martedì 28 febbraio 2017

Di #Insieme Raccontiamo 18: Il treno



Anche questo mese provo a cimentarmi con l'incipit di Patricia per #insieme raccontiamo 18.
Arrivo sul filo di lana, visto che il periodo è quello che è ...


IL TRENO
Battisti nelle cuffiette cantava “c’è un treno che parte alle 7,40...”

Forse non erano proprio le 7,40 però il treno era lì, fermo come un cannibale vorace pronto a inghiottire chiunque gli si avvicinasse troppo. Pauroso, eppure invitante.

Doveva smettere di guardarlo e prendere una decisione. Salire o no?

Lasciare casa, amici, lavoro…e poi perché? Inseguire i sogni, accettare quella proposta così folle, così temeraria…eppure così accattivante: lavorare in un circo, condividere la vita vagabonda di quella gente, indossare un costume, imparare a leggere le carte, chissà… Sua madre le aveva detto che era una cosa da pazzi e da incoscienti. In fondo lui non le aveva promesso niente…
Voleva andare via. Si sentiva stretta in quella casa con le tendine ricamate e i centrini inamidati, a mangiare gnocchi il giovedì e trippa il sabato, in quella consuetudine che era diventata schiavitù. E poi era arrivato lui, con la sua voglia di vivere e col suo progetto…e lei si era persa. La sua vita casa-ufficio non le bastava più. 
Non ci sarebbe stato un ritorno, lo sapeva. Il treno coi suoi fanali rossi sembrava un drago pronto a rapirla: ma il cavaliere sarebbe arrivato lancia in resta a salvarla? Oppure lei sarebbe sparita in quella notte che si annunciava nel crepuscolo?
Aveva con sé solo una borsa. Dentro una fotografia, un libro e una penna: il passato, il presente e il futuro. Non aveva neanche un cambio di biancheria: se si ricomincia bisogna rinnovare tutto. Anche i documenti aveva lasciato a casa: non voleva più essere Bianca. Sarebbe stata Diana, l’acrobata (o la cartomante, chissà)

Un fischio acuto, il treno in movimento e Bianca si risveglia di soprassalto.
Un momento di confusione: chi sono? dove vado? Poi ricorda: sta andando al lavoro, come ogni giorno: casa-ufficio, ufficio-casa, giovedì gnocchi, sabato trippa…su quel treno che la porta su e giù per la valle ogni mattina, ogni sera.
Apre la borsa. Dentro solo una fotografia, un libro e una penna: il passato, il presente, il futuro. 
Quel giorno non sarebbe scesa alla solita stazione.

venerdì 24 febbraio 2017

Di come ti travesto il cucciolo 4: Harry Potter


Dopo anni di preparativi carnascialeschi, con richieste di costume e febbrili realizzazioni, quest'anno il Cucciolo aveva dato forfait: "Ormai sono grande! Niente più maschera!" Dolcezze, onestamente, in questo periodo non ha molta voglia di festeggiare, e quindi la cosa è caduta lì. 
Sabato: "C'è la festa in maschera in Parrocchia: vuoi andare?" "Ho detto di no: ormai sono grande"
Mercoledì: "Ho cambiato idea: voglio andare alla festa...e poi venerdì in classe ci travestiremo tutti...Che mi prepari?"
E così Dolcezze, senza verve creativa e con l'acqua alla gola, ha improvvisato un costume...ancora più economico dei precedenti.


Al negozio di lane ha trovato due gomitoli da 100 gr in saldo (3 euro in tutto) con i colori di Grifondoro, li ha lavorati velocemente a maglia legaccio (le magliste esperte perdonino l'errore nel cambio di colore, ma non aveva proprio il tempo di scucire e rifare).  Ha poi ritagliato nel cartone di una scatola di cereali un paio di occhiali tondi e li ha colorati con la penna argentata, per poi attaccarli col biadesivo su quelli che il Cucciolo porta di suo.

Visto che la possibilità di cucire il mantello non c'era proprio, ha fatto ricorso ad un suo cardigan nero e con i rimasugli di lana ha pure fatto una cravatta.


Per il resto del costume, jeans scuri, camicia e maglione blu. Con la matita per labbra ha disegnato la cicatrice, ha preparato una bacchetta colorando un bastoncino e facendogli sopra dei ghirigori con la colla a caldo.

L'effetto finale è superiore alle aspettative, non credete?

Se volete vedere le precedenti improvvisazioni carnevalesche di Dolcezze (e vedere quanto il Cucciolo è cresciuto!), le trovate qui, quiqui

mercoledì 22 febbraio 2017

Di segnalibri "francescani"

Le idee a volte arrivano così, senza preavviso e senza richiesta, la realizzazione va liscia, senza intoppi e tu ti trovi subito davanti agli occhi e tra le tue mani quello che hai visto nella tua mente e hai rapidamente schizzato nella tua agenda.
E' andata così per Dolcezze che, saputo che tre sue amiche carissime avrebbero fatto la Professione nell'O.F.S.(*), ha immaginato un piccolo pensiero per loro.
Ha preso del feltro verde (avrebbe preferito del feltro marrone, ma purtroppo non ne aveva più in casa), ha tagliato della iuta a misura, ha ritagliato nel pannolenci marrone la sagoma di un Tau, che ha fissato sulla iuta con piccoli punti e col cotone moulinè, e ha assemblato il tutto con la colla vinilica.


Ha poi annodato dello spago, ad imitare il cordone dell'abito (notate i tre nodi, che rappresentano i tre consigli evangelici)

...e ha confezionato il tutto aggiungendo come augurio la benedizione di san Francesco.


Le foto, orribili più del solito, non rendono giustizia a questi segnalibri, che hanno preso il volo non appena completati.
Non pensate che potrebbero essere un'idea anche come bomboniere di Prima Comunione? 

Qui, qui, qui gli altri segnalibri fatti da Dolcezze.


giovedì 16 febbraio 2017

Di preoccupanti incidenti



Ci sono dei momenti in cui hai maggiore contezza del tempo che passa: quando incontri un compagno di scuola e lo riconosci a malapena,  quando i tuoi alunni ignorano le icone musicali della tua generazione, quando le candeline sulla torta cominciano ad essere troppe e le sostituisci col più sobrio (e meno impegnativo per i tuoi polmoni) numeretto, quando, come il  principe Fabrizio, realizzi di avere figli in età di amare, e si potrebbe andare avanti per ore, ma quando succedono, a distanza di qualche giorno,  i casi seguenti...allora è finita. 
 
INCIDENTE n.1
Dolcezze chiacchiera amabilmente con la Dirigente di un'altra scuola, nella pausa di un corso di aggiornamento.  Mentre si discute del più e del meno,  visto che, inevitabilmente, tra donne la lingua batte dove il dente duole, si comincia a parlare di chili di troppo e di diete. 
DOLCEZZE: "E sì, è un po' inquietante questa trasformazione fisica: non si aumenta di peso, ma si cambia forma. Ci sono mattine in cui non mi riconosco guardandomi allo specchio" 
DIRIGENTE: "Ma che dice mai, professoressa! Lei è una così bella signora!"
Ma bella signora a chi? Genitrice è una bella signora!  Capisco che bella ragazza non sia molto adatto, ma bella signora evoca scenari inquietanti e fosche prospettive.

INCIDENTE n. 2
In parrocchia,  fino ai 10/12 anni, Dolcezze è stata la "figlia di Genitrice", poi ha guadagnato la sua identità personale, che ha mantenuto per decenni. Persino l'Amato Bene ha dovuto chinarsi al rango di principe consorte ed è diventato il "marito di Dolcezze". Gli anni sono passati senza colpo ferire finché, domenica, le  si è avvicinato un ragazzo e le si è rivolto con "Scusi, LEI è la madre di Stella?"
LEI? E poi...madre di Stella? Semmai è Stella ad essere la figlia di Dolcezze! 
Ovvie le implicazioni. 

INCIDENTE n. 3
Dolcezze va dallo specialista, per chiedere consiglio sul problema già avuto 3 anni fa. Il medico la visita, la sottopone ad un accurato esame e conclude: "Signora, l'intervento s'ha da fare." 
"Ma è proprio indispensabile?" 
"Signora, penso proprio di sì. Ormai a quest'età può solo peggiorare."

Bene, ormai è chiaro cosa aspetta Dolcezze: meno male che Rosa le ha fatto riprendere i ferri...

foto dal web