domenica 30 marzo 2014

Di cosa è successo nell'ultimo mese

Il periodo di forzata inattività è finito. Non sto ancora benissimo, ma posso riprendere le attività normali e domani rientro al lavoro.

Bilancio di questi 20 giorni:
-ho letto tanto
-ho ricamato e mi sono dedicata allegramente allle mie attività preferite
-ho sperimentato che tante persone mi vogliono bene
-ho cucinato in tempi normali e non in 5 minuti
-ho curato il mio blog
-sono andata a letto presto la sera
-ho avuto l'ennesima prova che, tolte 2 0 3 cosette, in televisione non danno niente di interessante
-ho continuato ad occuparmi di scuola e a correggere compiti (e figurati!)
-ho verificato che sono indispensabile (qui e qui)
-ho preso 4 kg.

venerdì 28 marzo 2014

Degli adolescenti degli anni '80 (o Dei libri dell'anno 8)




Quando abbiamo parlato quiqui degli adolescenti dei nostri giorni, la mia più fedele commentatrice mi ha invitato a ricordare la nostra adolescenza, com’eravamo noi quando avevamo 15 anni. Confesso che il solo pensiero mi ha fatto morire dal ridere, perché ho rivisto davanti agli occhi me i miei compagni di ginnasio e il confronto con i ragazzi di oggi è impietoso.

L’adolescente degli anni ’80 era brutto, brutto senza pietà. I maschi avevano facce brufolose e baffetti eterni, che venivano rasati solo quando compariva la prima barba. Indossavano camicie a quadri o, se erano tipi eleganti, camicie e gilet da nonni.
Si dividevano in due gruppi: o parlavano solo di calcio o solo di politica e diventavano interessanti e appetibili solo l’ultimo anno del liceo, quando ormai erano pronti a lasciare la scuola e tu non li vedevi più.
Puzzavano anche loro, ma non facevano neanche lo sforzo di profumarsi. Insomma, a parte la bruttezza e la mancanza di Playstation…erano più o meno come quelli di oggi.

Ma le adolescenti femmine…qui non esiste confronto.

Noi non eravamo brutte…eravamo bruttissime!!! Avevamo i baffetti, i peli nelle gambe, gonne informi che nascondevano corpi fiorenti, capelli cespugliosi e sopracciglia unite, occhialoni spessi da miope (le lentine, mai!)… insomma, dei mostri. 

Le nostre madri non ci consentivano di depilarci, di truccarci o di indossare qualcosa di appariscente. L’eventuale vestitino carino era per le feste (poche), il massimo dell'eleganza era il kilt, con spillone annesso e le College con le frange, ma a scuola…come in Chiesa. Le più coraggiose compravano di nascosto i trucchi della Avon dalla compagna sgamata, ma si truccavano una volta uscite da casa, possibilmente nel bagno della scuola. 

Noi diventavamo carine al 3° anno e lì si apriva la caccia. A questo punto le adolescenti si dividevano in due categorie: le normali, civettuole e sveglie, e le secchione, concentrate sugli obiettivi scolastici e lavorativi da perseguire e, quindi, pressocché indifferenti all'interesse dell'altro sesso, anche perché subivano il martellamento domestico "per ora devi studiare, un fidanzato ti distrarrebbe". 
Ecco, parola chiave: FIDANZATO. 
L'adolescente anni '80 aveva il fidanzato, non il ragazzino. Se vedo le fanciulle di oggi, che cambiano amori con la giusta leggerezza dell'età, mi viene da sorridere. Forse ora i  rapporti oggi si sono fatti troppo superficiali ma, cavolo, ai nostri tempi erano TROPPO SERI!
Noi non uscivamo ogni sabato sera e per incontrarci col "fidanzato" ancora non noto alla famiglia inventavamo le scuse più improbabili e avevamo bisogno della complicità di almeno due amiche. 
Ecco, in questo gli adolescenti di oggi sono svantaggiati: con la scusa dei telefonini i genitori hanno il controllo pressocché totale degli spostamenti dei figli, noi potevamo sfuggire più facilmente. 
Noi, però, avevamo maggiori difficoltà per metterci d'accordo per questi incontri galanti. In genere il fanciullo concordava orario e luogo dell'appuntamento con l'amica che poi, innocentemente, chiamava a casa nostra per darci le informazioni. Altro che whats app!
Le adolescenti anni '80  avevano un diario segreto al quale confidavano ogni cosa e che tentavano di nascondere all'occhio attento della genitrice che, però, conosceva tutti gli anfratti in cui si poteva trovare e tutte le tecniche per aprire gli pseudocatenacci che li chiudevano. Oggi i diari segreti esistono ancora, ma le madri hanno altre forme di controllo e quindi non credo che vadano a spulciarli.
Noi, che già avevamo pianto per Candy Candy, guardavamo Lady Oscar e soffrivamo con lei e da queste eroine imparavamo a soffrire eroicamente per amore. Oggi le fanciulle in televisione  vedono altro. Non so meglio o peggio. 
Noi ascoltavamo Baglioni chiuse in camera, buttate sul letto a piangere per l'amore perduto, oggi fanno lo stesso con altra musica e attaccate al telefonino. 

Mah, ero partita pensando che noi eravamo molto diverse, ma forse lo eravamo solo all'esterno.
Forse, riflettendo,  non c'è tanta differenza fra noi, adolescenti degli anni '80, e loro. 

A parte i baffi.

Mentre sugli adolescenti di oggi mi sento molto ferrata, sugli adolescenti degli anni '80 riconosco di avere una visione di parte, dal mio personale punto di vista( per intenderci, la fanciulla baffuta ero io!) per cui si accettano (e anzi sarebbero molto graditi) punti di vista diversi

Che ci fosse un mondo diverso lo dimostra il romanzo proposto per questa settimana del venerdì del libro. che parla di adolescenti più cresciuti più o meno di quel tempo



Si tratta di "il delitto dell'Immacolata", un giallo di Domenico Cacopardo, che, con un linguaggio particolare e divertente, racconta, in prima persona, le vicende occorse ad un giovane studente messinese, Filippo Solimèni, detto Lollo che si trova coinvolto in due omicidi.  Più che l'indagine per gli assassinii  (da vecchia e smaliziata lettrice di gialli avevo individuato il colpevole dopo 50 pagine!) mi ha divertito il quadro d'ambiente, anche se mi è sembrato un po' caricato.  Che fra i giovani del tempo ci fosse tutta questa "vivacità" ed "esuberanza" mi ha un po' sorpreso, ma forse eravamo io e i miei compagni più "lenti", probabilmente perché frequentavamo la scuola pubblica (chi leggerà il libro capirà la battuta!).
Precisa la collocazione spazio-temporale e simpatico l'utilizzo "misto" di italiano e di dialetto messinese, che crea una lingua più reale e meno caricata del pastiche linguistico di Camilleri e che, pertanto, è molto più comprensibile ai non siciliani. Godibile per tutti, ma esilarante per i messinesi che possono riconoscere luoghi e situazioni.

mercoledì 26 marzo 2014

Della spesa dello Sposo


Come ho già abbondantemente spiegato  in questo periodo Dolcezze è un po’ acciaccata e, quindi, non può svolgere le sue normali mansioni da wonder woman. 
Ad alcune funzioni sopperisce la Santa Donna che lava-stende-stira, ad altre la Meravigliosa Vicina, ma, come già detto, il frigo non si riempie da solo e, necessariamente, l’Amato Bene deve andare a procacciare il cibo per la tribù.
Armato di buste e di carta di credito l’Uomo parte con la seguente lista  approntata da Dolcezze: cipolle, carote, patate, frutta, yogurth, carne, latte, pane.

L’Amato Bene va, compra e torna con: 2 bottiglie di cocacola, 2 tavolette di cioccolata, 2 pacchi di patatine, merendine, salame, prosciutto, mortadella, 1 kg di farina.

Sarà molto semplice organizzare pranzi e cene salutari con questi ingredienti.



lunedì 24 marzo 2014

Di come dalle camicie nascano fiori

Domenica in casa in forzato riposo. Che fare? 
Rovistando nel cestone fabbricone, in cui raccolgo tutte le cose che potrebbero servire, ti trovo 3 vecchie camicie dell'Amato Bene ...e lì scatta l'idea: un'altra ghirlanda, ma i fiori, stavolta...di stoffa. 

E dai, ti faccio anch'io un tutorial,ih,ih,ih!

Dalle camicie ho ritagliato dei cerchi (io ho usato un bicchiere come modello e le forbici dentellate, così la stoffa non si sfilaccia)


Poi ho piegato in 4 ogni cerchio...


e ho cominciato a creare i petali arricciando la parte inferiore della lunetta. 


A questo punto ho assemblato i petali, mettendo al centro un bottoncino


Con la colla a caldo ho attaccato i fiori ad una ghirlandina, un nastro e un fiocco per appenderla...

e voilà!





venerdì 21 marzo 2014

Del dolore e della vergogna (o dei libri dell'anno 7)



Oggi c'è molto dolore e molta rabbia nello scrivere questo post per il venerdì del libro, perché ciò di cui vi parlo non è un romanzo, drammatico per quanto vuoi ma opera di finzione, ma una serie di storie vere. E tristi. E terribili. Storie che ti devastano e non ti fanno dormire perché, anche  se tu pensi di essere fuori da situazioni del genere (a meno di improvvisi e improbabili attacchi di follia dell'Amato Bene), hai una figlia che potrebbe, Dio non voglia, venire a contatto con realtà del genere. 
E questo pensiero ti toglie il sonno. 
Perché per quanto una ragazza abbia in casa un modello di marito e di padre se non perfetto quasi, può sempre incappare nel delinquente di turno, quello che la riempie di attenzioni e premure per farla cadere nella sua rete e poi si rivela il mostro che è, quando lei è coinvolta affettivamente, quando ha dei figli che vuole  tutelare, quando, con la sindrome da crocerossina, pensa di poterlo cambiare e salvare. 
Il giornalista che ha curato questa inchiesta, Riccardo Iacona, racconta con uno stile scarno e asciutto quella che sembra quasi essere la "normalità" dell'orrore: uomini violenti, patologicamente gelosi, incapaci di accettare che le proprie donne possano rifarsi una vita senza di loro. Uomini che, una volta catturata la propria preda, la isolano dal suo mondo, dai suoi interessi, dalle sue amicizie, dal suo lavoro, perché vogliono esercitare il potere assoluto su di lei, perché sono loro i padroni e signori. 
E' terribile leggere come tutte queste storie di orrore pressocché quotidiano siano accomunate tutte da un amore cieco, che impedisce di individuare i segnali che poi, a dramma consumato, appaiono evidenti. 
E' terribile il silenzio che accomuna queste storie, il silenzio dell'interessata, indubbiamente, ma anche il silenzio dei parenti che non sanno nulla, dei vicini che non sentono nulla, delle autorità che, anche se, a volte, informate, si limitano a raccomandazioni vaghe o a consigli inattuabili. 
E da qui nasce la vergogna, per essere parte di una società che non riesce a difendere e, soprattutto, non riesce ad educare. 
Come genitori e come insegnanti che messaggio sui rapporti uomo-donna diamo? Siamo capaci di presentare modelli validi o, troppo spesso, continuiamo a proporre gli stereotipi consolidati del rapporto uomo-donna impostato come rapporto padrone-serva? 
Mi rendo conto, banalmente, di quanto contribuiamo quando da madri chiediamo la collaborazione nei servizi domestici più alla figlia e meno al figlio, quando educhiamo le femmine ad essere buone e accoglienti e godiamo sornione quando il nostro maschio "comanda" e "si sa difendere".
I mostri che uccidono non sono alieni venuti da Marte, ma sono figli di donne, di madri che, certamente (non posso e non voglio  pensare il contrario!) hanno educato al bene i loro figli. Eppure qualcosa non ha funzionato se un diciassettenne massacra la sua ragazza e le dà fuoco mentre lei è ancora viva e chiede pietà. 
Le colpe si possono ricercare ovunque, nella cultura (o nell'ignoranza culturale), nei modelli familiari, nelle cattive compagnie...ma non dimentichiamo il ruolo dei social network, della televisione, delle pubblicità...Ricordate qualche tempo fa lo spot dell'uomo con la donna incatenata ai suoi piedi? Che messaggio arriva? E noi che facciamo?  

Veramente il mio sentimento è il dolore, per tante vite spezzate, per tanta brutalità, per il dolore delle vittime e dei loro cari, ma il sentimento più forte è la vergogna, per non aver saputo vedere, riconoscere, correggere, formare. 
Da genitori non sottovalutiamo di educare al RISPETTO. Solo così, forse, potremo contribuire ad evitare l'orrore.


mercoledì 19 marzo 2014

Di Primavera e ghirlande fuoriporta


E' Primavera! Svegliamoci creative! 


Per festeggiare l'arrivo della mia stagione preferita ho preparato un fuoriporta utilizzando la prima delle 4 ghirlandine comprate a Creattiva in autunno.

La realizzazione è molto semplice: basta ritagliare nel feltro o nel pannolenci delle sagome diverse di fiori, da sovrapporre 3 a 3  e bloccare con un bottoncino carino. Una semplice ghirlandina, del nastro di raso, colla a caldo....e voilà!
 
Mi è sempre piaciuta l'idea di "adattare" casa all'alternarsi delle stagioni e negli anni passati ho già fatto un fuoriporta per l'Autunno...


e uno per l'Estate

Ma mi piace rinnovare...Per questo ho pensato di cercare l'ispirazione per altre ghirlande stagionali. Vediamo cosa verrà fuori.

P. S. Quiz: cos'è il terzo elemento del fuoriporta estivo?

lunedì 17 marzo 2014

Delle false convinzioni



A seguire...l’elenco delle false convinzioni che albergano nell’animo dei componenti di una famiglia finché la madre non è forzatamente fuori servizio:


dal web
-che i piatti sporchi si trasferiscano da sé dal lavandino alla lavastoviglie e da lì negli stipetti 

-che il frigorifero si riempia da solo, con la semplice forza del pensiero

-che gli yogurth si riproducano nel suddetto frigorifero se li tieni due a due

-che spazzare la cucina consista nel fare un giro con la scopa attorno al tavolo con le sedie ordinatamente messe sotto, senza guardare tutto ciò che rimane per terra

-che la pasta esca cotta e condita dal pacco

-che la tavola si apparecchi e sparecchi come nella Bella e la Bestia di Walt Disney

-che il sacco della spazzatura sia in grado di legarsi  da sé e trasferirsi nel cassonetto con le proprie gambe

-che la biancheria sporca trasmigri autonomamente dal cestone alla lavatrice e da questa, una volta automaticamente lavata, allo stendino

-che la succitata biancheria, una volta lavata ed asciugata, si stiri e si riponga da sé nei cassetti e negli armadi

-che la porta d’ingresso si apra con un telecomando

-che i sanitari dei bagni siano autopulenti

-che basti un Abracadabra per rimettere in ordine tutto.