lunedì 31 dicembre 2018

Dei dolci di casa Dolcezze: Riso nero (e di Auguri)


Nella ricchissima serie di dolci natalizi che la Sicilia offre, nella zona del messinese uno dei più amati e “casalinghi” è il “Riso Nero”. 


A dire il vero, questo dolce non era tipico di casa Dolcezze (la Nonna devota non amava il riso e non lo preparava), ma è una ricetta della famosa Zia dei liquori, oltre che dell’Amicalettrice, della FataMadrina, dell’Amicadelmare…insomma di tutti tranne che di Dolcezze. Poco male, direte…e invece no! perché l’Amato Bene lo ama alla follia (e oltretutto lo può mangiare, visto che è gluten free). Dolcezze, quindi, ha raccolto informazioni, pizzini, confessioni…e ha scoperto che NON CI SONO DUE RICETTE UGUALI!!! Chi usa le mandorle e chi le nocciole, chi usa il riso parboiled e chi il Balilla, chi mette il cacao e chi la cioccolata... non c’è stata altra soluzione che sperimentare, sperimentare, sperimentare. È nata, quindi, quest’ulteriore ricetta, che ora Dolcezze vi propone, per deliziare anche le vostre papille gustative, dopo quelle della tribù, che si è scofanata l’intera produzione natalizia in due giorni.

INGREDIENTI:
Gr 500 riso ( il ribe o il roma secondo lei sono i migliori, però fate voi)
Gr 200 cioccolata fondente
Gr 200 mandorle (o nocciole) tostate
Gr 150 zucchero
Gr 50 cacao amaro
1 bicchierino di rhum (o altro liquore a piacere)
1 litro di latte (tenerne pronto dell’altro, se necessario)
1 pizzico di sale

Tritare (separatamente) le mandorle tostate e il cioccolato e metterli da parte.
Lessare il riso nel latte, aggiungendo il sale. Quando è quasi cotto (il latte dovrebbe essere quasi tutto assorbito) aggiungere lo zucchero, il cacao, le mandorle, il cioccolato e il rhum, mescolando continuamente e aggiungendo altro latte se necessario (il composto deve essere cremoso, non asciutto). Versare in piatti piani o in coppette individuali, decorando a piacere con riccioli di cioccolato e confettini colorati o con una spolverata di cannella o cacao amaro.
Alcuni aggiungono anche i canditi (coi dolci al Sud si abbonda di tutto), però a casa Dolcezze si preferisce senza.  Si appronta in mezz’ora (tutto compreso) e quindi, anche se Natale è già passato, si può ancora preparare per Capodanno o per l'Epifania. 

Tanta dolcezza è anche l'augurio per il nuovo anno, che si spera ci possa portare pace, salute e serenità, ché il 2018 non è stato molto gentile da queste parti.Ringraziamo comunque Dio, per quello che ci ha tolto, ma anche per quello che ci ha dato e confidiamo nel Suo aiuto.


Buon 2019 a chi passa di qua...e al prossimo post per bilanci e propositi!


(AGGIORNAMENTO DEL 2/1/2019: una fonte attendibile ha raccomandato di aggiungere lo zucchero solo quando il riso è cotto e poi, a seguire, gli altri ingredienti perché, pare, lo zucchero ne blocca la cottura)

mercoledì 26 dicembre 2018

Di lessico famigliare 11 ( e Della Fede)


Questa volta il lessico famigliare non è esclusivo di casa Dolcezze (almeno crede), ma ve lo ripropone perché, in questo momento così complesso della sua vita personale e professionale, tante frasi le sono tornate in mente e lei ci ha meditato su.
 
La Fede
Quando succedeva qualcosa di sgradito, o quanto meno non desiderato, la Nonna devota diceva: “Come vuole Dio!” e chinava il capo. Ogni progetto, ogni organizzazione di eventi era accompagnato da: “Se Dio vuole”. Se c’era qualche problema insormontabile, qualche situazione di difficile risoluzione, la risposta era: “Il Signore lo sa”. La conclusione di qualunque "impresa", che fosse un esame, una nuova ricetta di cucina, un viaggio  o un lavoro domestico, era "Ringraziamo Dio".

Ad un primo sguardo sembrano affermazioni di debolezza o di passività, e invece sono espressione di una fede salda che genera una forza infinita.

Come puoi programmare, decidere, definire, se poi spessissimo, per quanto tu organizzi, si verifica l’imponderabile? Certo, questo non vuol dire non fare niente e aspettare dall’alto la pappa pronta, ma “Ricordati che non sei padrone della tua vita, che esiste l’imprevisto e i tuoi piani possono andare a monte. Ricordati che solo Dio è il Signore e solo ciò che Lui vuole si compie. Puoi solo desiderare che la Sua volontà coincida con la tua. Tu programma, organizza, adoperati perché tutto vada come vuoi, ma ricordati che non tutto dipende dalle tue forze. Il tuo eventuale fallimento non è quindi una rovina, ma una nuova opportunità: U Signuri u sapi”. Lui sa cos’è meglio per te, ciò di cui hai veramente bisogno e ciò che invece potrebbe farti male. Lui lo sa e questo ti deve bastare. Del resto, anche Omero ricordava “queste cose stanno sulle ginocchia degli dei”, per confermare la fiducia nell’attenzione della divinità per le piccole vicende private. 
“Il Signore lo sa”, Lui conosce le tue difficoltà, i tuoi dolori, le tue inquietudini e provvederà: non stare a preoccuparti, ci penserà Lui. Per questo continuava: “Come vuole Dio”. Fiducia, abbandono, certezza di essere oggetto di amore e premura: nessun timore per chi ci crede. E poi la consapevolezza di dover essere grati per pgni cosa, perché tutto è dono: "Ringraziamo Dio!"

Ecco perché la Nonna devota, nonostante le dure prove affrontate, era sempre serena. 
Ecco perché le sue parole sono passate nel lessico familiare e infondono la stessa speranza e la stessa pace, le stesse che Dolcezze augura a chi passa di qua in questi giorni di festa.



lunedì 24 dicembre 2018

Del Natale e degli auguri




"Il Natale è fermarsi a contemplare quel Bambino, 
il Mistero di Dio che si fa uomo nell’umiltà e nella povertà,
 ma è soprattutto accogliere ancora di nuovo in noi stessi
 quel Bambino, che è Cristo Signore, 
per vivere della sua stessa vita,
 per far sì che i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni,
 siano i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni. 
Celebrare il Natale è quindi manifestare la gioia, la novità, la luce 
che questa Nascita ha portato in tutta la nostra esistenza, 
per essere anche noi portatori della gioia, 
della vera novità, della luce di Dio agli altri."

(Benedetto XVI, Udienza Generale, 4 gennaio 2012)

...e sia buono il nostro Natale, pieno di dolcezza e di poesia (se ancora riusciamo a scoprirla nei nostri occhi non più bambini), 
e sia santo il nostro Natale, nella gioia del Bambino che è nato per noi.
Auguri a chi passa di qua!

venerdì 21 dicembre 2018

Di open day (2) e di speranze

(dal web)

Tempo di iscrizioni, tempo di open day...Quest'anno Dolcezze avrebbe voluto evitare di trascorrere il solito pomeriggio prenatalizio a ricevere genitori, ma è stata "precettata" e, obtorto collo, ha preso posizione nella sala a lei riservata, preparandosi alla solita teoria di madri ansiose e figli svogliati (perché, com'è noto, chi ha già le idee chiare su cosa vuole studiare, non partecipa a queste convention). Eppure...
Arrivano i primi genitori, accompagnati da bambini che non crederesti possano essere prossimi liceali, e mentre Dolcezze illustra le mirabilia del proprio istituto, nota , in piedi vicino alla porta, un bel ragazzone, alto ma con la faccia da bambino. Licenziati i primi, gli si avvicina e chiede se può aiutarlo. Il ragazzo si presenta: "Sono Piergiorgio..., cercavo proprio lei, prof.ssa Dolcezze: volevo avere qualche ragguaglio..." A "ragguaglio" lei rizza le orecchie e comincia a parlare del potenziamento che rappresenta. "Sì, questo lo so, sono venuti a fare orientamento. Volevo capire meglio le specificità del corso" (A "specificità" secondo sobbalzo di Dolcezze)."Quindi qui si studia molto?" "Certo che si studia!" "Bene: è quello che cerco. La ringrazio per la sua cortesia" "Grazie anche a te, ma...sei solo?" "No, ci sono i miei: stanno girando la scuola per vedere anche i laboratori" "E tu non vuoi vederli?" "Non è necessario: preferivo parlare con lei della didattica (terzo sussulto di Dolcezze). Mi ha indirizzato qui la prof.ssa Compagnadiscuola. Sono andato anche all'open day del Liceo Classico, ma lei ha capito che il mio posto era qui e mi ha consigliato di venire da lei"  . E si ritira. 
Dopo un po' arriva un gruppetto di cinque puffi, tre femmine e due maschi, ma solo un ragazzo e una ragazza parlano per tutti e anche qui domande intelligenti, riflessioni mature...Dolcezze è senza parole: "Spero proprio di vedervi qui l'anno prossimo: abbiamo bisogno di ragazzi in gamba come voi" "Grazie, prof...ma non ha detto lo stesso anche agli altri, vero? (e ride, guardandola di sottecchi). 
Il punto più alto, però,  è quando uno dei suoi alunni, accompagnatore ufficiale delle potenziali reclute, si ferma qualche minuto e interviene nella discussione con un ragazzo e i suoi genitori. "Di' qualcosa anche tu, che sei dentro e puoi dare informazioni di prima mano" "Ma certo, prof! Qui non si studia soltanto, ma si creano uomini pensanti, qui si fa pratica della vita. Lo sai che qui ci sono vere elezioni d'istituto, con 3 liste e poi dibattiti, discussioni, comizi? Io quest'anno mi sono candidato e, anche se non sono stato eletto, partecipo al comitato, alle progettazioni. Qui facciamo pratica della vita." 
Dolcezze vorrebbe abbracciarlo, come avrebbe voluto abbracciare i ragazzi di prima. 
C'è ancora speranza per il mondo. 
Aveva un senso partecipare all'open day, se si torna a casa con tanta ricchezza.

martedì 18 dicembre 2018

Di laboratori creativi



Il laboratorio, ehm, la cucina di Dolcezze è stabilmente un campo di battaglia dai cui anfratti emergono inaspettatamente aghi, spilli, pezzetti di feltro, palline di legno, forbici lisce e dentellate, fiori fustellati, fili di cotone che si attaccano per ogni dove e che fanno esclamare alla Genitrice: “Ma com’è che hai sempre fili  addosso? Pare che fai la sarta!”
Il laboratorio, ehm, la cucina di una Dolcezze ha una doppia vita, meglio che una spia: di giorno è tutta linda e ordinata e solo qualche libro e gli eterni compiti in classe poggiati sulla credenza rompono l’equilibrio, ma di sera di notte, quando le truppe si sono ritirate nei loro attendamenti, si anima di vita nuova e rivela la sua vera natura: altro che cibi e dispense…la colonna si apre e rivela un mondo: stoffe, feltro, bottoni, nastri, polistirolo in palle, coni, ghirlande, lana di tutti i colori e spessori, cotone da ricamo, da uncinetto, scatole e scatoline di recupero “che potrebbero servire”, cartoncini decorati, perle di tutti i colori, telai, lini e asciugamani già pronti da ricamare, macchina per cucire, buste e bustine di lavori cominciati e ancora da finire, sacchetti pieni di bavette ricamabili, pistole e colla a caldo, stecche di cannella, bigshot e fustelle, uncinetti, ferri, forcelle…et cetera.
Il laboratorio, ehm, la cucina di Dolcezze è abbastanza attiva tutto l’anno, ma tra novembre e dicembre esplode e i fogli arrotolati di feltro non entrano neanche nell’armadio, ma bivaccano ovunque, perché in quel periodo le creative sono particolarmente attive e, fosse per loro, lascerebbero tutto in giro, pronto per ogni eventuale attacco d’arte. Peccato che il tavolo da pranzo serva anche per mangiare, ahimè. In compenso il laboratorio, ehm, la cucina diventa la sala espositiva della creativa che si diverte a sorprendere ogni mattina le sue truppe con qualche novità. Finora Dolcezze ha prodotto gnomi, campanelle, cuscinetti e regali che vi mostrerà a consegna avvenuta. Non tanto, ma considerate le difficoltà di quest’anno, questi lavori sono più espressione di una volontà di ferro che di spirito natalizio.
Comunque, Dolcezze può testimoniare la funzione antistress di queste attività e confessa che, nonostante la stanchezza, i compiti da correggere e le lezioni da preparare, ogni sera mezzoretta se la riserva: pasticcia, taglia, cuce, ricama, sgombra la mente e va a letto serena.
Provare per credere.


venerdì 14 dicembre 2018

Dei liquori di casa Dolcezze 5: MELOGRANINO



E' cosa nota ai frequentatori di questo blog che Dolcezze ha un'autentica passione per i liquori fatti in casa, grazie ad una zia con cui non ha in comune neanche una goccia di sangue, ma in compenso la passione creativa a 360°. A lei si devono le ricette già pubblicate, a lei si deve questa, di un liquore dal bellissimo colore rubino e decisamente augurale in questo periodo di festa.


LIQUORE AL MELOGRANO

Ingredienti: 
melograno sgranato  340 g
alcol puro a 95%  340 g
zucchero  270 g
acqua  340 g

Procedimento: 
Intanto occorre ricavare i semi dal melograno...e questa è una bella impresa! in rete esistono 2000 tutorial che dovrebbero facilitare l'opera...per Dolcezze è sempre una seccatura, che le è costata la pulizia straordinaria della cucina, le tendine e un grembiule. Finita l'opera pareva che ci fosse scappato il morto nella sua bianchissima cucina!
I chicchi vanno messi a macerare nell'alcool posto in un vaso a chiusura ermetica e conservato al buio per 15 giorni, agitandolo ogni giorno.
Passato il tempo, preparare lo sciroppo facendo bollire acqua e zucchero. Quando questo è freddo, unire il composto di alcol e chicchi, mescolare e, dopo un'oretta filtrare e imbottigliare.

Colore rosso  rubino, sapore dolce, ma non troppo, alcolico quanto basta...
ottimo regalo per Natale!

mercoledì 12 dicembre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 36



dal web
Ogni volta che Genitrice scopre che Dolcezze deve uscire, puntuale come un orologio svizzero arriva la richiesta di qualcosa da fare per lei ("Visto che esci, non ci vuole niente..."). Purtroppo spessissimo le sue richieste comportano giri tortuosissimi per i sensi unici del centro o, peggio, spostamenti da una parte all'altra della città. 
Dolcezze comprende il problema della Genitrice, la sua impazienza nell'essere bloccata a casa dai suoi problemi motori, e quindi quasi sempre asseconda le sue richieste. Quasi sempre, appunto.

"Senti, visto che vai alla Posta, fai anche quell' operazione per me"
"Mamma, già dovrò fare sicuramente una fila allucinante, visto che è tempo di pagamenti e di pensioni...del resto possiamo rimandarla a dopo: non è urgente"
"Non hai ancora voluto capire che chi ha tempo non aspetti tempo! E se poi muoio?"
"Genitrice, guarda che è molto più probabile che muoia io, visto lo stress cui sono sottoposta: due giorni non cambieranno la cosa. E poi non ho il tuo documento e senza non posso fare nulla"
"E che ti viene* a passare a prenderlo? "
"Genitrice, TI HO DETTO CHE NON POSSO VENIRE. Rimandiamo la tua operazione alla settimana prossima"
"Il  mio documento è già pronto. Puoi passare a prenderlo senza problemi." CLICK.
"..."


*che problema ti comporta passare a prenderlo?

giovedì 6 dicembre 2018

Di astensioni obbligatorie, di attese e di legislatori illuminati


C’era una volta un tempo in cui le donne andavano in pensione 5 anni prima degli uomini perché, implicitamente, si riconosceva che loro lavoravano il doppio, in casa e fuori. Oltretutto, la loro quiescenza era veramente simbolica, in quanto continuavano il loro servizio svolgendo un ruolo importantissimo per la nazione: aiutavano figlie e nuore lavoratrici a crescere i loro bambini fino al raggiungimento dell’età della scuola materna (vista la cronica carenza di asili nido) e curavano gli anziani genitori.
Poi si notò che le donne avevano un’aspettativa di vita superiore agli uomini e quindi avrebbero gravato di più sul sistema pensionistico nazionale: niente più privilegi e innalzamento dell’età della quiescenza, in barba a tutte le considerazioni sopra esposte (e questo è il motivo per cui oggi una donna con famiglia lavora non solo il doppio, ma anche il triplo, il quadruplo…dipende).
C’era una volta anche l’astensione obbligatoria in caso di gravidanza: 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo la donna godeva di un periodo di riposo. Poi una legge illuminata propose di ridurre il periodo di astensione pre-parto ad un mese, per consentire alla madre un periodo maggiore di cura del figlio neonato. L’idea era buona, peccato che la madre arrivasse al parto un po’ più stanca, specie se non aveva la "fortuna" di svolgere un lavoro d’ufficio, ma doveva portarsi a spasso 12 chili (nella migliore delle ipotesi) e stare in piedi con due caviglie da elefante tutto il giorno. 
Oggi l’ancora più illuminata proposta di legge consente di restare al lavoro sino al parto. Certo, è una scelta libera, ma immaginate la “libertà” di una lavoratrice privata alla quale già il datore di lavoro “fa il favore” di non licenziarla nonostante la gravidanza…

Il periodo dell’attesa dovrebbe servire proprio a questo: a concentrarsi su chi sta per arrivare e prepararsi fisicamente e psicologicamente all’incontro con il proprio figlio. Immaginate cosa vorrà dire portarsi fin dentro la sala parto fatture, compiti e relazioni complesse coi colleghi.  
Ma tutto è fatto per favorire la madre lavoratrice, ovvio, che, non appena avrà scodellato il pupetto, chiuderà la porta al lavoro per riprenderlo 5 mesi dopo.

Proprio per favorire tutto ciò, consiglio ai nostri illuminatissimi governanti, attentissimi alle esigenze della donna, dei bambini e della famiglia, di promuovere la presenza di computer in sala travaglio (o di attrezzare sale travaglio nel retrobottega dei negozi o delle banche o di qualsiasi altro luogo di lavoro), perché fino alla fase espulsiva (in cui, ahimè, c’è bisogno di concentrazione assoluta), tra una doglia e l’altra, la partoriente possa continuare serenamente le sue attività lavorative.

Tutto per il bene del bambino e della madre, ovviamente.


Questo è il 500° post di Dolcezze di mamma, blog nato per gioco poco più di 5 anni fa. E' strano che, per puro caso, parli proprio di mamme.

martedì 4 dicembre 2018

Di lenzuola ricamate (e di Vincenzina)

Vincenzina aveva vent'anni e una bimba che dormiva nella culla di legno che dondolava col piede. Stava ricamando un lenzuolo perché " 'a figghia 'nte fasci, 'a robba 'nte casci"*. Non sapeva che quella figlia non l'avrebbe vista crescere, perché "'na cosa di fimmini"** se la sarebbe portata via prima che la figlia andasse sposa.
Era bella e capace, troppo, per questo sua madre l'aveva data presto in sposa, anche perché il padre era morto e c'era bisogno di un uomo in casa, visto che il fratello era lontano. 
Lei quel marito non lo voleva: era troppo vecchio per lei, ma il matrimonio era stato combinato dalle madri e c'era stato poco da fare. Ci avrebbero guadagnato entrambi: lui una bella moglie, lei tante terre al sole e la grande casa. Ma non c'era amore. Nemmeno la nascita della bambina aveva cambiato le cose: lui partiva la mattina per la campagna e tornava al tramonto: parlava poco e comandava tanto. Lei amava i libri e la bellezza, lui, tornato a casa, voleva solo mangiare e dormire.
Vincenzina era una sposa perfetta: curava la casa e la figlia, gli preparava il pranzo nel camillino, tesseva e ricamava, ma era triste. Eppure non se ne accorgeva nessuno: era sempre sorridente, disponibile, offriva parole di consiglio e conforto a tutta la strada e ci si rivolgeva a lei prima di un acquisto o per valutare una stoffa.  
Poi il marito morì, all'improvviso, ed ora era finalmente libera. Scelse lo sposo che voleva, vedeva crescere serena la figlia, era finalmente tranquilla...ma il destino aveva deciso diversamente. 
C'era qualcosa che non andava, ma lei era troppo pudica per farsi visitare da un medico. Quando finalmente si decise era ormai troppo tardi: se ne andò presto, ma il corredo della figlia era pronto e quando questa andò sposa le consumò quelle lenzuola che la madre aveva tessuto e ricamato per lei. 
Erano bei ricami augurali: Sogni d'oro, Concordia, Pace...e poi quello con su scritto Buon Riposo.

Quando Dolcezze lo ha visto era ormai una pezza, salvata dalla Zia che aveva trasformato in straccetti ciò che restava del lenzuolo, ma il ricamo no...c'era troppo amore dietro e lo aveva voluto salvare. Ne aveva poi riprodotto il disegno e glielo aveva dato "Nel caso lo volessi ricamare per la Stella".
E Dolcezze questo ha fatto: la Zia le aveva tagliato la stoffa e ha fatto l'orlo a giorno, poi lei lo ha disegnato e, dopo anni, lo ha finalmente finito. Non ha rispettato i punti e i colori (originariamente era ricamato in bianco e celeste), ma ha cercato di riprodurne lo spirito. 
La foto è pessima e non rende per nulla la delicatezza del ricamo, ma Dolcezze ve la mostra lo stesso, anche e soprattutto per ricordare Vincenzina che era ben più brava di lei.



*la figlia in fasce, il corredo nella cassapanca
** una malattia da donne

giovedì 22 novembre 2018

Di trovaforbici e di swap

Sull'Isola Creativa è stato tempo di swap! Stavolta il tema era "Dove sono le mie forbici?" e , diciamo, il percorso era praticamente fissato: bisognava preparare un trovaforbici, ma siccome noi isolane (non nel senso di siciliane, perché il nostro Forum accoglie preziosissime creative del "continente") ognuna si è sbizzarrita con tanta originalità che non c'è un lavoro simile ad un altro per tecniche e stile (e non ci siamo messe d'accordo, eh!)
Io ho preparato per la mia abbinata Clara un trovaforbici e un portaforbici ricamati a broderie suisse. 




a cui ho aggiunto una zucchetta puntaspilli, dei bottoni e del nastrino adatti alle decorazioni natalizie e alcuni piccoli gadget di legno.

Io ho ricevuto da Dani delle autentiche meraviglie:


un originale custodia all'uncinetto e un trovaforbici delizioso e



a parte la cioccolata, attentato alla mia già precaria linea, vi prego di apprezzare i ferma cavo, DELIZIOSI e inattesi...oltre che già abbondantemente in esercizio.

Se volete  vedere i lavori delle altre partecipanti, date un'occhiata qui.

lunedì 19 novembre 2018

Di cose che non vorresti mai sentire 6

Lunedì. Dolcezze entra in Quinta e comincia a spiegare. Dopo un po' si ricorda che aveva incaricato il rappresentante (sì, c'è ancora lui...errare humanum, perseverare diabolicum) di raccogliere del materiale da distribuire ai compagni:
"Rappresentante, hai portato quei fogli?"
"Oh, prof! Mi scusi...è che stamattina sono un po' ritardato e mi sono dimenticato..."
Il compagno di banco: "Solo stamattina?"


giovedì 15 novembre 2018

Di 4 stagioni...e di riflessioni


Quest’anno sull’Isola Creativa è stato organizzato un SAL molto intrigante, il cui banner troneggia da mesi ormai a sinistra della schermata del blog, che ha come tema le 4 stagioni.




Per chi non lo sapesse il SAL è un lavoro di gruppo…individuale (scusate l’ossimoro): si divide il progetto in tappe che si eseguono autonomamente, condividendo con gli altri partecipanti i propri progressi. In genere si sceglie un lavoro unico per tutti, stavolta, invece, c’era pure libertà di scelta e, quindi, ognuno ha deciso da sé il ricamo da eseguire. Dani mi ha fatto dono di uno schema delizioso e, soprattutto, veloce, e quindi ho ultimato l’”impresa” ben prima della scadenza, anche se le mille attività mi hanno finora impedito di incorniciarlo degnamente.



Per ogni stagione c’è un disegno specifico, ovviamente, ma un uccellino stilizzato si rincorre nei vari quadri e solo nell’estate manca l’albero, sostituito dai girasoli. 




Era da tanto che non mi impegnavo in un ricamo a punto croce che non fosse decorativo di qualcosa di “utile”: da un po’, infatti, complice il limitatissimo tempo a disposizione da dedicare ai miei hobbies, mi sono concentrata solo su lavori funzionali ad un obiettivo di provata utilità, che fosse uno scialle o un lenzuolo per il corredo della Stella o un regalo per qualcuno. Questo ricamo, invece, mi ha fatto ricordare la bellezza di un lavoro “inutile”, che forse servirà solo ad affollare le pareti della mia già affollatissima cucina, ma a me ha dato piacere nel ricamarlo e ha la sua ragione di esistere in sé stesso.
Tempo perso, direbbe la Genitrice, come è tempo perso contemplare un tramonto, passeggiare nei boschi o rimanere fermi a guardare il proprio figlio che dorme.
In una società che dà valore solo a ciò che “serve” e dà guadagno, riscoprire la Bellezza fine a sé stessa forse è fuori moda, ma dà gioia.

lunedì 12 novembre 2018

Del colpo di stato

foto vera di dramma vero tratta dal web

L'anno scorso in Prima erano stati eletti rappresentanti due ragazzi deliziosi: Matematico e Bionda. Per tutto l'anno avevano lavorato bene: scrupolosi, attenti,  diplomatici quanto basta...nulla da dire,  insomma.  Quest'anno la loro riconferma era scontata, almeno per Dolcezze, notoriamente distratta.
Qualche settimana fa erano previste le elezioni,  precedute dall'assemblea di classe, presieduta da Dolcezze. E qui...la grande sorpresa: alla lavagna, insieme ai due candidati previsti,  compaiono altri 2 nomi: Interventista e Timidone.  
"Prof, noi vorremmo parlare."  
"Ma certo!  Dite pure!" 
"Vorremmo parlare alla classe." 
"In che senso?"
"Abbiamo pensato che è meglio se presentiamo il nostro programma, come alle elezioni, quelle importanti"
Dolcezze sorride: forse veramente sta passando la forza della democrazia. "Prego, fate pure". 
Comincia Timidone: "Vorrei innanzitutto ringraziare tutti voi per il bellissimo anno trascorso insieme l'anno scorso.  Siete compagni di scuola e amici meravigliosi ai quali io voglio offrire il mio impegno. So che è un incarico di responsabilità, ma so anche che riuscirò a raggiungere i miei obiettivi. Audaces fortuna iuvat, e io sono audace!"
Interventista: "Sicuramente Timidone è audace, ma io so parlare bene con i professori. Se mi chiederete di giustificare la classe, IO lo farò. Nessuno più di me è capace di difendere e proporre. Io farò sostituire la lavagna di ardesia con una magnetica, io riuscirò a far riparare la maniglia della porta, io sarò capace di far diminuire i compiti per casa, perché IO sono bravo e capace, non come...Ok, basta così, sapete bene cosa intendo"
Matematico: "Ragazzi, non sapevo che si dovesse parlare...non ho molto da dire...voi mi conoscete..." 
Bionda è assente, quindi non può fare il suo discorso.
Si procede al voto: Interventista 15, Timidone 4, Matematico 0, Bionda 1(la compagna di banco è nei secoli fedele). 
Matematico, attonito, guarda la lavagna e pure Dolcezze è molto colpita. Ovviamente non può commentare, ma si chiede come sia possibile che uno sbruffone abbia stravinto e il candidato perfetto non abbia avuto neanche un voto (figurati se mai avrebbe votato per sé stesso. Questione di etica). Poi però riflette: cosa offriva Matematico? Onestà e correttezza. Cosa offriva Interventista? Panem et circenses. Per non parlare poi di Timidone e della sua captatio benevolentiae. Mancava solo che si offrissero merendine e panini e poi la riproduzione in piccolo delle "elezioni importanti" sarebbe stata completa.

Oggi Dolcezze ha ascoltato dal corridoio una discussione:
"Ma non avevi detto che avremmo avuto la lavagna magnetica? Io sono allergica al gesso, non possimo continuare così!"
"Ehm, sono andato dalla segretaria, ma ha detto che al momento mancano i soldi, perché ne avevano già comprate per altre classi." 
"E poi dovevi dire alla prof di ridurre gli esercizi..."
"Non vorrete che me la renda nemica subito! Datemi il tempo..." 
"Ma ti eri impegnato! Ti abbiamo votato per questo!"

Si parva licet componere magnis...

giovedì 8 novembre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 35

continua da qui



La giornata di visite mediche di Dolcezze e Genitrice inizia alle 7.00:
"A che punto sei, Dolcezze? Io sono pronta"
"Ehm...l'appuntamento è per le 9.00. Devo prima sistemare il bambino. Ti passo a prendere alle 8.00"
"Così tardi? Va beeeeneeee"
Esattamente mezz'ora dopo:
"Io comincio ad uscire, sai che perdo tempo a fare le scale"
"VA BENE".
Alle 8.00 le due allegre pulzelle sono già per strada. Arrivati in ospedale: 
"Forse sarebbe il caso prendere una sedia a rotelle, se no ti stanchi troppo. Vado a cercarne una."
Così Dolcezze comincia un tour per i gironi infernali dell'ospedale, mandata da Erode a Pilato finché raggiunge lo sportello deputato. Consegna la carta di identità a caparra, prende una sedia che sicuramente ha visto il boom economico e comincia la risalita. Peccato che le ruote siano inceppate e difficili da controllare e Dolcezze debba fare una fatica allucinante per non azzoppare i malcapitati che le vengono incontro.
Arriva finalmente all'ascensore, grondando sudore come se avesse corso i cento metri, pigia il pulsante  del piano dove ha lasciato la Genitrice e, quando si aprono le porte, se la trova davanti comodamente sistemata su una SEDIA A ROTELLE.
"Ma come hai fatto? A me non l'avevano voluta dare al piano e mi hanno mandato all'ufficio preposto...e a te sì?"
"Eh, cara Dolcezze, io ho le gambe che non funzionano, ma il resto va benissimo!"
E siccome al danno si è aggiunta la beffa, Dolcezze riprende la sua odissea per restituire la sedia "vintage" e recuperare il suo documento, mentre la Genitrice intrattiene conversazione con tutti i suoi compagni in sala d'attesa. 

Alla fine della giostra Genitrice ha lasciato un po' del suo sangue e recuperato l'ennesima richiesta di visita con un nuovo specialista. In dieci giorni ha incontrato: reumatologo, ortopedico, ematologo, neurologo, nefrologo. 
Manca solo lo psichiatra. 

Per Dolcezze.

mercoledì 7 novembre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 34

foto vintage dal web

Dolcezze è a scuola. Alla ricreazione dà una sbirciata al telefono e trova una chiamata dell' AmicoDottore. Richiama immediatamente: 
"Ho visto che mi hai cercato. Hai bisogno di qualcosa?" 
"Sei all'ospedale per la visita?" 
"No, a scuola, perché? La visita della Genitrice è domani" 
"E allora Genitrice dov'è? Io suono da dieci minuti e nessuno mi risponde. Anzi, ora che guardo, la casa è tutta chiusa." 
"Non è possibile! Forse è in balcone e non sente e la badante è per la spesa. Comunque, aspetta che la chiamo subito. E arrivo, così vediamo".

Dolcezze corre, immaginando gli scenari più apocalittici, finché riesce a contattare la badante: "Dov'è Genitrice?" "Genitrice parrucchiera!" "Ah, ecco perché non sente! Sarà sotto il casco!" Ma quando arriva a casa Dolcezze trova tutto sbarrato e il medico dietro la porta, finché vede arrivare la badante: "Ma Genitrice dov'è?" Genitrice parrucchiera! Io detto!" "Cioè, fammi capire...GENITRICE E' ANDATA DALLA PARRUCCHIERA? Non è venuta la parrucchiera a casa?" "Sì, parrucchiera non potere venire e allora Genitrice è uscita lei. Ora vado a prendere"
Arriva e Dolcezze, lievemente alterata, le chiede conto e ragione: 
"Ma come, stamattina mi hai detto che non ti potevi muovere e poi hai fatto tutte quelle scale per andare dal parrucchiere? Ma se non esci da mesi! E poi senza dirmi niente!"
"Senti tu, io non devo dare conto a te di quello che faccio. Se te l'avessi detto tu me l'avresti impedito. Domani devo andare per la visita in ospedale: volevi che mi presentassi tutta in disordine?"
E Dolcezze, che si guarda allo specchio e vede l'immagine di una strega scarmigliata conclude: 
"Hai fatto ben, Genitrice. Hai sempre ragione tu"

martedì 30 ottobre 2018

Di tragiche (!) riflessioni

Quando hai cominciato ad insegnare i tuoi alunni erano praticamente tuoi coetanei: tu avevi 22 anni e loro 18/19. Ti portavano il caffè e le pizzette, ti offrivano il passaggio in macchina alla stazione e ti corteggiavano un pochino. I loro genitori potevano essere i tuoi.

Gli anni sono passati e i genitori degli alunni ti hanno raggiunto: avevate più o meno la stessa età e i ragazzi, da un punto di vista "tecnico" avrebbero potuto essere anche tuoi figli.

Poi, in un battito di ciglia, i genitori sono diventati giovani, sempre più giovani...e meno male che c'è il Cucciolo ad impegnarti con compiti e sport, altrimenti cominceresti a pensare agli alunni come possibili nipoti. 

" ...ἀλλὰ πὰν τόλματον".*

Quando, però, il tuo collega cade e arriva un supplente giovane e barbuto, che somiglia tanto all'Erede...e tu realizzi che ti potrebbe essere figlio...
ALLORA E' VERAMENTE FINITA! 

*ma tutto si può sopportare (Saffo)

venerdì 26 ottobre 2018

Di giornate no


Si comincia con un compito in Seconda.
Due tracce, una “impegnata” sul femminicidio, una “soft”, su un film/serie tv che ci ha lasciato dei valori sui quali riflettere.
"Prof, ma io questi compiti non li so fare! Non seguo i telegiornali…"
"Grave! Fai l’altro, allora!"
"Ma io non so, non ricordo…anzi, aspetti…ho visto Coco: va bene?"
"Certo, anzi, è proprio un bel film"
"Ehm…non è che mi potrebbe ricordare i nomi del protagonista, della nonna, del nonno, del falso nonno…"

Si prosegue con un compito in Quarta.
"Ragazzi, è il nostro primo compito insieme,  fissiamo le regole che valgono per tutti: 
-cellulare sul banco, dove posso vederlo
-niente fogli/pizzini/appunti
-libri nello zaino e banco sgombro
-si scrive solo con la penna perché ciò che trovo scritto a matita non lo correggo
-se becco qualcuno a copiare in classe il voto del compito è 1, se lo scopro a casa è 2, visto che riconosco il merito quando lo vedo (risatina dei ragazzi). Tutto chiaro?"
Si comincia. Dopo 5 minuti Dolcezze vede un movimento sospetto. 
"Che fai, Sportivo?"
 "Nulla!" 
"Tira fuori la mano!" 
TUM! 
"Cos’è caduto a terra?"
"Ehm, il mio cellulare…" 
"Vorrai dire il tuo secondo cellulare, vero?"
"Sì, prof, ma non ho scritto nulla, giuro!" 
"Solo perché non ne hai avuto il tempo!"
Fine dell’ora: 
"Mancano 5 minuti. Controllate e consegnate!" 
"Prof, mi dia altri cinque minuti, per favore…devo finire di copiare”
"Non ti preoccupare, consegna la brutta" 
"Non posso…ho scritto a matita…"
E a questo punto
i capelli di Dolcezze cominciano a trasformarsi in serpenti.

Comunicazione dalla Dirigenza: 
"Dolcezze, lunedì devi tenerti a disposizione per la III ora"
"Perché?"
"Devi recuperare l’ora che non hai effettuato questa settimana"
"Ma io non ho preso nessun permesso..."
"Sì, ma hai fatto un'ora in meno" 
"Scusami, ma se IO ho fatto un’ora in meno è perché TU hai commesso un errore nel mio orario (che, tra l’altro, ti ho fatto notare io), non perché io l’ho chiesto."
"E sì, in teoria hai ragione, però…si configura un danno erariale…"
"DANNO ERARIALE? La mia ora non lavorata per colpa tua? E tutte quelle che faccio in più? Quelle costituiscono DANNO PERSONALE, allora?"

Bene, la trasformazione adesso è completa.



lunedì 22 ottobre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 33


La ZiaGiovane (ormai ottantenne) telefona alla Genitrice, ma becca Dolcezze:
“Ciao, Zia! Che bello sentirti! Come va?
"Preoccupata! La Nipote archeologa è partita perché deve tenere una relazione ad un congresso internazionale e sono spaventatissima" 
"E perché? Dovresti essere contenta! E' un incarico di prestigio, in fondo rappresenta la sua università..."
"Sì, lo so, ma io ho paura perché è la prima volta che viaggia totalmente da sola!"
"Ma dai! Tranquilla! Dov'è andata?"
"In Pennsylvania"
"Ah, certo, è lontano…allora ti preoccupi perché il viaggio è lungo!”
“No, non è tanto lontano…”
“Insomma, oggettivamente non è che l’America sia tanto vicina…”
“L’America? E che c’entra l’America?”
“Hai detto Pennsylvania…”
“Sì, sì, il paese di Dracula!”
“Ahhhh! La Transilvania, allora!
“E io che ho detto, scusa!”
"..."





giovedì 18 ottobre 2018

Di 50 scatole

dal web


I piumoni e le coperte
I vestiti, i maglioni, le scarpe e gli stivali
Le lenzuola e gli asciugamani
Le pentole e i piatti…

Cosa posso prendere in 2 ore? Cosa può entrare in 50 scatole?

Le foto, i libri, il computer, il televisore
Il vestito da sposa
Il servizio buono
Il lenzuolo della nonna
I giocattoli dei bambini

La mia vita non può entrare in 50 scatole. Da giorni mi chiedo cosa fare, cosa prendere, cosa lasciare, in 2 ore. E non ci riesco. Penso che alla fine nella fretta afferrerò qualcosa di inutile: il pelapatate, il pigiama vecchio, delle scarpe scomode, ma non potrò portare con me le risate, i pianti, gli scarabocchi sui muri e le tacche sulla porta per misurare la crescita dei bambini. 
Non potrò portare con me la vista dalla finestra, sempre uguale (eppure diversa) da anni, la vaschetta del bagnetto e la culla dei bambini ormai cresciuti, le chiacchiere con la vicina di pianerottolo e le litigate col vecchietto che abita sopra. 
Non potrò portare con me la poltrona dove concludevo la mia giornata, con accanto il plaid e la lampada, le teglie a cuore per le torte di anniversario, la collezione di Topolino e la macchina da cucire della mamma.

Forse così è peggio che per un terremoto: lì crolla tutto, lì perdi tutto. Qui sei tu a dover scegliere, selezionare, scartare, e senza la possibilità di tornare indietro. 
Una cosa presa, una lasciata...
Forse così è meglio: almeno puoi prendere qualcosa attorno alla quale ricostruire il tuo nido.
Una cosa presa, una lasciata...

Sicuramente è altro ciò che conta: l’essere vivi e insieme, il futuro altro, diverso, nuovo…ma sempre futuro.
Sicuramente ogni giorno sarà un altro giorno.
Sicuramente ripartiremo, ma lo strazio di oggi ci segnerà per sempre.
Una cosa presa, una lasciata…

(con nel cuore gli sfollati di Genova)

lunedì 15 ottobre 2018

Di lessico famigliare 10


Appeso ad un gancio nel bagno c’è l’accappatoio dell’Amato Bene:
“Mamma, ma questo accappatoio è un po’ scolorito, non trovi?”
“Decisamente! Considera che lo usa da quando ci siamo sposati: l’ho lavato e rilavato…il colore è un po’ andato, ma la spugna è perfetta. L’accappatoio che papà ha al mare, pur di ottima qualità, non ha la stessa capacità di assorbenza …per questo lui non lo vuole sostituire. “
“Ma com’è possibile? Ventitré anni ed è ancora nuovo…”
“Ai tempi era costato carissimo. Sai, come diceva il Nonno: “O caru cattaci, o mercatu pensaci” *
E così, per contrapposizione, Dolcezze ha ricordato un altro vecchio modo di dire di famiglia: “Picca santi, picca paternostri”**, con il quale si intendeva che ciò che costa poco vale poco.
Così, infatti, diceva il Genitore ogniqualvolta un acquisto economico si rivelava di mediocre qualità. “Non puoi pensare che una cosa che costa poco sia resistente: se vuoi la qualità devi pagarla. E, tra l’altro, quello che spendi in più lo recuperi con la durata del prodotto: la qualità si paga, ma…paga.”

Dolcezze ha fatto delle ricerche, ma non ha trovato questa espressione attestata da nessun’altra parte. Qualcuno la conosce? E’ presente in qualche altro dialetto? Le piacerebbe saperlo…Certi momenti pensa che qualche suo antenato avesse una fervida immaginazione e “inventasse” modi di dire…

*Compra subito ciò che trovi a caro prezzo, rifletti bene prima di comprare ciò che è economico

**L'espressione letteralmente significa che se ci sono pochi santi in chiesa ci sono poche preghiere (e quindi poche offerte).