venerdì 31 agosto 2018

Dei libri dell'anno 64: Orfani bianchi





Orfani bianchi è un libro terribile, che tocca nel profondo e lacera. Se poi hai a che fare quotidianamente con badanti e genitori anziani, allora tutto si complica.
E’ la storia di Mirta, una giovane mamma che, per mantenere il figlio e l’anziana madre, lascia la Moldavia per venire a Roma a fare la badante. All’inizio del romanzo la troviamo ad assistere una signora (che i due figli non hanno remora di ricoverare in una casa di riposo per vendere la sua casa e dividersi il ricavato) poi a fare le pulizie, lavorando come una schiava, dividendo (letteralmente) il letto con un’altra immigrata, in una casa piccola e angusta. Se riesce a sopportare la durezza della sua vita è perché vuole garantire un futuro al figlio e sostenere la madre, con cui è in contatto grazie alle mail che scambia col prete del villaggio. E’ da lui che avrà la terribile notizia dell’incidente nel quale la madre ha perso la vita. Rientrata precipitosamente in patria per il funerale, si trova davanti il figlio che, come prima alle sue mail, non le risponde quando gli parla e rimane isolato nel suo mondo di videogiochi. Mirta non ha più nessuno a cui lasciarlo-né può portarselo in Italia-ed è costretta a rinchiuderlo in un orfanotrofio, anche se lui una madre ce l’ha. Questa struttura, che sembra un lager, raccoglie tanti altri bambini e ragazzi, orfani e “orfani bianchi”, cioè figli di donne che lavorano all’estero e lì Mirta, con la morte nel cuore, lo lascia per rientrare in Italia. Qui, in maniera fortunosa e grazie all’aiuto di un amico, riesce a trovare una sistemazione interessantissima dal punto di vista economico, ma estremamente difficile: dovrà fare da badante ad una vecchia signora, immobilizzata ma lucidissima, che non le risparmierà niente. 
Sarà il drammatico incontro di due dolori: l’anziana che desidera solo la morte e la giovane a cui solo il pensiero del figlio, che spera di portare presto con sé, dà la forza di resistere. Finalmente Mirta è serena, ha nuove prospettive, un nuovo amore, tante speranze, ma la tragedia è dietro l’angolo.

E’ un libro che non lascia indifferenti. A prescindere dallo stereotipo di alcuni personaggi, emerge l’amore della madre, il dolore dell’abbandono subito dal figlio, la drammatica condizione degli anziani che, se persi nella “terra di mezzo”, vengono spesso ignorati e abbandonati dai figli, se lucidi, vivono il dramma di una condizione umiliante di debolezza e di dipendenza. 
La figura del figlio, muta per tutto il romanzo, diventa paradigmatica della solitudine, del dolore che non riesce ad esprimersi. E se Mirta ha un momento in cui intravede la luce, grazie all’amore, il ragazzo non conosce la speranza. 

Buona riflessione per chi guarda con superficialità e distacco la folla di badanti che il giovedì pomeriggio e la domenica affollano i giardinetti e le piazze, terribile giudizio per i figli, talvolta troppo presi dalla propria vita da non trovare il tempo da dedicare a chi la vita gliel’ha donata.

per il Venerdì del libro

domenica 26 agosto 2018

Delle Cronache di Villa Arzilla 30 (e Di lessico famigliare 9)



Buen Retiro, esterno sera

D: “Genitrice, stanno arrivando gli amici dei ragazzi. Ecco Guna, Fho, Moe e, lui non lo conosci, Eros”
G: “Buona sera, vi trovo bene! Vi siete fatti grandi…e tu, come hai detto che ti chiami?”
E: “Eros”
G: “Ah, Eros…e dimmi…TU A CHI APPARTIENI?”

E Dolcezze comincia a ridere, vedendo ergersi dinanzi a lei la Genitrice, novello Farinata, che col suo idioma esprime lo stesso identico concetto: “Chi fuor li maggior tui?”




martedì 21 agosto 2018

Di lessico famigliare 8


La Nonna Devota soffriva molto il caldo: girava sempre con i suoi fazzoletti di batista per asciugare il sudore e con il ventaglio. Ne usava tre o quattro contemporaneamente, di varie fogge e modelli, ma il preferito era uno cinese, un anello di metallo che racchiudeva un sottile velo di seta dipinta. Lo brandiva come una spada e sventolava, sventolava, giorno e notte. A volte, passando da una stanza all’altra, lo dimenticava e lì cominciava il rituale: non diceva a noi nipoti di andarglielo a prendere ma pronunciava la fatidica frase: “Hai visto il ventaglio?” Noi, ragazzine petulanti, la prendevamo un po’ in giro per questo e la rimbeccavamo affettuosamente, invitandola ad esprimere direttamente le sue richieste, senza perifrasi. Lei ci guardava sorniona e rideva con la sua bellissima bocca, trascinando anche noi in una risata contagiosa.
La frase è diventata proverbiale nel lessico familiare ed è sempre usata ogniqualvolta qualcuno “chiede senza chiedere”. Per questo, quando la Genitrice ieri sera ha detto: “Hai visto il mio ventaglio?”, tutti abbiamo cominciato a ridere e ne siamo andati alla ricerca…inutilmente.
“Guarda in camera da letto: ieri sera ce l’avevo!”
“Niente! Non c’è da nessuna parte!”
“E va bene…prendo l’altro. Uscirà prima o poi: la casa nasconde, non ruba!”

Stamattina Dolcezze ha tirato fuori la biancheria dalla lavatrice.


Dolcezze, finalmente, ha visto il ventaglio.

venerdì 17 agosto 2018

Di lenzuolini per culla (e strane estati)


E’ una strana estate per Dolcezze, e questo spiega il lunghissimo silenzio sul blog. Le vacanze, ormai agli sgoccioli, è come se non fossero ancora iniziate: intanto il trasferimento al mare è avvenuto tardi, a causa degli esami dei ragazzi, poi la badante è stata costretta e rientrare precipitosamente nel suo paese e la permanenza della Genitrice nel Buen Retiro si è protratta ben oltre le solite due settimane, costringendo ad un’inevitabile modifica delle abitudini familiari e “creative” di Dolcezze.
Solo alcuni giorni sono stati strappati per proseguire il percorso di “educazione alla bellezza” cominciato qualche anno fa col Cucciolo e di cui prima o poi si parlerà. Nonostante tutto, però, le attività creative di Dolcezze non si sono fermate del tutto, anche perché il cuginetto sta per arrivare e il regalino deve essere pronto. Eccolo ultimato:



 Qui il particolare



Il disegno è stato preso da un vecchissimo numero di Lini e culle, è stato ricamato con punti molto semplici e colori pastello (che dalle foto non si distinguono bene) e poi è stato aggiunto un delicato pizzo passanastro. La Genitrice ha collaborato tagliando la federa e applicando il pizzo con il punto a giorno (praticamente un lavoro d’équipe!) e ora si aspetta solo di consegnarlo.

Questo lavoro è stato importante per Dolcezze: in un periodo un po’ così, funestato da tante brutte notizie che hanno coinvolto persone amiche, tutto viene all’improvviso ridimensionato e ridotto all’essenziale: vita brevis est ed è opportuno godere delle piccole cose e della grande gioia di una vita che nasce.

Per il resto…non rimandare a domani ciò che si può godere oggi. Carpe diem…e basta.



mercoledì 1 agosto 2018

Di collane di fettuccia estive

Un rotolo di fettuccia di cotone comprato ai tempi del primo nascere della "fettuccite" e mai utilizzato perché troppo pesante da lavorare,
delle perline di legno colorate di Tiger,
una maglia molto carina, ma un po' spenta
una sera in cui sono troppo stanca per ricamare ma non voglio andare subito a letto se no poi mi risveglio alle 3...

...e parte un attacco d'arte. 

Memore di una collana di fettuccia ricevuta in dono da Clara durante un Meeting dell'Isola Creativa di qualche anno fa, intreccio, infilo, annodo...ed ecco una collana estiva, senza troppe pretese, ma svelta, colorata e, cosa non da poco, UNICA. 

Buone Vacanze a tutti!