domenica 30 novembre 2014

Di idee regalo in pannolenci e feltro

Un paio di anni fa un gentile imprenditore di una certa età, vestito di rosso e con la barba bianca, con un'azienda fiorente in Lapponia, bisognoso di manovalanza per far fronte ad un elevato numero di richieste, decise di assumere (rigorosamente a tempo determinato) Dolcezze. 
La rifornì di divisa da elfo (è una persona seria, lui, e ci tiene alla forma) e, soprattutto, le prestò una Giratempo (Hermione docet) per dilatare i suoi tempi creativi. Fu così che in quell'anno la produzione di Dolcezze fu amplissima e, per lei, innovativa. 


Dolcezze scoprì grazie a questo incarico le grandi potenzialità del feltro e del pannolenci (di cui avete visto altri saggi qui) e si scatenò: 

cachepot per piantine...


...copribottiglia per liquori handmade...


...borsellini, astucci, portapenne...


...portachiavi...


...il tutto rigorosamente tagliato con le forbici (la Big Shot era, e continua ad essere, un sogno proibito) e cucito a mano.

Dolcezze avrebbe voluto un'assunzione a tempo indeterminato, ma pare che non fosse compatibile con le altre sue molteplici attività. Il Vecchietto in rosso non potè, quindi, accettare e, per giunta, requisì la Giratempo. 

Oggi Dolcezze lancia un appello:
 
Caro Babbo Natale, 
sono stata, senza demerito, alle sue dipendenze per qualche anno e ora vorrei riprendere il servizio. Sono disponibile a lavorare gratis, a qualunque orario, non chiederò lo straordinario, ma la prego, mi restituisca la Giratempo!!!
In attesa di un cortese riscontro alla mia richiesta, le porgo i miei rispettosi saluti 

Dolcezze

Buon inizio di Avvento a tutte!
 
(...e con questo post partecipo all' iniziativa natalizia di Alex e, in ritardo, al thè di Squitty)

giovedì 27 novembre 2014

Di colloqui con i genitori



"Buongiorno, prof, sono il papà di Alberti"
"Molto lieta, di quale dei due Alberti?"
"Quale dei due mi conviene?"

"Buongiorno, prof.  Sono qui perché mia figlia vuol non ha capito perchè ha preso 4 nel compito"
"Prego, signora. Era una prova strutturata: ogni risposta aveva una valutazione che è indicata qui nella griglia, tra 0 e 2,5. Qui c'è il compito e qui la griglia."
"...ma queste risposte sono sbagliate"
"Sì"
"E lei perché le ha valutate 1?"
"Ho voluto valutare le conoscenze, anche se non erano perfettamente rispondenti alla domanda"
"Quindi avrebbe dovuto valutarle 0"
"Appunto"
"Quindi lei ha voluto aiutarla"
"Appunto"
"Buongiorno, prof"
"Buongiorno".

"Buongiorno, prof, sono la mamma di Roberto"
"Buongiorno, molto lieta" (Mio Dio, ma quanti anni ha? Avevo pensato che fosse la nonna!)
"Mio figlio non si applica, studia meno di quanto dovrebbe"
"Veramente io sono abbastanza contenta di suo figlio. E' sempre preparato, pronto, responsabile nelle consegne..." (forse la prof del Cucciolo penserà di me la stessa cosa, quando lui sarà al Liceo)
"Forse, ma sicuramente se studiasse di più potrebbe ottenere maggiori risultati. Ma io gli sto addosso, non si preoccupi. Ci rivediamo fra 2 settimane e mi farà sapere se è migliorato. Buongiorno"
"Buongiorno" (NON DIVENTERO' MAI COSI', LO GIURO!)

"Buongiorno, prof."
"Buongiorno"
"Com'è andata mia figlia in Latino? Sa, abbiamo studiato insieme tutta la settimana. Sa, io ho studiato Legge e ho sostenuto 3 esami che avevano a che fare col Latino e, sa, glielo raccomando sempre di leggere con l'intonazione giusta"
"Ma, guardi, abbiamo fatto ben poco ancora. Più tardi, magari...Sa, per ora io mi accontento che leggano in maniera corretta..."
"E no, prof!  Devono cominciare da subito! Dia retta a me che so di Latino!" 

Questa è la trascrizione dei momenti clou di un'ora di ricevimento mattutina, a riprova del mio perfetto autocontrollo


Non c'entra niente...ma approfitto di questo post per farvi conoscere la bellissima iniziativa natalizia dell'Isola Creativa, che troverete spiegata nel dettaglio qui


Buon lavoro a tutte le creative!

domenica 23 novembre 2014

Di decorazioni per l'albero e di calendari d'Avvento

Lo so, lo so...per Natale manca un mese, ma occorre prepararsi per tempo!
L'anno scorso di questi tempi Dolcezze era già in piena attività e sfornava dolcetti.

Quest'anno va un po' a rilento, ma può comunque mostrarvi qualcosina...
Biscotti allo zenzero...





...renne...(la compagna la trovate qui)





...cuori....
...e un particolare calendario d'Avvento...


Questo, veramente, l'ho fatto un paio di anni fa: sacchetti di iuta dipinti con lo stencil e calzine di pannolenci.
Piccole cose, ma fanno già festa, non è vero?  

Con questo post partecipo all'iniziativa di Maria e Daniela e a quella di Alex. (...e come al solito non riesco a mettere il banner, uff!!!!)

venerdì 21 novembre 2014

Dell'adolescente studente ( e Dei libri dell'anno 26)



L’adolescente, in genere, è uno studente… altrimenti ti arrivano a casa i Carabinieri o i servizi sociali e, quindi, per una volta, parliamo della generalità della categoria (almeno fino ai 16 anni). 

Gli adolescenti studenti si possono agevolmente suddividere in una serie di sottogruppi:
-l’adolescente studente studioso
-l’adolescente studente medio
-l’adolescente studente non studiante.

Le tre categorie coesistono in ogni classe e dalla percentuale di ogni gruppo deriva la vivibilità per il prof.

L’adolescente studioso…grazie a Dio esiste. E’ una categoria in via di estinzione e, quindi, fortemente protetta. 
E’ quel ragazzo che rispetta rigorosamente tutte le consegne e se, per caso, la mole di lavoro è disumana, è capace di tirare avanti fino alle 3 di notte, ma non andrà mai a scuola senza aver ultimato tutto. E’ quello che legge TUTTO delle pagine assegnategli, risponde a tutte le domande dei testi (anche se non richieste dal prof, perché così capisce meglio) conosce l’indice del libro come quello della sua mano destra, non dirà mai “Sono impreparato”, precorre gli argomenti da studiare, fa degli approfondimenti non richiesti e pende dalle tue labbra quando spieghi. 
La sua esistenza conforta il prof e lo aiuta a superare i momenti di sconforto.

L’adolescente studente medio ha uno scopo sopra tutti: ottenere il massimo risultato col minimo sforzo. Per questo studia quanto basta per ottenere la sufficienza, non cerca le parole sconosciute che trova nel testo e, quindi, le utilizza in maniera inopportuna, salta qualche pagina assegnata, studia messaggiando coi compagni, whatzappa col gruppo, ascolta la musica in cuffia e, dopo aver studiato, si rifiuta di ripetere a voce alta, “perché la sa”. E’ piuttosto rilassato, ma nell’imminenza della verifica diventa improvvisamente ansioso e ansiogeno.

L’adolescente studente non studiante tende ad astrarsi quando il prof spiega. Se sgamato, si giustifica dicendo che stava ascoltando, ma, interpellato sull’argomento non sa dire di cosa si stava parlando. 
L’adolescente non studiante possiede il manuale delle giustificazioni e delle scuse: dimentica il quaderno, ha un cane che gli ha mangiato il libro o un fratellino che gliel’ha scarabocchiato, ha una decina di nonni che, ahimè, muoiono e, purtroppo, nessuno lo ha informato dei compiti assegnati. Ha una molteplicità di malattie che richiedono analisi e visite specialistiche, ha dovuto badare alla vecchia zia e l'impianto elettrico di casa sua non sempre funziona, lasciandolo nell’oscurità. 
L’adolescente non studiante non si alza se è interrogato e fa spallucce se rimproverato, ma poi ricorre ad ogni mezzo lecito e no per superare l’anno (e in questo cerca aiuto soprattutto nel cellulare).
L’adolescente non studiante va a scuola per intrattenere relazioni sociali o amorose, frequenta i ragazzi più grandi e cura le prevendite delle feste. Va in bagno una volta all’ora ed è corredato di una meravigliosa faccia di bronzo, che utilizza indifferentemente con tutti, prof, genitori e compagni.

A tali categorie di studenti corrispondono altrettante categorie di genitori, non sempre logicamente abbinate. Sarebbe ovvio che ad uno studente zelante corrispondesse un genitore soddisfatto, ad uno indolente uno scocciato, ad uno non studiante uno incavolato…e invece no! Le suddette categorie di genitori sono, ahimè, interscambiabili: capita che l’alunno studioso incappi nell’insopportabile genitore perennemente insoddisfatto e pretenzioso ( che non si congratulerà mai con lui, ma gli chiederà sempre di più) e che lo studente non studiante abbia invece il genitore comprensivo (pronto a giustificare ogni sua magagna e ad accusare il mondo per le difficoltà del figlio). 

Il prof sgamato individua la tipologia di alunno (e di genitore!) al primo sguardo e poi sarà costretto ad equilibrismi di ogni genere per tirare fuori il massimo da tutti.

...perché veramente dal prof spesso dipende il futuro sviluppo dell'allievo e il suo eventuale passaggio da una categoria ad un'altra. 
Di questo parla il libro che oggi, di corsa, propongo per il venerdì del libro,



in cui l'autore esamina dal punto di vista dell'alunno indolente, fannullone e demotivato la realtà della scuola e riflette su quanto conti nelle formazione di uno studente la presenza di un insegnante in grado di interessarlo e di motivarlo. Anche se in determinati punti non condivido il pensiero di Pennac, ritengo comunque utile questa lettura, come spunto di riflessione...e monito.

domenica 16 novembre 2014

Di chiudipacco natalizi


Quando ero una creativa in servizio permanente effettivo, mi preparavo al Natale con 2 mesi d'anticipo...

 

Quando ero una creativa in attività, ero piena di fantasia e ricercavo sempre nuovi disegni e nuove ispirazioni...

 

Quando ero una creativa seria, ero paziente e mi impegnavo in lavori lunghi e "camurriusi", di scarsa utilità pratica, ma che mi piaceva vedere e realizzare...



(in un momento di "follia" ho anche fatto queste miniscarpette, sempre da usare come chiudipacco)


Quando ero una creativa fantasiosa preparavo chiudipacco romantici per il regalo dell' Amato Bene...


...ma, soprattutto, da creativa attenta e "sveglia", non mi sarei ridotta all' ultimo giorno per presentare i miei lavori su biglietti e pacchetti per l'iniziativa Natale da vivere ...








venerdì 14 novembre 2014

Dei libri dell'anno 25: Il cuore selvatico del ginepro






Ancora una storia di donne. 
Stavolta l’azione ha una collocazione spazio-temporale precisa, la Sardegna di fine Ottocento, che è un mondo chiuso, arcaico, in cui permangono tradizioni, usanze e credenze ancestrali, in cui una bambina settimina che nasce la notte di Ognissanti con i denti e la “coda” è già bollata e destinata a morire.  Certamente diventerà una coga, una strega, e per questo dev’essere immediatamente eliminata. ll padre, però,  non ne ha la forza e l’abbandona al gelo della notte, sperando che tutto si risolva da sé. Ma la bambina sopravvive e viene salvata dalla sorella, Lucia, che le dà un nome, Ianetta, e le rivolge le uniche attenzioni che la bambina avrà nella sua vita. 
Rifiutata dalla madre, che la odia, dal padre che la teme, dalle persone di casa e dal paese, dallo stesso prete che le rifiuta il Battesimo, cresce da sola  e riesce a resistere agli attacchi di tutti, cavandosela sempre. 
Quando una serie di disgrazie colpisce la famiglia, è ovvio che sia lei l’unica responsabile, e la stessa Lucia, ad un certo punto, comincia a dubitare, ma non cessa mai di amarla.

In questo mondo matriarcale gli uomini non fanno una buona figura, a parte il giovane medico innamorato di Lucia che cerca, con la propria razionalità, di dimostrare la falsità e la follia del pregiudizio e aiuta a dimostrare che veramente il sonno della ragione genera mostri.

Terribile la figura della madre, anaffettiva e concentrata esclusivamente sull’odio verso la figlia reietta, al punto da dimenticare l’amore per tutto il resto.

Brutta Pinella, la sorella invidiosa e gelosa, che sembra la quintessenza della malvagità.

Forte e quasi virile Lucia,  capace di prendere in mano la sua vita e quella della sua famiglia e di amare al di là della paura e dei condizionamenti.

Tenerissima la figura di Ianetta, l’esclusa che lotta per sopravvivere e manifesta il suo amore custodendo piccoli simboli dei suoi cari, traendo la sua forza dalla terra, quasi essa stessa ne fosse parte.

Romanzo indubbiamente ben scritto, che ha il dono di farti sentire testimone diretta di fatti ed eventi e che, con stile per certi versi "verghiano", ti permette di entrare nella testa dei personaggi e condividere i loro pensieri e le loro paure. 
Verghiano è anche il progressivo tracollo della famiglia, che quasi paga la propria colpa contro Ianetta, e che è simboleggiato dal vecchio fico del giardino, testimone muto della tragedia e che, incenerito dal fulmine, rifiorisce quando tutto si è compiuto.  Come nei Malavoglia anche qui la speranza è nei figli dei figli che, dopo aver ascoltato antiche storie (che poi hanno scoperto essere drammaticamente vere), tornano alla vecchia casa, ormai in rovina, e si preparano a ricominciare, anche se non da lì.

Protagonista nello sfondo è la Sardegna, bella e selvaggia, con la sua natura, i suoi nuraghe, la sua cucina e la sua lingua, così "impastata" nel testo da rendertela familiare. 
Protagonista è, però, anche la paura del diverso, dell'ignoto, che ti toglie buon senso, logica e sentimenti. Il paese tutto non ha indugi nel dare alle fiamme la coga, per liberarsi della sua incomoda presenza, così come oggi, per motivi un po' diversi e un po' uguali, si attaccano le case di accoglienza e si bruciano barboni.
Da leggere per meditare.
Con questo post partecipo al venerdì del libro anche questa settimana, con lo straordinario evento di due post in due giorni consecutivi


giovedì 13 novembre 2014

Di un anno di blog



Ieri questo blog ha compiuto un anno e sono tanto distratta che me ne sono accorta per caso, anche se la forzata permanenza* a casa mi ha dato più tempo da dedicargli. Si vede che sono proprio una blogger attenta! 
Bene, i blog seri organizzano feste, ricchi premi e cotillons, meravigliose celebrazioni...io, molto più semplicemente farò due conti.

Cosa mi aveva spinto ad aprire questo blog?   Fondamentalmente il desiderio di condividere quella parte della mia vita fatta di creatività, ricami e lavori vari che non trovava molto spazio nel mio giro di amicizie e che avevo visto essere in rete molto presente. Nella realtà il mio blog è diventato una sorta di zibaldone in cui, senza nessun ordine ( e, me lo dico da sola, senza nessuna logica!) si sono affollati pensieri, riflessioni, considerazioni, lagne, libri e...poche creazioni. Insomma, il blog ha seguito una via tutta sua, non programmata da me, ed è diventato una sorta di specchio della mia personalità, disordinata e straripante nelle direzioni più svariate. 
Non era previsto, ma qui, effettivamente, è entrato molto della mia vita: la famiglia, la scuola, le letture e, di straforo, qualche mio lavoro.
E adesso un piccolo bilancio:
PRO: 
ho trovato il mio spazio per parlare di quello che mi andava senza rompere l'anima alla solita amica;
ho conosciuto, anche se virtualmente, persone diverse e provenienti da realtà diverse, e ciò è stato sicuramente uno stimolo al confronto, allo scambio di opinioni, alla riflessione;
mi sono divertita a parlare di adolescenti (riprenderò, non temete, è un continuo work in progress!) e ho fissato su carta (virtuale) ricordi, persone e pensieri che, altrimenti, sarebbero, forse, spariti con me.

CONTRO: 
il blog richiede tempo. Io di tempo ne ho poco e il tempo impegnato per lui è stato sottratto ai miei lavori creativi, che sono diminuiti in quantità e in "peso".

COSA HO IMPARATO: 
il computer, che prima era un conoscente, è ora diventato, se non un amico, almeno un vicino di casa.

COSA NON HO IMPARATO: 
a fare foto decenti
a modificare l'aspetto del blog
ad inserire banner (se ci riesco una volta, poi dimentico come si fa, uff!!!).

COSA HO DA DIRE:   
GRAZIE a chi perde un po' del suo tempo per leggere i miei deliri e lasciarmi un segno del suo passaggio. 


*ho una meravigliosa cavaglia sexy, grazie ad un tentativo di volo (dalle scale) mal riuscito


lunedì 10 novembre 2014

Di genitori (o Di cosa ho scoperto a Parigi 2 )


A Parigi ho visto bambini (anche non tanto piccoli) portati dalle madri con le fasce e sguardi teneramente innamorati, madri che allattano in metropolitana senza alcuno scrupolo, famiglie con non meno di tre bambini e, nei giardini, genitori intenti a giocare coi loro figli.
Ho visto un mondo a misura di bambino, dove, anche nelle periferie, ci sono giardini con zone attrezzate e grandi spazi dove possono fare sport.

Ma ho visto anche altro.

Io sono una madre apprensiva.
Quando i miei figli erano più piccoli e più imprevedibili, li tenevo per il polso cosi strettamente che quasi mi facevo male io e facevo loro male. Mai li ho lasciati soli per strada, anche se sul marciapiede, mai ho permesso loro di arrampicarsi sugli alberi o sui lampioni e MAI E POI MAI li ho lasciati liberi sulla banchina di una stazione.
Il primo giorno a Parigi ho gettato un urlo vedendo una bambinetta di non più di 3 anni avvicinarsi pericolosamente al binario. Il padre e la madre, intenti a coccolarsi, non guardavano né lei né il suo fratellino, un poco più grande.
« Un caso » direte.
Secondo giorno: uscita della Metro, folla da sera del dì di festa...e bimbetto a camminare da solo mentre i genitori, 2 o 3 metri indietro, chiacchieravano amabilmente.
« L’eccezione che conferma la regola »
Terzo giorno : Montmartre, un mare di gente in piazza e nei vicoli…e bambini soli a fermarsi nei negozi mentre i genitori guardavano altro …
  e potrei continuare.

Visto che la serenità olimpica è caratteristica della quasi totalità dei genitori visti qui, ho concluso che la sbagliata sono io che ho vissuto con ansia ogni uscita, gita, viaggio, passeggiata…sempre mammachiocciacoipulcinisottoleali.

E mi sono interrogata: ma non è che forse qui i bambini sono meglio educati all’autonomia?

Non è che forse con il nostro (o il mio) eccessivo senso di protezione  contribuiamo ad educare « bamboccioni » ?

Che ne pensate ? E voi che mamme siete ?





venerdì 7 novembre 2014

Dei libri dell'anno 24: La vita davanti a sé

Quello che propongo oggi per il venerdì del libro è un romanzo bellissimo che mi ha accompagnato nella trasferta parigina e di cui consiglio caldamente la lettura, La vita davanti a sé, di Romain Gary. 

La vita davanti a sé

Come ne Il quaderno azzurro la storia è raccontata in prima persona da un bambino cresciuto troppo in fretta in una realtà di abbrutimento umano e sociale, ma qui il messaggio che passa è, nonostante tutto, un messaggio d'amore.  
Protagonista e narratore è Momo, un bambino arabo di 10 anni (che poi si rivelano 14) che vive in una sorta di casa-famiglia insieme con altri bambini,  figli come lui di prostitute, in un  palazzo  abitato da una varia umanità di ogni razza, lingua e religione, che spesso vive ai margini della legalità, ma è legata da profonde relazioni di affetto ed amicizia. 
C'è, innanzi tutto, Madame Rosa, vecchia prostituta ormai in pensione  che sbarca il lunario accogliendo nella sua casa i bambini che le madri le affidano perché sfuggano al controllo degli assistenti sociali. La donna ha un doloroso passato alle spalle (è stata internata in un campo di sterminio perché ebrea) e continua ad avere incubi (che sono i sogni quando invecchiano). Madame Rosa viene impietosamente descritta dal ragazzo nel suo aspetto ormai cadente, ma è oggetto dell'amore assoluto di Momo, che lei, a sua volta, ama di un amore totale.
C'è il signor Hamil, un vecchio venditore di tappeti che ha insegnato a Momo tutto quello che sa, che aspetta che Allah lo chiami e conosce Victor Hugo. A lui Momo  rivolge la domanda chiave: "Si può vivere senza amore?"
C'è il travestito senegalese, Madame Lola, che è la persona più buona del mondo e "se tutti fossero stati come lei, il mondo sarebbe terribilmente diverso e ci sarebbero molte meno disgrazie".
C'è il vecchio medico che, anche se non ce la fa più a salire le scale perché è malato anche lui, continua ad assistere Madame Rosa e a rassicurarla nelle sue paure.
Ci sono i vicini, che fanno riti tribali per riportare alla salute Madame Rosa e la portano in braccio su per le scale, quando lei desidera rivedere i luoghi della sua giovinezza e il marciapiede su cui batteva. 

Tutto questo mondo, sicuramente torbido, viene visto con gli occhi di un bambino  (che di fatto è già un uomo e, per certi versi è già un vecchio), e presentato da lui con semplicità, come se si trattasse di una realtà normale. 
Le riflessioni di Momo toccano tutti gli aspetti della vita, anche i più discussi, come il diritto all'eutanasia e la cura degli anziani,  e colpiscono per la loro immediatezza e la loro profondità. 
Momo, che non si sorprende per ciò che lo circonda,  rimane impressionato dal vedere "il mondo a rovescio" in una sala di montaggio e, grazie al suo sguardo, anche noi vediamo un mondo alla rovescia, in cui la prostituzione è un lavoro come un altro, non è importante che tu sia ebreo, musulmano, bianco, nero o cinese, ma ciò che conta è l'umanità, senza giudizi e pregiudizi, perché "Homo sum, humani nihil a me alienum puto".
A differenza della piccola Batuk, per Momo fortunatamente si apre uno spiraglio e il romanzo si chiude con un messaggio di speranza.

Non ho parlato dello stile originalissimo, nè dell'autore, né della strana composizione di questo libro, sappiate però che Gary ha anticipato quegli autori moderni di successo, come Pennac, che hanno fatto oggetto della loro narrazione i quartieri multietnici di Parigi (l'azione del romanzo si svolge nel quartiere di Belleville, sfondo delle vicende di Malaussène e della sua tribù), popolati da immigrati di tutte le razze e crogiolo di esperienze e di culture.
Avevo iniziato a scrivere quando ero a Parigi proprio un post sulla bellezza della società multietnica che mi passava davanti per le strade e sulla Metro, poi, però, ho pensato che questo libro ne era la sintesi perfetta e...vi ho risparmiati! 
Buona lettura!

Con questo post partecipo anche al tè di Squitty dentro l'armadio

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lunedì 3 novembre 2014

Dell'autunno (o Di cosa ho scoperto a Parigi 1)




A Parigi ho scoperto l’autunno.

E’ accaduto quando , appena arrivata, dalla finestra dell’hotel ho visto gli alberi che cominciavano a cambiare colore e che, giorno dopo giorno, si spogliavano.

L’ho scoperto nella pioggia di foglie ai giardini delle Tuileries e nel bosco di Chenonseau, nel cielo coperto e nella pioggia leggera, nella temperatura frizzante e nella nebbia del mattino.

E sono rimasta sorpresa.

Perché dalle mie parti l’autunno non lo vedi: troppi pochi alberi e quei pochi sempreverdi, per cui tu ti accorgi che la stagione è cambiata dalla necessità del maglioncino e dalle vetrine decorate di zucche e frutta martorana.

Dalle mie parti una mattina ti alzi e scopri che il Natale si avvicina e ti sei persa l’autunno.

Quest’anno no.

Quest’anno io l’autunno me lo sono goduto e l’ho particolarmente amato.

Perché per me l’autunno è il tempo del riposo dopo le fatiche dell’estate ed è la preparazione di ciò che verrà.

E’ il rinnovamento, è il gettare via quello che è vecchio per fare spazio al nuovo, è il ritorno all’essenzialità, al punto di partenza da cui ricominciare, è la novità del passato che prepara il futuro.

Per questo non riesco a vedere nelle foglie che cadono il senso della provvisorietà dell’esistenza dell’uomo come tanti illustri poeti, ma il desiderio di far piazza pulita di ciò che non serve più per dare spazio a quello che verrà.

E per voi?