lunedì 19 novembre 2018

Di cose che non vorresti mai sentire 6

Lunedì. Dolcezze entra in Quinta e comincia a spiegare. Dopo un po' si ricorda che aveva incaricato il rappresentante (sì, c'è ancora lui...errare humanum, perseverare diabolicum) di raccogliere del materiale da distribuire ai compagni:
"Rappresentante, hai portato quei fogli?"
"Oh, prof! Mi scusi...è che stamattina sono un po' ritardato e mi sono dimenticato..."
Il compagno di banco: "Solo stamattina?"


giovedì 15 novembre 2018

Di 4 stagioni...e di riflessioni


Quest’anno sull’Isola Creativa è stato organizzato un SAL molto intrigante, il cui banner troneggia da mesi ormai a sinistra della schermata del blog, che ha come tema le 4 stagioni.




Per chi non lo sapesse il SAL è un lavoro di gruppo…individuale (scusate l’ossimoro): si divide il progetto in tappe che si eseguono autonomamente, condividendo con gli altri partecipanti i propri progressi. In genere si sceglie un lavoro unico per tutti, stavolta, invece, c’era pure libertà di scelta e, quindi, ognuno ha deciso da sé il ricamo da eseguire. Dani mi ha fatto dono di uno schema delizioso e, soprattutto, veloce, e quindi ho ultimato l’”impresa” ben prima della scadenza, anche se le mille attività mi hanno finora impedito di incorniciarlo degnamente.



Per ogni stagione c’è un disegno specifico, ovviamente, ma un uccellino stilizzato si rincorre nei vari quadri e solo nell’estate manca l’albero, sostituito dai girasoli. 




Era da tanto che non mi impegnavo in un ricamo a punto croce che non fosse decorativo di qualcosa di “utile”: da un po’, infatti, complice il limitatissimo tempo a disposizione da dedicare ai miei hobbies, mi sono concentrata solo su lavori funzionali ad un obiettivo di provata utilità, che fosse uno scialle o un lenzuolo per il corredo della Stella o un regalo per qualcuno. Questo ricamo, invece, mi ha fatto ricordare la bellezza di un lavoro “inutile”, che forse servirà solo ad affollare le pareti della mia già affollatissima cucina, ma a me ha dato piacere nel ricamarlo e ha la sua ragione di esistere in sé stesso.
Tempo perso, direbbe la Genitrice, come è tempo perso contemplare un tramonto, passeggiare nei boschi o rimanere fermi a guardare il proprio figlio che dorme.
In una società che dà valore solo a ciò che “serve” e dà guadagno, riscoprire la Bellezza fine a sé stessa forse è fuori moda, ma dà gioia.

lunedì 12 novembre 2018

Del colpo di stato

foto vera di dramma vero tratta dal web

L'anno scorso in Prima erano stati eletti rappresentanti due ragazzi deliziosi: Matematico e Bionda. Per tutto l'anno avevano lavorato bene: scrupolosi, attenti,  diplomatici quanto basta...nulla da dire,  insomma.  Quest'anno la loro riconferma era scontata, almeno per Dolcezze, notoriamente distratta.
Qualche settimana fa erano previste le elezioni,  precedute dall'assemblea di classe, presieduta da Dolcezze. E qui...la grande sorpresa: alla lavagna, insieme ai due candidati previsti,  compaiono altri 2 nomi: Interventista e Timidone.  
"Prof, noi vorremmo parlare."  
"Ma certo!  Dite pure!" 
"Vorremmo parlare alla classe." 
"In che senso?"
"Abbiamo pensato che è meglio se presentiamo il nostro programma, come alle elezioni, quelle importanti"
Dolcezze sorride: forse veramente sta passando la forza della democrazia. "Prego, fate pure". 
Comincia Timidone: "Vorrei innanzitutto ringraziare tutti voi per il bellissimo anno trascorso insieme l'anno scorso.  Siete compagni di scuola e amici meravigliosi ai quali io voglio offrire il mio impegno. So che è un incarico di responsabilità, ma so anche che riuscirò a raggiungere i miei obiettivi. Audaces fortuna iuvat, e io sono audace!"
Interventista: "Sicuramente Timidone è audace, ma io so parlare bene con i professori. Se mi chiederete di giustificare la classe, IO lo farò. Nessuno più di me è capace di difendere e proporre. Io farò sostituire la lavagna di ardesia con una magnetica, io riuscirò a far riparare la maniglia della porta, io sarò capace di far diminuire i compiti per casa, perché IO sono bravo e capace, non come...Ok, basta così, sapete bene cosa intendo"
Matematico: "Ragazzi, non sapevo che si dovesse parlare...non ho molto da dire...voi mi conoscete..." 
Bionda è assente, quindi non può fare il suo discorso.
Si procede al voto: Interventista 15, Timidone 4, Matematico 0, Bionda 1(la compagna di banco è nei secoli fedele). 
Matematico, attonito, guarda la lavagna e pure Dolcezze è molto colpita. Ovviamente non può commentare, ma si chiede come sia possibile che uno sbruffone abbia stravinto e il candidato perfetto non abbia avuto neanche un voto (figurati se mai avrebbe votato per sé stesso. Questione di etica). Poi però riflette: cosa offriva Matematico? Onestà e correttezza. Cosa offriva Interventista? Panem et circenses. Per non parlare poi di Timidone e della sua captatio benevolentiae. Mancava solo che si offrissero merendine e panini e poi la riproduzione in piccolo delle "elezioni importanti" sarebbe stata completa.

Oggi Dolcezze ha ascoltato dal corridoio una discussione:
"Ma non avevi detto che avremmo avuto la lavagna magnetica? Io sono allergica al gesso, non possimo continuare così!"
"Ehm, sono andato dalla segretaria, ma ha detto che al momento mancano i soldi, perché ne avevano già comprate per altre classi." 
"E poi dovevi dire alla prof di ridurre gli esercizi..."
"Non vorrete che me la renda nemica subito! Datemi il tempo..." 
"Ma ti eri impegnato! Ti abbiamo votato per questo!"

Si parva licet componere magnis...

giovedì 8 novembre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 35

continua da qui



La giornata di visite mediche di Dolcezze e Genitrice inizia alle 7.00:
"A che punto sei, Dolcezze? Io sono pronta"
"Ehm...l'appuntamento è per le 9.00. Devo prima sistemare il bambino. Ti passo a prendere alle 8.00"
"Così tardi? Va beeeeneeee"
Esattamente mezz'ora dopo:
"Io comincio ad uscire, sai che perdo tempo a fare le scale"
"VA BENE".
Alle 8.00 le due allegre pulzelle sono già per strada. Arrivati in ospedale: 
"Forse sarebbe il caso prendere una sedia a rotelle, se no ti stanchi troppo. Vado a cercarne una."
Così Dolcezze comincia un tour per i gironi infernali dell'ospedale, mandata da Erode a Pilato finché raggiunge lo sportello deputato. Consegna la carta di identità a caparra, prende una sedia che sicuramente ha visto il boom economico e comincia la risalita. Peccato che le ruote siano inceppate e difficili da controllare e Dolcezze debba fare una fatica allucinante per non azzoppare i malcapitati che le vengono incontro.
Arriva finalmente all'ascensore, grondando sudore come se avesse corso i cento metri, pigia il pulsante  del piano dove ha lasciato la Genitrice e, quando si aprono le porte, se la trova davanti comodamente sistemata su una SEDIA A ROTELLE.
"Ma come hai fatto? A me non l'avevano voluta dare al piano e mi hanno mandato all'ufficio preposto...e a te sì?"
"Eh, cara Dolcezze, io ho le gambe che non funzionano, ma il resto va benissimo!"
E siccome al danno si è aggiunta la beffa, Dolcezze riprende la sua odissea per restituire la sedia "vintage" e recuperare il suo documento, mentre la Genitrice intrattiene conversazione con tutti i suoi compagni in sala d'attesa. 

Alla fine della giostra Genitrice ha lasciato un po' del suo sangue e recuperato l'ennesima richiesta di visita con un nuovo specialista. In dieci giorni ha incontrato: reumatologo, ortopedico, ematologo, neurologo, nefrologo. 
Manca solo lo psichiatra. 

Per Dolcezze.

mercoledì 7 novembre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 34

foto vintage dal web

Dolcezze è a scuola. Alla ricreazione dà una sbirciata al telefono e trova una chiamata dell' AmicoDottore. Richiama immediatamente: 
"Ho visto che mi hai cercato. Hai bisogno di qualcosa?" 
"Sei all'ospedale per la visita?" 
"No, a scuola, perché? La visita della Genitrice è domani" 
"E allora Genitrice dov'è? Io suono da dieci minuti e nessuno mi risponde. Anzi, ora che guardo, la casa è tutta chiusa." 
"Non è possibile! Forse è in balcone e non sente e la badante è per la spesa. Comunque, aspetta che la chiamo subito. E arrivo, così vediamo".

Dolcezze corre, immaginando gli scenari più apocalittici, finché riesce a contattare la badante: "Dov'è Genitrice?" "Genitrice parrucchiera!" "Ah, ecco perché non sente! Sarà sotto il casco!" Ma quando arriva a casa Dolcezze trova tutto sbarrato e il medico dietro la porta, finché vede arrivare la badante: "Ma Genitrice dov'è?" Genitrice parrucchiera! Io detto!" "Cioè, fammi capire...GENITRICE E' ANDATA DALLA PARRUCCHIERA? Non è venuta la parrucchiera a casa?" "Sì, parrucchiera non potere venire e allora Genitrice è uscita lei. Ora vado a prendere"
Arriva e Dolcezze, lievemente alterata, le chiede conto e ragione: 
"Ma come, stamattina mi hai detto che non ti potevi muovere e poi hai fatto tutte quelle scale per andare dal parrucchiere? Ma se non esci da mesi! E poi senza dirmi niente!"
"Senti tu, io non devo dare conto a te di quello che faccio. Se te l'avessi detto tu me l'avresti impedito. Domani devo andare per la visita in ospedale: volevi che mi presentassi tutta in disordine?"
E Dolcezze, che si guarda allo specchio e vede l'immagine di una strega scarmigliata conclude: 
"Hai fatto ben, Genitrice. Hai sempre ragione tu"

martedì 30 ottobre 2018

Di tragiche (!) riflessioni

Quando hai cominciato ad insegnare i tuoi alunni erano praticamente tuoi coetanei: tu avevi 22 anni e loro 18/19. Ti portavano il caffè e le pizzette, ti offrivano il passaggio in macchina alla stazione e ti corteggiavano un pochino. I loro genitori potevano essere i tuoi.

Gli anni sono passati e i genitori degli alunni ti hanno raggiunto: avevate più o meno la stessa età e i ragazzi, da un punto di vista "tecnico" avrebbero potuto essere anche tuoi figli.

Poi, in un battito di ciglia, i genitori sono diventati giovani, sempre più giovani...e meno male che c'è il Cucciolo ad impegnarti con compiti e sport, altrimenti cominceresti a pensare agli alunni come possibili nipoti. 

" ...ἀλλὰ πὰν τόλματον".*

Quando, però, il tuo collega cade e arriva un supplente giovane e barbuto, che somiglia tanto all'Erede...e tu realizzi che ti potrebbe essere figlio...
ALLORA E' VERAMENTE FINITA! 

*ma tutto si può sopportare (Saffo)

venerdì 26 ottobre 2018

Di giornate no


Si comincia con un compito in Seconda.
Due tracce, una “impegnata” sul femminicidio, una “soft”, su un film/serie tv che ci ha lasciato dei valori sui quali riflettere.
"Prof, ma io questi compiti non li so fare! Non seguo i telegiornali…"
"Grave! Fai l’altro, allora!"
"Ma io non so, non ricordo…anzi, aspetti…ho visto Coco: va bene?"
"Certo, anzi, è proprio un bel film"
"Ehm…non è che mi potrebbe ricordare i nomi del protagonista, della nonna, del nonno, del falso nonno…"

Si prosegue con un compito in Quarta.
"Ragazzi, è il nostro primo compito insieme,  fissiamo le regole che valgono per tutti: 
-cellulare sul banco, dove posso vederlo
-niente fogli/pizzini/appunti
-libri nello zaino e banco sgombro
-si scrive solo con la penna perché ciò che trovo scritto a matita non lo correggo
-se becco qualcuno a copiare in classe il voto del compito è 1, se lo scopro a casa è 2, visto che riconosco il merito quando lo vedo (risatina dei ragazzi). Tutto chiaro?"
Si comincia. Dopo 5 minuti Dolcezze vede un movimento sospetto. 
"Che fai, Sportivo?"
 "Nulla!" 
"Tira fuori la mano!" 
TUM! 
"Cos’è caduto a terra?"
"Ehm, il mio cellulare…" 
"Vorrai dire il tuo secondo cellulare, vero?"
"Sì, prof, ma non ho scritto nulla, giuro!" 
"Solo perché non ne hai avuto il tempo!"
Fine dell’ora: 
"Mancano 5 minuti. Controllate e consegnate!" 
"Prof, mi dia altri cinque minuti, per favore…devo finire di copiare”
"Non ti preoccupare, consegna la brutta" 
"Non posso…ho scritto a matita…"
E a questo punto
i capelli di Dolcezze cominciano a trasformarsi in serpenti.

Comunicazione dalla Dirigenza: 
"Dolcezze, lunedì devi tenerti a disposizione per la III ora"
"Perché?"
"Devi recuperare l’ora che non hai effettuato questa settimana"
"Ma io non ho preso nessun permesso..."
"Sì, ma hai fatto un'ora in meno" 
"Scusami, ma se IO ho fatto un’ora in meno è perché TU hai commesso un errore nel mio orario (che, tra l’altro, ti ho fatto notare io), non perché io l’ho chiesto."
"E sì, in teoria hai ragione, però…si configura un danno erariale…"
"DANNO ERARIALE? La mia ora non lavorata per colpa tua? E tutte quelle che faccio in più? Quelle costituiscono DANNO PERSONALE, allora?"

Bene, la trasformazione adesso è completa.



lunedì 22 ottobre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 33


La ZiaGiovane (ormai ottantenne) telefona alla Genitrice, ma becca Dolcezze:
“Ciao, Zia! Che bello sentirti! Come va?
"Preoccupata! La Nipote archeologa è partita perché deve tenere una relazione ad un congresso internazionale e sono spaventatissima" 
"E perché? Dovresti essere contenta! E' un incarico di prestigio, in fondo rappresenta la sua università..."
"Sì, lo so, ma io ho paura perché è la prima volta che viaggia totalmente da sola!"
"Ma dai! Tranquilla! Dov'è andata?"
"In Pennsylvania"
"Ah, certo, è lontano…allora ti preoccupi perché il viaggio è lungo!”
“No, non è tanto lontano…”
“Insomma, oggettivamente non è che l’America sia tanto vicina…”
“L’America? E che c’entra l’America?”
“Hai detto Pennsylvania…”
“Sì, sì, il paese di Dracula!”
“Ahhhh! La Transilvania, allora!
“E io che ho detto, scusa!”
"..."





giovedì 18 ottobre 2018

Di 50 scatole

dal web


I piumoni e le coperte
I vestiti, i maglioni, le scarpe e gli stivali
Le lenzuola e gli asciugamani
Le pentole e i piatti…

Cosa posso prendere in 2 ore? Cosa può entrare in 50 scatole?

Le foto, i libri, il computer, il televisore
Il vestito da sposa
Il servizio buono
Il lenzuolo della nonna
I giocattoli dei bambini

La mia vita non può entrare in 50 scatole. Da giorni mi chiedo cosa fare, cosa prendere, cosa lasciare, in 2 ore. E non ci riesco. Penso che alla fine nella fretta afferrerò qualcosa di inutile: il pelapatate, il pigiama vecchio, delle scarpe scomode, ma non potrò portare con me le risate, i pianti, gli scarabocchi sui muri e le tacche sulla porta per misurare la crescita dei bambini. 
Non potrò portare con me la vista dalla finestra, sempre uguale (eppure diversa) da anni, la vaschetta del bagnetto e la culla dei bambini ormai cresciuti, le chiacchiere con la vicina di pianerottolo e le litigate col vecchietto che abita sopra. 
Non potrò portare con me la poltrona dove concludevo la mia giornata, con accanto il plaid e la lampada, le teglie a cuore per le torte di anniversario, la collezione di Topolino e la macchina da cucire della mamma.

Forse così è peggio che per un terremoto: lì crolla tutto, lì perdi tutto. Qui sei tu a dover scegliere, selezionare, scartare, e senza la possibilità di tornare indietro. 
Una cosa presa, una lasciata...
Forse così è meglio: almeno puoi prendere qualcosa attorno alla quale ricostruire il tuo nido.
Una cosa presa, una lasciata...

Sicuramente è altro ciò che conta: l’essere vivi e insieme, il futuro altro, diverso, nuovo…ma sempre futuro.
Sicuramente ogni giorno sarà un altro giorno.
Sicuramente ripartiremo, ma lo strazio di oggi ci segnerà per sempre.
Una cosa presa, una lasciata…

(con nel cuore gli sfollati di Genova)

lunedì 15 ottobre 2018

Di lessico famigliare 10


Appeso ad un gancio nel bagno c’è l’accappatoio dell’Amato Bene:
“Mamma, ma questo accappatoio è un po’ scolorito, non trovi?”
“Decisamente! Considera che lo usa da quando ci siamo sposati: l’ho lavato e rilavato…il colore è un po’ andato, ma la spugna è perfetta. L’accappatoio che papà ha al mare, pur di ottima qualità, non ha la stessa capacità di assorbenza …per questo lui non lo vuole sostituire. “
“Ma com’è possibile? Ventitré anni ed è ancora nuovo…”
“Ai tempi era costato carissimo. Sai, come diceva il Nonno: “O caru cattaci, o mercatu pensaci” *
E così, per contrapposizione, Dolcezze ha ricordato un altro vecchio modo di dire di famiglia: “Picca santi, picca paternostri”**, con il quale si intendeva che ciò che costa poco vale poco.
Così, infatti, diceva il Genitore ogniqualvolta un acquisto economico si rivelava di mediocre qualità. “Non puoi pensare che una cosa che costa poco sia resistente: se vuoi la qualità devi pagarla. E, tra l’altro, quello che spendi in più lo recuperi con la durata del prodotto: la qualità si paga, ma…paga.”

Dolcezze ha fatto delle ricerche, ma non ha trovato questa espressione attestata da nessun’altra parte. Qualcuno la conosce? E’ presente in qualche altro dialetto? Le piacerebbe saperlo…Certi momenti pensa che qualche suo antenato avesse una fervida immaginazione e “inventasse” modi di dire…

*Compra subito ciò che trovi a caro prezzo, rifletti bene prima di comprare ciò che è economico

**L'espressione letteralmente significa che se ci sono pochi santi in chiesa ci sono poche preghiere (e quindi poche offerte).




mercoledì 10 ottobre 2018

Di cose che non vorresti mai vedere 2

Verifica su Manzoni, per chiudere col programma dell'anno scorso e cominciare Leopardi: Dolcezze corregge, corregge...e poi si imbatte in questa pagina


come "forse"?  Forse ci sono opere manzoniane più importanti dei Promessi Sposi?
E si ricorda di quando un altro alunno aveva scritto in un compito "secondo il mio modesto parere, Leopardi ha una visione pessimistica dell'esistenza umana" ed era stato rinominato La Palice.
Mentre sorride  (e medita filosoficamente sul fatto che i ragazzi sono spesso talmente insicuri da non riuscire ad affermare, a voce forte e chiara, quanto conoscono) si trova davanti un altro compito:


Ecco chi, invece, esprime con limpida chiarezza le sue conoscenze...

giovedì 4 ottobre 2018

Di marmellata* di peperoncini piccanti



*sì, marmellata si dice solo di quella di arance, ma chissenefrega!


Dolcezze per ora è presa dalla casalinghitudine e si è data alle conserve. Ha rifatto la marmellata delle prugne del suo albero, l'ha fatta pure con le albicocche, ma ora è tutta protesa ai regali di Natale. Sa che le confetture da mangiare coi formaggi sono sempre un regalo gradito, per cui, dopo la marmellata di cipolle, ne ha sperimentato una di pere e, soprattutto, ha pensato bene di provarne una di peperoncini piccanti. L'anno scorso aveva provato una ricetta trovata in rete, ma, ovviamente, non la trova più  e, comunque, le era sembrata trooooppo piccante, anche se era stata apprezzata dai pochi eletti che l'avevano assaggiata (ne aveva fatto solo un vasetto).
Quest'anno ha fatto una sintesi di quelle della sua bacheca di Pinterest ed è venuta fuori questa ricetta, che le sembra riuscita:

gr. 700 di peperoni rossi
gr.150 di peperoncini piccanti (rossi, ovviamente)
gr.400 di zucchero
ml 30 di aceto bianco 
1 pizzico di sale.

Pulire bene i peperoni e i peperoncini, eliminando semi e filamenti (indossare i guanti, se non si vuole rimanere con le mani "piccanti" per un bel po'), poi tagliarli a pezzetti e metterli nella pentola con gli altri ingredienti e portare a cottura. Alla fine frullare a piacere con un frullatore ad immersione e invasare, seguendo le solite regole (certo, se avete il Bimby, fate prima).

Il risultato è veramente buono, anche se Dolcezze pensa di aumentare un po' la dose di aceto la prossima volta, per far sentire meglio la nota agrodolce.

Buon appetito!

martedì 2 ottobre 2018

Di chi cresce e si innamora (o forse si innamora perché cresce)


foto dal web
Dolcezze avrebbe dovuto parlare della sua cattedra scombinata, delle sue QUATTRO classi, della sua meravigliosa Quinta al suo ultimo primo giorno di scuola (accompagnato da maglietta celebrativa), della sua bellissima Seconda, in cui i maschi hanno cominciato a crescere, della Quarta, perduta per due anni e ora ritrovata, della Terza ancora sconosciuta, ma non ne ha avuto il tempo. Qui si pedala, si corre e anche il blog, ovviamente, langue...ma questo dialogo col Cucciolo non può non raccontarvelo.

"Mamma, ma tu lo sai che io sono nella pubertà?"
"Chi te lo ha detto?"
"La supplente, oggi. Ci ha detto che i maschi dai 12 ai 18 anni sono nella pubertà, le femmine, invece, dai 10 ai 16 anni. Io a gennaio ne compio 12, quindi..."
"Giusto, stai crescendo...vedi come sei diventato alto?"
"E sì. Ehm, mamma...posso dirti anche un'altra cosa?"
"Certo!"
"Mi sono fidanzato."
"Con chi? E lei lo sa?"
"Con C. Le ho scritto un biglietto e gliel'ho messo nello zaino."
"E lei che ti ha detto?"
"Niente."
"Ma l'hai firmato?"
"No di certo!"
"E come pensi che possa capire che sei tu?"
"Mah, non lo so...lei vede che io scrivo sempre."
"Ehm...ma così forse non capisce..."
"Non ti preoccupare."

Qualche ora dopo

"Mamma, per quella cosa...ha risposto"
"Ha capito che eri tu? E cosa ha risposto?"
"Non lo so se ha capito, ma comunque ha scritto nello stato di WA che non le piace nessuno della classe"
"Ah...e sei dispiaciuto?"
(scrollatina di spalle) "No, no...ne troverò un'altra. Mamma, mi prepari una torta?"



giovedì 27 settembre 2018

Delle cronache di Villa Arzilla 32


foto dal web
Il cuginetto è nato, sta bene ed è bellissimo. La Genitrice, com’è ovvio, vuole conoscerlo e per farlo decide di sfidare gli innumerevoli gradini che separano la sua casa dal parcheggio dell’automobile. Prima, però, chiede a Dolcezze di comprarle un regalino da portare al bimbo:
“Prendi qualcosa di carino, ma non di misura piccola, che possa mettere quando farà freddo.”

Dolcezze esce con la Stella e compra una deliziosa tutina. La Stella, saggiamente, consiglia di fotografarla, per farla vedere alla Genitrice, visto che la commessa deve fare una confezione regalo.

Arrivati a casa:
“Perché il pacchetto è chiuso? E io come faccio a vedere quello che hai comprato?”
“Non ti preoccupare: la Stella ha fatto la foto, così lo puoi vedere”
La Genitrice osserva la foto e prende il pacchetto.
“Ma che fai?”
“Lo apro per guardare la tutina!”
“Ma se ti abbiamo fatto la foto!”
“E che devo regalare la gatta nel sacco? E se poi non mi piace?”
“Ma, anche se non ti piace, io non vado certamente a cambiarla! La puoi vedere più tardi, quando gliela portiamo”
“Non se ne parla! Se non mi piace, almeno dico subito che non lo condivido”.

E apre il pacchetto.

Santa Dolcezze, ora pro nobis.

(qui e qui i doni preparati da Dolcezze per il piccolo)


domenica 23 settembre 2018

Di piacevoli novità

foto dal web

Per anni il tuo senso estetico è stato offeso da orribili magliette nere con disgustose stampe e dal mono-look jeans+maglietta per tutte le occasioni
per anni il tuo orecchio è stato offeso da musica rumori indistinti, versi gracchianti, suoni sgradevoli e penetranti
per anni il tuo olfatto è stato offeso dal rifiuto di usare profumi e/o deodoranti, giudicati troppo femminei ("Del resto mi lavo, non puzzo...che bisogno c'è?")
per anni non hai potuto coccolare, spupazzare, abbracciare e neanche toccare tuo figlio 
e poi...

una mattina il tuo ragazzo entra vestito di tutto punto, con pantaloni rossi(!) e camicia bianca (!), tutto profumato e ti abbraccia, mentre dal suo telefonino esce una musica strana ...
"Ma che stai ascoltando?"
"I Beatles, non li conosci?"
"Io sì...non sapevo li conoscessi tu..."

Forse l'adolescente è cresciuto.

mercoledì 19 settembre 2018

Di risposte impossibili



La Stella ha un esame molto impegnativo…

“Mamma, non ce la posso fare! C’è un capitolo che non capisco proprio. Non mi posso presentare!”
“Concentrati, lascia stare per stasera e lo riprendi domani a mente fredda”
“Ma allora non capisci! Non ce la faccio! Non ci riesco! Non capisco! Non posso presentarmi!”
“Scusami, tu provaci. Nella peggiore delle ipotesi, se proprio ti chiede quello che non sai, ti rimanda a dicembre”
“E dovrei rischiare questa umiliazione? Non ce la faccio!”
“E allora ti presenti direttamente a dicembre: non te l’ha ordinato il dottore di sostenere l’esame ora”
“E avrei sacrificato l’estate per niente? E poi a dicembre ne ho altre due!”

“Ti ho dato tre possibilità, quartum non datur: di grazia, POSSO SAPERE QUAL E’ LA RISPOSTA GIUSTA CHE TI ASPETTI DA ME?”

Qualcuno fornisca alle madri un adeguato libretto di istruzioni.


(per la cronaca: la Stella ha sostenuto l’esame ed è andato benissimo)

venerdì 14 settembre 2018

Dei libri dell'anno 65: Ballo in maschera


C’è una famiglia strana e triste, formata da un papà, una nonna e una ragazzina di 15 anni, Kriszti.  Nella loro casa non si ride, non si ascolta musica, non si fa festa: tutto è cristallizzato nel ricordo della mamma, morta ventenne sotto i bombardamenti mentre dava alla luce la sua bambina, vittima innocente ed esemplare della guerra che distrugge ogni bellezza. Un signore per bene ha chiesto la mano della nonna, ma lei lo ha rifiutato, perché non se la sente di lasciare il genero e la nipote (che, tra l’altro, non l’hanno neanche incoraggiata a farlo).
C’è una scuola d’impianto tradizionale, in cui domina la disciplina e in cui irrompe come un tornado una giovane insegnante, Eva, che utilizza una pedagogia nuova, basata sull’interesse esclusivo per la persona, per il singolo alunno, e non solo sulle regole e le tradizioni.
Questi due mondi si incontrano (anzi, per meglio dire si scontrano) e qualcosa comincia ad incrinarsi, con un processo educativo che, secondo le più moderne regole pedagogiche, parte dall’alunno per poi estendersi alla famiglia. Ma in questo anche l’insegnante cambia e guarda con occhi diversi la sua vita.
Tutto questo, però, non è narrato semplicemente, ma attraverso un meraviglioso gioco di specchi che parte da un ballo in maschera, in cui la ragazza e l’insegnante si racconteranno, sveleranno memorie e pensieri e, finalmente, dipaneranno il groviglio delle loro storie.
Kriszti ricorda molto, con la sua semplicità e dolcezza, la piccola Sofia e Eva è l’ennesima figura della Szabò di donna forte e determinata, che bada a sé e non dipende da nessuno (come Iza), che paga da sola la millefoglie ed è padrona delle sue scelte ma, a differenza di Iza, non ha perso la capacità di mostrare i suoi sentimenti.
Il padre, Endre, che per quindici anni ha chiuso il suo cuore, solo apparentemente ricorda gli uomini deboli delle opere successive della Szabò, perché è capace di aprirsi al mondo e superare il suo dolore, come vorrebbe la moglie, lei che è morta credendo che la guerra sarebbe finita e che suo figlio sarebbe cresciuto libero e in pace.
C’è anche un personaggio triste, Lujza, vecchia insegnante, che ovviamente contesta le scelte educative di Eva, ma che poi scopriamo essere il frutto di un’educazione dura e repressiva, senza amore e senza contatti col mondo.
Forse questo sarebbe stato il destino di Kriszti, se Eva non fosse apparsa nella sua vita ad insegnare che di dolore e di chiusura si muore. La nonna la teneva in casa perché non soffrisse vedendo le mamme degli altri bambini, ma in questo modo la isolava e le impediva di confrontarsi col suo stesso dolore. Sarà la mamma, dalla tomba, ad innalzare un inno di speranza e di gioia e così permetterà la quadratura del cerchio.
Dietro quella che, apparentemente, è una storia d’amore con uno scontato happy end, si nasconde, quindi, un messaggio bellissimo di speranza, perché tutti possiamo cambiare, a qualunque età, i bambini sanno comprendere meglio degli adulti la verità, le giovani generazioni, anche se diverse da quelle che le precedono, riusciranno bene, purché siano educate alla bellezza e alla pace.
Romanzo molto bello, ulteriore dono della Szabò, per il Venerdì del libro

mercoledì 12 settembre 2018

Di melenzane sott'olio ( e Delle cronache di Villa Arzilla 31)




La Genitrice è un po' giù, il caldo insistente non aiuta e quindi, per scrollarle di dosso l'inquietudine e la tristezza, Dolcezze cerca di trovarle cose da fare, nella speranza che, intenta a dirigere operazioni o a lavorare, per un po' si distragga dalla sedia vuota della sua cucina. Per questo è andata al mercato e ha comprato 3 grosse melanzane violetta, per proporle di farle sottolio.
"Genitrice, che dici, facciamo le melanzane sott'olio? Guarda come sono belle queste che ho comprato!"
"E chi ce la fa? Non riesco a spremerle e tu non sei capace!"
"Sai, ho pensato di comprare un torchietto, così non facciamo fatica: tu mi insegni e io eseguo. c'è pure la badante...e poi sono solo tre!"
"Va bene, ma io non faccio niente"
"D'accordo, tranquilla"
Dolcezze inizia a tagliare le melanzane a fette (visto che erano grosse le ha prima divise a metà), e poi le ha messe sotto sale in una grande scodella smaltata, coprendole con un panno pulito e mettendo sopra una pentola piena d'acqua per schiacciarle bene.
"Avresti dovuto lasciarle grandi"
"Genitrice, così sarà più facile strizzarle e metterle nei vasetti, non credi?"
"Fa' come vuoi. Ricordati di venire domani a quest'ora: devono restare sotto sale 24 h"
Il giorno dopo, prima dello scoccare dell'ora, Dolcezze suona a casa della Genitrice e la accoglie la badante: 
"Perché venuta ora? Mamma già lavora!"
"Genitrice, che fai? Non dovevamo farlo noi?"
"Sì, come no? Se aspetto voi...Che sapete fare voi?"
Già la Genitrice aveva strizzato le melanzane (senza lavarle) e aveva messo a bollire 1/2 litro di acqua con 1/2 litro di aceto bianco.  A questo punto Dolcezze ha dovuto solo versare sulle melanzane strizzate la mistura bollente di acqua e aceto, mescolare velocemente il tutto quindi strizzarle nuovamente e riporle nei vasi alternando le fette con aglio, peperoncino e origano. A questo punto occorre solo ricoprire bene le melenzane con olio evo e riporre al buio per almeno un mese.

"Sai che ti dico? Quando vai al mercato comprare un altro po', ché poi col pane sono buone".

Dolcezze ha generato un mostro.


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domenica 9 settembre 2018

Di riflessioni del cactus

(questa bellissima pianta l'ho fotografata
nel chiostro di san Gregorio Armeno a Napoli)

Le piante grasse sono strane: basta una foglia per far nascere una nuova pianta, attecchiscono con facilità, resistono alle condizioni più estreme, riescono a fare a meno dell'acqua, sopportano il sole cocente, respingono con le loro spine, sembrano non crescere mai, ti danno l'idea di svilupparsi senza il tuo aiuto, ma se sbagli terriccio o dai loro troppa acqua (o troppo poca) ingialliscono e muoiono. Quando si ammalano a volte è necessario tagliare con decisione la parte malata, restano inattive e sonnecchiose per mesi e poi, all'improvviso, quando meno te lo aspetti, ti sorprendono con un fiore, bellissimo ed effimero, che non puoi cogliere, ma solo ammirare da lontano.
Sviluppano polloni dalla base, che a volte si staccano spontaneamente e si fanno portare dal vento, per attecchire altrove o che si possono recidere e piantare da un'altra parte. 

Nella lunga osservazione di questa lunga estate Dolcezze ha capito una cosa: che i cactus somigliano ai figli: la loro nascita è un prodigio, se pensiamo alla piccolezza del materiale di partenza, si sviluppano nel tuo corpo senza che tu faccia nulla; una volta nati, li devi curare, certamente, ma poi, di fatto, crescono da sé. Non ti accorgi quasi che diventano grandi...e all'improvviso ti trovi una figlia di vent'anni. Sono resistentissimi, ma hanno bisogno della terra buona e devi dosare bene le tue attenzioni: se sono troppo poche avvizziscono, se esageri li soffochi. Se sbagliano li devi correggere, anche se li fai soffrire, perché se no rischiano di prendere strade cattive; ti sembra che le tue parole cadano nel nulla e invece poi, all'improvviso, da un gesto o da una parola,  comprendi che le hanno metabolizzate. Ti respingono se ti avvicini troppo, ma poi fioriscono di colpo: tu puoi solo ammirarli e non puoi pretendere di godere della loro bellezza. Si staccano da te per cercare altrove la loro strada e tu, anche se vorresti trattenerli, li lasci andare, perché sai che nel tuo stesso vaso non potrebbero svilupparsi liberamente, ma in te rimane una ferita che lascerà una dolorosa cicatrice. 
Quando, però, attecchiscono altrove e tu li vedi trasformarsi e generare altri polloni, allora gioisci e capisci di aver fatto bene il tuo lavoro.

mercoledì 5 settembre 2018

Di cactus

Dolcezze ama i fiori, soprattutto quelli primaverili, e quando è la stagione ha la casa sempre piena; ha sempre pensato, però, di non avere il pollice verde, visto che tutte le piante del suo balcone hanno vita breve. Quando, però, ha notato che nel Buen Retiro le sue cure alle piante avevano successo, ha finalmente compreso che il problema non era lei, ma l'esposizione ai quattro venti del suo balcone e ha deciso che si dedicherà al giardinaggio solo in vacanza. 
Il Buen Retiro, però, è molto soleggiato e, dopo anni di esperimenti, Dolcezze ha deciso che, a parte qualche vaso fiorito, lo avrebbe abbellito con piante grasse, che hanno una migliore resistenza al soleggiamento (e che danno anche qualche piccola soddisfazione). Così quest'anno è stato tutto un cercare talee da aggiungere ai vasi già posseduti e il Buen Retiro è diventato una mini Arizona. 



Siccome, però, di piante grasse non ce n'erano abbastanza (e quando parte una nuova passione le idee si scatenano) Dolcezze ha pensato bene di creare ...ed è nata questa piantina, che sicuramente non avrà problemi di adattamento al sole o all'acqua 




che fa il paio con questa

fatta tanti anni fa insieme alle amiche dell'Isola Creativa (e mai mostrata qui).

Vediamo quanto durerà la cactus-mania...intanto Dolcezze raccoglie altre talee per la casa di città e fa strane riflessioni, di cui forse vi metterà a parte.
A presto.

domenica 2 settembre 2018

Di cosa si porta a casa


Settembre è arrivato atteso, eppure all’improvviso. Ha sorpreso Dolcezze con un sabato mattina ancora vacanziero, ancora al Buen Retiro, come mai da sempre, visto che in genere questo è il Capodanno del Prof, che torna a scuola con la sua bella abbronzatura per conoscere il suo destino. Quest’anno è tutto diverso: scuole ancora chiuse, incertezza su tutto e le vacanze si sono allungate di qualche giorno, dopo un’estate decisamente strana, e non solo dal punto di vista metereologico.
Dolcezze avrebbe avuto tanto da raccontare, eppure non ne ha avuto il tempo, e ormai è troppo tardi per farlo, ma il Capodanno, si sa, è tempo di bilanci e quindi qualcosa s’ha da fare.
Cosa porterà a casa Dolcezze stasera, quando chiuderà il Buen Retiro e tornerà in città?
Una minivacanza a inizio estate con Cucciolo e Amato Bene nella Sicilia Occidentale. Luoghi bellissimi, gente bellissima e un b&b in cui, alla bellezza del posto e del cibo, si affianca un valore aggiunto: un cesto di libri della Sellerio a disposizione degli ospiti e di cui, ovviamente, Dolcezze ha approfittato;
una minivacanza a fine estate con l’Erede e il Cucciolo a Caserta e Napoli;
tanti, tanti libri (ma a quelli Dolcezze spera di poter dedicare un post a parte);
tanti, tanti gelati e granite (e 4 chili conseguenti);
tante chiacchiere in spiaggia con la Collegadelmare su scuola e libri;
tanti, tanti tramonti;
sulle Egadi
dietro Tindari

dietro la Reggia

l’incontro con Carla e Assia dell’Isola Creativa;
un mese di Monopoli alternativo;
la consapevolezza che i Grandi sono diventati grandi e presto spiccheranno il volo;
la consapevolezza che il Piccolo sta diventando grande (e il gruppetto creato quest’anno per giocare al mare e in casa lo dimostra);
la scoperta della passione per le piante grasse;
un mese intero di intimità con la Genitrice, condividendo il letto e il bacio della buona notte e del buon giorno, come una vita fa, un mese che è stato faticosissimo dal punto di vista fisico e mentale, che è stato un riscoprire abitudini un po’ sopite, tanta tenerezza, ma insieme la consapevolezza di una fragilità che sconvolge per quanto è grave.
Ecco, se Dolcezze deve dire cosa porta a casa…è tutto questo.
Da lunedì si ricomincia (forse!) e anche quest’estate sarà archiviata.
Buon anno a chi passa di qua!