martedì 30 settembre 2014

Di sesso forte e di sesso debole


Antefatto

La settimana scorsa
-domenica Dolcezze va al paesello per il compleanno della Zia. Vista la temperatura tropicale, viaggia con l'aria condizionata a palla;
-lunedì Dolcezze va a scuola con un certo mal di gola;
-martedì Dolcezze ha un forte mal di gola e comincia a prendere latte caldo e miele: ovviamente è a scuola;
-mercoledì Dolcezze è raffreddata morta, spiega per 5 ore soffiandosi il naso, recupera il Cucciolo, cucina, mette in tavola e va a letto, perché è un cadavere. Si alza alle 16.30 per rigovernare, correggere compiti e far ripetere. Cena, di nuovo, con latte caldo e miele, ha solo 37° di febbre, passa l'intera notte in bianco;
-giovedì Dolcezze si alza, come al solito alle 6.00, svolge le consuete mansioni, va a scuola, dove rischia di strozzarsi per la tosse ("Professoressa, mi ha fatto paura! Temevo ci morisse qui!")
-venerdì, con la voce da trombone  e con il naso totalmente tappato, Dolcezze spiega per 5 ore;
-sabato va un po' meglio, nel senso che la testa è meno dolente che nei giorni precedenti;
-domenica...non ne parliamo più, ma l'Amato Bene comincia a lamentarsi per il raffreddore (ebbene sì, l'ho contagiato...in un matrimonio si condivide tutto, no?).
 
Ieri

L'Amato Bene va dal Dottore perché sta troooopppo male. Il medico gli dà 2 giorni di malattia. Rientrato a casa si abbandona sul divano, da cui si alzerà solo per andare a letto.

Oggi

Dolcezze porta, come al solito, il Cucciolo a scuola, va al lavoro e, visto che oggi ha solo 3 ore, ne approfitta per andare al mercato. Presa dalla frenesia da "riempiamoilfrigoriferochenonsisamai", compra ben 16 chili fra frutta e verdura. Si rende conto che non ce la può fare a scaricare da sola la macchina. Le sovviene che a casa c'è l'Amato Bene e gli telefona per chiedere aiuto. Lo zombie che c'è dall'altra parte del filo risponde: "Noooo, non ce la faccio...faccio venire Anna (*)". 
Dolcezze arriva, suona al citofono, arriva Anna, che prende 2 buste e, scuotendo il capo, dice:"Maschi"

Per la serie "Basta la parola".


(*)La signora che mi aiuta

sabato 27 settembre 2014

Dell'adolescente femmina in shopping (parte 1°)

Ritorniamo allo studio sugli adolescenti e, modificando completamente la "programmazione", affrontiamo una tipologia molto diffusa e pericolosissima (soprattutto per il portafogli dei genitori): l'adolescente femmina in shopping. Ne avevamo accennato già qui , ma un pomeriggio di spese con la Stella mi costringe a sviluppare meglio la questione.


L'adolescente femmina in shopping  è una scheggia impazzita: gira per negozi in modo ossessivo e compulsivo, guardando TUTTE le vetrine, TUTTE le grucce, TUTTE le paia di scarpe per poi sentenziare sconsolata. "Non mi piace niente. Sono tutte schifezze".
Al ventesimo negozio, la genitrice (autorizzata ad accompagnare la pulzella solo quando serve la "mamma bancomat"), comincia a dire: "Ma guarda bene, ci sono tante cose carine!" e comincia ad indicarle una maglia deliziosa "...ma non vedi, mamma? Ci sono le farfalle!" "Ma è appunto questa la particolarità" "Non mi piace". Ok, passiamo oltre. "Guarda questo, è delizioso!" "Non se ne parla, non lo metterei mai!" A questo punto la povera madre, che già è uscita con la consapevolezza di un pomeriggio votato al martirio, insiste e propone qualcos'altro. "E' orribile! Mi prenderebbero in giro tutti!" 
La pazienza della santa donna comincia a vacillare e nubi fosche si addensano all'orizzonte quando, finalmente, la fanciulla adocchia una cosetta che, dice, potrebbe interessarla. La madre è  talmente stanca ed esasperata che, quale che sia l'affare scelto, approva incondizionatamente e, contemporaneamente, riesce ad infilare in camerino qualche cosetta che aveva visto prima e che era stata miseramente bocciata. A questo punto incrocia le dita e...aspetta. L'adolescente prova, tira la tenda e finalmente si mostra...ma non esce, perché non vuol essere vista da nessuno. "Ma insomma, girati, fatti vedere" "No, mi guardano" "Per favore, ti proveresti anche questo?" "Ti ho detto che non mi piace" "Ma fallo per me, voglio solo vedere come ti sta" "Uffa! Solo questo, però".
Ovviamente le sta benissimo. Si guarda e si piace...ma non può ammetterlo. "Mah, visto che non c'è niente di meglio...però non mi piace". 
La madre mette da parte la risposta che le sale spontanea sulle labbra e spera che tutto sia finito. Ma non è così. Le scarpe che ha in casa non vanno bene, sarebbe opportuna una collana, una borsa, una cintura...

30 secondi dopo essere rientrate a casa, le foto degli acquisti effettuati saranno già postati su Facebook o, almeno, già mandate con WathsApp all'amica del cuore, alla faccia dell'effetto sorpresa.

to be continued






martedì 23 settembre 2014

Di gabbi e vendette della Sorte

Mia Nonna, che parlava con proverbi, come Padron 'Ntoni dei Malavoglia, usava spesso un'espressione dialettale " 'U iabbu arriva, 'a iastima no",  ("Il gabbo arriva, la bestemmia no"), il cui significato è "Se prendi in giro qualcuno per qualcosa, sta' attento, perché questo gabbo tornerà a te, perché tu incapperai nello stesso giudizio; se, invece, mandi maledizioni contro qualcuno, sta' certo che non gli arriveranno". In altre parole, non esprimere giudizi malevoli contro gli altri, perché "nessuno può dire: di quest'acqua non ne bevo." 

Questa premessa per spiegare cosa mi è capitato.

Come penso sia chiaro, le mie dissertazioni sugli adolescenti partono dall'osservazione di figli e amici dei figli, oltre che di alunni. Ovviamente ho una serie di modelli pressocché infinita, e colgo gli spunti che ho quotidianamente sotto gli occhi.
Bene, quando ho parlato dell'Adolescente musicofilo  avevo come ispiratore mio figlio, per le sue cuffie e le orribili magliette, e il suo amico del cuore come improbabile suonatore di chitarra elettrica, regalatagli dai compagni di classe per i 18 anni.
Quando l'Erede aveva organizzato la raccolta fondi tra gli amici per l'acquisto dello strumento, avevo ridacchiato al pensiero della faccia della madre all'arrivo della chitarra e dell'amplificatore e avevo sghignazzato ai di lei resoconti sull'unico accordo suonato all'infinito.

Secondo voi, cos'hanno regalato a mio figlio per i suoi 18 anni?




lunedì 22 settembre 2014

Di presine...da thè


Perché non si pensi che sono una creativa in pensione...questa è la presina tazza, 


ultimo frutto di un Mini Cal dell'Isola Creativa, le cui indicazioni  dobbiamo alla bravissima Rosa

Questa tazza è coordinata alla teiera


che già vi avevo mostrato qualche mese fa.
Eccole insieme
 


Che ve ne pare?



mercoledì 17 settembre 2014

Di vecchia e nuova scuola

la foto OVVIAMENTE non rappresenta la mia classe, ma è tratta dal web

II mio primo giorno di scuola lo ricordo benissimo. Era il lontano 19..., ok, nel secolo scorso, e, soprattutto, ERA IL PRIMO OTTOBRE!!! ed io ero una "remigina" (quanti ancora ricordano il significato di questo termine?). Pioveva a dirotto ed io indossavo una mantella impermeabile con un cappello alla Sherlock Holmes, un grembiule nero con il fiocco rosso e lo stemmino di plastica puntato sul petto con gli automatici. Mi accompagnò mia madre (ovviamente in ritardo!), in una pluriclasse, perché io facevo la primina, anche se sapevo leggere e scrivere già da un po'.  Ricordo l'entrata in quell'aula già piena e gli sguardi di tutti. Avevo i quaderni piccoli (e non quelli enormi che vanno ora), con le cornicette già preparate da me nei giorni precedenti. Cosa abbiamo fatto non lo ricordo: l'unico flash è la cornicetta disegnata dalla madre della mia compagna di banco, con una cucina con pentole e tegami...ed io la invidiavo tantissimo, perché la mia genitrice non aveva alcuno spirito artistico, ahimè.

Questa memoria porta a considerazioni di altro genere:
anche se andavamo a scuola ad ottobre, le nostre conoscenze e le nostre competenze non erano inferiori a quelle degli alunni di oggi, anzi! E non mi dite che lo scibile si è allargato: il punto è che è lievitato tutto ciò che è alternativo, e non sempre complementare allo studio. Ben venga l'informatizzazione della scuola, Internet nelle classi, la LIM...ma se tu non studi non sai.
Mi dispiace, sono una vecchia Arpia, ma continuo ad essere convinta che l'unico modo per apprendere e ritenere i contenuti sia stare seduti alla scrivania a leggere, sottolineare, ripetere a voce alta, fare schemi, collegamenti e mappe concettuali, senza rispondere a messaggi di WhatsApp, senza controllare le notifiche di Facebook, senza ascoltare musica in cuffia e senza la follia del sabato libero che, sicuramente, fa risparmiare in termini di riscaldamento e di illuminazione (e dà a tutti i docenti il giorno libero agognato) ma sottopone gli alunni ad un orario massacrante e a ritmi di studio pomeridiano disumani, soprattutto al Liceo (6 materie al giorno, quando arrivi a casa alle 15.00 ed esci la mattina alle 7.30...non sono normali!).
Il risultato è uno studio approssimativo e superficiale, una selezione delle discipline e tanta, tanta confusione.
Meglio studiare con ritmi più morbidi anche se in tempi settimanali più dilatati e, soprattutto...spiegatemi: 
come si fa ad andare in classe dalle mie parti il 9 settembre (o il 15 non cambia molto!) con 28°/30° di temperatura?

lunedì 15 settembre 2014

Di inizio scuola e dei dolori della giovane(?) madre



immagine presa qui

Settembre, andiamo. E’ tempo di…tornare a scuola.

Dopo un anticipo (i miei grandi hanno ripreso già martedì scorso), oggi ripartiamo io e il Cucciolo, lui sveglio e in piedi dalle 6.00, docciato, vestito e pronto dalle 7.00, seduto a guardare cartoni animati muovendo nervosamente i piedi, tutto attento a non sporcare la sua tenuta da primo giorno di scuola.  Da domani, lo so, ricominciamo con jeans e maglietta, ma oggi è vestito da Piccolo Lord (e ovviamente ha scelto lui!). Quest’anno entra in III elementare e il suo entusiasmo è legato al fatto che da quest’anno avranno la LIM* in classe e questo lo esalta.
I grandi hanno cominciato a spron battuto e, dopo soli 5 giorni, sono arrivati al sabato stremati, tanto da rimanere nel fine settimana a casa a dormire e anticipare compiti.

Inutile dire che sono già entrata in servizio correzione e ripetizione.

Considerato che la somma di Erede (III Liceo Classico), Stella (I Liceo Classico), Cucciolo (III elementare), cattedra mia (3 ital, 2 Lat e 1  V)= MORTE CERTA, capirete bene che mi sento una cordicella al collo che stringe, stringe, stringe…e già boccheggio.

Ergo: se a “Chi l’ha visto?” sentirete di un’insegnante, madre di 3 figli, che è sparita nel tragitto per andare a scuola…non accusate l’Amato Bene di uxoricidio e soppressione del cadavere, non pensate ad un Serial Killer che imperversa nel mio territorio ma, soprattutto,…
NON VENITEMI A CERCARE!!!


*Lavagna interattiva multimediale


 

venerdì 12 settembre 2014

Dei libri dell'anno 21: Prenditi cura di lei



Ho amato molto il libro che presento oggi per il venerdì del libro, un romanzo delicatissimo e bellissimo, che spinge a riflettere, che scuote la tua tranquillità e ti fa prestare attenzione alle persone che ci amano e che, troppo spesso, diamo per scontate.
Si tratta di "Prenditi cura di lei", della scrittrice coreana Kyung-Sook Shin,

 
una storia ambientata in Oriente, ma universale, per le situazioni e le problematiche che presenta.

La storia comincia nel caos della metropolitana di Seul, dove si perde nella folla un donna di 69 anni, Park Sonyo, che col marito stava andando a trovare il figlio prediletto, per congratularsi della sua promozione. La donna, però, non sale sul treno, sparisce nel nulla, priva di documenti e soldi, confusa in mezzo ad una folla che la avvolge e la fagocita. Da lì comincia la febbrile ricerca da parte della famiglia tutta. 
Il romanzo è suddiviso in quattro parti; soltanto nell'ultima sentiamo parlare la protagonista, mentre nelle prime tre lei è presentata dal punto di vista della figlia scrittrice, del marito e del figlio maggiore. Da questi narratori diversi emerge una figura di donna, di sposa e di madre in cui ognuno di noi può riconoscere la nonna, la madre o la vecchia zia, perché nel dramma di questa donna è racchiusa l'esistenza di molte altre donne, di ogni parte del mondo. 
Park Sonyo è una donna forte, che non sa leggere e scrivere, ma non trascura di ascoltare la lettura dei romanzi scritti dalla figlia. Le viene imposto un marito, che non è certamente un uomo facile, ma con lui ha dei figli e, sposa abbandonata nella giovinezza, non si fa scrupolo di riaccoglierlo, quando torna, vecchio e stanco. E' una madre attenta e disponibile, totalmente dedita alla famiglia e al lavoro, capace di gesti bellissimi per far quadrare il bilancio familiare e aiutare i figli a costruirsi un futuro migliore.
E' lei il perno costitutivo della famiglia, ma la sua presenza è talmente scontata, che nessuno vede i problemi che ha e, addirittura, ci si "dimentica" di lei, come spesso fa il figlio prediletto, troppo preso dalla sua carriera per tornare a casa o chiamarla. 
Park Sonyo sta male, la sua casa non è più perfetta e in ordine, dimentica le cose, sbaglia la strada, ma nessuno se ne accorge, perché la vita di ognuno segue strade diverse e, in fondo, ognuno crede che è tutto a posto, perché la mamma è la roccia, colei che non ha mai chiesto nulla, non ha mai avuto bisogno di nulla, ma ha dato tutto di sé, senza riserve. E, invece, ci sono tante cose che molti non sanno, ma che emergono a poco a poco, dalle ricostruzioni di tutti.
I figli sono schiacciati dal senso di colpa per non aver visto, per non aver capito, ma la ricerca della madre li fa tornare ad essere famiglia, come quella che l’altra figlia con fatica porta avanti nella sua casa col giardino sul cui albero un uccello la osserva e sorride.

E’ un romanzo sulla maternità, sulla gratuità del dono che una madre quotidianamente dà ai suoi figli, sulla forza degli affetti familiari che, anche se distolti per un poco, tornano prepotentemente a galla nei momenti critici.

E’ un romanzo che non lascia indifferenti e invita a non perdere di vista le cose (e, soprattutto, le persone) veramente importanti. E’ l’invito a “prendersi cura” delle persone care finché è possibile, a rispettare le esigenze e i bisogni di tutti, a non trascurare gli affetti, a non rimandare mai un bacio, una carezza, un gesto di tenerezza.