martedì 31 dicembre 2013

Del Capodanno

Premetto che il Capodanno come festività non mi ha mai entusiasmato. Non amo le danze, i "ricchi premi e cotillons", le veglie ad aspettare l'alba e neanche lo zampone e il cotechino (le lenticchie sì, ma quelle si mangiano tutto l'anno). Non amo l'allegria forzata, i ridicoli riti apotropaici o propiziatori, la lingerie rossa e tutte le frasi tipo "ciò che fai a Capodanno lo fai tutto l'anno".
Del Capodanno amo, invece, l'agenda intonsa, il primo foglio del calendario, l'immaginare cose nuove (e si spera belle) per ogni nuovo giorno, i propositi, i progetti e i programmi per i mesi a venire.
Mi piace anche fare il bilancio dell'anno finito, perché, a prescindere da quanto non fatto e dalle difficoltà incontrate, è bello guardare ai successi per gioirne e agli insuccessi per cercare di correggerli. 
Questo è stato un anno tranquillo, non col botto, ma siamo tutti qui e, viste le premesse del 2012, non era tanto sicuro. 
E poi ho aperto questo blog...e questa è una conquista per un'imbranata come me.

Buon anno a chi passerà di qua. Che sia un anno pieno di serenità, salute, buone letture e tanta creatività; che ognuno sia in pace con sé stesso e trovi in sé e nel suo mondo tutto ciò che gli serve per essere felice.

P.S. Un augurio speciale per chi, con i suoi commenti, mi fa capire che non parlo da sola!

sabato 28 dicembre 2013

Di mamme

L'altra sera, parlando con amici di mamme e di figli, è venuta fuori una discussione sulle  varie tipologie di  mamme che mi ha richiamato un blog simpaticissimo che seguo,  50sfumaturedimamma. Qui c'è una deliziosa rubrica fissa, in cui si parla, appunto, delle diverse caratterizzazioni  del ruolo materno, le "fenomenologie della mamma" , dove si trova una bellissima elencazione di mamme di tutti i generi, dalla mamma snob alla mamma mostro. Con la mia amica riflettevamo su quelle in cui ci riconoscevamo ed io (manco a dirlo!) ho trovato una particolare assonanza con la mamma natalizia e la mamma creativa. Poi mi è venuto spontaneo dire che,in aggiunta,  io ero la MAMMA FA' QUELLO CHE VUOI e, ad una ricerca attenta, ho verificato che questa tipologia non è stata ancora esaminata. Per questo ho pensato di presentarla qui.

La mamma fa' quello che vuoi è una mamma che è partita molto bene. In genere si tratta di una plurimamma, che al primo figlio era praticamente perfetta. Sapeva benissimo cosa fare o cosa non fare, sapeva BENISSIMO cosa il proprio rampollo doveva fare o non fare. E, infatti, il suo primogenito era un soldatino che salutava tutti, stava immobile e silenzioso in chiesa, mangiava di tutto e con la bocca chiusa, faceva diligentemente i compiti e stava alla televisione e ai videogiochi non più di mezz'ora. 
La seconda figlia era già più movimentata. Non stava ferma un secondo, saliva sui divani, faceva sparire le chiavi nelle case in cui andava in visita, lasciava uno strato informe di giocattoli sul pavimento proprio e altrui, ma, comunque, era abbastanza controllata e imparava, suo malgrado, a riparare ai propri errori. 
Con il terzo è tutta un'altra musica.
La mamma  (quasi) perfetta si  è evoluta, come un pokemon.
No, non è diventata più efficiente o più capace o più preparata in psicologia infantile. No, è solo più stanca e ha troppe cose da fare, anche perché seguire tre età evolutive diverse (la pizzeria, il cinema e le feste di compleanno a scuola), tre tipologie di compiti diverse (ché manco Pico della Mirandola in persona era in grado di passare da Platone alla terza declinazione dei nomi greci e alle somme col riporto) e, contemporaneamente, genitori invecchiati e malconci non è facile. Per cui la sua risposta tipica è diventata "Fa' quello che vuoi".
"Mamma, posso giocare alla Play?" "Fa' quello che vuoi".
"Mamma, posso prendere le merendine?" "Fa' quello che vuoi".
"Mamma, , possono venire Mattia e Gabriele (due diavoli scatenati) a giocare con me?" "Fa' quello che vuoi".
"Mamma, gioco al computer." "Fa' quello che vuoi".
"Mamma, vado al cinema." "Fa' quello che vuoi".
"Mamma, stasera esco e non so quando torno." "Fa' quello che vuoi".
"Mamma, questo maglione non mi piace e ne metto in altro." "Fa' quello che vuoi".
Il pubblico che aveva ammirato la mamma (quasi ) perfetta rimane perplesso quando vede il primogenito-soldatino con l'orecchino o la secondogenita col tacco 10 o il terzogenito scatenato e incontenibile e interroga  la genitrice, con delicatezza, per carità: "Ci sono problemi? Stai bene? Papà? Come va a Scuola? L'Amato Bene?" E quando la mamma fa' quello che vuoi risponde: " Tutto al solito", lo sguardo dubbioso e compassionevole l'accompagna.
Incredibile dictu...la mamma fa' quello che vuoi ha mollato.
Controlla, ma le sue maglie si sono molto allentate; dispone, ma lascia correre un po' di più; vigila, ma è diventata più condiscendente.
Si è evoluta, appunto (o è stata presa per sfinimento?)

martedì 24 dicembre 2013

Del Natale presente




Tutto ormai è quasi pronto. I regali ultimati e impacchettati ( a dire il vero ne mancano due, ma i destinatari attiveranno per Capodanno e , quindi, ho ancora tempo), la cucina, che è stata in fermento per due giorni, ora riposa. 
Tutto è quasi pronto. Si tratta di trasferire le cibarie dai nonni, vestirsi per la festa e preparare la tavola. Poi arriverà il resto della tribù e ci saranno ancora tanti bambini che vogliono giocare a tombola e tante buone cose da mangiare.
Ma non è più la stessa cosa.

Mi manca lo sguardo sognante nell'attesa del Bambinello.
Mi manca la vitalità e l'efficienza di papà, che ormai partecipa alla preparazione dalla sua sedia e col suo sguardo tenero, ma silenzioso.
Mi manca l'allegria dei cugini, ormai tutti con le loro famiglie. 
Mi manca la Nonna che, proprio come oggi, tanti anni fa, è andata a festeggiare il Natale in cielo. 

Per la prima volta il Natale mi ha messo malinconia, per quello che è stato e non potrà più essere. E poi, come un dono, mi è arrivato un messaggio e tutto è andato  a posto, e il Natale presente sarà come quelli passati, o forse più bello, perché E' NATALE e vuol dire che Dio non si è ancora stancato di noi e c'è ancora speranza per tutti.
Anche se Papà non cammina e non parla più, anche se Mamma si trascina col suo bastone, anche se tanti non ci sono più...
Perché è Natale
E i bambini continueranno a gioire aprendo i loro regali  e i vecchi a dire "5 e carta" e le mamme a portare in tavola e i mariti a brontolare. E poi tutti in Chiesa a cantare "Adeste fideles" e domani a lamentarsi di aver mangiato troppo.
Perché è Natale.




“Buon Natale, amico mio: non avere paura.
La speranza è stata seminata in te.
Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come il tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese.
E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. E una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte.
Non avere paura, amico mio.
Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato.
E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi.
Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te”
Mons. Tonino Bello









Auguri a te che passerai da qui in questi giorni.  Buon Natale.

giovedì 19 dicembre 2013

Dei regali di Natale (1)

Periodo di iperattività in casa Dolcezze.
Il Natale si avvicina a grandi passi e ormai, con turni da schiavo, faccio l'Elfo quasi a tempo pieno. Da alcuni anni ho preso la decisione di ridurre al minimo gli acquisti "esterni" e di fare da me i pensieri per le persone care. E' una scelta dettata, ovviamente, non da motivazioni economiche ("così risparmio"), ma dal desiderio di tornare al significato originario del dono : io non ti regalo qualcosa che ho trovato, magari in fretta, all'ultimo momento, ma ti offro una parte preziosa di me, il mio tempo, il mio pensarti settimane o addirittura mesi prima, le serate sul divano a sferruzzare, ricamare, cucire PER TE
Certe volte mi viene il dubbio che tutto questo non venga capito, soprattutto in un tempo come questo, in cui conta non ciò che si è, ma ciò che si ha e, spesso, un regalo viene valutato in base al costo e non in base al messaggio che tu vuoi dargli. Ma io insisto...
Sto impacchettando i primi pacchi . Qui la preparazione è in due fasi: quest'estate ho curato il contenuto, adesso la targhetta.
Le ricette sono quelle di famiglia. Il piacere è garantito.


sabato 14 dicembre 2013

Dei Natali passati



Natale per noi è sempre stato LA  festa. Ho avuto la fortuna di vivere coi nonni, in una grande famiglia piena di bambini, sparsi per l'Italia che poi si riunivano tutti nelle feste.
Nei miei ricordi di bambina non c'è il disagio della convivenza in quei giorni di tante madri, tanti padri, tanti figli e due nonni, c'è solo la bellezza della confusione, delle tombole e delle giocate a carte, che riempivano serate intere, con rituali vecchi e sempre nuovi. 
Le cartelle "sparate", quando ancora i numeri si segnavano coi fagioli, i " 5 lire e carta" del 7 e 1/2, la zia romana che si alzava e andava a dormire ogni volta che perdeva (per poi tornare dieci minuti dopo e riprendere il giro),  i grandi che giocavano coi piccoli che, proprio per questo, si sentivano grandi a loro volta (" Posso fare il banco?"). E poi la cucina invasa dal fumo del baccalà fritto e la Comare che passava col vassoietto di Sfingi con l'uvetta e l'acciuga. 
Ricordo l'alberello con le palline di vetro, che si rompevano ad ogni urto,  i fili argentati e dorati  e il puntale inclinato da una parte. Rivedo il presepe, i cui personaggi quasi non si riconoscevano tanto erano pieni di borotalco (perché mia nonna faceva "nevicare "ogni mattina), il fiume fatto con lo specchio. Ricordo l'odore del muschio, preso fuori in giardino da papà e sistemato i maniera tale da sembrare un vero prato. 
E poi le letterine si facevano a Gesù Bambino, il protagonista della festa forse oggi un po' dimenticato e confuso fra renne, elfi e signori barbuti in rosso.
E la notte si andava alla Processione del Bambinello e noi bambini dormivamo per tutta la Messa per risvegliarci soltanto al suono delle campane.
E la dimensione familiare. 
A nessuno veniva in mente di sottrarsi a quell'abbraccio collettivo, alle gomitate per entrare in 20 in un tavolo per 12, alle giocate interminabili, ai ricordi di guerra e di altri Natali lontani, con protagonisti morti e sepolti da anni, ma riportati in vita in quel momento di celebrazione della famiglia.
Oggi molti di quei protagonisti non ci sono più e in questi giorni la loro mancanza è più visibile. 
Oggi il Natale è un'altra cosa, ma questo, forse, sarà oggetto di un altro post.

mercoledì 11 dicembre 2013

Di dolcetti e...



Mi sa che quest'anno la produzione di decorazioni per l'albero di Natale andrà avanti fino all'ultimo giorno, complice lo speciale Calendario d'Avvento dell ' Isola creativa, fonte di continue ispirazioni. 
Gradite qualche dolcetto?




o preferite un pupazzo di neve?
...e non finisce qui... (detta così sembra una minaccia!)

lunedì 9 dicembre 2013

Dell'anniversario




Perché so che ci sei, sempre, quando io ho bisogno di te
perché condividi con me ideali e progetti di vita
perché so che, anche se non me lo dici mai, approvi quello che faccio
perché mi sei vicino nella cura di mamma e papà
perché sei bello e mi hai dato tre figli bellissimi
perché sei un buon padre
perché sai fare tutto e non ho quasi mai bisogno di un operaio 
perché la tua frittata di patate è più buona della mia  
perché due volte l'anno mi porti all'Ikea e hai la pazienza di montare i miei folli acquisti
perché mi ami, nonostante i miei difetti

anche se

non sei pantofolaio, SEI LA PANTOFOLA
non mi vuoi portare a Napoli
non ti decidi a mollare la tribù per andare insieme, solo noi, a Parigi
dici "poi, poi" ad ogni mia proposta
non trovi mai nulla nell'armadio
salti sempre alle conclusioni
non mi ascolti quando parlo e poi dici "non me l'avevi detto"
sei spesso geloso delle mie attività e delle mie amicizie
non mi porti il caffè a letto (e potresti pure farlo...!)
mi parli sempre di macchine, anche se io non capisco niente

per questi e altri mille motivi

Grazie per questi 18 anni insieme


(quest'anno alberello virtuale...ma vale lo stesso, no?)

sabato 7 dicembre 2013

Del tempo che passa

No, non è un post lagnoso sulle prime rughe guardandosi allo specchio o sui primi capelli bianchi.  E' UN POST SUL TEMPO PERSO.

Io sono insopportabile. La mia parola d'ordine è "veloce!" .
Odio perdere tempo.
Odio stare ad aspettare in coda alla cassa del supermercato.
Odio stazionare davanti alla scuola del Cucciolo in attesa che lui esca.
Odio attendere dal medico, dal dentista o alle Poste e, per questo, mi sono ingegnata con migliaia di attività. Passiamo dal libro all'uncinetto a, ora, al telefonino.
Ho sfidato la facile ironia di chi mi guardava sogghignando  mentre, in attesa del parto di mia sorella, io uncinettavo allegramente. Ottimo (e costruttivo) antistress
Non riesco nemmeno a guardare la televisione; io la ascolto, mentre le mie mani e i miei occhi sono impegnati in altro e, di tanto in tanto, alzo lo sguardo.
Questo perché ODIO PERDERE TEMPO, perché TEMPUS RUIT, per dirla con Seneca.

La lunga e noiosa premessa serve per introdurre il mio dramma di questi giorni.
La mia scuola, come tante, è occupata e, quindi, non si può fare lezione. Noi siamo confinati nell'ala "disoccupata" a fare...NULLA!
Ora, premesso che:
- dopo il primo giorno non è che tu abbia molti  argomenti di conversazione con i tuoi colleghi;
- per quanto ci provi, non riesci a concentrarti per leggere o correggere compiti;
- l'uncinetto può apparire poco professionale
...SI PUO' IMMAGINARE COME MI SENTO?
E il tutto segue una logica: tu sei pagato per andare a scuola, quindi stai a scuola . ALT! Io sono pagata per insegnare, non per fare conversazione.  
Il mio tempo è prezioso, perché, appunto, TEMPUS RUIT... e chi lo riprende più?
Immaginate dei medici in un ospedale senza malati, dei bancari in un'agenzia senza denaro liquido e connessione internet, dei commessi in un negozio privo di merci?
Eppure noi dobbiamo stare lì.

Sic stantibus rebus, mi sono ingegnata a creare un elenco di attività da proporre  all'Honesta Brigata per occupare utilmente il tempo:
- torneo di briscola e tombola per allenarsi (visto il periodo);
- karaoke con trenino finale (per prepararsi a Capodanno);
- scuola di cucina con scambio di ricette per il pranzo delle feste;
- gara di imitatori e barzellettieri (per imparare ad  intrattenere gli ospiti)
il tutto, condito da ricchi premi e cotillons.

Ovviamente si accettano altre proposte.

mercoledì 4 dicembre 2013

Di Luciuzza

Luciuzza ha 83 anni ed è diventata uno scricciolo. Da un anno la sua mente vaga in un'indistinta terra di mezzo in cui finalmente ha trovato riposo dagli affanni e dalle preoccupazioni di una vita. 
Seconda di 6 figli e per 11 anni unica femmina, è stata per i suoi fratelli prima e per i suoi genitori poi, la mamma premurosa e servizievole, quella che non dice mai di no e non risparmia le proprie forze pensando sempre e soltanto al bene dei suoi. Parsimoniosa all'eccesso, è sempre stata generosissima con chiunque avesse bisogno. Abile e attivissima , le sue mani hanno tagliato, cucito, ricamato, impastato, lavorato a maglia e all'uncinetto (anche coi ferretti da calza!), ma anche tinteggiato, lucidato e riparato fili elettrici. Nessuna arte manuale le è rimasta oscura.
In tutto questo suo operare in casa e fuori, collaborando anche in campagna per la raccolta delle olive o la vendemmia, non ha avuto il tempo per formarsi una famiglia. Avrebbe dovuto lasciare i suoi, che avevano bisogno di lei e per questo lei, coraggiosissima per tutto il resto, non aveva sufficiente animo
Ha sempre voluto imparare cose nuove. Quando, un paio di anni fa, le ho mostrato una tovaglia dipinta a mano da una mia amica lei, a 80 anni suonati, mi ha detto: "Non credo sia difficile. Potrei imparare...". E ancora, con le mani deformate dall'artrite e con gli occhi velati dalla cateratta, continua a lavorare a maglia e a fare bordi e tramezzi all'uncinetto e chilometri di punto a giorno, perché le mancherà la testa per ricordarsi di spegnere il gas, ma le mani si muovono da sole per continuare a creare cose belle.

E' lei che mi ha messo in mano l'ago e il telaio quando avevo solo 3 anni.

E' lei che mi ha incoraggiato a coltivare le "arti femminili" quando la mia generazione "che aveva studiato" le aborriva come la peste, come segno di vecchiume e di asservimento alla casa.

E' lei che mi ha sempre spinto ad imparare nuove cose e nuove tecniche, anche quando mia madre, donna pratica e poco sognatrice, mi invitava, più prosaicamente, ad occupare il tempo libero riposando o pulendo casa.

E' da lei che ho imparato a scucire e a ricominciare da capo perché "a rifare c'è tempo, ma un lavoro "mmuddutu" (raffazzonato) ti resta per sempre e poi te ne penti".

E' da lei che ho imparato ad impastare il pane che lei preparava una volta la settimana nell'enorme madia in cui faceva due impastate, alzandosi alle 4 del mattino e svegliandomi solo quando dovevo "fare i pugni" e dare la forma alle pizzette e alle pagnotte.

Ora l'età l'ha spinta in un'oasi serena in cui non entrano più le angosce della quotidianità e le preoccupazioni per le malattie e le bollette.
Ora tutto è bello, tutti le vogliono bene e con la civetteria che da signorina perbene non ha mai avuto, può dire con piacere: " Ho delle belle gambe. Ho sempre avuto delle belle gambe, me lo dicono tutti".

Auguri, zia Lucia

domenica 1 dicembre 2013

Di broderie suisse e di nuovi esperimenti

Buon inizio di Avvento a tutti!


Piccole decorazioni crescono...



Schema di Mani di Fata




e siccome ci piace sperimentare...

...questo è il semplicissimo cartoncino di Natale per il Cucciolo. Primo esempio di ricamo lavoro su cartoncino.
L'Elfo di Babbo Natale è in piena attività, ma per ora le sue creazioni sono strettamente riservate!

giovedì 28 novembre 2013

Dei libri che hanno segnato la mia infanzia

Questo è solo il primo post sull'argomento, perché io e i libri siamo nati insieme. Non ricordo un momento della mia vita cosciente in cui non ho avuto un libro (o comunque qualcosa da leggere) sul mio comodino, in borsa o in mano. E' sulla selezione dei libri letti che si potrebbe discutere, soprattutto per quelli della fanciullezza, per capire il perché di certi comportamenti da adulta.
(Cosa può diventare una povera bambina di 6 anni a cui viene regalato Cuore? E' ovvio, un generale asburgico con un senso del dovere esagerato e con il peso del mondo sulle spalle!)

Il libro, anzi IL LIBRO della mia fanciullezza è stato Piccole donne o, per meglio dire, la saga di Piccole donne (perché mica le saghe le hanno inventate Tolkien e la Rowling!)
Saprei descrivere la copertina come se la vedessi, l'ho letto centinaia di volte e ci sono parti che conosco letteralmente a memoria (Un Natale senza strenne non è un vero Natale!).
Mi sono identificata con l'assennata Meg e nella malinconica Beth; ho odiato la superficiale Amy e l'avrei voluta morta  quando ha soffiato Laurie alla sorella, ma era Jo il mio modello, Jo la scrittrice, Jo la coraggiosa, Jo la creativa.    Anche se certamente non ero un maschiaccio, mi piaceva la sua grinta, il suo  desiderio di autonomia e di indipendenza, la sua energia e il suo cuscino di crine da usare per evitare vicini di divano sgraditi.

Quando qualche anno fa la maestra della Stella lo ha proposto come libro di lettura, ho esultato, ma mia figlia non l'ha molto apprezzato. 
Il mondo è troppo diverso, determinate realtà non esistono più e certi modelli femminili non  sono più comprensibili.

Jo no, però. Lei è sempre lì, moderna e indipendente. Proprio come vorrei essere anch'io.

martedì 26 novembre 2013

Delle novità del mio lavoro

Oggi non è una buona giornata.
Ho appena appreso che ad una mole di lavoro già disumana (e non sto qui a spiegare il perché) si è aggiunto un carico da undici che contribuirà a destabilizzare il mio già precario equilibrio casa-famiglia-lavoro.

Io amo il mio lavoro.
L'ho scelto, credo nella sua funzione sociale, oltre che culturale. Godo nell'aver a che fare con giovani, gioisco nello svolgere un'attività che, pur nell'apparente ripetitività,è sempre nuova e sempre varia.Mi piace aggiornarmi, approfondire, introdurre nuove tecniche. Sono persino disposta ad adeguarmi alle innovazioni tecnologiche, nonostante la mia conclamata imbranataggine informatica. 
Ma la tecnologia fine a se stessa no.

Il mio lavoro è educare, istruire, formare, non inserire dati, cifre, tabelle, perdendo minuti preziosi che sarebbe più opportuno dedicare ad altro.
Non mi sento onorata perché fra tanti sono stata scelta per questa sperimentazione, non mi sento onorata per niente.

Lasciatemi in pace.
Lasciatemi celebrare il valore eterno dell'eroismo e della poesia.
Lasciatemi ricordare le vicende degli uomini e degli dei.
Lasciatemi scoprire e far scoprire la bellezza e la pregnanza di un termine, la sua storia e il suo corretto utilizzo.
Non fatemi perdere tempo a digitare gli assenti della prima ora, che poi dovrò considerare presenti a seconda e poi assenti di nuovo in quinta perché prelevati dai genitori. 
Già sono sepolta da montagne di scartoffie che nessuno leggerà mai, già devo combattere con l'ignoranza sempre più crescente di chi crede che tutto gli è dovuto e, talora, ignora dimentica le norme di buona educazione, già mi devo confrontare con un mondo che considera la letteratura, la poesia e la classicità "cose morte" e inutili...PURE IL REGISTRO ELETTRONICO NO, ex abrupto, per giunta!
Per carità, ne comprendo le potenzialità positive. Probabilmente, quando andrà a regime diventerò velocissima e non impiegherò molto tempo per fare tutto, ma, spiegatemi, che fretta c'era? Non vale più il principio "Anno nuovo, vita nuova" (inteso come anno scolastico e non solare)?



P.S. Mi sa che erano meglio le pessime foto dei miei "capolavori". Scusate lo sfogo!

domenica 24 novembre 2013

Di vecchi lavori natalizi

Altre decorazioni natalizie (queste degli anni passati), poi prometto di non annoiarvi per un po' con le mie esibizioni!
Si vede che amo il Natale, vero?

Finora sempre decorazioni in rosso, bianco e oro.
Quest'anno forse introdurrò nuovi tocchi di colore.
Che ne dite dei cupcake del post precedente? E se
preparo anche delle ciambelle?

venerdì 22 novembre 2013

Delle prime creazioni natalizie



Solo un anticipo sulle decorazioni natalizie "in progress"...




Ho tutta una serie di progetti...spero di riuscire a ritagliarmi un po' di tempo per realizzarli.











giovedì 21 novembre 2013

Dell'ultima "impresa"


Finalmente le ho appese. Dopo un anno dall'inizio della titanica impresa le tendine della cucina  hanno trovato
la loro collocazione definitiva.

Sentiti ringraziamenti alla zia Lucia che ha fatto le decine di metri di punto a giorno e alla mamma che ha preparato e cucito i passanti. Quando si dice un lavoro d'équipe...




Schema di Mani di Fata

A parziale giustificazione del lungo tempo impiegato per portare a termine il lavoro... era  soltanto uno dei miei numerosi works in progress e  le suddette tendine sono 6.
Appena possibile posterò qualcos'altro, visto che ho capito come fare. Quello che non ho ancora capito è come migliorare  la pessima qualità delle foto!






mercoledì 20 novembre 2013

Del cambio di stagione

Fine settimana. Cosa fare per occupare piacevolmente il tempo? 
Ovvio: il cambio di stagione!
Complice un autunno moooolto clemente, con temperature altissime, ho rimandato fino ad oggi l'ingrato lavoro. Ma s'ha da fare.
Più che un riordino, però, si è rivelato una caccia al tesoro. Fuseaux colorati della Stella? Nascosti in fondo allo scatolone dei pigiami (OVVIAMENTE li abbiamo già ricomprati). E le magliette estive dell'Erede che pensavamo di avere già passato ai cuginetti? OVVIAMENTE ordinatamente riposti in un altro scatolo. E i calzini invernali? MONTAGNE di calzini di ogni ordine e grado (per bambini, ragazzi, ragazze e uomini) in gran parte rigorosamente spaiati.
Ma cos'è successo ai miei armadi? Chi complotta contro il mio ordine? Quale spiritello malvagio genera confusione nella mia perfetta (?) organizzazione?
Gli imputati mi guardano con aria innocente: nessuno sa niente ma poi l'investigatore, dai confronti incrociati, ricava che ognuno di loro (tranne il Cucciolo, per ovvi motivi) ha armeggiato con le scatole e creato il caos.

Premesso che:
-sono una geneticamente disordinata, ma con un feroce ordine indotto da una madre iperefficiente;
-impiego la mia mattinata libera settimanale a ordinare gli armadi della tribù;
-urlo e strepito tutto il giorno chiedendo che ognuno metta a posto almeno la propria roba...COM'E' POSSIBILE CHE ACCADA TUTTO CIO'?
Quando apro un armadio mi precipita addosso una montagna indistinta di biancheria ORDINATAMENTE appallottolata che devo immediatamente riporre nel cestone della roba sporca.
Ho formulato una teoria: e se la tribù creasse questi grovigli solo per evitare di mettere a posto?
Che sia il mio tentativo di ordine a provocare il caos?


martedì 19 novembre 2013

Della mia imbranataggine informatica o della maledizione del blog

Il motivo per cui ho aspettato tre anni prima di aprire il mio blog è che sono totalmente, assolutamente, desolatamente incapace dal punto di vista informatico. Studio, mi applico...e non capisco niente.Anche quando capisco, dimentico subito. Questo è il motivo per cui ancora non ho postato foto dei miei lavori, PERCHE' NON SO COME FARE! 
A ciò aggiungi che, non appena aperto il blog, è saltato il mio computer. Sarà stata colpa mia o è un segno divino che mi invita a non inoltrarmi in sentieri sconosciuti?
Ieri Iole di Ai piedi del carrubo ha cercato di aiutarmi, ma ora ho la prova che è proprio il mio pc a non voler collaborare con me, visto che da un altro riesco benissimo a postare.
Mah, vedremo, io ci provo.

mercoledì 13 novembre 2013

Di cose che capitano

Capita che in una giornata di ordinaria follia tu ti chieda che cosa ci stai a fare qui, che senso abbia il tuo correre ininterrotto di qua e di là, se è normale che le giornate si susseguano ad una velocità tale che ti sorprenda a notare che domani è di nuovo giovedì e che, quindi, un'altra settimana sia quasi finita. Capita poi che , alla fine della tua giornata lavorativa tu ti chieda se sei servita a qualcosa, se hai contribuito a migliorare il mondo o se ha soltanto "timbrato il cartellino". Capita che, in questa strana giornata, tu abbia incontrato  una tua amica d'infanzia, che non vedevi da una vita , con cui giocavi con le bambole e, guardandola, tu abbia notato che ha i capelli bianchi, che è invecchiata e che ti chieda se anche lei sta pensando lo stesso di te. 
E poi torni a casa e , mentre mediti su tutto questo, arriva il tuo Cucciolo e ti si appende al collo e quando tu gli dici:" Lasciami ché non ce la faccio a reggerti, lo sai che la mamma è vecchia!", lui ti risponda: "Ma tu non sei vecchia, tu sei una mamma!". 

martedì 12 novembre 2013

Si parte...

Bene. Dovrò pure cominciare in qualche modo.
Un bel respiro...

Ci sono anch'io.