giovedì 29 maggio 2014

Di premi e di me

Il mio blog ha solo 6 mesi e pochi, ma SCELTI ( ih, ih, ih!) lettori e mai in questo periodo sono stata scelta per nomination, premi  e segnalazioni varie che girano nel mondo blogghesco...ed ecco che in 2 giorni ricevo 2 riconoscimenti! INCREDIBILE!!!

Il primo arriva dalle deliziose mamme di Kevitafarelamamma, un blog dove si parla di tante cose, di bimbi e di storie e si riflette insieme sul nostro essere donne "speciali".
E' l'ambitissimo



ottenuto per il mio post sull' Adolescente con cellulare, ultimo, per ora, della mia serie di folli divagazioni e altissime analisi sociopsicologiche su figli, alunni, vicini e figli di amici.

Il secondo arriva dalla carissima Fabiola che cura un blog delizioso, pieno di belle riflessioni...e di una creatività infinita. Si tratta del

che è un premio che i blogger si passano per promuovere piccoli blog (con meno di 200 follower) ma meritevoli di attenzione. 
 
Grazie a Fabiola per aver pensato a me!
 
Il premio prevede delle regole, che sono queste:
  1. ringraziare la persona che ci ha assegnato il premio e, se non lo si è diventare sua follower;
  2. spiegare le regole del Liebster Award;
  3. rispondere alle domande che ti pone chi ti ha premiato (se non te le pone dire 10 cose di te)
  4. nominare 10 blog con meno di 200 follower (se c’è qualche lettore in più non fa nulla)
  5. porre 10 nuove domande per i nominati o invitarli a dire 10 cose di sé
  6. comunicare agli interessati la nomina.
A dire la verità, la buona Fabiola ha detto che le regole sono facoltative e io ne approfitto! Non nomino nessuno, perché i piccoli blog che seguo sono tanti e mi sembrerebbe di far torto a qualcuno, se nella scelta lo dimentico. Diciamo che mi riservo di fare i nomi in un secondo momento.

Cosa dire di me? 

Non sono capace di stare ferma e quindi mi invento sempre qualcosa da fare, rompendo allegramente l'anima ai miei maschi, che, ovviamente, non condividono la mia iperattività.
Odio la stupidità.

Ho sempre almeno 3 libri sul comodino.
Amo ricamare e lavorare all'uncinetto. Con la maglia ho ripreso da poco, ma sono a livello base. Da un po' ho cominciato a creare con feltro e pannolenci.

Odio perdere tempo.
Amo alla follia il Natale.
Mi piace cucinare, soprattutto pasta e dolci. 

Adoro viaggiare, ma sto molto bene anche a casa.
Colleziono alberelli di Natale, mini-presepi, ditali e farfalle.
Amo le tradizioni di famiglia, anche quelle culinarie, che ripropongo per ogni festa. 

Bene, chiudo questa pagina gloriosa, ringrazio ancora chi mi ha premiato...e ritorno alle mie incombenze che, vi assicuro, in questi giorni non sono poche (penso che mi toccherà parlarvene..quando avrò altri 5 minuti liberi!)

martedì 27 maggio 2014

Dei liquori di casa Dolcezze 2: NESPOLINO

Seconda puntata dei Liquori di casa Dolcezze. 
Anche questo proviene dalla Preziosa Zia, ma è una scoperta recente. La prima volta l'ho sperimentato l'anno scorso, ma era fine stagione e non avevo molta " materia prima"; quest'anno mi sono attrezzata per tempo...



...ottime nespole biologiche, mangiate con piacere doppio, anche perché a me servono solo i nocciolini (36, per l'esattezza)...


....sciacquati, lasciati un paio di giorni ad asciugare...




...e poi un po' pestati col batticarne ( o col matterello), tra due fogli di carta forno.

Ho messo  i  nocciolini in infusione in 300 cc di alcool per 24 giorni, aggiungendo 4 gocce di essenza di mandorle amare...




Passati i 24 giorni, filtrerò,  eliminando i nocciolini e lascerò a riposo per 24 ore. Preparerò intanto lo sciroppo, sciogliendo gr. 300 di zucchero in cc 300 di acqua bollente. Quando lo sciroppo sarà freddo, lo unirò all'alcool filtrato, mescolando bene. Imbottiglierò...e degusterò!

Pubblico prima che il liquore sia pronto ( e, quindi, non posso mostrare le foto dell'ultima fase della preparazione) per dare, a chi lo voglia, la possibilità di farlo prima che finisca la stagione delle nespole!

venerdì 23 maggio 2014

Dell'adolescente con cellulare (e Dei libri dell'anno 13)




L'adolescente di oggi non è mai solo. Ha un amico più fedele di un cane, un compagno inseparabile, un accessorio insostituibile: il cellulare. Senza non fa un passo: se va in bagno se lo porta, a casa e a scuola; se va a letto, lo mette sotto il cuscino; se è a tavola lo nasconde sottto il tovagliolo: ormai è parte di lui. 
Il cellulare serve a tutto fuorché a telefonare, perché, anche se ha la promozione più accattivante e conveniente, l'adolescente difficilmente chiama e raramente riceve. Dedica tutte le sue attenzioni  a Internet, WhatsApp e Facebook e ha acquisito una velocità supersonica nell'usare la tastiera. Mentre tu sei ancora intenta a cercare la posizione delle lettere per scrivere un sms, lui ha già pubblicato  un romanzo...e senza neanche guardare lo schermo. 
Ciò può provocare dei problemi: " A che ora avete l'appuntamento?" " Non lo so, ho mandato un messaggio" "Allora?" "Nel gruppo non c'è nessuno" "Ma non puoi chiamare tu?" "Naah, ora risponde qualcuno". 
Del cellulare conosce ogni aspetto: con lui controlla dove si trova Treviso e il significato di paratattico, da lui riceve i compiti, con lui mette l'universo mondo a conoscenza di ogni sua più piccola esperienza ... e con lui cerca di salvare un anno scolastico. Tramite cellulare tenta di recuperare il compito di matematica e la versione di latino e attua tutte le strategie per riuscire nell'intento. Ogni adolescente furbetto ha, infatti DUE cellulari, uno da consegnare diligentemente alla cattedra e l'altro da usare. E come sfuggire all'occhio attento dell'insegnante? Io ho sgamato almeno 4 tecniche, che non pubblicizzo perché non siano di  ulteriore stimolo .
L'adolescente con cellulare è nomofobico. La sua paura più grande è che il cellulare si scarichi: per questo cammina col cavetto e, ovunque vada, controlla immediatamente la posizione delle prese. L'incubo maggiore è salire sul treno e scoprire che non ce ne sono o non funzionano.
L'adolescente con cellulare non ha più una macchina fotografica, perché fa migliaia di foto sempre col suddetto e poi le passa con WhatsApp (o Bluetouth, boh?) alla compagna di banco.
L'adolescente con cellulare scarica musica e l'ascolta e se ne infischia se tu gli dici che  non deve tenere gli auricolari stabilmente alle orecchie, perché può far male.
L'adolescente con cellulare trascorre i pomeriggi di "studio" rispondendo ai messaggi in chat e sui vari gruppi  e se tu lo richiami ti dice "ma ho dato solo un'occhiatina".
L'adolescente con cellulare non può più vivere senza di lui. E' capace di tornare a casa se lo ha dimenticato  e risparmia sulla paghetta per comprare il modello più nuovo. E quando finalmente ce l'ha, se lo porta a spasso e dedica a lui tutte le sue attenzioni: lo lucida, lo protegge con custodie varie che, addirittura, alterna, come se fossero abiti. Se  esce con gli amici, spesso, in barba a tutte le regole di buona creanza, sta lì a navigare, a scrivere o a leggere...e il bello è che non lo fa da solo, ma tutti sono concentrati a fare la stessa cosa,
isolati in gruppo,  
sconnessi nella connessione.


Il libro proposto per il venerdi del libro di oggi è un testo difficile, doloroso, tanto che ho dubitato se presentarlo  o no. Poi, parlando con l’Amica Lettrice che mi ha prestato il libro (perché siamo esperti pure in scambio/spaccio di libri ) ho capito che, comunque, bisognava parlarne. Il romanzo di oggi è “A voce alta” di B.Schlink, storia drammatica dalla quale è stato recentemente tratto un film di discreto successo. 

E’ la storia, raccontata in prima persona, di Michael Berg,  un adolescente prima, uomo poi, la cui vita è ASSOLUTAMENTE, TOTALMENTE sconvolta dall’incontro con una donna molto più matura che stringe con lui una relazione passionale, per poi sparire all’improvviso, lasciando nel ragazzino un profondo senso di solitudine e di abbandono (oltre che un immotivato senso di colpa). Durante la loro relazione la donna lo invita a leggerle dei libri e solo dopo comprendiamo che Hanna nasconde un segreto che custodisce strettamente: è analfabeta.  Divenuto studente universitario, Michael la incontra di nuovo in un’aula di tribunale, dove scopre che Hanna era stata una Kapo nei campi di sterminio e che ora è accusata con altre donne di essere responsabile della morte di un gruppo di prigioniere affidate alla sua custodia. Hanna potrebbe facilmente difendersi, dichiarando il proprio analfabetismo, ma non lo fa, accettando un’ingiusta condanna. Anni dopo Michael deciderà di rimettersi in contatto con lei, inviandole  delle registrazioni di libri letti a voce alta. Ma non si riallaccia un vero e proprio dialogo, fino al finale assolutamente inaspettato, almeno per me.
La storia, raccontata con un linguaggio asciutto dal protagonista che, in nessun momento indulge al sentimentalismo o esprime giudizi su Hanna, si intreccia alla riflessione di un intero popolo che riflette sul proprio passato e cerca di giudicarlo. 
E’ un libro da meditare, non da leggere, che ti coinvolge proprio perché il narratore non fa nulla per coinvolgerti. Il racconto è  scabro, quasi impersonale, e in questa apparente freddezza noi vediamo la freddezza, l’”insensibilità” del protagonista, che questo amore malato ha sconvolto impedendogli di vivere relazioni normali. Alla fine della lettura ti resta un senso di inquetudine profonda e, da genitore e da educatore, rifletti su quanto possa un adulto condizionare la vita di un adolescente con parole e atteggiamenti. Bellissimo lo spazio dedicato alla lettura che ci sembra l’unica forma di riscatto di questa donna, per il resto indecifrabile. 
Hanna è testarda? E’ malata? E’ poco intelligente, oltre che poco furba? Ha la consapevolezza delle sue colpe?  La conclusione da cosa deriva: senso di colpa, paura? 
Michael pare non porsi il problema. 
Noi non riusciamo a darci una risposta.

mercoledì 21 maggio 2014

Della mutanda e del lanciatore del sasso



foto dal web

Come quasi tutte le mattine, alle 6.30 stendo biancheria. Mentre allargo le lenzuola mi cade giù una mutanda: un classico. Sono ancora in vestaglia e, quindi, comincio a chiamare le mie truppe, per vedere chi è disponibile a scendere in cortile per recuperare l'imbarazzante indumento.  Com'è ovvio, nessuno è ancora pronto e, quindi, nessuno può andare. Ok. Comincia il tira e molla :"Sbrigati! Vestiti! Scendi! Muoviti!" ( Si vede che sono una megarompi, vero?). Finalmente l'Erede scende. Poi torna, a mani vuote. "Non c'è nulla" "Ma che dici! Sei sempre il solito, non trovi mai niente! Vado io!"
Scendo, furibonda e...non c'è nulla. 
La mutanda è sparita, dissolta. 
Allo strano caso del calzino spaiato dovrò aggiungere quello della mutanda involata? 
E chi se l'è presa? E'  un cortile condominiale, ed è pure quasi l'alba, chi vuoi che ci sia in giro? Mah. Torno a casa con il pensiero del maniacocherubamutande, ma, quando esco in balcone per finire di stendere, trovo una pietra avvolta nella mia mutanda. 
E lì capisco. Il lanciatore del sasso ha colpito ancora.
Mentre rifletto, il vecchietto del piano di sotto mi dà voce: "Signora, le ho rimandato la biancheria!" "Grazie, troppo gentile!"
...e se avesse colpito qualcuno o avesse rotto un vetro?
Quando si dice... troppa grazia sant'Antonio...

domenica 18 maggio 2014

Di decluttering, reuse e di idee del Cucciolo



Il fine settimana (e lo strettamente siculo giorno festivo infrasettimanale) sono stati dedicati al cambio di stagione e al successivo decluttering. 
Per natura sono una "conservatrice", non nel senso delle idee quanto degli oggetti e, soprattutto, dei ricordi che rappresentano. Mi è molto difficile gettare tutto ciò che è legato all'infanzia dei miei figli,  i  loro disegni (anche gli scarabocchi!) , i loro quaderni...ma anche i miei.  E' un problema di famiglia: mia madre custodisce  libri e quaderni del liceo, i vestiti di quand'eravamo bambini e, perfino, gli abiti del suo viaggio di nozze . Quando mi sono sposata e sono andata a casa dei nonni per prendermi il letto, le mie zie, più conservatrici di me, me l'hanno consegnato con la sua bolla di accompagnamento...del 1928. 
Ciò testimonia che la tendenza all'accumulo è ereditaria e genetica. 
Non so se questo sia bene o  male, ma ho concluso che, se non voglio diventare la protagonista di uno di quei reality tipo "Sepolti in casa" devo darci un taglio ed eliminare il non indispensabile. Così ho affrontato il primo armadio e ho riempito tre sacchi di abiti di tutta la famiglia da indirizzare alla Casa di accoglienza, tre buste da far arrivare alla Santa Donna che mi aiuta e due bustone per il "Centroscambiocuginetti". Cos'è? Una nuova associazione umanitaria? No, una nobile iniziativa (copiata dalla mia Grande Amica) che coinvolge me, mia sorella e le madrine di mio figlio, che comporta un megariciclo di vestiti, per cui ai più piccoli, il Cucciolo e il mio nipotino, praticamente compriamo solo le scarpe: i bambini crescono così in fretta e hanno così tante cose che non arrivano a sciupare i vestiti, che quindi passano al "cuginetto" quasi nuovi.
Finora è andato tutto bene: modestamente, tutte le madri coinvolte hanno buon gusto e, quindi, nessuno si è mai lamentato. Ma oggi...
Fra gli indumenti riciclati c'era un bel pigiama primaverile, ottimo per questo periodo, che ho appositamente tirato fuori e preparato per la sera. Dopo la doccia mando il Cucciolo a rivestirsi e dopo 5 minuti mi si para davanti tenendo dinanzi la maglia, con sguardo perplesso.  

"Dovrei mettere questo pigiama?" 
"Sì, perché?" 
"Guardalo bene" 
"Cos'ha? Qual è il problema??" 
"Non ti sembra troppo infantile?" 
Davanti alla maglia c'è un orsacchiotto. 
Per il mio uomo maturo di 7 anni un orsacchiotto è troppo infantile.

venerdì 16 maggio 2014

Dell'adolescente vanitoso

L'adolescente, per la gran parte,  E' VANITOSO.
Certo, ci sono quegli adolescenti che tendono a sparire, a nascondersi dietro un'uniforme, uno stile collaudato, l'abbigliamento del gruppo, ma per il resto sono tutti abbastanza attenti al loro look. E non c'è una gran differenza fra maschi e femmine, se non nelle forme ... e negli eccessi. Già qui e qui abbiamo presentato le caratteristiche generali, ora proviamo ad approfondire, distinguendo fra vari aspetti quelli che, al momento sono più evidenti.
Per i maschi, ad esempio, elemento fondamentale  sono i capelli.
I capelli del maschio sono quanto di più variegato: si passa dal capellone con coda di cavallo (che manco Leonida alle Termopili) al fanciullo con taglio da marine, attraverso una serie di acconciature pressocché infinita. 


foto dal web

Uno ha un ciuffo di capelli che sfida la forza di gravità e che, penso, abbia la consistenza del marmo. Un altro ha una specie di striscia bionda che sembra una puzzola ingiallita. A ciò aggiungi Capello Pazzo (qui) e Riccio Boy...
Effettivamente spesso la vanità del maschio adolescente si limita al capello. Mi pare che, almeno da queste parti e nel mio microcosmo, stiano diminuendo orecchini e piercing (ed era ora!). 
Dell'abbigliamento in generale abbiamo già parlato altrove e abbiamo ricordato che, in genere, il maschio non lo cura in maniera particolare, ma parlavamo del maschio, non del maschio vanitoso.
Questo lo individui subito, perche il suo capello è perfetto, quale che sia la tipologia scelta e, poi, segue tutti i dettami della moda, anche quando, secondo me, sfiora il ridicolo. (L'ultima novità sono dei fuseaux stampati davanti e a tinta unita dietro ...alla turca... Chi non ha avuto il bene di vederli...immagini!).
Altro elemento caratteristico è la maglia firmata e il jeans attillatissimo, ma il top si raggiunge con le scarpe. Da donna comprendo benissimo che il suddetto capo di abbigliamento è importante...ma mi spiegate la funzione di 25 paia di scarpe da ginnastica che si distinguono solo per qualche microscopico dettaglio?

Per quel che riguarda le fanciulle, ovviamente il loro è un abbigliamento douple: quello da scuola e quello da festa. A scuola anche loro hanno l'uniforme (il jeans), ma su tutto il resto ci scateniamo! Elemento centrale del periodo, a parte i capelli piastrati, sono le unghie: decorate, incise, brillantinate e smaltate delle tinte le più varie e, a volte, anche di colori e fogge diverse. Giuro di aver visto un'unghia Panda e un'unghia a pois. 

foto dal web
Dal momento che io me le mangio e non riesco MAI a mettere lo smalto bene in due mani...confesso di morire d'invidia .
Dicevo che per le ragazze l'uniforme scolastica prevede il jeans...ma sul resto ci scateniamo! Magliette attillatissime e scollate anche a 10°, ma megasciarpe attorno al collo. 
Se poi, per caso, incontri le suddette fanciulle altrove, ad una festa o in un locale...non le riconosci: tacco 12 e abitini striminziti, belle da far paura...
Anche loro curano i capelli, che le più audaci colorano. Oltre al canonico biondo,(anni fa ho avuto in classe la fatadaicapelliturchini), oggi  troviamo il rosso fuoco e l'arancione (giuro!), ma, soprattutto, imperversa lo shatuch. 
Di che si tratta? In sintesi...avete presente il terrore di ogni donna che si tinge i capelli,  ritrovarsi, cioè,  dopo qualche settimana dalla tintura con le chiome di tre colori? Oppure l'orrore, a fine estate, quando ti trovi parte dei capelli schiariti dal sole e il resto del tuo colore naturale? Ebbene, per ottenere questo mirabile effetto le fanciulle pagano pure (parrucchieri, non odiatemi, ma io proprio non sopporto i capelli multicolor!).
E stanno sempre a mettere a posto la ciocca disordinata e poi, all'ultima ora, mentre stai interrogando,  le vedi aprire il diario e fissarlo con attenzione...
Allora ti ricordi che lì, nella copertina, da che mondo è mondo, c'è incollato uno specchietto... 
e ti giri dall'altra parte e fai finta di non vedere...
perché è giusto così.



A dire il vero, avevo pensato di presentare oggi per il venerdi del libro di homemademamma un' altra cosa, ma quando il mio adolescente vanitoso è rientrato dal Salone del Libro con questo


per il fratello e ho visto l'interesse che ha suscitato in lui, ho pensato che potesse essere utile da consigliare a voi. 
Si tratta di "Animali dalla A alla Z", Rusconi editore, una mini enciclopedia di animali , presentata in ordine alfabetico e corredata da buone illustrazioni. 
Il Cucciolo, che non è ancora un gran lettore (nonostante i miei sforzi, ahimé), è rimasto affascinato e, pur avendo altri testi sugli animali, non fa altro  che sfogliarlo, chiedere informazioni e...interrogare tutti su animali sconosciuti. Molto adatto ai piccoli, perché lo leggano anche coi grandi...e forse questa è la cosa più importante.

mercoledì 14 maggio 2014

Dell'uovo di Colombo (o Della soluzione allo strano caso del calzino spaiato)

In ogni casa c'è un angolo privato, un anfratto nascosto, un luogo inaccessibile al visitatore improvviso...dove riponi ciò che non vuoi nessuno veda. A casa mia, a parte lo sgabuzzino OFF LIMITS a tutti, c'è , in fondo in fondo al cestone della roba da stirare,una vecchia federa che contiene i calzini spaiati, montagne di calzini spaiati , che io periodicamente svuoto, nella speranza che, nel frattempo, le coppie si siano in qualche modo (ovviamente magico) ricomposte.  
Non starò qui a discutere le alte teorie filosofiche che spiegano cosa succeda all'interno delle lavatrici quando lavi la biancheria (si passa dal folletto rubacalzini, alla macchina distruggisuddetti, agli alieni monopiede ...), anche perché c'è una fiorente letteratura al riguardo, ma visto che io non ho una mia originale teoria sull'argomento, vorrei invece presentarvi...la soluzione, che ho scoperto per caso e che sto felicemente sperimentando in questi giorni.
Secondo la Mammacasalingaperfetta che mi ritrovo ( e che non ha mai perso un calzino, figurati!), basta lavarli insieme, ogni giorno, e quindi stenderli elegantemente appaiati. 
Giusto. 
Peccato che io di paia di calzini quotidiani ne abbia quattro e, non essendo neanche lontanamente una casalinga perfetta, non dedichi a queste sacre abluzioni il mio tempo (che, tra l'altro, non avrei neanche). Da casalinga imperfetta, infatti, considero la lavatrice la mia personale e più preziosa collaboratrice e al suo fidato oblò affido ogni mio puzzolente bene (sì, anche i preziosi maglioni...A che serve, se no, il programma lana?). Ma, appunto, la mia aiutante si nutre di calzini...e i miei cassetti sono sempre vuoti e la mia vecchia federa sempre piena...
Ed ecco l'intuizione! quando domenica 4 sono stata all'Ikea per il Meeting dell'Isola Creativa ho trovato questi sacchetti di rete per lavare i capi delicati (Pressa)
e che io conoscevo benissimo...ma l'idea è stata: "Perché non appenderli al cestone della roba sporca, così chi si toglie i calzini, invece di gettarli disordinatamente insieme al resto, li mette lì dentro?" Detto fatto. 
Ancora la tribù non è sufficientemente catechizzata, ma sta imparando e SONO LIETA DI DICHIARARE CHE DA 10 GIORNI NON HO PIU' CALZINI SPAIATI.
Ok, lo so che non è una genialata, ma forse qualcuno di voi non ci aveva pensato. 
E, piuttosto, voi che tecnica usate?

 

venerdì 9 maggio 2014

Della giustificazione

Se qualcuno per caso fosse passato di qua per leggere il mio consiglio di oggi per il venerdì del libro o per scoprire su quale altro adolescente ho posato la mia attenzione...beh, scusatemi, ma i doveri scolastici mi chiamano e, se prima non avrò ultimato la compilazione dei miei scartafacci della 5^...,non mi occuperò d'altro. 
Per intanto, immmaginatemi sommersa dalle scartoffie (reali e virtuali), intenta a compilare tabelle e sbagliare la digitazione di autori e titoli...

A presto!


lunedì 5 maggio 2014

Del Meeting dell'Isola creativa e di stitchery primaverile

Ieri si è svolto l'incontro primaverile dell'Isola Creativa, momento particolarmente atteso da me, anche perché mi ha consentito, finalmente, di conoscere "di pirsona pirsonalmente" alcune amiche di Forum. 

Per lo Swap previsto avevo preparato, nel periodo della mia permanenza forzata a casa, un cuscinetto ricamato con la tecnica dello stitchery



Disegno semplice e punti base (erba, indietro e catenella, croce...) Non so neanche se è stitchery "canonico"...ma tant'è...


Il tutto su lino bianco, rifinito con punto a giorno. Il retro è in lino verde. Bottoncini decorativi...e il lavoro è fatto!

E' andato a Barbara ed io, invece, ho beneficiato nientepocodimenoche di un delizioso manufatto di Anna 


fotografato in maniera pessima da me.

Il resto alla prossima puntata. 


  

venerdì 2 maggio 2014

Dell'adolescente figlio di prof (e dei libri dell'anno 12)




L’adolescente figlio di prof è una vittima. E’ stato educato con giochi didattici, ha avuto in mano il primo libro (di stoffa, vabbé, ma sempre libro è) a 5 mesi, non ha mai visto un’arma giocattolo e aveva un gattino di nome Ulisse (perché tornava sempre a casa) e un cagnolino di nome Argo (perché che altro nome vuoi dare ad un cane?).

L’adolescente figlio di prof è segnato. Tutti i suoi amici si tengono lontani da casa sua, specie se devono organizzare qualcosa di particolare, perché, se è vero che ogni mamma ha il sesto senso, la mamma prof ha pure l’orecchio bionico e la vista a raggi X e quindi è in grado di vedere, sentire, capire tutto.

L’adolescente figlio di prof è uno sfigato pazzesco. Quando tutti organizzano la sparata lui non può, perché sarebbe immediatamente sgamato. Ci sarebbe sempre la solita prof che si rivolgerebbe alla mamma con tono preoccupato: “Ma l’Erede sta male?” “No, perché?” “Visto che non c’era oggi…!”

L’adolescente figlio di prof non sbaglia un congiuntivo, conosce i nomi di tutte le divinità dell’Olimpo e riconosce quelle egizie, prima del Liceo ha già letto la trilogia di Calvino, visitato una decina di musei e ha la nausea dei Promessi sposi.

L’adolescente figlio di prof a casa non ha una mamma ma una prof e glielo rinfaccia di continuo. Guai a lui se la mamma è pure rappresentante dei genitori della sua classe, perché difenderà sempre i colleghi e mai gli alunni e, se invitata a lamentare l’eccessiva mole di compiti, dirà: “Mi hanno incaricato di dirvi di ridurre i compiti, ma io vi dico di continuare così” (Sì, sì, lo so che non si fa, uff!)
L’adolescente figlio di prof è rassegnato. Non sarà mai difeso in caso di contrasto con un docente, o di un voto ritenuto troppo basso, o di un compito andato male, anzi…

L’adolescente figlio di prof attua tutte le strategie possibili di difesa: è capace di iscriversi al Classico anziché allo Scientifico pur di non incrociarla nei corridoi e studia come un disperato perché nessuno dei suoi compagni pensi che gode di vantaggi e protezioni. 

Col passare degli anni, però, anche l’adolescente figlio di prof capirà che la sua condizione non è poi tanto male. Sarà quando potrà dire alla fanciulla compagna di classe: “Non ti preoccupare, ripetiamo a mamma”, oppure “La versione ce la corregge mia madre”.
Per la serie: “Non tutti i mali vengono per nuocere”

(So che siete pronti a ricordarmi che c'è anche l'adolescente figlio di prof che per protesta non studia affatto, ma quello rientra nella tipologia dell'adolescente contestatore, di cui, forse, parleremo un'altra volta)



Per i venerdì del libro di homemademamma oggi propongo un libro tanto piccolo quanto utile e carino per i piccoli, Stasera niente tv di Antonio Ferrara. 

Si tratta di un volumetto, illustrato dallo stesso autore, che, con un linguaggio semplice e accessibilissimo ai piccoli, racconta di una sera senza tv. 
All'iniziale silenzio, che incombe su una cena non accompagnata, come al solito, dal ronzio della tele (distrutta accidentalmente da un gioco del bambino), subentrano le chiacchiere fra genitori e figli, la scoperta delle piccole novità, la richiesta di consigli e lo stimolo a fare sempre meglio. La strana serata si conclude con il papà che legge una storia al piccolo, ed è bravo! "Legge lentamente, senza fretta. Fa durare le emozioni.Le parole gli scappano di bocca leggere come bolle di sapone, che piano piano salgono verso l'alto e poi scoppiano contro il soffitto della cameretta, diffondendo a volte un suono, a volte un sapore, altre ancora un profumo"
Un monito per noi genitori, troppo spesso distratti e pronti a delegare alla tv la ninnananna dei nostri figli e troppo spesso troppo stanchi per starli ad ascoltare.


AGGIORNAMENTO
Dai miei 10 lettori mi è giunto un giusto rimprovero: non tutti i figli di prof. hanno per madre una prof. mostro; ci sono anche quelli con mamma prof chioccia. 
E' vero. E questi sono una categoria a parte. 
Va bene, ho sbagliato a generalizzare...ne parleremo un'altra volta!