lunedì 28 maggio 2018

Di borse di fettuccia 8 (con pseudotutorial)

In realtà Dolcezze, da quando ha contratto la "fettuccite" al Meeting dell'Isola Creativa di tre anni fa, ha prodotto ben più di 8 borse di fettuccia, ma molte non le ha nemmeno fotografate prima che prendessero il volo, altre sono immortalate in qualche raccolta di qualche telefono morto e sepolto e, quindi, per ora vi fa vedere questa e si riserva di mostrarvi le altre se e quando troverà le foto.



Il tutto parte da una fettuccia di tulle blu, trovata per caso in un banco del mercato dopo che da tre anni Dolcezze la cercava, inutilmente, di quel colore: dietro richiesta non ce n'era  e invece, per caso...eccola qua.  Ovviamente la fettuccia è immediatamente finita nel cestone, da dove occhieggiava da mesi. A onor del vero, la borsa blu in questo periodo è stato l'ultimo dei pensieri di Dolcezze, ma un'imprevista occasione ne ha preteso l'immediato utilizzo. Già lei aveva utilizzato il tulle per una borsa deliziosa, che però aveva il limite di essere troppo morbida. Per questo stavolta ha pensato ad un punto più "rigido". 
Ha fatto una catenella che ha lavorato con il punto basso in costa, ottenendo un rettangolo di circa 28 x40 cm. Ha poi unito i lati, li ha cuciti a spina di pesce, come già fatto qui, e poi ha creato un bordo superiore ad anello con due giri di punto basso.
Come al solito, è stato più complicato completarla con bottone interno e catena che uncinettarla. Poiché le sembrava un po' troppo scura, ha poi deciso di decorarla con una mezza perla appoggiata su uno yoyo di fettuccia.


Dolcezze è molto soddisfatta e spera che questo lavorio segni la ripresa delle attività creative.  A voi come sembra?

lunedì 21 maggio 2018

Di corvi e di presenze


Ricordi quando scherzavamo sulla "nciuria"* di famiglia e mi raccontavi da dove derivasse? Un corvo che, almeno un secolo fa, si era fiondato su una mensa imbandita e aveva rubato un pezzo di formaggio, suscitando insieme l'ira e il divertimento di un lontano antenato. Questa storiella aveva modificato il mio modo di vedere i corvi: non uccelli del malaugurio, non protagonisti di racconti horror, ma burloni profittatori, abili a cogliere tutte le buone opportunità. 

Ieri nel Buen Retiro ho visto un corvo. Tutto nero, impettito, mi guardava entrare in casa, mentre tutti gli altri uccellini (che poi ho scoperto aver fatto il nido nella mia siepe), volavano via impauriti. Stamattina, mentre prendevo il caffè, l'ho rivisto, fermo sul pruno, a guardarmi, per nulla spaventato dalla mia presenza. 
Allora ho capito. 
E quando lui ha capito che io avevo capito è volato via e non si è più visto.

Grazie per questo incontro. Mi piace pensare che, ovunque tu sia, tu mi stia a guardare.


* "nciuria" vuol dire soprannome. Nei paesi aveva la funzione di distinguere i vari rami di una famiglia con lo stesso cognome. Anticamente prevaleva nell'uso sul cognome stesso.

sabato 19 maggio 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 26


Zia 2: "Dolcezze, io e Zio 1 abbiamo bisogno delle ciabatte estive. Dovresti andare al Paese a prenderle, perché ce ne sono due paia nella scarpiera sopra."
Dolcezze: "Zia, il Paese non è dietro l'angolo e mi conviene di più comprarvele nuove! E comunque né tu né gli Zii potete portare le ciabatte. Dovete avere delle pantofole chiuse, altrimenti, mentre camminate, rischiate di cadere"
Z.:"Ma che dici? Io non cado!"
Interviene l'assistente: "Signorina, guardi che lei qui ciabatte non ne può portare: ci vogliono delle scarpette chiuse"
Z: "Così dici? E va bene, allora mi compri queste pantofole: per me 38 e per lo Zio 41" 
D: "Zia, ma tu non hai 37?"
Z: "Sì, ma le preferisco più grandi"
Dolcezze prende la macchina e va nell'unico negozio che ha la tipologia di scarpe richiesta, compra e torna.
Z:"Ma queste scarpe sono enormi!"
D:"Te l'avevo detto! Secondo te se mettiamo una soletta non vanno bene?"
Z:"No! Vedi se puoi cambiarle"
Dolcezze riprende la macchina e torna al negozio. Trova due modelli di scarpe, una con punta aperta e una con punta chiusa. Nel dubbio whatzappa con l'assistente, invia le foto e aspetta il responso: "Preferisce quelle chiuse"; Dolcezze fa il cambio e ritorna.
Z:"Perché me le hai prese chiuse? Io avevo detto aperte!"
D:"Zia, guarda che ho la risposta scritta: tu hai detto chiuse!"
Z:"Chissà che ha capito quella! IO LE PREFERISCO APERTE. Comunque me le provo. Niente, il piede destro mi va corto."
D:"Allora te le cambio. Ti prendo quelle con la punta aperta?"
Z: "No, che poi il piede scivola in avanti. IO LE PREFERISCO CHIUSE (sic!). Anzi, sai che fai? Me le prendi 38"
D:"Ma 38 ti venivano grandi!"
Z:"Non fa niente: METTIAMO UNA SOLETTA". E comunque, dovresti andare al Paese a prendere le mie ciabatte:  ce ne sono due paia nella scarpiera sopra"

mercoledì 16 maggio 2018

Di cose che non vorresti mai sentire 3


Dolcezze è un po' sottotono e AmicaLettrice le propone una seduta di shopping terapeutico. Vanno in centro e cominciano un giro per scarpe;  entrano in un negozio e Amicalettrice si avvicina al commesso: 

"Avrei bisogno di un paio di scarpe bianche" 
"Da sposa?"
"Ah, ah, ah (risolino divertito), no, per carità! Ho già dato!" 
"Lei? No! Sa, a volte le ragazze non hanno tempo e vengono prima in avanscoperta le mamme o le nonne..."
"..."

Coraggio! Siamo già entrate nelle Terza Età...

venerdì 11 maggio 2018

Dei libri dell'anno 62: Stoner

Ci sono libri che ti entrano dentro e che sai benissimo, arrivata all'ultima pagina, che ci staranno per sempre. Stoner è uno di questi. 


Il racconto della vita di questo oscuro e apparentemente insignificante insegnante ti avviluppa in una rete e non ti permette di staccarti.
Non c'è molto da dire: la vicenda non presenta niente di "interessante".
C'è un giovane, figlio di poveri contadini, che va all'università, ufficialmente per studiare agraria, ma poi, ad una lezione, ha una folgorazione, quasi un'epifania divina, e la sua vita cambierà direzione: studierà letteratura e diventerà insegnante. Scoppia la Prima Guerra Mondiale, ma lui, a differenza di altri coetanei, non parte. La sua esistenza scorre nei binari di una grigia quotidianità. Si innamora, si sposa, ma il suo matrimonio fin dall'inizio si rivela fallimentare; ha una figlia che cresce praticamente da solo, visto che la moglie è spesso malata e fondamentalmente anaffettiva. Non fa nulla per modificare il suo ménage familiare, anche quando la moglie lo estromette dal suo letto, dal suo studio e comincia ad allontanare inesorabilmente da lui la figlia. Al lavoro, pur essendo stimato professionalmente, non fa carriera e, anzi, la sua correttezza lo rende vittima del mobbing furioso da parte di un collega. Eppure, in mezzo a tanto grigiore, vive un momento assolutamente perfetto, quando si innamora, ricambiato, di una giovane donna con cui vivrà un'intensa storia d'amore e di passione. 
Il romanzo ci fa conoscere tutta la vita di Stoner, fino alla sua morte, già, peraltro, annunciata all'inizio, ma non ci dà alcuna risposta: perché Stoner sopporta tanti colpi senza reagire? Perché non riesce a dare una svolta alla sua vita? Perché consente che la sua intera esistenza si svolga in uno spazio così ristretto, senza il desiderio di partire, di conoscere altro, di seguire il suo amore? 
E poi siamo noi a chiederci: ma cosa c'è in questo uomo, in questo libro, che ce lo rende così vicino? Tutte le sue "avversità" dovrebbero renderlo un personaggio fantozziano, e invece lo rendono un eroe, un eroe che realizza la sua virtù nella grigia quotidianità, nella sua fedeltà alla famiglia, al lavoro, allo studio, alla verità. Spostando l'attenzione, ci rendiamo conto che, nell'apparente fallimento, Stoner è una roccia (nomen omen, decisamente): per tutta la vita fa il lavoro che ama, a prescindere dalle gratificazioni economiche o di prestigio sociale, conosce l'amore vero (e non è cosa da tutti), resta attaccato alle sue radici. La sua "passività" ci turba, soprattutto per quanto riguarda il suo rapporto con la figlia, ma non concordiamo con l'amaro bilancio che lui, morente, fa della sua esistenza. E in effetti le pagine finali del romanzo, quelle in cui morte e vita si incontrano nel passaggio del gruppo di studenti sotto le finestre di Stoner morente, ci fanno comprendere che niente è perduto e tutto ha un senso. 
A me, vecchia lettrice di tanti libri, ha ricordato la conclusione di un libro ben diverso per contenuti, ideologia, finalità, il Diario di un curato di campagna di Bernanos, in cui un altro morente afferma: "Tutto è Grazia", anche ciò che apparentemente è male. 
In Stoner manca del tutto la visione provvidenziale di Bernanos, ma anche per lui vale il principio che tutto ha un senso e la vita, quale che sia, significa qualcosa. E dovrebbe valere anche per noi.

per il Venerdì del libro, dopo taaaaanto tempo


lunedì 7 maggio 2018

Di colloqui con i genitori 7


Ultima (si spera) sessione di colloqui con i genitori. Dal momento che, ormai, la scuola è dotata di registro elettronico attraverso il quale si può conoscere vita, morte e miracoli di ogni rampollo, si suppone che gli incontri con i docenti dovrebbero essere più limitati...NIENTE DI PIU' FALSO. Ci sono genitori che, con pazienza certosina, con cura meticolosa, si prenotano, mese dopo mese, per incontrare i docenti. 
C'è la mamma che racconta a Dolcezze tutte le piccole manie del figlio e chiede consiglio su come insegnargli a mettere in ordine la sua roba (peccato che Dolcezze non sia molto preparata sulla didattica dell'argomento, altrimenti l'avrebbe già esercitata in casa propria); c'è il padre che viene a lamentarsi della cucina della moglie che è troppo sapida ed è causa dell'obesità del rampollo; c'è quella che racconta le drammatiche dinamiche del suo matrimonio e così cerca giustificazione alle inadempienze del povero bambino. 
E poi, standing ovation per due meravigliose mamme.

Dopo aver tormentato per 4 anni Dolcezze sui modesti voti del figlio, arriva la famosa madre "chesadilatino"(quiqui e anche qui):
"Professoressa, come andiamo?"
"Penso che lo abbia visto sul registro, no? Andiamo meglio. L'ultimo compito è andato benino, e anche la verifica orale...ha avuto più di 7."
"Sì, ho visto. E' questo che non capisco"
"???"
"Io mi sono stufata e non l'aiuto più. Com'è possibile che adesso abbia preso 7 e prima, quando lo seguivo io chesodilatino non andasse oltre il 6?"
"..."

Ed ora la new entry, la mamma "tuttobene", presente ogni mese:
"Buongiorno, signora! Ci rivediamo!"
"E sì, professoressa! Tutto bene, vero? Isabella è proprio brava: studia sempre, lavora con costanza, i risultati sono brillanti: lei è contentissima di mia figlia, lo so. Ce ne vorrebbero tante di alunne così: educate, diligenti ed è pure tanto carina, non trova?"
"..."
"La saluto. Ormai penso che ci vedremo l'anno prossimo"
"Sì,effettivamente il ricevimento si chiude oggi..."

E meno male.