venerdì 29 maggio 2015

Dei liquori di casa Dolcezze 3: Cannellino ( e del Meeting dell'Isola Creativa)

No, non sono sparita...sono alle prese con montagne di compiti, con interrogazioni selvagge e con l'Erede che, nell'imminenza della Maturità, è più insopportabile del solito. Per questo frequento poco i blog amici e, anche se leggo, non commento. A ciò aggiungi che il mio cellulare, che mi permetteva di intervenire nelle varie discussioni, ha deciso di vivere di vita propria e mi impedisce di parlare, ricevere e commentare. In pratica...sono persa.
Oltretutto sono stata presissima dai festeggiamenti per i miei genitori, dall'organizzazione della Celebrazione, dalla preparazione dei sacchettini e, last but not least, dal Meeting di Primavera dell'Isola Creativa, che si è svolto proprio nel mio "territorio" e di cui vi parlerò...se risorgo dalle carte. 
Intanto vi anticipo che questa volta il tema del tradizionale swap era "Un kit per..." e io ho proposto tutto il necessario per la preparazione di un altro liquore "di casa", il Cannellino, che segue il Laurino e il Nespolino. (...per la serie "continua la saga della distilleria clandestina").
Il mio regalo è andato a Rosa e comprendeva, oltre a cannella ed alcool, una bottiglia con etichetta handmade e, ovviamente, la ricetta di famiglia, di cui faccio dono anche a voi.




Cannellino di casa Dolcezze



Per prima cosa procurati:

40/50 grammi di cannella in stecca

1 litro di alcool da liquore

1 litro d’acqua

1 chilo e mezzo di zucchero (e sì, è decisamente un liquore dolce!)




Dopo aver ben pestato la cannella (io la metto fra due fogli di carta forno e la schiaccio col matterello) mettila nell’alcool, in un vaso a chiusura ermetica, per 20 giorni, mescolando una volta al giorno.

Trascorso questo tempo, prepara uno sciroppo, facendo sciogliere lo zucchero nell’acqua a bagnomaria.

Fai raffreddare bene lo sciroppo e uniscilo all’infusione.

Filtra bene, con un colino stretto, imbottiglia, tappa e degusta dopo un mese (in realtà è già buonissimo subito).


Mi raccomando...non bevetene troppo!


venerdì 22 maggio 2015

Dell'amore, quello vero


Quando la vide, così bella e così diversa dalle ragazze del suo paese, perse la testa. 
L'uomo che non aveva avuto tempo di pensare all'amore perché totalmente dedito al lavoro e alla famiglia,  decise che doveva essere la sua sposa. Lei o nessun'altra.

Il padre non vedeva la cosa di buon occhio: c'erano troppi pregiudizi sulle ragazze di città, sicuramente frivole e certamente poco abili, ma quando la vide "in azione" durante la vendemmia, concluse: "Signorina, se avessi trent'anni di meno la chiederei in sposa". Era l'implicita approvazione. 

Ma c'era un problema. 

Lei non aveva il coraggio di lasciare tutto per seguirlo. Conosceva il modo di vivere di quel posto, già la sorella viveva con sofferenza la mentalità retriva del paese, cristallizzata in forme ancestrali, in cui il "forestiero" era sottoposto a critiche feroci...e non voleva subirla anche lei. 
Pensava al futuro, ai figli che sarebbero arrivati, e non voleva che vivessero lì. 
Così, con onestà, anche se con dolore, lo lasciò.

Per tre anni il mondo si fermò. 
Lui si ammazzava di lavoro, per non avere modo di pensare, e lei rifiutava fior di pretendenti, fin quando lui prese la sua 500 e affrontò 5 ore di viaggio per dirle che andava bene, avrebbero fatto casa in città, avrebbe viaggiato lui...

Si sposarono due mesi dopo, il tempo di fare le carte, esattamente cinquant'anni fa.

Il braccio e la mente.
Così si sono sempre definiti: uniti nei progetti e compagni nella realizzazione.
Da parte di lui la fiducia totale: "Come fai tu, buon fatto sia!"; da parte di lei la certezza che, insieme, sarebbero riusciti a fare tutto. 
E ci sono riusciti.
Lavoro, Onestà, Dovere, Tradizione, Fede: su questi valori hanno fondato la loro vita e costruito la loro famiglia, che è cresciuta tra fatiche, difficoltà, dolori, ma anche tra gioie e soddisfazioni.

Oggi, ancora insieme, nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia, continuano il loro cammino, fatto di dedizione e di tenerezza, di sguardi e di carezze, a testimonianza che
niente è più bello, più prezioso di questo,
quando con un’anima sola dirigono la casa
l’uomo e la donna: molta rabbia ai maligni,
ma per gli amici è gioia, e loro han fama splendida 
(Odissea VI, 180-185)



Auguri, Mamma e Papà!



lunedì 18 maggio 2015

Delle cronache di Villa Arzilla 5 (e di come cambiano i costumi)




Stamattina Dolcezze è stata svegliata all'alba dalla Genitrice: 
"Dolcezze, non sto bene. Mi gira tutto e ho paura di cadere"
Fortunatamente oggi non aveva la prima ora e Dolcezze si è precipitata a casa sua. 
"Non ti muovere, non muovere la testa, anzi, sarebbe meglio che rimanessi a letto"
"Non se ne parla. Devo fare un sacco di cose: se vuoi aiutarmi, prendi la biancheria fuori"
Dolcezze prende la biancheria asciutta, la piega e la ripone sulla sedia, senza curare molto la disposizione dei panni, dopo di che sbriga qualche altra incombenza e si accinge a correggere qualche compito, perché tanto deve aspettare il medico.
"Sei sempre la solita, Dolcezze"
"Cosa ho fatto?"
"Ma ti pare modo di riporre la biancheria? Con le mie mutande in bella vista?"
"Cosa? Le mutande?"
"Le hai messe in alto"
"E allora?"
"E il Signorecheaiutapapà dovrebbe vedere le mie mutande?"
"..."

In un contesto in cui si mostra ben altro che delle mutande da stirare, Dolcezze ha, in un lampo, ricordato la Nonna Devota che parlava di "estremità" (e, proprio se costretta a nominare i piedi aggiungeva "con rispetto parlando"), il Genitore che bussava prima di aprire la porta della sua stanza, il Maresciallo vicino di casa che per parlarle dell'incontinenza della moglie novantenne, le dice che ha dei "problemi igienici" e potrebbe continuare con perifrasi ed eufemismi per ore.

Senza dimenticare che c'era, a volte, tanta ipocrisia nascosta dietro i giri di parole, non si può disconoscere che oggi c'è troppa plateale esposizione di tutto e molto poco pudore in generale.

Forse un po' di equilibrio non guasterebbe...

venerdì 15 maggio 2015

Di pessimi libri e decisioni irrevocabili



L’ha fatto. 
L’ha mollato.
Sa bene di aver detto più volte che non lascia mai i libri a metà, che bisogna dare tempo all’autore di carburare, che, a volte, un’unica pagina giustifica un’opera…ma a tutto c’è un limite.
Facciamo un passo indietro. 
Quando, il mese scorso, con le sue classi Dolcezze ha portato avanti l’iniziativa di #ioleggoperché, una delle attività è stata uno scambio di libri, preceduta da una breve presentazione del libro proposto (che, ovviamente, doveva essere importante e valido per chi lo consigliava). 
In questo incontro, nel coacervo di volumi che ha invaso le classi, un romanzo si ripresentava più volte, illustrato entusiasticamente dalle ragazze: “Uno splendido disastro” di Jamie Mc Guire. 
Alla domanda: “Ma di che parla?” è seguita la risposta “Lo vuole leggere, prof? Glielo presto!” Così Dolcezze si è imbarcata nella lettura di questo “best seller”.

PREMESSA: Dolcezze legge spesso libri per ragazzi e adolescenti (vuoi per lavoro, vuoi per diletto) e spessissimo questi le vengono proposti dagli alunni. Grazie a uno di loro ha scoperto Harry Potter (quando ancora sembrava un libro per ragazzi) e se ne è appassionata, si è imbattuta nella saga di Twilight (che è quanto più di adolescenziale esista, almeno nel primo volume), che, confessa, non le è dispiaciuta (perché, in fondo, Dolcezze è una romantica “diversamente adolescente”). 
L’importante è sapere a cosa si va incontro e aspettarsi letture da macchina e da spiaggia (salvo poi scoprire che Harry Potter è ben altro).
In queste sue irruzioni nelle letture dei suoi allievi ha pure incontrato Moccia, da allora considerato da lei come il punto più basso della letteratura “giovanilistica”, per il vuoto assoluto di contenuti unito alla più totale assenza di forma e stile.
...eppure Moccia l’ha finito, anzi, ne ha letti addirittura due …ma questo no, non è possibile: si è rifiutata di portarlo a termine, perché ti puoi immaginare la storiellina d’amore, infarcita di banalità e priva di contenuti…ma ti aspetti che ci sia, almeno, una coerenza e una logica nelle azioni dei due protagonisti e nelle vicende narrate. Se uno cerca l’irrealtà legge un fantasy o un romanzo di fantascienza!
Qui è tutto inverosimile: dai personaggi, che brillano per incoerenza, alle vicende, improponibili e fantastiche, allo stile (per scrivere un romanzo costituito quasi esclusivamente da dialoghi devi essere Hemingway!). 
Certi dialoghi sono surreali come le chat di gruppo su WhatsApp …e, arrivata a metà, Dolcezze:
-si è chiesta se quella lettura rispondesse ad una prescrizione medica,    
-si è ricordata dei Diritti del lettore di Pennac, 
-ha pensato a quanto le aveva scritto Solsido in un commento,
-ha concluso che ha così poco tempo per leggere che non può permettersi di impiegarlo in una cattiva lettura.

CONCLUSIONE: l’ha mollato e l’ha restituito alla proprietaria, facendo pure un predicozzo alle fanciulle: “Se vi capita di incontrare un ragazzo come Travis … SCAPPATE!”, perché, in aggiunta, questo libro è pure pericoloso, visto che presenta un modello di coppia che è bene non riprodurre, considerato che il bel tenebroso è un violento e possessivo stalker.
Insomma…Dolcezze si chiede come questo romanzo abbia avuto un tale successo da generare anche due (o forse tre) sequel e, soprattutto, ha capito di non potersi più illudere di essere diversamente adolescente.

(e questo è lo sconsiglio per il venerdì del libro)

sabato 9 maggio 2015

Di madri e di cuori di iuta



A te che mi hai dato la vita e mi hai accompagnato con la tua mano forte nel mio cammino.
A te che mi hai insegnato a pregare e mi hai regalato il primo libro.
A te che mi raccontavi storie e mi hai fatto capire di essere parte di una Storia.
A te  non hai avuto figli, ma sei stata pienamente madre.
A te che hai avuto la pazienza di insegnarmi a fare tante cose.
A te che mi hai insegnato a scrivere e hai risposto a tutte le mie domande.
A te che mi hai fatto sprofondare nella bellezza della classicità.
A te che hai saputo svelarmi la bellezza e la gratuità del dono.
A te che, con la tua discrezione, mi hai fatto capire che essere madre è anche "lasciare andare" .

A tutte le Madri che ho avuto (e che avrò)

AUGURI


...e un cuore di iuta e pannolenci...

Con questo post partecipo a 

lunedì 4 maggio 2015

Della SignoracheaiutaDolcezze



Da molti anni ormai Dolcezze ha una Signorachelaiuta.
Inizialmente, quando i grandi erano piccoli, la sua presenza era esclusivamente di supporto a Dolcezzeturbinediguerra. Ciò che lei faceva era stirare, perché, fra i lavori donneschi, come già detto, mi pare, Dolcezze proprio non sopporta farlo e le montagne di camicie dell’Amato Bene e degli altri maschi di casa la terrorizzano.
Adesso, però, che Dolcezze si è un po’ “rallentata”, ha bisogno di un aiuto più…consistente…e qui cominciano i guai.
La Signorachelaiuta è un tipo sui generis:
-non sale sulle scale (il che vuol dire che i lampadari e gli armadi spettano a Dolcezze)
-non usa la lucidatrice, perché quel movimento le fa male alla schiena
-non sa passare la cera
-stende la biancheria in maniera “creativa”, creando grinze e pizzi ovunque
-appallottola la biancheria asciutta senza piegarla.
E poi…
DECIDE LEI COSA FARE E QUANDO. 
Con lei è tutto relativo: il giorno in cui ti fa grazia di venire, il tempo che ha a disposizione, quando tornerà a finire ciò che aveva cominciato…
Insomma, la devi prendere così com’è.
Non ha peli sulla lingua: richiama l’Erede per i fazzoletti appallottolati, la Stella per le scarpe, il Cucciolo per i giocattoli sparsi, l’Amato Bene per il disordine sul comodino, Dolcezze per tutto. 
E poi controlla tutto: praticamente è una suocera. 
La Storia ricorda quando, in un pomeriggio in cui Dolcezze aveva incerato e lucidato i pavimenti, lei, con competenza professionale passò in rassegna tutte le stanze e poi disse: “Brava, hai saputo fare bene”. 

Immagino l’obiezione: “Ma perché, allora, visto che tutti i lavori pesanti li deve fare da sé, Dolcezze tiene e paga questa donna?”
La risposta potrebbe essere: “Perché  è di famiglia, perché conosce tutti gli anfratti della casa, perché è di fiducia, perché ormai è anziana e le dispiace…”, ma c’è un altro motivo, ben più valido:
LEI HA IL POTERE.

Oggi ha fatto la grazia di venire. Ha trovato in camera ANCORA la cassetta dei ferri e il trapano dell’Amato Bene, piazzati lì da quando sono cominciati i lavori della cucina e ancora non riposti “Perché possono servire”. Dolcezze aveva provato a farli sparire, a metterli nello sgabuzzino, ma l’A. B. pervicacemente, li aveva ripresi e rimessi in giro.
LEI è entrata, li ha visti ancora lì, è andata in cerca dell’A.B. gli si è parata davanti e lo ha apostrofato: “Signore, basta! Tue cose in giro da 3 mesi. No possibile! Togli tutto!”
L’Amato Bene, senza proferire verbo, è entrato in camera e ha riposto tutto nello sgabuzzino. 

Avesse conosciuto prima queste sue virtù, Dolcezze avrebbe da tempo risolto molti problemi.