martedì 29 aprile 2014

Di quando capisci che sei arrivata al limite



E' già da un po' che ti senti risucchiata da un vortice, che ti lamenti di essere stanca, che hai perso interesse per tutte quelle attività integrative con cui ingolfavi riempivi la tua giornata, che soffri di insonnia, che non riesci a fare neanche la metà di quello che facevi prima, che vorresti fuggire e andare in un'isola deserta...ma poi ogni mattina ti alzi, ti pettini, ti trucchi ed esci ad affrontare il mondo con la consueta grinta. 

Certo, poi torni a casa stremata, dimentichi la lista della spesa e scopri all'improvviso di non avere sale in dispensa ( e ti viene il dubbio di non averne neanche in zucca!)ma, in qualche modo, è fisiologico: è primavera, è il momento clou dell'anno scolastico, il parentado è sempre più acciaccato, i tuoi figli sono a fine anno anche loro...Insomma, tutto regolamentare (o quasi).

Ma poi capita una cosa che ti fa riflettere e ti fa capire che sei arrivata al limite.

Appuntamento dal dentista per te e la tribù alle ore 15.30.
Alle ore 15.00, dopo la solita sequela di "Presto! Sbrigatevi! Metti la giacca! Dov'è il cappello di tuo fratello?" et similia, vai alla porta e cerchi le chiavi della macchina. 
Non le trovi.
Ti ricordi di averle date alla Santa Vicina. 
Chiami in quell'ora folle e importuna la Suddetta  e le chiedi se te le può ridare. 
Un silenzio preoccupato dall'altra parte della linea ti mette in allarme: "Ma non ho io le tue chiavi: le ho date al meccanico che sta sistemando la tua macchina. Non ricordi?".

Bene.
Adesso hai la prova che devi staccare la spina.



domenica 27 aprile 2014

Dei Santi e della Santità



Oggi è stato un giorno speciale. Come tutti sapete, stamattina Papa Francesco ha canonizzato  due suoi predecessori, Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II, ed è stato un momento di gioia per la Chiesa tutta, anche perché è ancora vivo il ricordo di entrambi . 
Io sono nata sotto il suo successore e quindi ho conosciuto Papa Giovanni dal ricordo della mia famiglia, che richiamava di lui sempre la testimonianza di bontà e di pace, ma il “mio” Papa è stato sicuramente Giovanni Paolo II, che mi ha accompagnato, col suo lungo pontificato per tutta la mia crescita, dalla preadolescenza all'età adulta. Da lui ho appreso il dovere della testimonianza e la fedeltà al proprio dovere, fino in fondo. 

Ma non è di loro che voglio parlare: ci sono commentatori ben più bravi ed informati di me che hanno già detto di tutto e di più...è che la celebrazione di oggi mi ha fatto riflettere sulla Santità che, certamente, è dei due papi canonizzati oggi, ma è altrettanto presente nella quotidianità della nostra esistenza, anche se rimane nascosta agli occhi di tutti (tranne che, ovviamente, a Quelli più importanti!).

Io sono molto fortunata a riguardo. Di uno dei santi che ho conosciuto ho già parlato qui, ma potrei continuare per ore.

Conosco una sorella, gracile e mastectomizzata,  che accudisce amorevolmente 3 fratelli ormai persi nel loro mondo e bisognosi di essere guidati in tutto.  La sua unica parola, invece che il giustificabile lamento, è  "Come vuole Dio!"

Conosco una sposa acciaccatissima di 82 anni, che si occupa 24 ore al giorno del suo sposo totalmente invalido e che , quando qualche scemo le dice " Il Signore non è giusto: né lui né tu vi meritavate questo" risponde "Se da Dio accettiamo il bene, perché non dobbiamo accettare anche il male?"

Conosco una madre alla quale un automobilista distratto ha strappato l'unica bambina e che, nel suo dolore senza fine, dice "Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: sia benedetto il nome del Signore!"

Conosco un ragazzo a cui a 20 anni è stata diagnosticata una malattia fortemente invalidante, che ha costruito la sua vita con impegno e ogni mattina va a svolgere il suo lavoro senza avvalersi dei "benefici di legge". Oggi, a 37, gli è stato comunicato l'aggravarsi della malattia e, alla madre in lacrime, che gli chiedeva  "E ora come fai?" ha dichiarato "Non ti preoccupare, sul monte il Signore provvede"

Conosco un uomo che sta accompagnando la sua sposa tornata bambina nel suo viaggio e, pur nelle inevitabili ribellioni,  è sempre là, in una fedeltà nuova e più grande.

Di queste santità nessuno parla e parlerà mai. 
A me oggi importa che almeno voi le abbiate conosciute.

venerdì 25 aprile 2014

Dell'adolescente farfallone

Nonostante il giorno festivo non manchiamo all'appuntamento con le tipologie di adolescenti.  Oggi  "l'adolescente farfallone"




L’adolescente farfallone lo individui da lontano. E’ sempre circondato da un nugolo di fanciulle adoranti alle quali dispensa (a tutte indistintamente, non fa preferenze, lui!) i suoi sguardi assassini. 
Sì, perché l’adolescente farfallone può essere bellissimo, bello, carino, un “tipo”, ma, fondamentalmente, ha uno sguardo che ti fa sdilinquire, che tu abbia 15, 30, 45 o 60 anni. Perché al fascino del farfallone cedono pure le mamme, le nonne, le prof… tutte!

L’adolescente farfallone non è mai solo, ma gira col suo harem che coltiva con opportune attenzioni, premure o...disinteresse.

L’adolescente farfallone in classe non segue con particolare attenzione le lezioni, perché, viso appoggiato alla mano, osserva distrattamente (in apparenza!) le fanciulle da conquistare alle quali invia messaggini affettuosi.

L’adolescente farfallone ha un sorriso che ti ammalia e lo sguardo che ti ipnotizza e tu capisci subito che avrà un futuro come tombeur de femmes, come ladro gentiluomo o come Presidente della Repubblica… perché tanto otterrà tutto quello che vuole. Chi può resistergli?

L’adolescente farfallone non deve chiedere mai (anche se ancora non usa il famoso dopobarba della pubblicità), vola di fiore in fiore e non si posa da nessuna parte, anche se dà ad ogni fiore l'illusione di essere il privilegiato.

L'adolescente farfallone supererà indenne interrogazioni, esami e, una volta cresciuto, colloqui di lavoro e godrà dell'innata simpatia di tutti. 

E per dimostrare che, nonostante tanto parlare, le differenze di genere e i preconcetti sono duri a morire...se l'adolescente invece che farfallone è "farfallona", allora sarà definita, a voler essere buoni, "vivace", altrimenti... poco seria.

Altro che parità. 


domenica 20 aprile 2014

Della Pasqua e degli auguri





E' Pasqua, Pasqua del Signore!
O tu, che sei veramente tutto in tutti!
Di ogni creatura gioia, onore, cibo, delizia;
per mezzo tuo sono state fugate le tenebre della morte, 
la vita è data a tutti,
le porte del cielo si sono spalancate.
Dio si è fatto uomo 
e l'uomo è elevato a somiglianza di Dio.
O Pasqua divina!
O Pasqua, luce del nuovo splendore!

Ps. Ippolito Omelia VI sulla Pasqua: Inno







sabato 19 aprile 2014

Dei dolci di Pasqua



Nella mia famiglia si è sempre data una particolare attenzione alle tradizioni culinarie delle feste e per me il Natale a tavola non era Natale senza le "Vucciddate" e la Pasqua senza le Varate. 


Questi dolci sono della tradizione del paese di mio padre, e ne abbiamo sempre goduto grazie alle mie bravissime zie, zie che però, come ho ricordato qui, ormai non sono più quelle di una volta. Allora, per questa Pasqua ho deciso di farli io. Il bello è che le zie, alle quali ho chiesto la ricetta, mi hanno dato gli ingredienti, ma il procedimento era implicito. Risultato: le prime Varate erano molto buone di sapore, ma pessime d'aspetto. La seconda infornata è andata decisamente meglio e ho deciso di condividerla con voi.


 Ingredienti:
Kg.1 farina
gr 400 zucchero
4 uova
gr 150 strutto
buccia di limone grattuggiata (o 2 bustine di vanillina)
gr 10 ammoniaca
2/3 cucchiai di latte tiepido (regolarsi in base all'impasto)

per la decorazione
2 albumi 
gr 300 zucchero a velo (io ne ho messo 200 gr)
palline colorate


Sciogliere a bagnomaria lo strutto e l'ammoniaca in un cucchiaio di latte. Mescolare tutti gli ingredienti, creando un impasto che si possa lavorare con le mani e creare delle forme pasquali (cuori, colombe, cestini...) alle quali, con due striscette di pasta potete, se volete, fissare delle uova sode. Cuocere in forno caldo (180/200°) fino a cottura dei biscotti. 
Nel frattempo preparare la glassa montando a neve gli albumi con lo zucchero a velo e con questo composto ricoprire i biscotti appena sfornati e cospargere di palline colorate. Rimettere i biscotti nel forno tiepido, per fare addensare la glassa . 
(Non fate come me...che ho fatto cuocere la glassa che è diventata nera!)

Buon appetito e buona Pasqua!

venerdì 18 aprile 2014

Dell'adolescente al rientro dalla gita scolastica (e Dei libri dell'anno 11)



L'adolescente che rientra dalla gita scolastica è un rudere che ha un unico desiderio: dormire. Se pure il suo viaggio è corso via liscio senza imprevisti e accidenti (cosa non avvenuta alla Stella, il cui viaggio è stato un'Odissea, in senso proprio e figurato), l'adolescente in questione è comunque stremato (e dimagrito). 
Il suo resoconto, quando c'è, si limita a "tutto bene" oppure "una schifezza". Se gli chiedi cosa ha visto, ti risponderà "Tante cose". Se scendi nel dettaglio "Ma cosa te n'è parso delle Cariatidi?", la risposta sarà "Bello, ho fatto le foto". Le uniche informazioni che riuscirai ad estorcere sono sullo stato dei bagni della nave e sulle stanze d'albergo. Le famose foto, come già previsto qui sono dei selfies con lo sfondo dei monumenti, ma se tu chiedi di che si tratta la risposta è: " Ma come vuoi che mi ricordi, ho visto tante cose!"  e il rammarico non è quello di aver trovato il Museo chiuso...ma di non essere riusciti ad entrare all'Hard Rock. (Ok, lo so, lo so, che ci sono ragazzi che vogliono vedere quante più cose possibile, ma teniamo presente che, soprattutto in determinati ambienti, le mete dei viaggi d'istruzione sono già state visitate con la famiglia e, quindi, l'interesse artistico è ridotto al minimo. Diverso il caso per chi non ha avuto altre opportunità di viaggio e di esperienza).
L'adolescente che rientra dal viaggio d'istruzione porta nuovi amici e rapporti incrinati con i vecchi, perché, è inevitabile, la convivenza forzata, giorno e notte, qualche problema lo crea. In compenso, in genere, si riscopre il rapporto con il docente che, per qualche tempo, appare "normale" (sic!).

L'adolescente che rientra dal viaggio d'istruzione ha perso il ritmo dello studio e avrà bisogno di due giorni per recuperare sonno e compiti e dovrai pure "consolarlo" per la sua stanchezza. 
 
L'adolescente che rientra dalla gita scolastica è più maturo. Ha dovuto imparare a relazionarsi con tutti e a sopravvivere a battutine e scherzi stupidi e ha compreso, più o meno dolorosamente, di dover distinguere fra amici e compagni di scuola. 

Come che sia...a te genitore basta che sia tornato e se pure non hai dormito per tutto il tempo della gita e hai dovuto prendere la valeriana per calmarti...adesso non ti importa nulla.  Giuri solennemente che non lo manderai più...e poi lo spingi ad andare a studiare in estate in Inghilterra.
Alla faccia della coerenza!   

Anche se oggi non c'è molta attinenza,  per il venerdì del libro vi propongo un libro che ho trovato bellissimo e adatto ai ragazzi e, con una lettura opportunamente guidata, anche a bambini. Si tratta di L'isola in via degli uccelli 



di U. Orlef, un ebreo polacco che tra il 1939 e il 1941 ha vissuto nascosto con la madre e il fratellino nel ghetto di Varsavia, prima di essere deportato con loro nel campo di Bergen-Belsen. 
Di questa sua esperienza personale, che, però, è chiaramente romanzata, Orlef parla in questo romanzo il cui protagonista, Alex, è un ragazzino ebreo di 11 anni che, rimasto solo (in qualche modo "naufragato") ricostruisce, in via degli Uccelli, la sua vita in un palazzo diroccato, raccogliendo, fra le macerie delle case vicine, quanto gli serve per sopravvivere, come un nuovo Robinson Crusoe. La sua vita, le sue esperienze, i suoi "atti eroici", vengono raccontati con semplicità, quasi a ricostruire un'apparente normalità, fino al rasserenante finale. 
Da leggere, anche per accostare  i nostri ragazzi a realtà difficili.


domenica 13 aprile 2014

Di decorazioni pasquali



Carote da appendere in ghirlanda...




ed esperimenti da inserire nel ramo pasquale...




...uova fatte con filo da ricamo... 

...e non finisce qua! Coniglio Pasquale in attività! (che fa pure la rima!)




Linky Party C'e' Crisi

venerdì 11 aprile 2014

Dell'adolescente sognatore (e Dei libri dell'anno 10)



Continua lo studio sugli adolescenti e le loro tipologie. 
Il primo della lista non può che essere lui: l’adolescente sognatore .

(Werther, chi altri?)

L’adolescente sognatore lo riconosci da lontano.
Cammina per strada senza vedere niente e nessuno, se tu gli parli lui non ti sente e se bruscamente richiami la sua attenzione ti dà l’idea di uno che arriva da un altro mondo. Ed effettivamente arriva da un altro mondo, perché lui dimora in una terra sconosciuta, alla quale tu non hai accesso, e la vita che tu gli vedi vivere non è quella reale per lui.
Nel suo paese lui è il cavaliere senza macchia e senza paura, nella quotidianità è un ragazzo distratto, con pochi e selezionati amici, con un libro tra le mani e un libro in testa.  L’adolescente sognatore, infatti, scrive storie e poesie che non fa leggere a nessuno in cui c’è il suo mondo, i suoi ideali, le sue speranze.
L’adolescente sognatore ha il capello pazzo, perché non ha certo il tempo di andare dal barbiere o di pettinarsi al mattino e va vestito spesso di nero, come un nuovo Mazzini o un filosofo esistenzialista.
L’adolescente sognatore è convinto di essere il depositario della verità e della conoscenza e tende ad essere un po’ pieno di sé. Presume di sapere tutto ed è conscio della propria superiorità intellettuale sui compagni dediti solo ai videogiochi (ai quali indulge anche lui, per carità, ma con "sovrano distacco"). Spesso risulta antipatico, soprattutto ai prof. che si sentono continuamente sottoposti ad un esame, ma, in realtà, è un tenero sotto l'aspetto saccente.
L’adolescente sognatore studia, ma non tutte le discipline, proprio perché, dall’alto della sua conoscenza, ne ritiene utili solo alcune.
L’adolescente sognatore dimentica il cellulare a casa. Se, per sbaglio, lo ha con sé e tu lo chiami per sapere dov’è, sta' tranquilla che lui non lo sa, perché della sua città percorre solo 2 strade di cui, ovviamente, ignora il nome.
L’adolescente sognatore è innamorato, sempre, e non di una fanciulla reale, ma dell’Amore. E quando quest’amore si incarna in una figura, questa è una rediviva Beatrice, da guardare ma da non toccare, anzi da guardare a distanza e da adorare, senza che lei neanche sia a conoscenza di cotale amante.
Ovviamente questo fa sì che sia uno sfigato pazzesco e un imbranato totale, destinato alla solitudine fin quando una fanciulla dall’occhio lungo ne comprenderà le potenzialità, lo sceglierà e lo legherà a sé (senza che lui se ne accorga, ovvio!).
E lei sarà la più furba, perché l’adolescente sognatore diventerà un uomo sognatore e, consentitemi, cosa c’è di meglio?




E di un adolescente sognatore, ma, contemporaneamente, con idee molto chiare parla il libro che propongo questa settimana per il venerdì del libro di homemademamma.
Si tratta di “Non so niente di te”, di Paola Mastrocola.


Il romanzo è, nella prima parte, una sorta di indagine alla ricerca di Fil, promettente economista laureato alla Bocconi, rampollo di un’agiata famiglia dell’alta borghesia che compie un gesto assolutamente inspiegabile: entra al Balliol College di Oxford, dove è correlatore in un’importante conferenza, con un gregge di pecore belanti. I genitori, venuti a conoscenza di quanto accaduto cercano di parlare con lui, ma non ci riescono, perché, banalmente, non sanno dov’è. Da qui si dipana una storia per certi versi folle, che porterà la famiglia a capire di non aver mai conosciuto veramente Fil. 
Da genitore ho considerato terribile la parte in cui la madre, convinta da sempre della passione del figlio per la pallacanestro, scopre che, in realtà, lui aveva sempre detestato questo sport, emblema della nostra incapacità di entrare in profondità nel mondo dei nostri figli, a meno che essi non vogliano che vi accediamo. La parte più bella del romanzo è, però, per me quella in cui “si scoprono le carte” e noi comprendiamo le reali motivazioni delle scelte di Fil, per nulla folli e illogiche, ma derivanti dalla necessità, dal bisogno quasi fisico, di “respirare”, di sfuggire ad un cammino imposto da altri “per il tuo bene”, ma che non corrisponde ai tuoi reali bisogni. 
Da qui la domanda per noi genitori: “Quanto spesso noi guidiamo le scelte dei nostri figli, direttamente o indirettamente, senza interrogarci sulle loro reali propensioni o sui loro interessi, spinti dal desiderio di fare il meglio per loro?”
Bellissima la riflessione sulla nostra società, troppo piena di “contatti” con gli altri e troppo vuota del tempo della riflessione, della meditazione e dell’approfondimento personale. La parte finale del romanzo non mi ha entusiasmato, ma globalmente giudico l’opera interessante e un ottimo spunto per la nostra riflessione di genitori ed educatori.