lunedì 13 aprile 2015

Di incontri, visite e sensi di colpa



Questa domenica Dolcezze ha fatto la sua escursione quindicinale a Villa Arzilla 2, ma stavolta non vi racconta niente di divertente, perché c’è ben poco da ridere. Per carità, grazie a Dio non ci sono ulteriori ossa rotte per la collezione, il famoso òmero va meglio, ma è tutto il resto che non va.
Entrare in quella casa, che per lei è il Luogo dell’infanzia, la Casa Grande dove ha vissuto le sue estati di bambina, e trovarsi sempre più dentro la “Terra di mezzo”, è stato più doloroso del solito, forse perché stavolta era con tutta la Tribù, che da parecchi mesi non era più venuta e ora guardava con aria stranita l’involuzione della dimora e dei suoi abitanti.  
La carissima zia è sempre più a vagare nei ricordi e nelle filastrocche, ma continua a ripetere i gesti di servizio di una vita, mettendo sul fuoco pentole, che poi regolarmente dimentica sui fornelli e preparando pacchetti di dolci da portare via. Gli zii 1 e 2 stanno seduti a contemplare con aria assente un panorama che è sempre lo stesso da 80 anni, quasi inconsapevoli di ciò che accade e sorpresi nel vedere i ragazzi così cresciuti. 
La spiazza il Cucciolo che dice: “Sono più alto della zia 2” e lei  si accorge che è vero, perché la “nera vecchiaia” ha deformato corpi e volti e ha trasformato una donna alta e graziosa in una vecchina curva e storta, versione femminile di Titone e altrettanto querula e lamentosa.
I ragazzi sono abituati alla vecchiaia e alle malattie: purtroppo ci convivono da anni e tutti sono stati spesso impegnati in attività di assistenza varia (visite mediche, farmacia, nonno-sitter), ma sono abituati ad una vecchiaia “attiva”, con la Genitrice che è  sempre energica, nonostante tutto, e il Genitore che, comunque, si relaziona col mondo. 
Lì, nella Casa Grande, invece, è come se il tempo si fosse cristallizzato in una realtà di silenzio, in cui non si aspetta più nulla, se non la visita di Dolcezze, che scappa quando può e che, per questo, è attanagliata dai sensi di colpa, perché sa bene che qualsiasi sua scelta è sbagliata: è sbagliato lasciare gli zii là, nella grande casa, perché non possono più vivere da soli, è sbagliato portarli con sé, perché separarli dalle loro abitudini li ucciderebbe, è sbagliato usare loro violenza, imponendo una presenza estranea in casa, ma nel contempo è sbagliato lasciare decidere Zia 1, che non si rende più conto di tante cose e delle reali necessità di tutti. 
Per questo il tema proposto da wolkerina per la penultima tornata di Cita-un-libro #ioleggoperché (il giochino ideato dalla povna nell'ambito di ioleggoperché ), il senso di colpa,  casca proprio a fagiolo e per questo Dolcezze, anche se ormai fuori gioco, propone la sua citazione di oggi, tratta da un libro di cui ha già parlato e che richiama drammaticamente alla sua memoria in questi giorni

4 commenti:

  1. Non c'è niente di più inutile del senso di colpa.Non puoi tornare indietro per riparare gli errori del passato e non puoi cambiare il presente se questo non dipende da te.Ho impiegato due anni di psicanalisi per liberarmi dal meccanismo perverso dei sensi di colpa che paralizzavano la mia vita e ora,quando sbaglio,ne prendo atto e cerco di farne tesoro per il futuro.
    Non capisco il tuo senso di colpa,scusami,non dipende da te e tu non puoi fare niente di più di quello che fai.
    Triste condizione la vecchiaia quando la salute e gli affetti.,per motivi vari,sono lontani o perduti.

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  2. Ecco i miei due centesimi: d'accordissimo con Solsido sull'inutilità del senso di colpa, nel tuo caso specifico mi sembra che qualcosa da fare ci sia: imporre la famosa "persona estranea", almeno per impedire che la zia dia fuoco a tutto dimenticando una pentola di troppo accesa sul fornello.
    No, ferma, so benissimo cosa stai per dire: che NEL TUO CASO non è una cosa che si può fare. Lo so perché è quel che dicono TUTTE/I: per gli altri sì, NEL LORO CASO proprio non si può. Mia madre si è quasi autoimmolata, a questo nobile altare del NON SI PUO'. E, come tutti, quando infine dopo qualche difficoltà iniziale l'innesto è riuscito, si è domandata con stupore "perché avessero aspettato tanto".
    Bellissima la citazione: non proprio consolante, ma è bene ricordarci che chi è morto ha chiuso la sua partita e che tutto quel che diciamo di fare in onore dei morti lo facciamo in realtà per chi è ancora vivo
    (ma io non dovrei mai cercare di scrivere commenti la mattina presto. MAI)


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  3. capisco il tuo senso di colpa, ho visto passarci mia madre. però davvero, se non ce la fanno più da soli, devi (dovete) imporre una terza persona. un caro saluto

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  4. Non so che dirti Dolcezze! Prima di tutto che to sono vicina e che ti capisco. È doloroso vedere invecchiare male le persone che amiamo. Purtroppo non ci sono molte soluzioni. Non so se imporre una persona sia la cosa giusta,ma se proprio da soli non ce la fanno più...
    Ti abbraccio forte e ... Tieni duro Maria

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