giovedì 27 settembre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 32


foto dal web
Il cuginetto è nato, sta bene ed è bellissimo. La Genitrice, com’è ovvio, vuole conoscerlo e per farlo decide di sfidare gli innumerevoli gradini che separano la sua casa dal parcheggio dell’automobile. Prima, però, chiede a Dolcezze di comprarle un regalino da portare al bimbo:
“Prendi qualcosa di carino, ma non di misura piccola, che possa mettere quando farà freddo.”

Dolcezze esce con la Stella e compra una deliziosa tutina. La Stella, saggiamente, consiglia di fotografarla, per farla vedere alla Genitrice, visto che la commessa deve fare una confezione regalo.

Arrivati a casa:
“Perché il pacchetto è chiuso? E io come faccio a vedere quello che hai comprato?”
“Non ti preoccupare: la Stella ha fatto la foto, così lo puoi vedere”
La Genitrice osserva la foto e prende il pacchetto.
“Ma che fai?”
“Lo apro per guardare la tutina!”
“Ma se ti abbiamo fatto la foto!”
“E che devo regalare la gatta nel sacco? E se poi non mi piace?”
“Ma, anche se non ti piace, io non vado certamente a cambiarla! La puoi vedere più tardi, quando gliela portiamo”
“Non se ne parla! Se non mi piace, almeno dico subito che non lo condivido”.

E apre il pacchetto.

Santa Dolcezze, ora pro nobis.

(qui e qui i doni preparati da Dolcezze per il piccolo)


domenica 23 settembre 2018

Di piacevoli novità

foto dal web

Per anni il tuo senso estetico è stato offeso da orribili magliette nere con disgustose stampe e dal mono-look jeans+maglietta per tutte le occasioni
per anni il tuo orecchio è stato offeso da musica rumori indistinti, versi gracchianti, suoni sgradevoli e penetranti
per anni il tuo olfatto è stato offeso dal rifiuto di usare profumi e/o deodoranti, giudicati troppo femminei ("Del resto mi lavo, non puzzo...che bisogno c'è?")
per anni non hai potuto coccolare, spupazzare, abbracciare e neanche toccare tuo figlio 
e poi...

una mattina il tuo ragazzo entra vestito di tutto punto, con pantaloni rossi(!) e camicia bianca (!), tutto profumato e ti abbraccia, mentre dal suo telefonino esce una musica strana ...
"Ma che stai ascoltando?"
"I Beatles, non li conosci?"
"Io sì...non sapevo li conoscessi tu..."

Forse l'adolescente è cresciuto.

mercoledì 19 settembre 2018

Di risposte impossibili



La Stella ha un esame molto impegnativo…

“Mamma, non ce la posso fare! C’è un capitolo che non capisco proprio. Non mi posso presentare!”
“Concentrati, lascia stare per stasera e lo riprendi domani a mente fredda”
“Ma allora non capisci! Non ce la faccio! Non ci riesco! Non capisco! Non posso presentarmi!”
“Scusami, tu provaci. Nella peggiore delle ipotesi, se proprio ti chiede quello che non sai, ti rimanda a dicembre”
“E dovrei rischiare questa umiliazione? Non ce la faccio!”
“E allora ti presenti direttamente a dicembre: non te l’ha ordinato il dottore di sostenere l’esame ora”
“E avrei sacrificato l’estate per niente? E poi a dicembre ne ho altre due!”

“Ti ho dato tre possibilità, quartum non datur: di grazia, POSSO SAPERE QUAL E’ LA RISPOSTA GIUSTA CHE TI ASPETTI DA ME?”

Qualcuno fornisca alle madri un adeguato libretto di istruzioni.


(per la cronaca: la Stella ha sostenuto l’esame ed è andato benissimo)

venerdì 14 settembre 2018

Dei libri dell'anno 65: Ballo in maschera


C’è una famiglia strana e triste, formata da un papà, una nonna e una ragazzina di 15 anni, Kriszti.  Nella loro casa non si ride, non si ascolta musica, non si fa festa: tutto è cristallizzato nel ricordo della mamma, morta ventenne sotto i bombardamenti mentre dava alla luce la sua bambina, vittima innocente ed esemplare della guerra che distrugge ogni bellezza. Un signore per bene ha chiesto la mano della nonna, ma lei lo ha rifiutato, perché non se la sente di lasciare il genero e la nipote (che, tra l’altro, non l’hanno neanche incoraggiata a farlo).
C’è una scuola d’impianto tradizionale, in cui domina la disciplina e in cui irrompe come un tornado una giovane insegnante, Eva, che utilizza una pedagogia nuova, basata sull’interesse esclusivo per la persona, per il singolo alunno, e non solo sulle regole e le tradizioni.
Questi due mondi si incontrano (anzi, per meglio dire si scontrano) e qualcosa comincia ad incrinarsi, con un processo educativo che, secondo le più moderne regole pedagogiche, parte dall’alunno per poi estendersi alla famiglia. Ma in questo anche l’insegnante cambia e guarda con occhi diversi la sua vita.
Tutto questo, però, non è narrato semplicemente, ma attraverso un meraviglioso gioco di specchi che parte da un ballo in maschera, in cui la ragazza e l’insegnante si racconteranno, sveleranno memorie e pensieri e, finalmente, dipaneranno il groviglio delle loro storie.
Kriszti ricorda molto, con la sua semplicità e dolcezza, la piccola Sofia e Eva è l’ennesima figura della Szabò di donna forte e determinata, che bada a sé e non dipende da nessuno (come Iza), che paga da sola la millefoglie ed è padrona delle sue scelte ma, a differenza di Iza, non ha perso la capacità di mostrare i suoi sentimenti.
Il padre, Endre, che per quindici anni ha chiuso il suo cuore, solo apparentemente ricorda gli uomini deboli delle opere successive della Szabò, perché è capace di aprirsi al mondo e superare il suo dolore, come vorrebbe la moglie, lei che è morta credendo che la guerra sarebbe finita e che suo figlio sarebbe cresciuto libero e in pace.
C’è anche un personaggio triste, Lujza, vecchia insegnante, che ovviamente contesta le scelte educative di Eva, ma che poi scopriamo essere il frutto di un’educazione dura e repressiva, senza amore e senza contatti col mondo.
Forse questo sarebbe stato il destino di Kriszti, se Eva non fosse apparsa nella sua vita ad insegnare che di dolore e di chiusura si muore. La nonna la teneva in casa perché non soffrisse vedendo le mamme degli altri bambini, ma in questo modo la isolava e le impediva di confrontarsi col suo stesso dolore. Sarà la mamma, dalla tomba, ad innalzare un inno di speranza e di gioia e così permetterà la quadratura del cerchio.
Dietro quella che, apparentemente, è una storia d’amore con uno scontato happy end, si nasconde, quindi, un messaggio bellissimo di speranza, perché tutti possiamo cambiare, a qualunque età, i bambini sanno comprendere meglio degli adulti la verità, le giovani generazioni, anche se diverse da quelle che le precedono, riusciranno bene, purché siano educate alla bellezza e alla pace.
Romanzo molto bello, ulteriore dono della Szabò, per il Venerdì del libro

mercoledì 12 settembre 2018

Di melenzane sott'olio ( e Delle cronache di Villa Arzilla 31)




La Genitrice è un po' giù, il caldo insistente non aiuta e quindi, per scrollarle di dosso l'inquietudine e la tristezza, Dolcezze cerca di trovarle cose da fare, nella speranza che, intenta a dirigere operazioni o a lavorare, per un po' si distragga dalla sedia vuota della sua cucina. Per questo è andata al mercato e ha comprato 3 grosse melanzane violetta, per proporle di farle sottolio.
"Genitrice, che dici, facciamo le melanzane sott'olio? Guarda come sono belle queste che ho comprato!"
"E chi ce la fa? Non riesco a spremerle e tu non sei capace!"
"Sai, ho pensato di comprare un torchietto, così non facciamo fatica: tu mi insegni e io eseguo. c'è pure la badante...e poi sono solo tre!"
"Va bene, ma io non faccio niente"
"D'accordo, tranquilla"
Dolcezze inizia a tagliare le melanzane a fette (visto che erano grosse le ha prima divise a metà), e poi le ha messe sotto sale in una grande scodella smaltata, coprendole con un panno pulito e mettendo sopra una pentola piena d'acqua per schiacciarle bene.
"Avresti dovuto lasciarle grandi"
"Genitrice, così sarà più facile strizzarle e metterle nei vasetti, non credi?"
"Fa' come vuoi. Ricordati di venire domani a quest'ora: devono restare sotto sale 24 h"
Il giorno dopo, prima dello scoccare dell'ora, Dolcezze suona a casa della Genitrice e la accoglie la badante: 
"Perché venuta ora? Mamma già lavora!"
"Genitrice, che fai? Non dovevamo farlo noi?"
"Sì, come no? Se aspetto voi...Che sapete fare voi?"
Già la Genitrice aveva strizzato le melanzane (senza lavarle) e aveva messo a bollire 1/2 litro di acqua con 1/2 litro di aceto bianco.  A questo punto Dolcezze ha dovuto solo versare sulle melanzane strizzate la mistura bollente di acqua e aceto, mescolare velocemente il tutto quindi strizzarle nuovamente e riporle nei vasi alternando le fette con aglio, peperoncino e origano. A questo punto occorre solo ricoprire bene le melenzane con olio evo e riporre al buio per almeno un mese.

"Sai che ti dico? Quando vai al mercato comprare un altro po', ché poi col pane sono buone".

Dolcezze ha generato un mostro.


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domenica 9 settembre 2018

Di riflessioni del cactus

(questa bellissima pianta l'ho fotografata
nel chiostro di san Gregorio Armeno a Napoli)

Le piante grasse sono strane: basta una foglia per far nascere una nuova pianta, attecchiscono con facilità, resistono alle condizioni più estreme, riescono a fare a meno dell'acqua, sopportano il sole cocente, respingono con le loro spine, sembrano non crescere mai, ti danno l'idea di svilupparsi senza il tuo aiuto, ma se sbagli terriccio o dai loro troppa acqua (o troppo poca) ingialliscono e muoiono. Quando si ammalano a volte è necessario tagliare con decisione la parte malata, restano inattive e sonnecchiose per mesi e poi, all'improvviso, quando meno te lo aspetti, ti sorprendono con un fiore, bellissimo ed effimero, che non puoi cogliere, ma solo ammirare da lontano.
Sviluppano polloni dalla base, che a volte si staccano spontaneamente e si fanno portare dal vento, per attecchire altrove o che si possono recidere e piantare da un'altra parte. 

Nella lunga osservazione di questa lunga estate Dolcezze ha capito una cosa: che i cactus somigliano ai figli: la loro nascita è un prodigio, se pensiamo alla piccolezza del materiale di partenza, si sviluppano nel tuo corpo senza che tu faccia nulla; una volta nati, li devi curare, certamente, ma poi, di fatto, crescono da sé. Non ti accorgi quasi che diventano grandi...e all'improvviso ti trovi una figlia di vent'anni. Sono resistentissimi, ma hanno bisogno della terra buona e devi dosare bene le tue attenzioni: se sono troppo poche avvizziscono, se esageri li soffochi. Se sbagliano li devi correggere, anche se li fai soffrire, perché se no rischiano di prendere strade cattive; ti sembra che le tue parole cadano nel nulla e invece poi, all'improvviso, da un gesto o da una parola,  comprendi che le hanno metabolizzate. Ti respingono se ti avvicini troppo, ma poi fioriscono di colpo: tu puoi solo ammirarli e non puoi pretendere di godere della loro bellezza. Si staccano da te per cercare altrove la loro strada e tu, anche se vorresti trattenerli, li lasci andare, perché sai che nel tuo stesso vaso non potrebbero svilupparsi liberamente, ma in te rimane una ferita che lascerà una dolorosa cicatrice. 
Quando, però, attecchiscono altrove e tu li vedi trasformarsi e generare altri polloni, allora gioisci e capisci di aver fatto bene il tuo lavoro.

mercoledì 5 settembre 2018

Di cactus

Dolcezze ama i fiori, soprattutto quelli primaverili, e quando è la stagione ha la casa sempre piena; ha sempre pensato, però, di non avere il pollice verde, visto che tutte le piante del suo balcone hanno vita breve. Quando, però, ha notato che nel Buen Retiro le sue cure alle piante avevano successo, ha finalmente compreso che il problema non era lei, ma l'esposizione ai quattro venti del suo balcone e ha deciso che si dedicherà al giardinaggio solo in vacanza. 
Il Buen Retiro, però, è molto soleggiato e, dopo anni di esperimenti, Dolcezze ha deciso che, a parte qualche vaso fiorito, lo avrebbe abbellito con piante grasse, che hanno una migliore resistenza al soleggiamento (e che danno anche qualche piccola soddisfazione). Così quest'anno è stato tutto un cercare talee da aggiungere ai vasi già posseduti e il Buen Retiro è diventato una mini Arizona. 



Siccome, però, di piante grasse non ce n'erano abbastanza (e quando parte una nuova passione le idee si scatenano) Dolcezze ha pensato bene di creare ...ed è nata questa piantina, che sicuramente non avrà problemi di adattamento al sole o all'acqua 




che fa il paio con questa

fatta tanti anni fa insieme alle amiche dell'Isola Creativa (e mai mostrata qui).

Vediamo quanto durerà la cactus-mania...intanto Dolcezze raccoglie altre talee per la casa di città e fa strane riflessioni, di cui forse vi metterà a parte.
A presto.

domenica 2 settembre 2018

Di cosa si porta a casa


Settembre è arrivato atteso, eppure all’improvviso. Ha sorpreso Dolcezze con un sabato mattina ancora vacanziero, ancora al Buen Retiro, come mai da sempre, visto che in genere questo è il Capodanno del Prof, che torna a scuola con la sua bella abbronzatura per conoscere il suo destino. Quest’anno è tutto diverso: scuole ancora chiuse, incertezza su tutto e le vacanze si sono allungate di qualche giorno, dopo un’estate decisamente strana, e non solo dal punto di vista metereologico.
Dolcezze avrebbe avuto tanto da raccontare, eppure non ne ha avuto il tempo, e ormai è troppo tardi per farlo, ma il Capodanno, si sa, è tempo di bilanci e quindi qualcosa s’ha da fare.
Cosa porterà a casa Dolcezze stasera, quando chiuderà il Buen Retiro e tornerà in città?
Una minivacanza a inizio estate con Cucciolo e Amato Bene nella Sicilia Occidentale. Luoghi bellissimi, gente bellissima e un b&b in cui, alla bellezza del posto e del cibo, si affianca un valore aggiunto: un cesto di libri della Sellerio a disposizione degli ospiti e di cui, ovviamente, Dolcezze ha approfittato;
una minivacanza a fine estate con l’Erede e il Cucciolo a Caserta e Napoli;
tanti, tanti libri (ma a quelli Dolcezze spera di poter dedicare un post a parte);
tanti, tanti gelati e granite (e 4 chili conseguenti);
tante chiacchiere in spiaggia con la Collegadelmare su scuola e libri;
tanti, tanti tramonti;
sulle Egadi
dietro Tindari

dietro la Reggia

l’incontro con Carla e Assia dell’Isola Creativa;
un mese di Monopoli alternativo;
la consapevolezza che i Grandi sono diventati grandi e presto spiccheranno il volo;
la consapevolezza che il Piccolo sta diventando grande (e il gruppetto creato quest’anno per giocare al mare e in casa lo dimostra);
la scoperta della passione per le piante grasse;
un mese intero di intimità con la Genitrice, condividendo il letto e il bacio della buona notte e del buon giorno, come una vita fa, un mese che è stato faticosissimo dal punto di vista fisico e mentale, che è stato un riscoprire abitudini un po’ sopite, tanta tenerezza, ma insieme la consapevolezza di una fragilità che sconvolge per quanto è grave.
Ecco, se Dolcezze deve dire cosa porta a casa…è tutto questo.
Da lunedì si ricomincia (forse!) e anche quest’estate sarà archiviata.
Buon anno a chi passa di qua!