che sbirciavo dalla finestra nelle case altrui per vedere cosa facessero gli altri.Invidiavo il trambusto,la frenesia dei preparativi,il campanello che suonava annunciando l'arrivo di qualche parente.Io vedevo mia nonna al buio in cucina con la testa tra le mani che piangeva,la mia bisnonna,ormai andata di testa,che ripeteva "si sapi comu si nasci ma non si sapi comu si mori",riferendosi allo sconquasso economico della famiglia.Le zie erano impegnate a litigare,noi bambini giocavamo come sempre,tanto erano giorni uguali agli altri.Mia madre una sera ci portò a far gli auguri a casa di suo fratello.Non lo dimenticherò mai.Mia zia ci accolse gentilmente,gentilmente ci diede i suoi doni e gentilmente ci salutò accompagnandoci alla porta.Ma io avevo visto la grande tavola apparecchiata,era pronta per il cenone di Natale,in attesa dei miei zii e dei miei cugini,fratelli e nipoti di mia madre.Nonostante tutto però,mia madre non ha mai fatto un passo indietro.Lei a Natale apparecchiava con il servizio buono,le posate d'argento,i bicchieri di cristallo,la tovaglia ricamata,non si è mai arresa,marito o non marito,lei aveva noi,sei occhi puntati su di lei.Io non ho nostalgia dei miei Natali da bambina,ma l'esempio di mia madre è un patrimonio inestimabile.

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